Archivi categoria: Nella rete di Alice

Alice Pignagnoli, portiere, opinionista, volto tv, ora anche blogger

Questo è l’archivio. Dal 20 ottobre tutto è solo su vannizagnoli.it. Grazie a Silvia e ai sostenitori

Dal 20 ottobre 2016, è attivo il nuovo sito vannizagnoli.it, con youtube. Grazie da Silvia e Vanni Zagnoli. E soprattutto dagli amici.

Il sito all’indirizzo attuale non sarà più aggiornato. Tutti gli articoli pubblicati sono stati trasferiti sulla nuova piattaforma e rimarranno comunque qua come ulteriore archivio.

Alganews.it. Le interviste ad Alice Pignagnoli. Repubblicaparma.it: volto tv, portiere, studentessa, lavoratrice.

Questo articolo è valorizzato anche da Lucio Giordano (Alganews).

https://luciogiordano.wordpress.com/2015/08/03/alice-pignagnoli-la-bellezza-tra-i-pali/

(v.zagn.) Alice Pignagnoli è una della calciatrici più popolari d’Italia, poichè alla bravura fra i pali abbina fascino. E’ personaggio televisivo, giornalista, ha grande successo sui social networks.

Qui proponiamo una delle tante interviste che ha rilasciato, ma altrettante le ha declinate per questioni di tempo.

E’ uscita un paio d’anni fa, sul sito di Repubblica Parma.

Alice Pignagnoli è stata spesso ospite in tv. Qui è a Tv Parma, per anni era stata opinionista a Telereggio,.
Alice Pignagnoli è stata spesso ospite in tv. Qui è a Tv Parma, per anni era stata opinionista a Telereggio,.

http://women-parma.blogautore.repubblica.it/2013/08/29/alice-pignagnoli-una-donna-in-porta/

Con la caparbietà di chi si trova da solo a fare da estrema barriera davanti a un intero stadio, Alice Pignagnoli ha inseguito un sogno più sfuggente di qualsiasi pallone: giocare a calcio ai massimi livelli in Italia. Lei ce l’ha fatta. Nell’anno 2011/2012 ha raggiunto l’apice, Supercoppa e scudetto nella squadra più forte della serie A1, la Torres Calcio Femminile. Una passione che coniuga, non senza fatica, con il lavoro. E proprio il lavoro di giornalista sportiva ha portato questa 25enne reggiana anche a Parma, dove è stata co-conduttrice del Tg Sport Dilettanti e volto di Bar Sport su Tv Parma.

Nel suo futuro c’è sempre la comunicazione e c’è sempre il calcio, anche se Alice ha rinunciato al sogno della Nazionale. E non solo per motivi personali, spiega. Da quando lei ha iniziato a correre dietro al pallone da bambina la cultura del calcio femminile ha fatto passi da gigante, ma rimane ancora molto da fare. Come in molte professioni in Italia, i massimi livelli rimangono preclusi alle donne che vorrebbero coniugare famiglia e carriera.

“Mi sono sempre chiesta come sia nata questa mia passione – racconta Alice – da piccola giocavo sempre con gli amichetti maschi. Al tempo non c’erano squadre femminili per bimbe e i miei genitori erano contrari a farmi proseguire su questa strada. Grazie alle insistenze di un allenatore per due anni ho giocato in una squadra maschile, poi a dieci anni i miei mi hanno imposto di smettere e ho giocato a volley fino a quattordici anni. Ma sognavo sempre il calcio, prendevo il pallone con i piedi!”.

Come sei tornata alla tua vera passione?

“Mi sono iscritta al liceo scientifico Moro a Reggio Emilia, che ha una squadra femminile pluriscudettata. Ho scelto questa scuola soprattutto per questo, quando ho visto appesa la foto della squadra ho capito che faceva per me. Ho cominciato ad allenarmi e sono stata scelta dalla Reggiana. Da lì è cominciato un percorso che mi ha portato in tutta Italia. A sedici anni sono diventata portiere in prima squadra, quindi sono andata a Varese e poi al Milan, dove è cominciata la mia vera carriera in concomitanza col primo anno di università. A vent’anni ho esordito in serie A. Sono andata a Como e a Napoli, dove ho fatto una grande esperienza di vita. Quindi la chiamata della Torres, la squadra più forte d’Italia. Mi sono trasferita a Sassari. Nel 2011/12 abbiamo vinto Supercoppa e scudetto”.

