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Il giro d’Italia dei ristoranti

Silvia e Vanni Zagnoli

 

 

A parte il giornalismo, che occupa larga parte della nostra vita, abbiamo la passione del turismo gastronomico e così è nata l’idea di una collezione originale, con una decina di raccoglitori occupati dai bigliettini da visita dei ristoranti testati.
Chiunque può conservare quei promemoria con nome del locale, indirizzo, numero di telefono, giorno di chiusura e negli ultimi anni sito internet e posta elettronica, in Italia sono migliaia i collezionisti del genere o simili, la differenza è che noi siamo stati in ogni esercizio visitato. Almeno una volta. Anzi, una sola, poichè altrimenti come si fa ad alimentare questa raccolta da record?
E poi è una regola di sopravvivenza, non torniamo mai nello stesso posto (a meno proprio di fare un torto ad amici o a cene aziendali in cui non possiamo decidere noi dove), così diminuisce la tentazione del mangiare fuori e ingrassare. Passando la vita di fronte a una tastiera, a raccontare lo sport degli altri, è ovviamente molto facile.
La passione è iniziata per caso, nel 2002, quando Leonardo Alloro, psicologo affermato di Albinea, vedendo chi scrive (Vanni) depresso per quel posto fisso che mai sarebbe arrivato, suggerì di andare a mangiare tartufo, nel Mantovano. “Basta erbazzone reggiano, gnocco, pizza e piadina romagnola, punta sulla qualità di quanto mangi e fai attenzione alla quantità”.
E così nacque l’idea di visitare ristoranti in sequenza, a ritmo variabile, partendo da Reggio e muovendoci come a raggiera nelle province vicine e nei posti di villeggiatura.
Come fossimo un po’ i Paola e Gianni Mura della Bassa, con la differenza che loro sono famosi e noi no e comunque di gastronomia non abbiamo mai scritto perchè ci sono specialisti per le riviste di settore e perchè a livello locale non è valorizzato chi professionalmente ha ribalte nazionali.
La raccolta è in doppia copia, un megabustone contiene centinaia di biglietti da visita alla rinfusa, un’altra è ordinatissima da Silvia e diventa mostra itinerante, già ospitata da due gelaterie reggiane, la Nona Strada di Cadè, in direzione Parma, e la cremeria Capolinea, vicino al centro. Ora si è trasferita a La Ciliegia, da Mimmo Simonini, fuoriclasse dei gusti di frutta.
Un 40% dei bigliettini è di Reggio e provincia, comprende anche semplici pizzerie, il criterio dei viaggi è sempre stato nel rapporto distanza – qualità e naturalmente tempo libero.
Negli anni si era aggiunta anche una piccola collezione del buon ricordo, ovvero autentici piatti da appendere in casa con la raffigurazione delle ricette storiche, del locale o della terra in questione. Sono 15-20 per regione, per avere il piatto in omaggio è comunque indispensabile ordinare proprio quello e ha una maggiorazione sensibile che vale da rimborso spese per il ristoratore che aderisce al circuito.
Mantova è fra le capitali gastronomiche, con trattorie e pure ristoranti di classe, tortelli di zucca guarniti in mille maniere e la tradizione della torta sbrisolona.
Indimenticabile il viaggio a Canneto sull’Oglio, dal Pescatore della famiglia Santini, tre stelle Michelin di riferimento da 20 anni. Lì ci siamo presentati come giornalisti, dopo avere peraltro già intervistato la signora Nadia per un quotidiano e allora il marito Antonio ci ha offerto il vino – al massimo ne beviamo un calice dolce, rigorosamente sempre diverso – e pure i dolci. Il ricordo più bello è la copia del menu omaggiata e un’altra sorta di pergamena da appendere.
Va detto che molti ristoratori sono affabulatori seducenti, raccontano i piatti, in particolare ai giornalisti, e coinvolgono facendo sentire chiunque ospite di riguardo. A prescindere dalla spesa. In senso assoluto elevata, per noi di meno rinunciando al vino per i miei problemi di stomaco e limitando spesso l’ordinazione a 3, massimo 5 cose in due.
Spesso sul finire del pasto – generalmente per noi sono state cene – lo chef passa a salutare e per noi è sempre un momento molto lieto. E’ come quando in sala stampa, seguendo tanti avvenimenti sportivi, si affaccia il grande allenatore o il campione, i ristoratori italiani segnalati nelle guide emozionano quanto fuoriclasse della palla.
Quei memorabilia che collezioniamo con tanta passione spesso raffigurano il simbolo del locale (a Mantova l’Aquila Nigra per l’appunto lascia un’aquila nera, il Grifone Bianco idem) o del paese o un paesaggio, come il Bersagliere di Goito.
Esistono bigliettini minimali (l’osteria da Bortolino a Viadana lascia come un pezzetto della vecchia carta da pacchi) e da eruditi: l’Ambasciata di Quistello, dei fratelli Tamani, ha la dicitura in latino “Hoc erat in votis”, per la quale il dizionario è utile.
Quei cartoncini da non buttare affascinano anche solo perchè propongono un tema nella faccia anteriore e sul retro una variazione o un particolare. Avvicinandoci alla cassa chiediamo regolarmente: “Per favore, 3 bigliettini da visita”. “Gliene dò anche di più, tenga pure”. “No, al massimo 4, gli altri non mi servirebbero”.
