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Le mie musiche preferite, da youtube
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Questo è l’archivio. Dal 20 ottobre tutto è solo su vannizagnoli.it. Grazie a Silvia e ai sostenitori

Dal 20 ottobre 2016, è attivo il nuovo sito vannizagnoli.it, con youtube. Grazie da Silvia e Vanni Zagnoli. E soprattutto dagli amici.

Il sito all’indirizzo attuale non sarà più aggiornato. Tutti gli articoli pubblicati sono stati trasferiti sulla nuova piattaforma e rimarranno comunque qua come ulteriore archivio.

Sassuolo. Le partite per chi le ha viste e per chi non c’era. E per chi quel giorno lì inseguiva una sua chimera. Canto, discanto. Ivano Fossati

Ivano Fossati è nato a Genova nel 1961 FOTO GREGO/INFOPHOT
Ivano Fossati è nato a Genova nel 1961
FOTO GREGO/INFOPHOT

 

Qui accenno un attimo le partite del Sassuolo. Per chi le ha viste e per chi non c’era. E per chi quel giorno lì inseguiva una sua chimera.

Canta Ivano Fossati, ne La mia banda suona il rock.

Allora al Mapei non arriviamo sul filo, a volte qualche minuto in ritardo, poco male perchè non dobbiamo raccontare tanto la partita, le azioni, ma a volte c’è spazio per l’atmosfera e l’atmosfera da un paio d’anni è inebriante. Poca confusione, niente strepitii, poi molto dipende da chi si ha di fianco. La scorsa stagione abbiamo cambiato posto, per evitare di essere disturbati da un tifoso travestito da cameraman.

Da allora comunque è una piccola festa, bambini nel settore distinti, un discreto tifo nella curva di casa, gli avversari non surclassano, sì a volte l’impianto è semivuoto ma è normale. Sassuolo ha 41mila abitanti, è distante 35 chilometri, circa, dal quartiere del casello autostradale. Si va lì per andare a una grande festa di paese, lo spettacolo – spesso lo è – è sul campo, con le mirabilie di Berardi e compagni. Triangoli, accelerazioni, incursioni vorticose, cross, applausi. Canto, discanto: Ivano Fossati.

Il gioco del Sassuolo è come una canzone di Fossati, vorticosa.

“Si vive di danze
Di ballo sociale
Di una promessa
Di un faccia differente
Di mediocri incontri
Di bellezze
Di profumi ardenti
Di accidenti
Rotolando si gira, si balla
Si vive, si fa festa
Quella, questa
Si picchia forte col piede
Nella danza
E si sbaglia il passo
Si vive di fortune raccontate
E di viaggiare
E si cammina stanchi
È di lavoro
È opposizione
È corruzione
Si vive di lenta costruzione
E di tempo che ci inchioda
E di diavoli al culo
Di fianchi smorti
Di fuochi desiderati
Si vive di pane
Di speranza di bere
Un vino buono per l’estate
Rotolando si vive
Di discorsi leggeri
Cori
Di maschere notturne
Canto e discanto”.

 

 

La cultura, il fascino della Francia. La magia della Marsigliese e di Milord, intonata da Edith Piaf

Edith Piaf è stata un simbolo della Francia
Edith Piaf è stata un simbolo della Francia

 

Edith Piaf non è così famosa, in Italia. Oggi ci emozioniamo ascoltando nei nostri stadi la Marsigliese, l’inno francese è il più festoso nel mondo.

Parigi e la Francia sono fascino e cultura, sono garbo e grandeur. Ma nulla di male, mi pare. Non ho studiato le colonie francesi, sono un paese da sempre multirazziale, non meritavano quegli attentati. Ovviamente, nessun paese al mondo li merita.

Ecco, qui metto Milord, simbolo della gioia di vivere dei francesi. Abbacinante.

Boxe. Eccessivo il verdetto a favore di Mayweather, Pacquiao rappresentava il sogno delle Filippine, dell’Asia. L’americano è una vittoria da Rocky Marciano: la canzone di Ivano Fossati “Boxe”

Floyd+Mayweather+Jr+Floyd+Mayweather+Jr+v+aWValVHxpcvxBoxe. Eccessivo il verdetto a favore di Mayweather, Pacquiao rappresentava il sogno delle Filippine, dell’Asia. L’americano è una vittoria da Rocky Marciano: la canzone di Ivano Fossati “Boxe”, una delle più seducenti del cantautore genovese.

Tenevo, naturalmente, non lo statunitense.