Come sei riuscita a coniugare calcio e studio?

“Sono sempre stata motivata a dare il meglio di me su tutti i fronti. I miei genitori non volevano che giocassi, quindi ho cercato di ottenere buoni risultati universitari nel minor tempo possibile. Mi sono laureata allo Iulm con ottimi voti”.

Ora hai deciso di tornare a Reggio Emilia.

“E’ stata una decisione molto dolorosa, che ha significato sacrificare il sogno. Ho scelto di giocare nella Riviera di Romagna, squadra di Cervia. Volevo stare con il mio compagno, ma lo stipendio di una donna nella migliore squadra della Serie A è pari a quello di un operaio. Non era possibile far venire il mio fidanzato a Sassari senza un lavoro. Mi dispiace che le donne debbano sempre scegliere. Un ragazzo che giochi in C2 guadagna abbastanza per mantenere una famiglia”.

Adesso affianchi il calcio al lavoro.

“Nel calcio femminile si è sentita molto la crisi economica e lo stesso nel giornalismo sportivo, professione che avevo intrapreso con diverse collaborazioni in tv e quotidiani locali. Quest’anno sono stata assunta in un’azienda che fa siti web a Reggio Emilia. Nel 2013 giocherò nell’Oristano in A2 perché mi permette di lavorare durante la settimana e di allenarmi e giocare solo nei weekend. Sarà dura ma non ci mollo. Intanto mi alleno nella squadra del mio ragazzo, in Promozione. Hanno fatto un’eccezione per me, i compagni mi trattano come una di loro”.

Come hai scelto il ruolo di portiere?

“Fino a 15 anni ho giocato in centrocampo, perché tutti i bambini vogliono correre dietro al pallone. Poi mi sono trovata in porta per motivi molto pragmatici, alcune mie compagne erano state chiamate in Nazionale. Così mi sono innamorata del ruolo. Ci vogliono coraggio e personalità, perché sei da solo di fronte a tutti”.

Perché ci sono pregiudizi verso il calcio femminile, anche da parte di molti genitori?

“Quando ero piccola chiaramente mi dicevano che era uno sport per maschi, ma diciamo che il timore comune è che ci sia un ambiente omosessuale negli spogliatoi. Io rispetto le scelte di tutti. Ho un mio carattere, non sono stata influenzata e non ho rinunciato alla mia femminilità. Sono rimasta me stessa. Bisogna dire che in Italia il calcio femminile continua esistere solo come nicchia e questo a certi livelli esclude le donne che vorrebbero una famiglia. In America, ad esempio, ci sono asili nido per le mamme che giocano. Comunque dico ai genitori di assecondare le figlie e di stare loro vicini in un percorso che comporta sacrifici, ma dà anche molto”.

Nella rete di Alice Pignagnoli: “Una città che non vuole smettere di sognare: stanotte è la nostra notte”.

Alice Pignagnoli
Alice Pignagnoli

imagedi Alice Pignagnoli

Finale Play Off di Basket. Gara 7.

Stanotte non é solo la notte degli appassionati di basket, stanotte é la notte di chi ama sognare. Di una città intera che piuttosto che smettere di sognare, ha iniziato a tifare la squadra di un’altra città (il Sassuolo), è uno sport sconosciuto ai più (il basket ).

Si dirà: tifosi occasionali! Errato: nei cuori che palpitano a 10” dalla sirena non c’è opportunismo, ma solo voglia di sognare, di amare una città che ci ha dato tutto. Lavoro, affetti, amici, cultura, occasioni, passioni, sentimenti.imagePersonalmente amo lo sport ad alto livello e stasera, tra quei tifosi occasionali pieni di sogni, ci sarò anche io.

Allora “Grissini”, con la metà del budget degli avversari, un palazzetto che cade a pezzi e si usa per le finali scolastiche, delle divise che neanche in terza categoria e un topo con la erre moscia come mascotte, non fateci smettere di sognare.

Siamo qui per voi. Totalmente dipendenti.