Due sono per la nostra doppia raccolta, un altro per i libriccini del dottor Alloro ordinati dalla moglie Pace (“Niente pizzerie, però”) e il quarto era pensato per un parente o un amico che inizialmente condividevano la nostra passione.
In zona siamo troppo precipitosi nelle degustazioni, appena apre un locale nuovo – o almeno si ripropone cambiando nome –, corriamo subito a provarlo ma poi restiamo delusi perchè i bigliettini sono ancora in stampa o ci lasciano pubblicità grandi non catalogabili. In terra virgiliana c’è proprio attenzione al tartufo, al punto che un ristorante porta questo nome, a Revere.
La provincia di Brescia va in doppia cifra con gli stellati Michelin e tanti si distinguono anche per l’amenità del luogo: l’Esplanade di Desenzano del Garda sul bigliettino ritrae proprio il lago. Del Gambero di Calvisano ricorderemo sempre 3 magnifici carrelli di formaggi, stesso flash per Miramonti l’Altro di Concesio. Visitammo i Gualtiero Marchesi, ad Albereta un lunedì di Pasqua, ricordiamo le scalinate e la disposizione dei tavoli. Villa Fiordaliso ha locali splendidi, la Rucola di Sirmione è un locale intimo, il Capriccio di Manerba seducente come Il volto, sul lago d’Iseo. Della locanda Leon d’Oro di Pralboino memorizziamo il dialogo con il proprietario, proseguito a lungo in mezzo alla strada, vicino alla piazza.
Alcuni nomi intrigano, come la trattoria Artigliere, e rappresentano così la prima forma di pubblicità. Come l’osteria di Porta Cicca a Milano.
Al luogo di Aimo e Nadia, il signor Aimo racconta come ha vinto una grave malattia, di Cracco Peck rammentiamo una doppia visita: al ristorante e poi allo spaccio limitrofo, vicino alla sede de Il Giornale, con un gelato al cremino da urlo e Paolo Villaggio in chimono a fare la spesa. E poi il noto Sadler, Armani Nobu con il pesce crudo, al “Treno di mezzanotte” l’ambiente ricorda proprio un vagone. Splendidi anche il Teatro alla Scala (il marchesino, appunto del maestro Gualtiero) e Trussardi alla Scala, il Joia, la vecchia gloria Savini con il risotto allo zafferano.
Al Serendib (cucina dello Sri Lanka) incontrammo il barbuto artista di Elio e le storie tese che imita benissimo Ivano Fossati. Ecco, quando ci capita di imbatterci in personaggi noti, non sempre abbiamo il coraggio di avvicinarci e presentarci, perchè magari non ha piacere di essere interrotto. La tavola è sacra per molti. E poi non dimenticherò mai quella volta che all’autogrill, nel Bolognese, mi avvicinai all’attore Claudio Amendola, chiedendogli l’indirizzo mail, come giornalista freelance e rispose: “No, guardi, non interessa”.
In Liguria hanno fantasia e qualità, a Santa Margherita Ligure c’è il piccolo ristorante Ardiciocca, poi O’ Magazin, a Portofino colpisce Da O’Batti.
In Veneto troviamo l’esoso Quadri, in piazza San Marco, a Venezia, ma la stessa famiglia Alajmo ha pure Le Calandre, a Rubano (Padova), tre stelle con Massimiliano insignito a 27 anni. Al Vodo di Cadore c’è il suggestivo al Capriolo. “Ogni tanto si ferma l’allenatore dell’Udinese Francesco Guidolin – racconta il titolare -, magari durante una tappa in bicicletta, mangia sempre poco, nè parla tanto”. A Marano Vicentino El Coq con un 26enne chef neostellato. In Romagna, la Frasca da Castrocaro Terme (Forlì) si è spostata a Milano Marittima, naturale la proposta della piadina e della mora, inteso come salume.
Il pane, appunto. Indimenticabili le 7 specialità differenti messe in tavola da Paolo Teverini. Ho l’abitudine di saziarmi già con le entrate e soprattutto con i panini, spesso dai sapori particolarissimi, e sempre voglioso di abbinarli all’olio, che chiedo espressamente assieme a un piatto vuoto. Poi di ordinare un primo e un dolce, talvolta bissati. Al punto che il dottor Alloro mi irride: “Imita tua moglie, che prende pesce o talvolta carne. I primi e gli ultimi alzano il livello degli zuccheri, sei predisposto al diabete…”.
Fra le ultime tappe del nostro pellegrinaggio per ristoranti c’è stata l’enoteca Pinchiorri, a Firenze, con la signora francese Annie Feolde. Lì andammo alla vigilia di San Valentino, l’anno scorso, per fotografare il menu. Memorabile una bottiglia d’acqua americana dal costo di 150 euro, per i cristalli Swarovski.
Di una vacanza a Rodi, isola ellenica, ricordiamo la feta, lo yogurt greco e piatti tecnici molto abbondanti magari a base di verdure. Di Capo Verde la capoeira e le acconciature: “Metà testa con perline” aveva un prezzo “Tutta testa con perline” non veniva proprio il doppio ma quasi.
A Miami Augello’s, con un barese capace di coinvolgere come direttore artistico Umberto Smaila ex Vicolo Miracoli e una colazione minimalista, per 15 euro a mattina. Ma di questo vi racconteremo magari in una puntata futura. Magari anche con il racconto del resto della penisola in bigliettini. Perchè collezionarli è come girare l’Italia in miniatura di Viserba, in Romagna. C’è il meglio in poco spazio e i ricordi emozionano.

