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Puntate de La Tribù del calcio

Questo è l’archivio. Dal 20 ottobre tutto è solo su vannizagnoli.it. Grazie a Silvia e ai sostenitori

Dal 20 ottobre 2016, è attivo il nuovo sito vannizagnoli.it, con youtube. Grazie da Silvia e Vanni Zagnoli. E soprattutto dagli amici.

Il sito all’indirizzo attuale non sarà più aggiornato. Tutti gli articoli pubblicati sono stati trasferiti sulla nuova piattaforma e rimarranno comunque qua come ulteriore archivio.

La Tribù del calcio, la puntata con Massimo Bonini, ex mediano: “La Romagna e San Marino, la Juve e le nazionali, il Bologna e le esperienze in panchina. Le case e la memoria”

Massimo Bonini, capitano della nazionale biancazzurra partita di qualificazione Mondiali 94 San Marino-Inghilterra 1-7 Stadio comunale Renato dell'Ara Bologna 17 novembre 1993
Massimo Bonini, capitano della nazionale biancazzurra nella partita di qualificazione ai Mondiali del ’94, San Marino-Inghilterra, 1-7. Era allo stadio  Renato dell’Ara di Bologna, il 17 novembre 1993

http://www.video.mediaset.it/video/tribudelcalcio/full/puntata-del-23-maggio_539471.html

Da la Tribù del calcio di mercoledì 20 maggio, il racconto con Massimo Bonini, raccolto a Serravalle, la frazione di San Marino.

La puntata è aperta dall’intervista all’ex Torino e Ascoli Walter Casagrande. La storia di Dianda, dal Burkina Faso alla Ternana. In chiusura Luca Bettelli spiega l’ascesa di Josè Mauri, interno di origine argentina.

La Tribù del Calcio. Filippo Boniperti racconta la storia di nipote d’arte, del presidente onorario Giampiero: “Aveva la fissa dei capelli”. Il link della puntata

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http://www.video.mediaset.it/video/tribudelcalcio/full/puntata-del-14-marzo_521990.html

Filippo Boniperti racconta la sua storia di nipote d’arte, del leggendario Giampiero, una vita alla Juve, e anche proprio il nonno, fra aneddoti e sorrisi.

E’ avvenuto alla Tribù del Calcio, qualche replica sarà programmata anche nei prossimi giorni, a sorpresa. Sopra c’è il link, la parte di Filippo è dal minuto 42′, negli ultimi istanti c’è anche il backstage, compresa la stretta di mano del calciatore con il ds Alfio Pelliccioni.

Il racconto di 10’ è ambientato a Mantova e realizzato allo stadio Danilo Martelli dal giornalista Vanni Zagnoli, sotto lo sguardo incuriosito dell’addetto stampa Alessandro Tanassi e del ds Alfio Pelliccioni.

La troupe di cameraman arrivata da Bologna è composta da Nicola Fiorini e da Fabrizio Perinati, che hanno ritratto l’allenamento della squadra, immortalando anche Matteo Paro, altro ex juventino, e la bandiera Gaetano Caridi.

Al montaggio hanno lavorato Paolo Lo Conte e Andrea Bovina, per lavoro di equipe che distilla il meglio di una chiacchierata lunga 35’ e realizzata nella stanza presidenziale della società virgiliana, ora in Lega Pro. Sullo sfondo c’è la sagoma a grandezza naturale di Angelo Benedicto Sormani, trequartista del “piccolo Brasile” di mezzo secolo fa.

Boniperti junior rivela la diffidenza che l’ha accompagnato nel mondo del calcio, gli esordi juventini, le amicizie con i campioni e soprattutto l’atteggiamento di nonno Giampiero, 86enne cannoniere, capitano e poi presidente e tuttora presidente onorario della società bianconera.

L’esterno offensivo del Mantova ripercorre i prestiti che hanno accompagnato la sua carriera di 23enne: all’Ascoli, all’Empoli, quindi al Carpi con cui ha sfiorato la promozione in B; poi Parma, con alcune gare in A, e il successo al Nova Gorica in coppa di Slovenia. Filippo racconta la famiglia e il privato; l’allenatore Juric, già bandiera del Genoa, e il fascino della piazza padana, fra immagini di oggi, con la doppietta all’Albinoleffe, e una galleria iconografica del nonno. Ha gambe possenti e un pizzico della classe del famoso progenitore.

