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I libri della mia vita

Questo è l’archivio. Dal 20 ottobre tutto è solo su vannizagnoli.it. Grazie a Silvia e ai sostenitori

Dal 20 ottobre 2016, è attivo il nuovo sito vannizagnoli.it, con youtube. Grazie da Silvia e Vanni Zagnoli. E soprattutto dagli amici.

Il sito all’indirizzo attuale non sarà più aggiornato. Tutti gli articoli pubblicati sono stati trasferiti sulla nuova piattaforma e rimarranno comunque qua come ulteriore archivio.

Libri, I segreti della cucina dell’Emilia Romagna. Per Andrini intervengono Emilio Bonicelli, una vita a Il Sole 24 ore, Castagnetti (Tecnograf) e la professoressa di inglese Patrizia Manzini

di Vanni Zagnoli

Si ascolterebbero per ore le storie di Stefano Andrini, alla libreria all’Arco, a Reggio. La stanzetta è gremita, con ospiti di prestigio. Emilio Bonicelli per una vita ha rappresentato Il Sole 24 ore, in Emilia Romagna, e poi Castagnetti, di Tecnograf, stampatore di molto, e persino la professoressa di inglese Patrizia Manzini, una vita al liceo scientifico Lazzaro Spallanzani. “Ero in classe con Lisa Bellocchi – racconta la prof, che per anni ha lavorato a poche centinaia di metri da qua -, era l’occasione per ritrovarla”.

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Lisa ha l’influenza, avrebbe presentato “I segreti della cucina dell’Emilia Romagna”, anzi ha contribuito alla realizzazione, perchè nel volume i contribuiti sono decine, partendo da Michela Conficconi, firma di Avvenire, su Santarcangelo.

Andrini racconta l’inizio in radio, con Vasco Rossi, la carriera giornalistica, con la direzione a La Voce di Romagna, sino alla professione di scrittore, con titoli in maori, con spazio in Nuova Zelanda.

Passa dalla musica alle radio libere, dalla goliardia in onda a tavola, da Paolo Cevoli ad altri grandi personaggi che nobilitano la sua opera, presentata in una trentina di città, compreso il Salone del Libro di Torino.

Parla di erbazzone e tagliatelle. “A Piacenza li chiamano anolini, a Reggio capelletti e in Romagna tortellini”.

Andrini saltabecca con disinvoltura da Pellegrino Artusi, gastronomo romagnolo, a Pupi Avati.

“Tutte le mie testimonianze sono state raccolte di persona – conclude il giornalista romagnolo, trapiantato a Bologna -, niente posta elettronica o nuove tecnologie. Con Cevoli ci siamo visti dopo un funerale, nel Bolognese”.

 

 

Gastronomia, martedì alla libreria all’Arco “I misteri della cucina reggiana”, di Stefano Andrini, già direttore di Bologna7 (Avvenire) e della Voce di Romagna. Con Lisa Bellocchi, reggiana da una vita in Rai

(v.zagn.) E’ un grande onore, per me, presentare il libro di Stefano Andrini. Da gastronomo, gastronauta, dovrei utilizzare sempre il gastroprotettore ma spesso non lo prendo.

E poi da collega, sarò al tavolo con primattori. Andrini era direttore de La Voce di Romagna, con caporedattore Francesco Zucchini, amico ravennate, e in precedenza guidava BolognaSette, l’inserto regionale di Avvenire.

Quante volte ci siamo letti, su Avvenire, io nello sport, ma puntate anche in altri settori, lui per le cronache dalla regione. Paolo Guiducci è dalla Romagna, Lorenzo Chierici è stato per Catholica e anche Italia, Edoardo Tincani ne ha raccolto l’eredità, da Reggio, per i temi religiosi.

E poi, sapete, la mia grande passione per l’erbazzone. Al punto che Elia Pagnoni, da un anno capo dello sport de Il Giornale, mi aveva soprannominato proprio così, Vanni erbazzone. “Erbaz”. Perchè lo portai in redazione, anche al direttore Mario Cervi.

E poi la raccolta di bigliettini da visita dei ristoranti, una collezione ciclopica.

E, naturalmente, la grandissima Lisa Bellocchi, reggiana, figlia d’arte, una vita a Rai Emilia Romagna, signora perbenissimo.