Chiara e Arianna, volti emergenti di Tvparma

Su Stadiotardini.it l’intervista doppia a Chiara Faccioli e Arianna Anelli.

Arianna Anelli e Chiara Faccioli sono parmigiane speciali, si vogliono affermare nel mondo dello spettacolo senza però scendere a compromessi. Studiano e presenziano a molte iniziative pubbliche, alimentano il loro personaggio con classe. Entrambe sono figlie uniche e si affermano anche fuori provincia, ma al Parma sono molto affezionate.
Ragazze, com’è il vostro biglietto da visita?
Chiara: “Ho compiuto vent’anni il 14 febbraio, proprio nel giorno di San Valentino. Sono nata a Parma nel 1994, è qui che vivo tuttora. Sono studentessa e in contemporanea, già da qualche anno, lavoro come fotomodella e come ragazza immagine nei locali della mia città”.
Arianna: “Ho anch’io 20 anni, compiuti il 13 giugno e vivo a Felegara. Spesso sono a Parma per seguire le lezioni universitarie. Studio giurisprudenza ma fin da piccola, a soli 6 anni, ho iniziato a lavorare nel campo della moda, una passione che ancora oggi mi affascina”.
Pregi e difetti?
Chiara: “Mi definirei molto ambiziosa e determinata, una ragazza di carattere. Adoro ridere e scherzare, sono sempre la prima a prendermi in giro. Nonostante il mio aspetto da Barbie, mi considero una ragazza intelligente. Sono impulsiva e orgogliosa”.
Arianna: “Un mio pregio è sicuramente la capacità di capire le persone e i loro problemi. Sono molto riflessiva e prendo sempre la vita con filosofia. Odio la monotonia e mi annoio facilmente, ho sempre bisogno di stimoli intellettuali e di avere vicino persone in grado di accendere la mia curiosità”.
Interessi, sogni e aspirazioni?