La Tribù è curata dal piacentino Paolo Ziliani, già autore delle principali produzioni di successo dello sport di Mediaset. Lo staff inseguiva Boniperti da un paio d’anni, il giocatore però aveva sempre rimandato l’appuntamento con le telecamere aspettando di essere davvero protagonista, dopo stagioni obiettivamente di transizione, condizionate anche dall’infortunio patito a Empoli. “Il futuro? Non ho preclusioni – conclude Filippo -. Se anche arrivasse la chiamata di…”.

 

La trasmissione è puntata sulla carriera di Giancarlo De Sisti, il grande centrocampista che dal 60 al 79 giocò 19 stagioni in serie A, con la Roma e la Fiorentina, totalizzando la bellezza di 626 presenze, coppe comprese, più 29 messe assieme in maglia azzurra, più lo scudetto sfiorato da allenatore viola, nell’81-’82. Il servizio è di Marco Piccari.

Poi la seconda parte dell’intervista a Josè Altafini che sfoglia l’album dei ricordi “italiani” al Milan, al Napoli e alla Juventus dando libero sfogo agli aneddoti, partendo dagli scherzi a Rocco e a Liedholm. Altro momento è la rubrica “I love Parma”, con Crespo e Malesani è rivissuta l’impresa del 9 gennaio 2000, con la rimonta in 9 contro 11 contro la Juve stellare di Zidane e Del Piero, all’ultimo minuto con il gol monumentale dell’argentino Hernan Crespo. Questo brano è di Andrea Cocchi.

Il tutto senza dimenticare i cartoon del pallone, vera esclusiva della Tribù, con il calvario di Filippo Inzaghi. E a un altro Filippo, Boniperti, all’inseguimento della popolarità del nonno, è dedicata l’ultima parte del programma.

 

La Tribù del Calcio del 7 marzo: la 2^ parte di intervista a Zenga, la storia di Altafini e Grun, realizzato da Pepe Ferrario. Saronni e Chiara Andreoli gli altri autori

640px-José_AltafiniIn questa puntata de La Tribù del Calcio si parla di Walter Zenga, l’Uomo Ragno capitolo 2, la storia di Altafini il bomber prodigio, l’amore di Georg Grun con il Parma, Kalac che sfilò 20 euro nel programma Controcampo a Mosca. Da non perdere l’esilarante episodio dei cartoon tra Tavecchio, Lotito e Ferrero. Hanno contribuito ai servizi Andrea Saronni, Chiara Andreoli e Beppe Ferrario.

http://www.video.mediaset.it/video/tribudelcalcio/full/puntata-del-7-marzo_520188.html

La Tribù del Calcio di mercoledì, con 10′ finali su Filippo Boniperti, realizzati a Mantova. E Altafini: “Quando mi nascosi nudo nell’armadietto di Rocco e Liedholm”.

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Josè Altafini

 