 

Lisa Bellocchi

 

 

Martedì 18 ottobre, alle 17.30 alla libreria All’Arco di Reggio Emilia (Via Emilia Santo Stefano, 3/D)
lo scrittore Stefano Andrini svelerà alcuni segreti della cucina dell’Emilia Romagna, mentre i giornalisti Lisa Bellocchi e Vanni Zagnoli accompagneranno il pubblico in un appassionante viaggio tra i misteri della cucina reggiana. Con un ampio capitolo dedicato a Reggio Emilia. Erbazzone, spongata, biscione sono solo alcuni dei grandi protagonisti. Ma ci sono anche molte altre sorprese come il pesce mirabilmente raccontato dalla Congrega dei Liffi, le radici e la memoria di una cucina montanara ancora in splendida forma, la tappa obbligata nel tempio della cucina reggiana, ovvero il ristorante Canossa.
Il libro è un viaggio ironico e colto fra cuochi, sindaci, comici, nonne e giornalisti, tutti insieme appassionatamente per ricordare ai lettori che l’Emilia Romagna del cibo emana fragranze uniche e inimitabili. Animato da una certezza: che Via Emilia e tagliatelle con ragù che campeggiano sulla copertina sono due facce della stessa medaglia. Entrambe lunghe e strette rappresentano l’unico punto di unità in una regione che ha diversi dialetti e diverse eccellenze alimentari che cambiano Dna nel giro di pochi chilometri. Il grande regista Pupi Avati racconta un episodio della sua infanzia che oggi sarebbe considerato politicamente scorretto: colazione con le crescentine fritte nello strutto inzuppate nel latte.

Così come fa sobbalzare la memoria di tanti l’aneddoto del comico Paolo Cevoli che a merenda “per colpa” della nonna mangiava pane, vino e zucchero. Il volume ha avuto una fortuna editoriale notevole. Cinquanta presentazioni, tremila presenze certificate, una partecipazione significativa al Salone del libro di Torino. Con un finale di stagione previsto in gennaio a Roma.

Libri. Due thriller per l’estate: “Tremiti di paura” e “gioco mortale”. Di Cesario Picca, bolognese conosciuto alla preparazione dell’esame di giornalismo, a Bologna, e allo stadio Dall’Ara

(v.zagn.) Cesario Picca è un giornalista di Bologna, conosciuto al Dall’Ara e visto anche alla preparazione per l’esame da professionista, nel ’99.

 Tremiti di pauraGioco mortale. Con Saru Santacroce per scoprire gli odori, i sapori, le ricchezze e la magia della terra baciata dai due mari.

Tremiti di paura e Gioco mortale sono su Amazon e su Smashwords 

Copertina del libro Gioco Mortale di Cesario Picca.
Copertina del libro Gioco Mortale di Cesario Picca.

Il Giornale di Sicilia. L’Europeo di Azeglio Vicini, “Una vita in azzurro”, come la biografia scritta dal figlio Gianluca: “L’Albania meritava di passare. Conte quando non vince è triste. A Giaccherini i prestiti hanno fatto bene”

Uscita lunedì su Il Giornale di Sicilia

Vanni Zagnoli

A 83 anni, l’ex ct Vicini si divide fra Brescia, dove lo rintracciamo al telefono, e Cesena. A Vicenza e in Lombardia ha presentato la biografia ”Azeglio Vicini, una vita in azzurro”, scritta dal figlio Gianluca. E’ seguito dalla moglie Ines Crosara, berica sposata 60 anni fa, quando giocò in biancorosso. “Parleremo del libro anche al mare – racconta -, in estate, a Cesenatico. Mi scusi per la voce, ho problemi alla gola e devo risparmiare fiato”.

Già, la raucedine nel tempo si è acuita e la concentrazione è scesa, rispetto alle notti magiche di Italia 90. E’ terminata la seconda giornata di tutti i gironi. Ma Vicini segue l’Europeo?

“Sì, non però tutte le gare. Da quando ho lasciato la presidenza degli allenatori a Renzo Ulivieri ho diminuito l’attenzione. Questo campionato mi colpisce per l’equilibrio, le squadre deboli affrontano le grandi preparando ogni dettaglio e soprattutto nella prima fase possono centrare risultati prestigiosi, la competizione è davvero incerta”.

Lo dimostra l’Albania di Gianni De Biasi, ancora però senza gol…

“Meritava di più, almeno due pareggi. Conosco il ct, ma non benissimo, del resto abbiamo 20 e passa anni di differenza. Speriamo che rimedi all’ultimo turno, con la Romania, e che possa qualificarsi agli ottavi, lo meriterebbe per il puntiglio del lavoro svolto e anche per la qualità del gioco”.