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La vostra, Ali(ce) Pigna(gnoli)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Radio Baiano, Alice Pignagnoli: “Neuer dà un impulso al settore dei portieri. Rafael? In certe piazze c’è bisogno di un portiere carismatico”.

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http://www.maidirecalcio.com/2014/12/04/mdc-alice-pignagnoli-neuer-impulso-tutto-il-settore-rafael-certe-piazze-ce-bisogno-di-un-portiere-carismatico.html

Fra un pezzo e l’altro di Alice, valorizzeremo le sue interviste, uscite in questi anni. Questa risale a dicembre, a una radio campana.

 

 

Nel corso della nostra trasmissione radiofonica settimanale “Chi ha fatto palo?”, on air sulle frequenze di Radio Baiano, è intervenuta Alice Pignagnoli, portiere della Filmauto Valpolicella e giornalista sportiva, che ha detto la sua su diversi temi. Dall’aumento di portieri giovani in serie A, passando per l’analisi dettagliata delle prestazioni di Perin e Leali, fino ad un parere personale su Neuer, De Sanctis e Rafael. Ecco l’intervista integrale:

In quanto portiere esperta puoi esserci molto utile nell’analizzare la situazione in Italia. Il numero di giovani portieri è aumentato molto in serie A, nonostante sia un campionato molto vecchio. I vari Sepe, Perin, Bardi, Sportiello, Rafael, Cragno e Leali sono nati tutti dopo il 1990. Come valuti questo cambiamento?

Da portiere sono molto contenta, dato che ho vissuto l’onda lunga del portiere vecchio che doveva giocare perché aveva esperienza. E’ innegabile come abbia influito un calo generale della qualità del campionato e del giro economico della serie A e questo ha portato a puntare a giovani portieri per situazioni contingenti. Dall’altro c’è stata una maggiore consapevolezza del ruolo: l’errore fa parte del portiere e va considerato come tale. Nell’ambiente ormai si capisce che il portiere può sbagliare e può far vincere le partite. Inoltre l’attenzione della preparazione del portiere dal punto di vista fisico, tecnico e tattico ha permesso che gli estremi difensori possano scendere in campo con maggiore consapevolezza e non come ruolo di secondo livello.

Ma questo trend che porta a scegliere un portiere giovane piuttosto che uno vecchio nasce dalla necessità di adattarsi al calcio moderno e quindi c’è bisogno di riflessi maggiori rispetto all’esperienza e alla tecnica?

La cura che danno gli stessi preparatori o lo staff in linea generale è ormai incentrata anche alla gestione dell’area, gestione della difesa e non solo tecnica. Ormai ci sono portieri della Primavera e degli Allievi già molto maturi, quindi se da un lato c’è più possibilità di dare spazio dall’altro stanno arrivando portieri già maturi e preparati per ogni situazione. Ciò che prima si pensava potesse arrivare dall’esperienza, ora può arrivare anche con l’insegnamento quindi oggi prima di tutto viene chiesto di saper gestire la squadra come un veterano. Leali ad esempio è un grande esempio in questo, portiere giovane ma mostra la personalità da esperto e ha le carte in regole per giocare titolare.

Cosa pensi dell’exploit dei giovani portieri in queste ultime annate e qual è, tra questi, il numero uno che ti ha maggiormente impressionato?

Innanzitutto va detto che per valutare un portiere non basta vedere solo la tecnica ma anche come gestisce area e difesa. Attualmente i portieri di allievi e giovanissimi sono molto più maturi rispetto ad un decennio fa, per cui le possibilità che trovino spazio in A sono notevolmente aumentate. Oggi, anche se giovanissimi, i portieri sono già pronti a psicologicamente a gestire una partita di alto livello. Tra i nomi da voi fatti penso che vada sottolineato quello di Leali, un grande esempio di portiere giovane che ha personalità e tutte le carte in regola per sfondare.

Spesso i media esaltano i giocatori a seconda delle prestazioni. Quali pensi che sia il portiere più sopravvalutato da giornali e tv?