 

 

Il pallone rotola al contrario, l’ex colonia Capo Verde batte il Portogallo 2-0. Cesaria Evora in “Cabo verde terra estimada”

Capo Verde
Capo Verde
Cesaria Evora
Cesaria Evora

Un incontro amichevole di calcio con innumerevoli significati. Risultato incredibile a Coimbra: Capo Verde batte 2-0 il Portogallo. La rivincita della ex colonia sulla madrepatria, di una cenerentola su una potenza del pallone, della scuola africana su quella europea.

Una dedica musicale con la canzone “Terra Estimada” della vocalist isolana Cesaria Evora.

 

Il Secolo XIX. Serie B, Carpi – Bologna: la provincia modenese raggiunge il calcio genovese con 2 squadre in A e una in B. E il capolavoro biancorosso è a prevalenza ligure

La canzone Viaggi e Miraggi di Francesco De Gregori fa da sfondo al pezzo per il Secolo XIX.

https://www.youtube.com/watch?v=3-thTYvR66Q

 

Daniele Cacia
Daniele Cacia

Vanni Zagnoli

MODENA. “Andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali…

Oppure a Modena coi suoi motori fenomenali,

o a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali”. Viene in mente un capolavoro di Francesco De Gregori, Viaggi e Miraggi, con il derby di domani sera, fra Carpi e Bologna. A Modena tornano i motori fenomenali, in un decennio la Ferrari ha vinto un solo mondiale, nel 2007 con Raikkonen. Adesso spera con Vettel, ma intanto è ebbra di calcio, insegue Genoa nel gran premio delle metropoli pallonare.

La lanterna è lì, con un derby da Europa dopo 24 anni, e in B c’è la debuttante Virtus Entella che ha tutto per salvarsi, magari senza playout. Ecco, nella terra della Ghirlandina stanno arrivando, la prossima stagione apparecchierà con un derby inedito, una prima assoluta nelle prime tre categorie, fra Carpi e Sassuolo. I neroverdi di Eusebio Di Francesco sono a +11 sulla zona retrocessione, sognavano il sesto posto, gli infortuni in difesa e alcune vittorie buttate via in extremis rendono la stagione da 7 scarso, partendo da un 8 abbondante. E il Carpi sta arrivando, ha 13 punti da difendere sulla terza, il Vicenza, in 9 giornate: basta una manciata di pareggi per trionfare, poi sarà serie A, al secondo colpo. Ci aveva provato Stefano Vecchi, adesso alla primavera dell’Inter, un anno fa, gli subentrò Bepi Pillon, avvicinando i playoff, per Fabrizio Castori è l’apoteosi, dopo 5 esoneri in sequenza.  “Ho vinto in ogni categoria – racconta questo maceraterese focoso di 60 anni -, mi manca solo di arrivare lassù”. Ha una squadra fisica e solida, che al Cabassi per mesi non ha preso gol, prima di arrendersi al Pescara. In trasferta non sbaglia mai, a Vicenza ha risolto in un quarto d’ora Kevin Lasagna, ex serie D veneta, mantovano idolo dei tifosi per quel cognome gastronomico, da piatto bolognese. In rosa ci sono 7 liguri, resteranno tutti, il ds Giuntoli giocava in serie C a Prato, in Emilia è un plenipotenziario, valorizzato appieno dal proprietario Stefano Bonacini. Ovvero mister Gaudì, il famoso marchio di abbigliamento giovanile già sponsor del Genoa.

Dunque, la provincia geminiana affiancherà le grandi metropoli, offrirà il sesto derby di serie A, non importa se non stracittadino. Il Modena in B fatica, neanche ha battuto la cenerentola Varese, si salverà, ha commesso l’errore di esonerare Walter Novellino, un lusso, per questa piazza. Il presidente Caliendo vuole spendere il meno possibile, il Carpi con due milioni e mezzo di budget (contro i 4 della scorsa stagione) può battere ogni record.

Il Bologna ha un profilo molto più basso, in casa ha interrotto un digiuno di 5 gare senza reti – ma anche il Carpi l’ha attraversato -, in trasferta si esalta con Cacia. Dice bene il team manager Marco Di Vaio: “Tanta negatività è inspiegabile, non dimentichiamo che la società si è iscritta a fatica”. Adesso c’è la famiglia Saputo, fra le 300 più ricche al mondo, di gran lunga la più danarosa del calcio italiano. Il progetto è arrivare in Europa, al più presto, perciò è arrivato il ds Corvino al posto di Filippo Fusco che aveva costruito questa squadra buona in economia. “Mi manca solo una squadra da scudetto”, ci confidò il corpulento Pantaleo. Ha Gastaldello, Sansone. Aspetta solo di stappare lo spumante per il ritorno in A al primo botto, senza playoff. Carpi e Bologna sostituiranno il Parma e, probabilmente, il Cesena, che rischia il ritorno in B immediato. E vogliono aprire un ciclo simil Sassuolo, senza buttare milioni. Tre anni dopo il terremoto.