Chiara: “Vorrei un futuro professionale che mi dia soddisfazioni e mi realizzi. Non so con precisione su quale strada il futuro mi porterà e quali occasioni si presenteranno, al momento sono molto interessata alle scienze economiche europee e internazionali. Il mondo della borsa e della finanza mi affascina molto, tra dieci anni mi immagino una donna in carriera. Le mie passioni riguardano l’arte, la musica, il cinema e la moda. Come la maggior parte delle ragazze, sogno il giorno in cui entrerò con l’abito bianco in chiesa e di avere bambini, Arianna sarà la mia testimone!”.
Arianna: “Sono molto indecisa sul lavoro che farò da grande, ho scelto giurisprudenza poiché offre molteplici opportunità. Resto molto ambiziosa e determinata, perciò aspiro a un lavoro in cui possa sfruttare al meglio le mie doti. Uno dei miei sogni è diventare dirigente sportiva o magistrato, ruoli più maschili”.
Da dove nasce la vostra grande amicizia?
Chiara: “Io e Arianna siamo come sorelle da quasi 5 anni. Nonostante la competizione che caratterizza un concorso di bellezza, il nostro rapporto inizia proprio da lì, dietro le quinte di una selezione di Miss Italia: notammo subito di avere grande feeling. In questo lustro abbiamo condiviso gioie e dolori, lavoro e passioni. Non c’è mai stata alcuna rivalità fra noi, ci fidiamo ciecamente l’una dell’altra. Veniamo definite una coppia “esplosiva”: abbiamo la stessa taglia (40-42), le stesse misure (grazie alle quali condividiamo anche l’armadio), siamo alte entrambe uno e 67. Nello stesso tempo giochiamo sul contrasto cromatico di bionda e mora, che ci rende bene assortite”.
Arianna: ”La nostra amicizia è estremamente salda ma, proprio come due sorelle, capita anche a noi di litigare. Accade raramente e, grazie anche a caratteri simili eppure diversi, riusciamo sempre a chiarirci. Ci completiamo: Chiara è più impulsiva, coraggiosa e diretta, io riflessiva, paziente e dolce. Quando capita che una voglia arrendersi, l’altra la tira immediatamente su”.
Litigate per uomini?
Chiara: “Fortunatamente no. Non ci è mai capitato di interessarci alla stessa persona. A rendere la nostra amicizia così solida è anche il massimo rispetto reciproco, soprattutto nel campo delle conquiste. Quel che piace all’altra è “offlimits”, non si guarda nemmeno”
Arianna: “Quando litighiamo, accade per lo più in periodi in cui siamo entrambe un po’ stressate, c’è il rischio di sfogarsi l’una sull’altra”.
Come nasce la passione per il calcio e il tifo per il Parma?
Chiara: “Devo ringraziare Arianna perché mi ha trasmesso questo interesse. Ha sempre seguito il calcio e me ne parlava, così ho finito per appassionarmi anche io. E’ con lei che sono andata per la prima volta allo stadio Tardini. Penso sia giusto supportare la squadra della nostra città, mette in campo anima e corpo per ottenere risultati. La squadra di Donadoni ha dimostrato di avere tutti i numeri per tornare in Europa, peccato per la vicenda della Licenza Uefa: comunque siamo fiere di supportarla anche con la nostra immagine. Alla tifoseria vogliamo aggiungere quel quid che finora è mancato o non è stato messo in risalto, ovvero l’universo femminile e il binomio calcio-bellezza”.
Arianna: “Amo tanto questo sport, solo però da un paio d’anni. Papà Ennio ha sempre seguito il calcio, sponsorizzava il Parma con la sua azienda e naturalmente tifa. Da bambina spesso litigavo con lui perché non volevo andare allo stadio ma alla fine è riuscito a convincermi: avevo solo 10 anni, la ricordo come una giornata emozionante. Nel frattempo ho conosciuto altre discipline: ho lavorato in una trasmissione di ciclismo e per eventi di boxe, ma la mia preferita resta il calcio. Chiara e io tifiamo Parma, siamo molto fiere dei risultati ottenuti in questo campionato”.
Cosa avete in più di una qualsiasi giovane parmigiana?