Penso che un portiere molto caricato sia Perin. Attenzione, ciò non significa che non sia un ottimo portiere ma che gli si perdonino molti errori banali. Casillas è l’esempio più eclatante di quanto la stampa e il resto condizionino le scelte di una società e di un allenatore. Va aggiunto che spesso nell’occhio del ciclone finiscono portieri Sicuramente il portiere giovane ha bisogno di più tempo per non venire bruciato. Fiorillo, ad esempio, è stato spesso esaltato dai media e poi è finito in panchina a La Spezia. Si può dire che riuscire a gestire situazioni del genere rappresenti l’altra faccia del calcio professionistico.

Nei giorni scorsi ha destato molto scalpore la diatriba avvenuta in casa Roma tra De Sanctis e difensori dopo il gol subìto contro il CSKA. Chi ha sbagliato a tuo avviso?

Tanto per evidenziare l’influenza che hanno i media, pensate che ho seguito più la diatriba che la partita perché in quel momento ero in campo anch’io. Da portiere posso dire che molto spesso paghiamo errori di altri e se in una delle tante telecamere presente sui vari campi mostrasse bene la traiettoria del pallone, le deviazioni e via discorrendo, magari i portieri di C, D o Eccellenza sarebbero agevolati. In ogni caso è brutto che un portiere accusi la propria difesa, non dovrebbe mai farlo, è come se un papà accusasse i propri figli. Meglio essere onesti con sé stessi e ammettere l’errore piuttosto che sparare contro la propria difesa.

A Napoli ci si chiede se Rafael sia l’uomo giusto per difendere la porta dei partenopei. Come lo vedi? Quanto può incidere il carisma di un portiere esperto sulla squadra?

Il portiere è uno e solo, magari gli altri titolari ruotano quindi molto spesso quello che va in campo, in porta, è il “contorno”, l’aura più che il giocatore visto come individuo. In un ambiente passionale come Napoli serve un portiere considerato come valido dall’entourage e rispettato dai compagni. Anche se meno bravo, in questi ambienti è meglio avere un portiere carismatico per dare serenità a piazza e giocatori. Nella Juventus, ad esempio, Buffon continua ad essere titolare perché mancano i sostituti a livello di personalità più che di tecnica.

L’ultima domanda riguarda Neuer. A tuo avviso merita il Pallone d’Oro?

Come potrei dire di no. Me lo auguro visto, darebbe un grande impulso a tutto il settore. Sarebbe un enorme risultato, soprattutto pensando che il portiere fino a pochi anni fa era totalmente nell’ombra. Ora grazie ai media è nata l’era dei portieri che sono addirittura beniamini dei piccoli, mentre prima non stampavano neanche le maglie degli estremi difensori. Sarebbe un importante riconoscimento per un ruolo di cui c’è ancora poca conoscenza tecnica.

Alice Pignagnoli (nella rete di Alice): “Arriva il periodo dei matrimoni: tutti felici! Ma l’amore vero esiste?”

Luca Lionetti, ex calciatore della Scandianese, e Alice Pignagnoli, portiere del Chievo Verona, calcio femminile
Luca Lionetti, ex calciatore della Scandianese, e Alice Pignagnoli, portiere del Chievo Verona, calcio femminile

E con la primavera arriva anche il periodo dei matrimoni. Tutti si sposano, tutti si amano. Durante il ricevimento, ai grandi tavoli imbanditi, le coppie fanno a gara  per essere i prossimi, per l’amore più grande, la casa più bella o  i figli più promettenti.

Peccato che i dati parlino di tutt’altro.  Ai corsi prematrimoniali sono gli stessi parroci a fare da spauracchio: “la metà di voi, tra pochi anni, sarà separata!”. E come non ricordare l’amarezza di un’amica un poco più vecchia di me: “dieci anni fa si sposavano tutti, ora divorziano. Di tutta la compagnia, siamo rimasti in tre ancora coniugati!”.

imageE allora come si fa a credere ancora nell’amore? Come si fa ad indebitarsi per una vita intera per creare un nido da condividere?  Come ci si ama a tal punto da rinunciare ogni giorno un po’ a sé stessi, fino a quando le due metà combaciano perfettamente?

Sono tante le domande che mi affliggono in questi giorni. Poi guardo mio nonno contare le pillole a mia nonna, come ogni pasto, e passargliele ad una ad una, assicurandosi che le ingerisca. Li guardo mentre si sorreggono vicendevolmente nelle difficoltà quotidiane,  barcollando, ma sempre con il sorriso sulle labbra.

imageLuca si avvicina e mi stringe. Sa che non potevo mangiare il frumento ma l’ho fatto ugualmente. Ho bisogno di un massaggio per stare meglio?