“Lo scudetto vinto con la Fiorentina nel 1969? Merito di Pesaola. Anzi no: merito di Peppino Gagliardi”. A parlare così, ai microfoni della “Tribù del Calcio” in onda stasera su Premium Calcio (alle 19:30 e poi alle 23:00), è Giancarlo De Sisti, il grande centrocampista che dal 60 al 69 giocò 19 stagioni in serie A, con la Roma e la Fiorentina, totalizzando la bellezza di 626 presenze, coppe comprese, più 29 messe assieme in maglia azzurra. “Il 68-69 in maglia viola fu una grande stagione, nel finale vincemmo 2-0 in casa della Juventus ma per Pesaola il segreto della nostra cavalcata inarrestabile era uno solo: le canzoni di Peppino Gagliardi che ci faceva ascoltare prima di ogni partita. Diceva portassero fortuna. Addirittura, prima dell’ultima di campionato Pesaola, per stare sul sicuro, fece arrivare il cantante in carne ed ossa in mezzo a noi e lo fece cantare dal vivo: era un grande, il Petisso, inimitabile”. A dispetto del grande amore della sua vita, la Roma per la quale tifava da bambino e che lo lanciò 17enne in serie A, fu con la Fiorentina che De Sisti toccò i livelli più alti in termini di risultati e di classifica. Da giocatore, con lo scudetto vinto nel 69, e da allenatore, con lo scudetto sfiorato nell’82. “Come andarono veramente le cose? Andò che all’ultima giornata, a Cagliari, ci annullarono un gol che Graziani aveva segnato dopo che la palla, che spioveva da calcio d’angolo, non era stata presa da nessuno; mentre la Juve vinse a Catanzaro grazie a un rigore di Brady. Niente da dire, per quel rigore, ma nella stessa partita ci fu Brio che in area zompò sul centravanti del Catanzaro, Borghi, gettandolo letteralmente fuori dal campo. Come se nulla fosse, naturalmente. Quando rividi Brio, anni dopo, e gli ricordai l’accaduto, lui si mise a ridere: ridi, ridi, gli dissi, peccato che non possa nemmeno menarti, perché sei troppo grosso per me! La verità me la disse Tardelli qualche tempo dopo: c’erano i mondiali di Spagna e mancava il tempo materiale per finire con una coda imprevista, lo spareggio-scudetto. Mi sa che se l’avessimo giocato vi avremmo schiantato, dissi a Tardelli. Lo penso ancora oggi”.

Intervista da non perdere, quella di Picchio De Sisti, che Oronzo Canà (alias Lino Banfi) consegnò ancor di più alla leggenda nel film “L’allenatore nel pallone” con la famosa gag dell’intervista del mitico proclama: “Picchio De Sisti!”, nel senso letterale del termine, per l’appunto. Ma la Tribù di questa settimana è ricchissima; nel menù, la seconda parte dell’intervista a Josè Altafini che sfoglia l’album dei ricordi “italiani” al Milan, al Napoli e alla Juventus dando libero sfogo agli aneddoti. Come quello sugli scherzi fatti a Rocco e Liedholm. “Rocco – racconta Josè – era una persona straordinaria, uno psicologo senza sapere di esserlo. A volte al martedì quando riprendevamo gli allenamenti faceva con noi i giri di campo chiacchierando del più e del meno; e se capiva che ne avevamo poca voglia ci diceva: “Ho capito, andiamo a fare un giro nei boschi”. Lui viveva tanto lo spogliatoio e aveva il suo armadietto accanto ai nostri. Così un giorno decisi di fargli uno scherzo ed entrai nudo nel suo armadietto, Quando lo aprì e mi vide, divenne tutto rosso, si gonfiò tutto e mi urlò: “Brutto mona!” seguito da una sfilza di insulti in triestino. L’anno dopo l’allenatore diventa Liedholm e provo a fargli lo stesso scherzo. Lui arriva nello spogliatoio,  saluta, apre l’armadietto, mi guarda e senza fare una piega, impassibile, dice: “Guarda che questo non è il tuo armadio. Il tuo armadio è quello”, e me lo indica. Capito? Nereo e Nils, due personalità completamente diverse”.

Ancora: la Tribù propone un ritratto-intervista a Filippo Boniperti, attaccante del Mantova e nipote d’arte di nonno Giampiero, bandiera della Juventus prima in campo e poi – a lungo – sulla poltrona di presidente; e per la rubrica “I love Parma” riviviamo, con Crespo e Malesani, l’irripetibile impresa del 9 gennaio 2000 quando il Parma, in 9 contro 11 e sotto di un gol contro la Juve stellare di Zidane e Del Piero, strappò all’ultimo minuto il più incredibile dei pareggi con un monumentale gol realizzato in corsa da Hernan Crespo.

Il tutto senza dimenticare i cartoon del pallone, vera esclusiva della Tribù, con il calvario di Pippo Inzaghi che si consuma tra veleni e sfottò dei vecchi allenatori del Milan riuniti in rimpatriata da Allegri e Seedorf, ancora col dente avvelenato nei confronti di Superpippo.

La Tribù del Calcio, su Premium (canale 370) mercoledì alle 19:30 e poi alle 23.00 e a mezzanotte e mezzo, giovedì alle 10 e alle 13 e sabato alle 13; e in chiaro su Italia 2 (canale 35) sabato alle 14:30.