Chiara: “Non abbiamo la presunzione di essere superiori a qualcuno, credo però he la nostra forza risieda proprio nella coppia. Parlerei di sintonia e grinta: in due è più facile raggiungere gli obiettivi, insieme siamo un tornado, inarrestabili. La nostra non è un’amicizia di scena, ma di tutti i giorni. Siamo partite dal basso con umiltà, abbiamo ancora tanto lavoro da sbrigare e molto da crescere. Questi fattori, uniti a una bella presenza, fanno la differenza”.
Arianna: “Siamo due ragazze semplici, abbiamo sempre tenuto i piedi per terra e penso che oggi sia una rarità, perché molte ragazze vedono il mondo dello spettacolo come unico obbiettivo. Il binomio è veramente qualcosa di unico e speciale, ci completiamo”.
Come siete arrivate in televisione?
Chiara: “E’ iniziato tutto per caso e per gioco, un bellissimo gioco. Di recente abbiamo partecipato ad alcune puntate della trasmissione “Bar Sport” su Tv Parma. Ci sono capitate le occasioni e siamo state in grado di coglierle. Non bisognerebbe mai dimenticare che la bellezza sfiorisce, è per questo che cerchiamo di investire, in parallelo, su altre nostre potenzialità. Ci piacerebbe essere conosciute ma anche come brave”.
Arianna: “Lo spettacolo non è il nostro unico traguardo. Abbiamo molti interessi e ambizioni, ci divertiamo e mettiamo in gioco”.
Cassano sostiene di essere stato con 700 donne. Voi quanti uomini volete?
Chiara: “Ne basterebbe uno ma buono”.
Arianna: “Meglio la qualità della quantità”.
Siete fidanzate?
Chiara: “Non ho nessuna relazione ufficiale. Al contrario delle comuni aspettative, non ne ho avute molte, si contano sulle dita di una mano. Ho un ideale di uomo ben definito, non è così facile trovarlo. Ammetto di essere particolare, bisogna sapermi prendere, ma per chi amo andrei in capo al mondo… Sono tradizionalista, cerco uno che sappia corteggiarmi, magari anche un po’ all’antica”.
Arianna: “Al momento sono “sola come il sole”. Ho avuto pochissimi ragazzi, sono molto difficile da conquistare e pure selettiva, ma da innamorata offro veramente l’anima. Sono affettuosa, a volte in amore sono stata troppo buona”.
Sognate di conquistare un calciatore?
Arianna: “Se saprà amarmi, certo. Il mondo dei giocatori e delle modelle è fatto di lustrini, ci sono però anche persone molto profonde. Sicuramente il ruolo di compagna del campione è difficile, se una ragazza è gelosa. Io tuttavia non lo sono. Amare significa libertà, non possesso”.
Chiara: “I calciatori sono uomini come gli altri, non farei distinzioni rispetto a qualsiasi altro ragazzo. Ho conosciuto giocatori convinti che qualsiasi ragazza cadesse automaticamente ai loro piedi solo per il nome. Mi fidanzerei con un campione solo se mi corteggiasse e dunque mi conquistasse, senza presunzione per la sua notorietà”.
Vi hanno mai chiesto di scendere a compromessi per entrare nel mondo dei vip?
Arianna: ”Ho sempre lavorato con persone professionali, non sono in vendita”.
Chiara: “Concordo. Conosciamo ragazze ossessionate dalla fama, per raggiungerla sarebbero disposte a tutto, senza scrupoli. Fortunatamente non è mai stato necessario fare altrettanto, nè abbiamo mai fatto cose contro i nostri principi”.
Come vi trovate a Bar Sport, su Tv Parma?
Chiara: “Molto bene. Ringraziamo i giornalisti Giuseppe Milano e Alberto Rugolotto, il talent scout Luca Ferrari e il regista Walter Perotti per questa serie di opportunità entusiasmanti e nuove, arrivate nella stagione appena conclusa”.
Arianna: “E’ veramente un bel team“.
E come avete reagito alle barzellette spinte del comico Giampaolo Cantoni?
Chiara: “Gestiamo anche queste situazioni in modo diplomatico. Abbiamo sentito allusioni particolari, eppure ci ridiamo sopra. Non vogliamo comunque essere inquadrate in ruoli che non ci appartengono”.Arianna: “Rapportarsi con tutti, sul lavoro, non è facile, noi peraltro cerchiamo sempre di essere educate e rispettose. Se la classe non è acqua e allora diciamo che l’incontro con Cantoni sicuramente non è stato di classe…”.