Conte è mai stato suo giocatore?

“No, perché ogni volta che si rivelava io non ero più ct. Nell’86 lasciai l’under 21 che Antonio aveva 17 anni, nel ’91 venni esonerato dal presidente Matarrese mentre lui ne aveva 22. Avrebbe giocato il mondiale del ’94, in Usa, portando a casa l’argento”.

Come giudica questo suo biennio azzurro?

“In panchina mostra idee e buona personalità”.

Anche troppa. Nelle esternazioni ricorda il guru Mourinho, va subito oltre la grinta di Capello e Lippi…

“Sono atteggiamenti che offre quando le cose vanno al meglio. Nelle mancate vittorie l’ho visto triste, anziché così battagliero, sul piano dialettico. E’ tipico della maturità di un tecnico, ciascuno tira l’acqua al proprio mulino, credo che convengano certi toni alti e che a suo modo diano frutti”.

Da cesenate, che sapore ha questa Italia di ex romagnoli?

“In effetti Eder e Candreva sono stati bianconeri con Giampaolo, Giaccherini e Parolo conquistarono la serie A con Bisoli e la salvezza con Ficcadenti. Al Manuzzi non vado più, però li apprezzo dalla tv. A Giac fece bene la gavetta, nel Forlì e al Bellaria, sino al Pavia. Segna bei gol, dalla Juve all’Inghilterra, dal Bologna alla nazionale. Anche gli altri tre sono molto validi, hanno solo bisogno di fiducia. Penso a Candreva, che in carriera non sempre l’ha avuta, mentre Eder all’Inter è discusso”.

Quali legami ha Vicini con gli azzurri e lo staff?

“Nessuno, perché sono troppi anni di differenza. Rammento solo di avere visto Buffon allo stadio Tardini, quando debuttò in serie A. Aveva 17 anni, era il ’95, giustamente punterà al mondiale del 2018, a 40 anni”.

E’ il capitano di una difesa fra le migliori al mondo.

“Con Barzagli, Bonucci e Chiellini: un anno fa portarono la Juve in finale di Champions. Gigi e Barzagli vinsero il mondiale del 2006. La saldezza della retroguardia caratterizza sempre la nazionale arrivata almeno in semifinale nelle grandi manifestazioni: anche all’europeo di 4 anni fa, con Prandelli, escluso il 4-0 in finale con la Spagna”.

E in fondo anche i successi dei club sono fissati da grandi difensori.

“Già. Penso all’Inter del triplete, con Mourinho, a quell’impresa a Barcellona; al ciclo del Milan in coppa dei Campioni, con Tassotti, Costacurta o Galli, Baresi e Maldini”.

Non è altrettanto solida la Croazia, possibile avversaria dell’Italia, negli ottavi…

“Venerdì pomeriggio l’ho seguita, nella rimonta subita dalla Repubblica Ceca. Nel finale non è stata molto convincente, si è fatta recuperare due gol e l’interruzione per i fumogeni non basta, come giustificazione. Credo che le grandi tradizionali faranno sicuramente un pizzico di strada in più”.

Chi vede, dunque, favorita?

“Penso che tre semifinaliste su 4 usciranno dal lotto delle favorite. Non ho studiato il tabellone, ma punterei sulla Germania, al di là del pari con la Polonia e dei balbettii con l’Ucraina, sulla Spagna e sull’Inghilterra, convincente sul piano del gioco. Al massimo vedo una sorpresa, ma non dimentico Francia e Italia. Molto dipenderà dagli accoppiamenti di ottavi e quarti, comunque le grandi miglioreranno, dopo i gironi”.

Si alza anche di notte, per la Copa America?

“No, ma riflettevo che il livello delle europee è notevole, in fondo rispetto ai mondiali mancano solo 3-4 sudamericane…”.

E da anziano, come giudica Tavecchio, presidente federale a 73 anni, e Ventura, prossimo ct, a 68?

“Non conta l’età, servono energia fisica e intellettuale. Qualcuno regge al passare degli anni, certamente i passaggi a vuoto sono più rituali e io ne so qualcosa. Peraltro non faccio più il professionista del calcio e allora non divento matto per le partite”.

Al contrario del suo ex vice, Sergio Brighenti, 83 anni, presidente onorario del Modena.

“Vive a Milano, è spesso ospite in tv e dà ancora consigli a Caliendo, presidente gialloblù”.