Il sito, i social, certo. Meglio però presentare o contribuire a buoni libri. E ogni tanto i pezzi saranno accompagnati da un video di saluto

Piccolo punto di inizio anno, smaltita quasi l’influenza e uscendo dal ventennale del matrimonio.

I social, il sito, certo, tutto bello. Non tutto ma quasi. Basta trovare le persone giuste. Biagio Bianculli, per esempio, conosciuto per caso allo stadio di Parma e ora di fatto caporedattore, qui. Dove non si guadagnano soldi ma credibilità. Ci si prova, perlomeno.

Biagio ha 24 anni, è un lucano voglioso uscire dalla Basilicata, almeno come penna. Biagio può tranquillamente crearsi un blog, pagare qualcosa e trasformarlo in sito, però ha risposto al mio appello e sta facendo un’esperienza. Raccoglie i miei input, li sviluppa velocemente e pubblica: mette foto e inserisce un titolo. Ogni tanto intervengo, nel tempo mi auguro che i lettori apprezzino più lui di me.

Biagio è un giornalista, pubblicista dal 2009, Biagio ama quel che fa, capisce che si può fare la scuola di giornalismo, oppure si può fare l’abusivo in un giornale, se riesci, oppure seguire un giornalista freelance da 20 anni. Che si fa largo a colpi di curriculum e di esclusive anche solo paventate.

Biagio capisce la differenza fra quotidiano regionale – e il suo è di livello – e i temi nazionali, come scrittura e scelte. Biagio è un giornalista, sta facendo pratica sul campo, con umiltà e signorilità.

I primi mesi di questo sito sono positivi, c’erano ospiti rituali, ci sarà ancora quando vorrà Rosalia Billeci, medico palermitano di 56 anni e una passione smisurata per il teatro, conosciuta per caso in vacanza a Pantelleria. Per Rosalia e chi vorrà, le porte sono aperte. Bastano idee, voglia di scriverle, di impaginarle, secondo i crismi del giornalismo e della comunicazione moderna. Con applicazione, pazienza, per spiegare i particolari a chi legge.

Qui – o in esperienze analoghe – c’è spazio per chi vuole. Il sito di un giornalista professionista è un sito di informazione e commento

L’importante è che le idee siano interessanti e rispettose. All’inizio ospitai chi scrisse che i suicidi di alcuni reggiani erano legati all’insensibilità della giunta e del consiglio comunale. Un errore clamoroso, ma in fondo ne presi le distanze contestualmente alla pubblicazione. Non è colpire l’attenzione che mi interessa, preferisco far dormire. Come in tv. Quando ci sono io, abbassate il volume, già non urlo. Per i provocatori e gli scemi, cercate in sedie vicine o in antenne vicine alla mia. Io non mi nascondo. Potete avvisare dei miei giudizi presenti e assenti, altri dicono il peggio in assenza del soggetto della critica o anzi sperando che non gli venga riportata e poi smentiscono, abbassano. Magari fanno un’analisi contro il Parma nel quotidiano dove lavorano, poi vengono indotti dal presidente Ghirardi a smentire ma usano una radio dove sono ospiti rituali. Io al massimo condivido il commento di un collega, sulla vicenda, perchè altrimenti, no, scendo di livello.

Poi Ghirardi vende, è costretto, i tifosi del Parma sono arrabbiati e allora dalli al Ghirardi. E in conferenza stampa dalli al Ghirardi, al Leonardi, dalli forte. E in tv buttano lì il nome di due mafiosi ma poi dicono che non c’entrano con il nuovo Parma.

Ma lo scorretto, l’ingiusto, l’azzeccagarbugli, l’attaccabrighe sono io. Insieme a un collega, magari a un’altra tv. Tirano il sasso e nascondono la mano.

E allora dalli al Ghirardi. Tutti addosso. E io lo difendo. La prossima intervista comunque la farà con quella firma nazionale parmigiana che l’ha tanto criticato.

Ma io non cambio idea, posso vivere senza l’intervista a Ghirardi e anche senza tutti i suoi ex sodali.

Mi auguro che il Parma vada molto bene, che la presidenza Giordano e la proprietà Taci lo facciano salvare, perchè quel collega così prestigioso, novello Gianni Brera, sostiene che sono venuti qui per portare il Parma in serie B e prendere i soldi del paracadute finanziario. Tesi irrispettose, veramente grottesche. E ogni volta che vorrò tirerò fuori quel nome di mafioso, quell’accostamento irritante.