All’estate cosa chiedete?
Chiara e Arianna: “Vorremmo legare la nostra immagine al Parma, se mercoledì il Tar desse ragione al Parma concedendo la Licenza Uefa essere le madrine del ritorno in Europa League e già abbiamo fatto qualche servizio fotografico”.

La festa promozione della Correggese

Sabato sera la notte bianca nel paese di Luciano Ligabue è stata l’occasione per un tributo alla Correggese, in attesa di ripescaggio in Lega Pro. La festa è andata in scena in piazza Garibaldi, presentata assieme ad Alice Pignagnoli, con cui abbiamo snocciolato gli aneddoti migliori sui biancorossi, intervistando sul palco i dirigenti.
Il presidente Claudio Lazzaretti racconta com’è nato questo miracolo che dovrebbe portare al ripescaggio, il tecnico Massimo Bagatti, modenese di Fiumalbo, alla prima promozione in carriera, al 2° anno di panchina, è stato confermato, dopo avere valutato l’ipotesi Piacenza. Resta anche il suo staff, il vice Paolo Tintorri e Antonio Razzano, preparatore dei portieri.
Il dg Marcello Rossi fa il punto sulla procedura per il ripescaggio: “In settimana è in programma una riunione con il sindaco Ilenia Malavasi, per i lavori di adeguamento dello stadio Borelli. Inizieremmo la stagione al Cabassi di Carpi”.
Il 30 giugno scade il termine per presentare la domanda di ripescaggio, la Lega Pro vaglia le situazioni a rischio: Ischia, Reggina. Le società escluse hanno tempo sino al 15 luglio per mettersi in regola. La Nocerina è stata radiata, un posto spetta alla retrocessa Porto Tolle, che ha perso l’ultimo spareggio salvezza.
Sul palco è toccato in particolare al capitano Andrea Bertozzini, laureato in ingegneria, presentare i compagni, presenti e assenti.
C’erano il centrocampista Federico Davoli, 31 partite e 2 gol, partito con la Correggese dalla Promozione: “Mi sono rotto il crociato nell’ultima di campionato, contro
la Lucchese, lunedì mi opero”.
Il centrocampista Selvatico è l’unico già confermato per la prossima stagione: vanta 3 reti, calcia tutte le punizioni, è un regista mancino e fatato. Peccato che ogni tanto perda il controllo dei nervi…
Applausi per Niccolò Gucci, 14 gol (due triplette) in 21 incontri. “Sono arrivato a dicembre, un po’ sovrappeso, ma ho raggiunto una buona forma”. Fiorentino, tifoso accanito viola, studia scienze motorie.
E poi le seconde linee: Cesare Ziliani, ex Riccione e giovanili della Correggese, e Cristiano Bigolin, ex Abano terme, 17 presenze e 2 gol; è padovano dall’accento spiccato, titolare nei playoff, è considerato lo “spilorcio” della squadra.
Mancava Danilo Zini, impegnato con i 3 figli e allora con Alice ne ho ricordato la bella storia raccontata dalla Gazzetta di Reggio: “Faccio anche l’ambulante, oltre al calciatore”.
E così via, ricordando le curiosità più belle dei giocatori assenti.
Il portiere Noci è rigorista e pararigori, ragazzo di chiesa ma i compagni gli dicono di essere un portiere senza mani.
Il secondo Enrico Medioli (9 presenze) è basso e ha la voce rauca.
Nel 4-3-1-2, l’esterno destro è
Minel Sabotic, ex Rolo, montenegrino un po’ svogliato ma richiesto in lega pro.
Stefano Berni, 28 presenze, arrivato come punta, ha giocato terzino sinistro è un patito della palestra.
Una decina di partite per Filippo Semellini, ex granata, operato al menisco a dicembre. Alessandro Turri, pure 19enne, ex Carpi, è il più silenzioso.
Edoardo Belfanti, ex Bisceglie, veronese è stato bocciato al 5° anno di una scuola privata.
Gianmaria Prete, 20 anni, ex Renate, ha solo debuttato.
Gabriele Boilini, 23enne, dalla Virtus Pavullese, 33 presenze e 8 gol, l’ultimo in finale playoff, è considerato il figlioccio del mister.
Andrea Lazzaretti, 20 anni, è invece il figlio del presidente, impiegato in 12 gare.