Per il dopo Conte, Tavecchio aveva scelto Donadoni, ma il presidente Saputo lo trattiene a Bologna.

“E credo avrebbe fatto meglio rispetto a 10 anni fa. Come giocatore era timido, mi diede molto con l’under 21 e anche in nazionale. E’ un bravo tecnico e nel tempo l’ha dimostrato, perché i risultati gli danno ragione. Oggi fra l’altro i giovani allenatori bruciano le tappe…”

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A cura di Giangabriele Perre

Libri, Daniele Poto: La Martingala. Il romanzo sul calcioscommesse: omertà e macchinazione pagheranno? Finale a sorpresa

La copertina de “La martingala”

Fosse televisione sarebbe docufiction. “La martingala” (edizione Absolutely Free, 192 pagine) ovvero “il calcio più bello del mondo” (sottinteso ironico, ormai un luogo comune) è un libro che in avvio oscilla tra le notizie di attualità (il declino del football nostrano) e una storia di cinismo dirigenziale che man mano a mano si dipana con personaggi e interpreti vari.

Alla fine è il secondo piano, quello narrativo, che prende il sopravvento. Il tentativo di truccare tutte le partite di una giornata di campionato di serie A.

Una prova ambiziosa, una sfida con se stesso del protagonista Fausto Sebregondi. E l’occasione per dipanare uno spaccato agghiacciante sul calcio omertoso di cui si ha adeguata rappresentazione nel processo attuale di Cremona in cui sono alla sbarra ben 110 addetti ai lavori oppure la coda dell’ultimo calcio scandalo che ha tra i protagonisti negativi un giovane del giro della nazionale, il genoano Izzo.

Daniele Poto mette a frutto quaranta anni di esperienza calcistica per una realistica fotografia dell’esistente. E’ un libro che dovrebbe insegnare oltre che divertire.

Il finale è a sorpresa tutt’altro che scontato. L’omertà e la macchinazione pagheranno? Il calcio attuale non si redime mai e, soggetto a tutte le possibili scommesse, è come un boomerang che si abbatte sul malcapitato che lo lancia, tifosi compresi.

A cura di Giangabriele Perre

“Luci a Scampia”. Lo presenta l’avvocato Angelo Pisani, presidente del movimento “Noi consumatori movimento anti Equitalia”

Luci a Scampia

“Luci a Scampia”
Prima presentazione ufficiale mercoledì 8 giugno ore 13 nella Sala del Consiglio della VIII Municipalità in Viale della Resistenza Napoli

“Luci a Scampia”, il libro sulla emozionante esperienza di Angelo Pisani nei cinque anni da presidente dell’Ottava Municipalità, sarà presentato ufficialmente per la prima volta mercoledì prossimo 8 giugno, alle ore 13.00, nella Sala del Consiglio di Municipalità in Viale della Resistenza, quella stessa “cittadella della legalità” dalla quale Pisani ha guidato con mano sicura un popolo in cammino per conquistare diritti, dignità, sicurezza, lavoro  e tutto quello che quei territori non avevano avuto il giorno prima. Non poteva esserci dunque luogo migliore per la presentazione di questo libro se non l’incontro sincero con la gente di Scampia: i cittadini, le scuole, l’intero consiglio di Municipalità, le associazioni, i campioni dello sport locale, e i cittadini del quartiere di Scampia.
L’occasione è data dal saluto ufficiale di Angelo Pisani alla “sua” Municipalità, con la promessa, già lanciata nell’epilogo del libro, di restare a vigilare da cittadino e da avvocato, in nome di una politica più ‘alta’ e ‘altra’, di Scampia e di tutta Napoli Nord.

Con l’autore ci saranno il magistrato Giovandomenico Lepore, che in questi cinque anni ha affiancato Pisani come presidente dell’Osservatorio sulla Legalità.

L’invito a partecipare è rivolto a tutta la cittadinanza e a tutta la stampa.