La Tribù del Calcio del 21 febbraio 2015: Mascara in Eccellenza, Cani arrivato dall’Albania, Ezio Rossi.

In questa puntata de La Tribù del Calcio si parla di Aristoteles, il mitico bomber di Oronzo Canà, dell’infanzia felice di Bruno Conti a Nettuno, i gol impossibili di Giuseppe Mascara che ha scelto di scendere in Eccellenza siciliana a Siracusa, l’avventurosa storia in nave di Cani fino al suo arrivo e il comandamento di Ezio Rossi ai bambini di “non diventare campioni”. Da non perdere l’esilarante episodio dei cartoon tra Tavecchio e Lotito. La puntata con l’inno dell’Ostra (Ancona), società militante in Seconda categoria marchigiana girone C inviato ed eseguito da Lucio Cammerucci. Hanno contribuito ai servizi Alessandro Acito, Chiara Andreoli, Maurizio Licordari, Giampiero Foglia Manzillo, Simone Cerrano.

http://www.video.mediaset.it/video/tribudelcalcio/full/puntata-del-21-febbraio_516455.html

La Tribù del Calcio, il 14 febbraio 2015: i racconti di Furino, Beccalossi e Gianfelice Facchetti

In questa puntata de La Tribù del Calcio si parla della Coppa delle Coppe per sette volte italiana, gli otto scudetti di Furino alla Juve, i due rigori sbagliati da Beccalossi, il Milan nel Patto del Nazareno e Gianfelice Facchetti che per una notte fece piangere San Siro. La puntata si conclude con l’inno cantato da Enea, bimbo di 2 anni e mezzo, supertifoso della Juventus. Hanno contribuito ai servizi Andrea Saronni, Chiara Andreoli, Luca Bertelli, Laura Fanara, Savi e Montieri, Luca Ciaramitaro

http://www.video.mediaset.it/video/tribudelcalcio/full/puntata-del-14-febbraio_514197.html

Alessandro Iori prima voce di Mediaset Premium per campionato e Champions league. Da Rubiera, l’intervista

72673bbaab7685b96feeff628b3ee4af-26913-d41d8cd98f00b204e9800998ecf8427eFra i giornalisti in voce che apprezzo di più c’è Alessandro Iori, volto e voce di grande rilievo a livello nazionale.

Ieri sera l’ho rivisto, le occasioni sono rare, fra stadio Mapei e momenti dedicati alla stampa.

Qui ripubblico l’intervista uscita due anni fa, appena aggiornata nei tempi.

Un emiliano è la prima voce di Mediaset Premium. Alessandro Iori, 36 anni, di Rubiera, è la punta della squadra del canale digitale terrestre, sul canale 370. Sposato con Silvia Ognibene, 29 anni, medico, che gli ha dato due figli.

Iori in carriera ha commentato spesso anche il Parma e ha accettato volentieri l’invito di a raccontarsi in una intervista a 360°.

Come sei arrivato fin lassù?