Giacomo Francesconi, 1988 ex Voluntas Spoleto, vanta 10 gare e una rete, all’ultimo minuto di semifinale playoff, al Matelica. Risalta per i polpacci enormi.
L’attacco era il migliore del campionato, con 97 gol.
Trequartista è Lorenzo Lari, 1994, ex Sassuolo, 28 presenze, un gol. Molto bravo, però vede poco la porta.
La sua riserva è Maurizio Rios Arrascue, 19enne ex Sassuolo, 18 gettoni, 3 gol, è un peruviano di bassa statura.
Le punte. Alessandro Chiurato, 1983 ex Pergolettese, 31 presenze e 12 gol, è il più pazzo della squadra, fidanzato con la figlia di Simona Barbieri, la proprietaria del famoso marchio di abbigliamento Twin Set.
Il più noto è naturalmente Davide Luppi, 24 anni, 31 presenze e 32 gol, il record, pur con tre rigori sbagliati. Si veste in maniera singolare.
Riccardo Paganelli 1987, ex Mezzocorona, 24 presenze, 9 gol, è il «bello» della squadra, ora in vacanza-lavoro a Formentera.
Alla festa di ieri sera c’erano anche due assenti illustri ma giustificati. Il maestro Andrea Griminelli aveva un impegno fuori Reggio, nel weekend, diversamente sarebbe intervenuto di persona, mentre Salvatore Bagni festeggiava proprio in serata l’anniversario di matrimonio.

L’intervista a Nicolò Prandelli per Panorama, agosto 2011

L’intervista più importante della mia carriera, il figlio del ct per Panorama, agosto 2011.

 

Sì, mi manda papà, però non sono un raccomandato

Ha reso nonno il ct dell’Italia. A fine mese Nicolò Prandelli, 27 anni, per la seconda stagione nello staff dei preparatori atletici del Parma calcio, regalerà a papà Cesare la nipotina Manuela. La chiamerà proprio come la madre, scomparsa il 26 novembre 2007. «Mia moglie e io abbiamo piacere che riceva questo nome» taglia corto il figlio di Cesare Prandelli. Nel maggio 2010 sposò Veronica Gallazzi, 27 anni, varesina di Busto Arsizio che si occupa di comunicazione.

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Nicolò Prandelli

Nicolò, il suo ricordo più bello, da bambino?

Una mattina del maggio ’96 papà mi fece un regalo, la finale di Champions League Juve-Ajax, all’Olimpico. Tifavo bianconero, per il suo passato. Mille volte l’avevo pregato di portarmi alle partite, non mi accontentava mai. Quel giorno pensavo di andare a scuola, invece prese la strada di Roma: scambiai quattro chiacchiere con Michel Platini, suo ex compagno. Segnò Ravanelli, vincemmo ai rigori. Avevo 12 anni, un’esperienza indimenticabile.

Condivisa con Antonio Cabrini e relativa prole.

Uno dei pochi campioni passati da casa nostra. Veniva spesso Pierino Fanna, per 4 stagioni vice di papà a Verona e Venezia. Ci siamo trovati spesso con Domenico Morfeo, cresciuto con papà nelle giovanili dell’Atalanta e poi suo calciatore a Parma. Comunque papà non invita a casa chi allena.

Il ct azzurro che cosa fa nel tempo libero?

Anche in vacanza guarda sempre le partite, pure quelle di livello non eccelso. E poi ama lo sport in generale.

Ha qualche hobby?

Da un decennio pratica il golf, ama la lettura, è catturato dai thriller. È molto curioso e a periodi diventa esperto di un settore: era affascinato dalla storia di Firenze, lesse 6-7 libri, partendo dai Medici, poi 10 volumi sul golf. Ora è il momento dell’architettura.

Nel 2005 la famiglia scese a Firenze, dopo che Cesare aveva rinunciato alla panchina della Roma per la malattia di

sua mamma Manuela.

E furono cinque anni belli, con tanti momenti positivi, nonostante il lutto. Papà si era innamorato della città.

Confessi: la lettera d’addio ai tifosi la scrisse assieme a lei?

No, però commosse anche me.

Al Mondiale di Corea Trapattoni si presentò con l’acqua santa in tasca, anche Cesare è molto religioso. Ha anche

scaramanzie?

Non le conosco, oppure le nasconde bene. Solo fuma troppo.

E lei?

Prima delle partite facevo qualche esercizio di panca piana sotto lo stadio Franchi.

Il ct come regge lo stress?