Angelo Pisani

Presidente Noi consumatori

Movimento anti Equitalia

Piazza Vanvitelli 15  80129 Napoli

 

 

Libri. Il parmense Paolo Amir Tabloni, ex portiere anche di serie C2, e “999: la storia dei campioni mancati”

Paolo Amir Tabloni e il suo libro
Paolo Amir Tabloni e il suo libro

999: storie vere dei campioni mancati 
Di Paolo Amir Tabloni

E’ partito da questa domanda Paolo Amir Tabloni per raccontare le storie di chi è arrivato ad un passo dal sogno di diventare un calciatore di Serie A. Ventinove protagonisti hanno acconsentito ad aprire la valigia dei ricordi per parlare di errori, passioni, famiglia, promesse, cadute e ripartenze. In sostanza di Vita.
In 999 c’è chi il Paradiso milionario l’ha anche toccato, ritrovandosi però al posto giusto nel momento sbagliato. Qualcun altro è arrivato in Italia attratto dalle luci della ribalta e si è scontrato con la dura realtà. Altri sono diventati solo una plusvalenza di bilancio. Qualcuno ha imboccato il bivio sbagliato oppure è stato costretto a rinunciare. Nessuno di loro però ha mollato.
Il libro di Paolo Amir Tabloni, lui stesso protagonista con la sua storia di campione mancato dai sogni infranti, racconta la difficile strada verso il calcio che conta. Gli allenamenti, i sacrifici, le serate nostalgiche di adolescenti lontani dalla famiglia, le pressioni dei genitori, le necessità delle società. E poi le persone e i momenti che, nel bene o nel male, lasciano un segno indelebile nella vita.
999 le storie vere dei campioni mancati sarà disponibile dal 26 maggio 2016 in tutte le librerie. Può contare sul patrocinio dell’Associazione Italiana Calciatori, della Lega Nazionale Dilettanti e dell’associazione Calcio Dilettanti e Solidarietà. La prefazione è affidata a Vincenzo Pincolini, già preparatore atletico di Parma, Milan e Nazionale, e al presidente dell’Aic Damiano Tommasi, con una nota diArrigo Sacchi e i commenti di calciatori e tecnici quali Carlo Ancelotti, Giovanni Di Marzio, Alessandro Melli e Nicola Berti.

NOTE SULL’AUTORE
Paolo Amir Tabloni nasce a Fidenza (Pr) il 3 aprile 1982 e tuttora vive e lavora nel Parmense. Cresciuto nei settori giovanili di diverse società professionistiche nel ruolo di portiere, ha poi militato in tutte le categorie dalla C2 alla Prima. Come autore, già vincitore del Premio speciale al concorso nazionale di poesia Violetta di Soragna nel 1994, ha scritto e pubblicato i romanzi Onde Perfette (La Zanzariera 2006, Errekappa 2008) eMcQueen Boulevard (Epika 2012).

 

Vent’anni di Olimpiadi in un libro: da Atlanta ’96 a Rio 2016 Alberto Caprotti racconta le gesta degli atleti attraverso emozioni e sentimenti.

di Biagio Bianculli

Da venerdì 13 maggio è in distribuzione nelle librerie il nuovo libro di Alberto Caprotti. Giochi d’amore: Da Atlanta 1996 a Rio 2016. Vent’anni di storie, di Olimpiadi e di passioni è il titolo redatto dove vengono raccontate in 20 anni le 5 Olimpiadi piene di emozioni e sentimenti. Si parla di cuore, mente e fisico, tutte componenti che abbracciano questo sport. Nelle Olimpiadi ci sono le tre medaglie di oro, argento e bronzo a cui tutti aspirano e vorrebbero centrare, ma solo i migliori riescono a farcela. Un estratto del libro dove il cuore alcune volte supera gli ostacoli lo troviamo in Valentina Vezzali: «Piango. Come prima, più di prima. Quando perdo. Non voglio sentirmi dire che nella vita c’è altro, non può essere…». Oppure come le Olimpiadi comprendano le tre componenti enunciate prima: «Dividi una gara in tre parti: corri la prima con la testa, la seconda con la tua personalità, la terza col cuore…» dice l’americano Mike Fanelli.

Libri. Da Assocalciatori.it: “Azeglio Vicini, una vita in azzurro”, Goalbook edizioni. 60 anni di calcio. La presentazione ieri a Vicenza

Azeglio Vicini

Da Assocalciatori.it, http://www.assocalciatori.it/news/azeglio-vicini-una-vita-azzurro-0

Una storia semplice, senza fronzoli, senza “gossip” o polemiche: è la biografia di Azeglio Vicini (“Azeglio Vicini, una vita in azzurro” – Goalbook Edizioni) presentata questa mattina a Vicenza, nella Sala degli Stucchi a Palazzo Trissino, su iniziativa dell’Associazione Italiana Calciatori e Comune di Vicenza. 60 anni di calcio, ripercorsi attraverso la vita di un grande personaggio, calciatore prima e allenatore poi, soprattutto di un grande uomo, padre e marito.