“Il contatto grazie a un amico, Simone Malagutti, che già era entrato a Mediaset. L’avevo conosciuto lavorando assieme per Tele Lombardia e Espn Classic. All’epoca del lancio del digitale terrestre mi parlò della possibilità di entrare come telecronista. Non ho perso tempo: curriculum, videocassetta e una settimana dopo arrivò la telefonata di Alberto Brandi”.
Il successo di Mp su Sky è legato anche a un prezzo più abbordabile, rispetto alla tv satellitare…
“Credo sia una trasmissione molto dinamica e divertente. Il concetto base è quello di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Durante le gare noi cronisti ci passiamo la palla, si prende la linea e si parla fino a quando in cuffia non arriva l’indicazione “Milano”, e si dà la linea a San Siro. “Torino” e passa all’Olimpico. Se sentiamo anche la parola “subito”, significa che sull’altro campo sta succedendo qualcosa di importante”.
Hai giocato a calcio, di qui anche la tua abilità tattica e tecnica nel racconto.
“A 7 anni entrai nella scuola calcio della Rubierese, sono rimasto fino agli Juniores. Poi con Folgore Bagno e Pol. Venezia, mai stabilmente in prima squadra. Avevo capito in fretta che ero più bravo a parlare di calcio che a giocarlo. Facevo il centrocampista”.
La tua emozione più grande?
“Da giornalista, la telecronaca a Liverpool degli ottavi di Champions League fra Liverpool e Barcellona. Anfield ha un’atmosfera impareggiabile”.
Il ricordo più divertente legato allo sport locale?
“Il derby di Brescello del 2001: dopo il 4-1 i tifosi della Reggiana bloccarono tutte le uscite dal Morelli per contestare i giocatori. Uscimmo con il furgone di Teletricolore, gli ultras lo ispezionarono: credevano avessimo nascosto dentro qualche giocatore”.
A chi ti ispiri nelle tue cronache in voce?
“Esco dall’ambito calcistico: se devo trovare un modello, per preparazione e ricchezza espressiva Flavio Tranquillo. Le sue telecronache di Nba con Federico Buffa sono eccezionali”.
In studio per Serie A Live è molto diverso rispetto allo stadio: che cosa preferisci?
“Sono situazioni difficili da paragonare. Certo, l’atmosfera dal vivo è entusiasmante. Ma anche una trasmissione come Diretta Premium regala emozioni continue. In più, c’è il contatto umano con i colleghi: negli anni, si è creato davvero un bel gruppo di amici”.
Preferisci la conduzione su Teleradiocittà (Modena) o il ruolo di prima voce a serie A Live su una tv nazionale? A Trc leggi spesso il tg sport e poi conduci la trasmissione del venerdì e della domenica sera.
“Meglio continuare con entrambe”.

 

Il sommario de La tribù del calcio di stasera: Trezeguet, Giannichedda, Nicola Sansone

http://milanosportiva.com/2014/10/16/trezeguet-finale-di-champions-persa-col-milan-e-rammarico-piu-grande-della-mia-vita/

All’interno della puntata un’intervista esclusiva a David Trezeguet. L’ex attaccante di Juventus e nazionale francese, ripercorrendo la sua carriera, dichiara: “Arrivai alla Juventus a 22 anni e ricordo che firmai il contratto poco prima di giocare la finale dell’Europeo, guarda caso proprio contro l’Italia. Ero reduce da 5 anni al Monaco e feci il salto di qualità che avevo sempre sognato. Alla Juve trovai giocatori straordinari come Inzaghi, Del Piero, Davids, Montero: anche grandi uomini, come avrei scoperto nel tempo. Ed ebbi la fortuna di ricevere consigli da campioni francesi che giocavano, o avevano giocato, per la Juventus: Deschamps, Zidane, Platini. Fu un’esperienza straordinaria, fin dal primo ritiro a Chatillon, con lo stadio sempre pieno di tifosi. Ogni giorno che passava, crescevo. La gioia e il dolore più grandi? Non ho dubbi: la gioia è lo Scudetto del 2001/02, quello del 5 maggio, con l’Inter che si fa battere a sorpresa in casa della Lazio e noi che vinciamo a Udine e scavalchiamo i nerazzurri all’ultima giornata. Per me fu il primo Scudetto, inoltre la Juve non vinceva da tempo: fu molto bello. Il dolore più tremendo, invece, fu perdere la finale di Champions a Manchester l’anno dopo. Noi eravamo fortissimi, avevamo vinto un altro Scudetto e incontravamo il Milan che invece in campionato aveva fatto male. Ci sentivamo superiori, ma andò così: la partita non fu bella, la perdemmo ai rigori. Sono passati gli anni, ma questo resta il rammarico più grande di tutta la mia vita. In generale, dell’esperienza in bianconero, ricordo l’Avvocato Agnelli: non si stancava mai di ripeterci che voleva che la Juventus fosse la squadra migliore del mondo. Forse non avremo mai incantato come gioco, ma come voglia di vincere non c’era nessuno come la Juve”.

Inoltre, interviste esclusive all’attaccante del Sassuolo Nicola Sansone e all’ex centrocampista di Udinese e Lazio Giuliano Giannichedda. E naturalmente i cartoon del calcio, vera esclusiva e marchio distintivo della “Tribù”.

Da questa stagione, oltre che su Premium Calcio, la “Tribù” sarà visibile anche in chiaro sabato alle ore 19.00 su Mediaset Italia 2.