Lo stress è notevole per tutti gli allenatori. A lui piacciono poco le pressioni esterne, dei media. Prima degli incontri, però, non ha problemi: ama il lavoro sul campo.

Nel calcio quali amici ha?

Le persone con cui lavoravo a Firenze: i preparatori Renzo Casellato e Giambattista Venturati, mentre Vincenzo Di Palma segue i portieri e Gabriele Pin è il vice; tutti hanno seguito papà in Nazionale. A Parma lavoro con il professor Bartoli, preparatore del tecnico Franco Colomba, e a contatto con i fisioterapisti.

Per quale squadra tifa?

Oggi nessuna. Prima simpatizzavo per i club dove allenava papà: Hellas Verona, Parma, Fiorentina ancora prima di entrare nello staff.

Ha mai provato a fare il calciatore?

Non ho le qualità né la passione. Ho sempre praticato il tennis a livello agonistico. Arrivai a classificarmi, C3.

Come ha maturato la passione per la preparazione fisica?

Seguendo gli allenamenti di papà. Finivo il liceo, volevo capire di più la fisiologia degli esercizi. Ero iscritto a Milano, con il

trasferimento a Firenze e la grande disponibilità dei preparatori viola dal 2006 mi sono aggiunto, occupandomi della parte

tecnologica, l’archiviazione dati.

Mai pensato di fare l’allenatore?

In casa ne basta uno. E di calcio non capisco tanto, lo giudico sul piano fisico. Capita che papà mi chieda conferme.

Qual è il calciatore con la migliore struttura corporea?

Adrian Mutu, il romeno passato al Cesena: è resistente, abbina forza e accelerazione. Tra gli italiani l’esterno destro viola Lorenzo De Silvestri.

Fra un anno potrebbe essere agli Europei, in Polonia e Ucraina.

Spero che l’Italia sia protagonista e di poter gioire alla fine.

Lippi puntava sui muscoli di Vincenzo Iaquinta e su Simone Pepe. Cesare si affida ai piedi buoni…

Non possiamo pretendere di giudicare le scelte di chi è in quel ruolo. In Sud Africa andò la formazione migliore, dopo il grandissimo 2006. Eppure…

Ora il ct insiste su Cassano e Balotelli, prima ignorati.

Cerca di instaurare un rapporto, per far sì che diano il meglio.

Si arrabbia mai?

Alza pure la voce, anche se in genere non ne ha bisogno per la grande personalità. Come Colomba, squisito tecnico del Parma:

somiglia a papà, anche nel carisma.

Lei entra nello spogliatoio?

Mai nella riunione pregara, anche se mi sarebbe permesso. In settimana sono presente, la domenica siedo sulla panchina

aggiunta dello stadio Tardini. Andrei sempre, pure in trasferta, anche se il mio ruolo non è fondamentale durante le partite.

Non si chiamasse Prandelli, magari sarebbe preparatore atletico dell’Orceana, la squadra del suo paese, Orzinuovi.

Ho percorso una corsia preferenziale, raggiungendo in fretta la serie A. Se resisto, però, significa che qualcosina valgo.

Com’è arrivato al Parma?

Quando papà ebbe la chiamata della Nazionale, seppi che c’era la possibilità di venire qua. Ha inciso la sua amicizia con il

presidente Tommaso Ghirardi.

In Italia chi sono i migliori preparatori?

Giampiero Ventrone, ex collaboratore di Lippi alla Juve, oggi al Siena, Vincenzo Pincolini al Milan con Arrigo Sacchi e ora

alla Dinamo Kiev e Roberto Sassi, creatore di Juvelab.

Nessun ex calciatore intraprende la vostra professione.

Si comincia da giovani e i compensi sono molto diversi da quelli degli atleti, comunque siamo fortunati.

Forgiate sempre più calciatori «fisici».

Con grandissime capacità di recupero, aerobica e forza. Tranne il periodo estivo, i volumi di lavoro sono però inferiori rispetto

ad altre discipline.

Il suo podio assoluto di supermen?

Usain Bolt mi affascina, con i record su 100 e 200 metri. Nel tennis mi fa impazzire Rafael Nadal, con sacrificio e testa è diventato un campionissimo.

Magari un giorno seguirà un big come Federica Pellegrini o Valentino Rossi…

Sarebbe bellissimo. Apprezzo anche i motori, lì però si nota meno la prestazione fisica. È più marcata in tennis, basket e