Qui, ogni volta che vorrò, scriverò contro tutti i giornalisti che vorrò, mettendoci la faccia, evitando magari talvolta di citarli, e mettendomi nella condizione di no a priori per qualsiasi intervista. Un bel tutti contro tutti, insomma. Tanto interviste dai campioni del Parma non ne faccio comunque.

Qui, come altrove, trovate onestà intellettuale. Non ovunque.

Qui si commenta, si discute di sport con garbo, rispettando le opinioni sensate di tutti. Le opinioni di chi usa lo sport solo per amplificare la propria voglia di essere al centro dell’attenzione, non mi interessano. Non voglio essere come certi uomini usati da certe donne, emblematico il caso di questi giorni nel Modenese.

Invece posso dirvi che nel 2015, assieme certamente a Biagio Bianculli, lavorerò in due direzioni precise, ovvero sui libri. Presenterò, intervisterò colleghi e sportivi e magari chef, e magari pubblicherò la mia prima opera. Che sarà semplicemente una collana delle mie migliori interviste, aggiornate quel minimo per levare l’aggancio di attualità, comunque insomma il prodotto dovrà avere senso.

Riflettevo, non sono tanti i giornalisti reggiani che hanno un sito internet proprio. Nicola Fangarelli con il suo 24 Emilia, ma parliamo di realtà affermate. Di Gianfranco Parmeggiani con 7×24, dell’amica Marina Bortolami con Reggionelweb, di Ciro Andrea Piccinini, scandianese curioso. Poi certamente ci sono blogger appassionati, l’impronta però è diversa. La maggioranza dei testi qui hanno una dignità nazionale e da pubblicazione cartacea, altrove si fanno più contenti gli amici, c’è un giornalismo a richiesta.

Soprattutto, per me conta la carriera, la valutazione del lavoro svolto a 360°, sul cartaceo, sul settimanale, sul sito, da freelance, tutto. La qualità delle proposte che restano nelle mail delle redazioni.

Non chi a 43 o 53 anni prova a scrivere su un sito di informazione, non l’ha mai fatto, rifiuta di impegnarsi per esempio nella realizzazione delle videointerviste, le più cliccate, e invece poi dà il massimo sul proprio blog.  Basta dirlo in anticipo e non si prova neanche.

Dopo un impegno lungo e sul lungo periodo, si può riconfrontarsi.

Si fa un percorso finalizzato a ottenere l’iscrizione dal tribunale, si cerca di diventare pubblicisti, si sfornano giornalisti, ma seguendo le regole, non l’istinto.

Seguendo criteri. Ci si può anche schierare ma si deve spiegare la scelta. E bisogna essere consapevoli che anche le pubblicazioni personali su facebook contribuiscono ad alimentare i giudizi.

Detto questo, molto meglio centellinare gli interventi, evitare di discettare su tutto e magari condividere i contenuti delle grandi testate, delle pubblicazioni vere. Autorevoli, mica da confronto televisivo senza contraddirittorio, perchè anche là esiste la sudditanza psicologica.

Detto questo, meglio un articolo in più – e non solo perchè pagato – per la versione cartacea di un quotidiano che un’analisi sociologica fuoriluogo.

Poi vanno benissimo i racconti personali, le telepromozioni mascherate, i momenti commerciali spacciati per eventi mondani. Il giornalismo però è legato ai canoni tradizionali: la carta, l’autorevolezza della testata, la firma, il contenuto, la mancanza di secondi fini, l’interesse generale della presa di posizione, il rispetto del pensiero comune. Se un quotidiano cartaceo vanta 50mila lettori  al giorno e questo sito non è mai andato oltre i 500 lettori al giorni, le proporzioni non vanno mai dimenticate. Mai, per nessun motivo.

Un bravo al direttore della Gazzetta di Reggio, che punterà ancora di più sui video. Eccellente, sono il presente. Sono le interviste intime che tanti tentiamo di fare più brevi e con le immagini. Il massimo.

Il protagonista mai è chi scrive, sempre l’interlocutore e magari il contenuto…

La dottoressa Billeci sostiene che tutti dovrebbero fare teatro, che è terapeutico, allora lo è anche la scrittura.

Baci e saluti (alla ragazza). Ivano Fossati, per voi.

 

Ivano Fossati, per voi. Per voi è una formula da conduttrice. Alla Domenica Sportiva, Sabrina Orlandi dice: “Mister, una domanda per lei da mister Mondonico”.

Ecco, quando ci riusciamo, Tommaso e io accompagneremo il pezzo con una musica finale. Lo fa Tg2 storie con il maestro Anellino. Straordinario.

Questo fa crescere, forse. Volere ragione a tutti i costi per le proprie provocazioni significa un’intrasigenza verso il prossimo da curva di tifosi. Di una volta. Adesso va meglio