A raccontarcela sono il figlio Gianluca e la moglie Ines che si sono calati negli insoliti panni di scrittori e ne hanno pazientemente ricostruito tutto il cammino, da quella caramella offerta da un giovanissimo Azeglio (allora calciatore della Primavera del Lanerossi Vicenza) ad una ragazza (Ines, che per la cronaca quella caramella la rifiutò) incontrata sotto la basilica Palladiana, alle notti magiche di Italia ’90 e al sogno, solo sfiorato, di una finale Mondiale più che meritata.

“Con un po’ di fortuna quel Mondiale lo avremmo pure vinto” – ha commentato l’assessore alla formazione con delega allo sport Umberto Nicolai.

“Dopo il libro di Gianni Rivera abbiamo il piacere di presentare un’altra importante biografia. La storia spesso, con la sua incessante velocità, ci fa dimenticare molte cose, ma certi momenti dello sport non vanno e non possono essere dimenticati. Vicini ci riporta a momenti magici e l’azzurro è, e resta, il colore che continua ad emozionarci di più”.

“Un libro che si legge tutto di un fiato perché appassiona pagina dopo pagina” – ha proseguito il Direttore Generale AIC Gianni Grazioli – “e abbiamo voluto presentarlo in anteprima nazionale proprio a Vicenza perché la città berica rappresenta per Azeglio una tappa fondamentale per la sua vita, non solo per la sua carriera nel mondo del calcio”.

 

Dalla vittoria con la maglia della Primavera del Lanerossi Vicenza al Torneo di Viareggio, ai successi con l’Under 21, fino ad Italia ’90 e a quegli sfortunati calci di rigore contro l’Argentina di Maradona: “Azeglio fa parte della mia vita non solo di calciatore” – ha raccontato Sergio Campana, presidente onorario AIC. “Grande amico con grandi qualità: arrivò da Cesenatico e ci trovammo a Vicenza orgogliosi di vestire la maglia biancorossa che portammo in trionfo al Viareggio. Proseguimmo insieme col Lanerossi e poi abbiamo continuato a vivere in comunità anche dopo la carriera, condividendo moltissime situazioni anche da rispettivi presidenti delle associazioni calciatori e allenatori”.

“Vicini per me rappresenta gli anni dell’adolescenza quando ero a Verona e il professionismo per me era una speranza” – ha aggiunto Damiano Tommasi, presidente AIC. “L’attuale presidente federale vorrebbe rilanciare la cantera degli allenatori e quando ricorda i tanti nomi uscita da Coverciano, quello di Vicini ha un posto speciale, perché al suo nome si associa automaticamente il sogno azzurro. È bello che quel sogno sia stato tradotto in un libro per consegnarlo alla storia”.

 

Una storia fatta di valori e semplicità, di un calcio romantico che non c’è più, che si legge con un filo di nostalgia: “Abbiamo voluto, senza pretese stilistiche, raccontare come è stata la vita e la carriera di mio padre” – ha spiegato l’autore Gianluca Vicini. “Mia mamma Ines ha fatto da regista e ne è uscito un libro che non ha pretese, se non quella di far rivivere certi valori dello sport che si stanno un po’ perdendo”.

 

“Col calcio ho fatto tanta strada e ho conosciuto tante persone” – ha detto in chiusura Azeglio Vicini – “Sono arrivato a Vicenza nel ’53, a 20 anni, in una squadra che per prima, in Italia, portava un logo sulla maglia che la faceva conoscere come Lanerossi. C’era tanta passione, un altro clima, e le città si fondevano con le loro squadre di calcio. Quando vincemmo il Viareggio arrivammo alla stazione col treno e sui binari non c’era nessuno. Eravamo delusi, ma fuori ci aspettavano 20mila tifosi festanti. Fu una grande emozione, come grande fu il calore dei tifosi azzurri che ci spinsero in quel Mondiale del 1990. Quei rigori contro l’Argentina ci negarono un sogno ma la nostra amarezza non fu per quei rigori ma perché credo che il nostro gioco in quel Mondiale fosse il migliore. In questo libro c’è emozione, passione vera, la stessa che mia moglie e mio figlio, che non sono veri e propri scrittori, hanno messo per confezionare, credo di poter dire, un grande lavoro”.

 A cura di Giangabriele Perre