Fidatevi di me, l’amore vero esiste.

 

 

“L’indignazione è per gli indignati”. “Nella rete di Alice”, il debutto di Alice Pignagnoli è sulle parole del presidente di Lega dilettanti Belloli, contro il calcio femminile

imagehttp://sport.ilmessaggero.it/calcio/news/belloli_accuse_sesso_dilettanti_presidente/1353488.shtml

(v.zagn.) E’ un caso che Alice Pignagnoli debutti in questo sito commentando l’infelice uscita del presidente di Lega Belloli. In settimana era intervenuta su radio Parma. Quando vorrà, scriverà sui temi che preferisce, anche personali. Raccontando quel che vuole, calcio e non.

di Alice Pignagnoli

Finalmente mi sono convinta a scrivere. E l’ho fatto proprio in questo momento tristemente storico per il calcio femminile in Italia, perché non si poteva non scrivere, non si poteva volgere lo sguardo altrove. Oggi che il presidente dell’associazione che ci dovrebbe rappresentare, dà voce a quello che, in fondo, é il pensiero della maggior parte degli italiani, che non hanno avuto direttamente a che fare con “l’altra metà del calcio” (come ha propagandato la stessa associazione).

Oggi che rispondo ai grandi interrogativi che mi hanno attanagliata in tutti gli anni della scalata, se così si può chiamare, ai massimi livelli del calcio femminile italiano. Quando i miei genitori, da bambina, non volevano permettermi di giocare. Quando i professori giustificavano le assenze calcistiche dei miei compagni maschi, ma non le mie.
Quando vincevo lo scudetto e avevo, sì e no, uno stipendio che mi permettesse di sopravvivere. Quando in Champions League si giocava in trasferta in stadi da 30 000 posti e in casa a chiedere permesso a una squadra di Eccellenza. Oggi so che la verità è che, per tutti, siamo solo “quattro lesbiche” in cerca di soldi.

Perché, i tanti che si dicono “scandalizzati” da questa vicenda, sono gli stessi che non hanno mai dato spazio sui media nazionali alle nostre gesta sportive, ma lo fanno ora perché ci chiamano “lesbiche”, una parola che fa audience.

Ho dovuto aspettare 11 anni dalla mia prima convocazione in serie A, per vedermi in campo in una rete nazionale, in un servizio che non fosse una diretta pagata coi soldi delle stesse società e giocatrici. Peccato che la partita in questione fosse una semifinale di Coppa Italia di tre anni fa, sulla quale, i signori che urlavano allo scandalo dallo studio della Rai, non sapevano assolutamente nulla.

Allora, se per avere un po’ di visibilità bisogna diventare fenomeni da baraccone, preferisco continuare per la strada già percorsa. Preferisco continuare a giocare il mio calcio. Quello per cui torno a casa dal mio compagno all’una di notte, dopo aver fatto nove ore di lavoro, due di allenamento e 250 chilometri. Quello che non specula su nulla, che non chiede nulla, se non altri sacrifici e passione per continuare a volare.

Il calcio delle donne: Alice Pignagnoli, oltre la porta c’è… molto di più! Photogallery e videointervista a 24emilia.com

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Alice Pignagnoli, reggiana, classe 1988. Segni particolari: portiere, bellissima, laureata in scienze della comunicazione, opinionista tv. Una delle protagoniste del calcio femminile a livello italiano.

Una passione, quella del pallone rosa, che si segue perchè ci si diverte e non certamente allo scopo di diventare ricchi e famosi. Una scelta comunque impegnativa e faticosa in quanto costringe a stare lontano dalla propria casa, dalla famiglia, dagli affetti.

Alice gioca come portiere, un ruolo importante che non è solamente sinonimo della solitudine in campo, bensì espressione del coraggio, della ritualità dei gesti, del mostrare qualcosa di diverso dagli altri giocatori. Lavora come web designer e ha partecipato ad alcune puntate di Bar Sport su Tv Parma in veste di opinionista.