Archivi categoria: Nuoto

Questo è l’archivio. Dal 20 ottobre tutto è solo su vannizagnoli.it. Grazie a Silvia e ai sostenitori

Dal 20 ottobre 2016, è attivo il nuovo sito vannizagnoli.it, con youtube. Grazie da Silvia e Vanni Zagnoli. E soprattutto dagli amici.

Il sito all’indirizzo attuale non sarà più aggiornato. Tutti gli articoli pubblicati sono stati trasferiti sulla nuova piattaforma e rimarranno comunque qua come ulteriore archivio.

Gazzetta di Parma, nuoto. Gregorio Paltrinieri riceve le chiavi di Carpi e plaude Giulia Ghiretti: “La voglio conoscere. La storia con Morlacchi è unica, di medagliati nel nostro sport. Ricorda Pellegrini e Magnini. La piscina di Moletolo e le nazionali con Bocchia”

Federico Bocchia, parmigiano
Federico Bocchia, parmigiano

Vanni Zagnoli

Carpi

A Gregorio Paltrinieri serve un’ora buona, venerdì notte, per evadere tutti gli autografi dei fans, in piazzale re Astolfo. Al suo paese piove e dei 1500 della serata a centinaia restano per una foto e la firma su una medaglia di cartone. Lì Greg si racconta volentieri a La Gazzetta di Parma, iniziando da Giulia Ghiretti.

“La ammiro davvero tanto – racconta -, ho seguito in tv le sue medaglie, argento e bronzo, vorrei tanto conoscerla. La vasca dà emozioni speciali, a tutti”.

Lì vicino le raccontano anche due commilitoni di Greg, Marco Orsi e Mirco Di Tora, bolognesi della polizia. Greg deve rifare molto selfie, ma riprende su Giulia.

“Affascina che il fidanzato Federico Morlacchi abbia vinto 4 medaglie, la loro è una storia unica. Fanno venire in mente Filippo Magnini e Federica Pellegrini”.

Quando salirono sui podi olimpici, tuttavia, i due non stavano ancora insieme.

Greg ha molti tifosi anche a Parma. “Un po’ in tutte le province d’Emilia, in particolare nelle terre vicine a Carpi. Rammento gare a Moletolo, in una piscina che mi è sempre piaciuta”.

Paltrinieri racconta la sua Parma. “Da anni sono compagno in nazionale di Federico Bocchia, sono felice che abbia partecipato alle olimpiadi, abbiamo un buon rapporto, pur in distanze diverse.

I contatti con la provincia sono frequenti, ci sono amici che si fanno vivi”. Qualcuno va a salutarlo a Carpi, quando si allena rientrando dai clinic di Ostia, e alcuni sono lì in fila, per l’autografo con l’emiliano che emula Stefano Baldini e Carlo Ancelotti, per i trionfi. Ascolta il padre Luca, gestore della piscina di Novellara, nel Reggiano, dove Gregorio si tuffò per la prima volta. A pochi metri c’è la fidanzata Letizia, carpigiana, nuotatrice per diletto, 21 anni. In futuro magari signora Paltrinieri. “Non si chiedono queste cose – sorride -, i progetti non sono così a lungo termine…”.

Durante l’intervista, Letizia è interrotta dalla mamma, per levarla dall’imbarazzo. “Non parlo volentieri di Greg. A Europei, Mondiali e Olimpiadi lo seguo ovunque, è molto popolare in Italia, di meno all’estero, anche se lo meriterebbe”.

E’ nelle nostre province che si concentra l’affetto dei sostenitori, dei tanti praticanti del nuoto o di chi semplicemente va in acqua a rilassarsi. E sono là, per parlare con Paltrinieri, che saluta tutti per primo. Letizia neanche sa cosa siano le wags. “Victoria e David Beckham? Beh, noi ci siamo davvero lontani”.

Lei inizia il 4° anno di medicina, a Modena, e con le colleghe di università festeggia i trionfi del fidanzato. “Siamo insieme dal 2012”.

Greg si allenava anche in Australia, alzandosi alle 4 del mattino, sempre con Stefano Morini e il nipote Gabriele Detti, bronzo olimpico sui 1500.

In piazza, Paltrinieri viene celebrato come Dorando Pietri, 108 anni fa, nonostante quell’oro di Londra 1908 nella maratona fosse sfumato sul filo di lana. Arriva su una Lancia Belna del 1935, le gambe lunghissime e magrissime faticano a entrare, è scortato dalla banda. Entra in corsia di moquette azzurra, c’è il blocchetto della partenza. Riceve le congratulazioni in video da 10 personaggi, compreso Gene Gnocchi, il comico di Fidenza. Ritira le chiavi della città, reduce dall’anno di serie A, nel calcio. Nell’ambito del festival della filosofia, terminato ieri, anche a Modena e Sassuolo, l’incontro è organizzato da radio Bruno e condotto da Pierluigi Senatore e da Leo Turrini, giornalista del Qs. Greg dà appuntamento a Tokyo 2020 e spera di arrivare al ’24. “A Roma, sarebbe il massimo. E non siate scettici sull’organizzazione italiana, vale la pena di rischiare. L’emozione olimpica è tale che vale la pena di indebitarsi”. E al 2024 potrebbe arrivare anche Giulia Ghiretti, oggi 22enne. “Glielo auguro”, chiosa Paltrinieri.

A cura di Giangabriele Perre

Avvenire, nuoto. Federica Pellegrini alla vigilia di Londra 2012: “Arrivo a Rio. Le aspettative sono sempre altissime, su di me, confermarsi è complicato”

Su Avvenire, questo articolo uscì alla vigilia di Londra 2012

Vanni Zagnoli

Semplicemente è la regina. L’Italia non aspetta che lei, anche senza tricolore in mano. L’unica incognita per Federica Pellegrini è l’ansia, perchè in acqua non ha rivali. E anche nella popolarità, in quanto la veneziana è tra le grandi donne dello sport nazionale. Si sta concentrando per Londra, le interviste esclusive sono rare, così vicino all’evento planetario, fa un’eccezione per Avvenire.

Federica, a fine mese via alla sua terza Olimpiade. Sarà l’ultima?

“Non credo proprio, spero di arrivare a Rio de Janeiro 2016”.

Era stata la prima scelta, per il ruolo di alfiere. Conta di esserlo in Brasile?

“Se le gare di nuoto si disputeranno come sempre l’indomani della cerimonia di apertura, non è ipotizzabile che le valutazioni siano diverse rispetto a Pechino e Londra. Peraltro ho chiarito il mio amore incondizionato verso i colori della bandiera e il sentimento che provo per la nazione”.

La scelta di Valentina Vezzali la trova d’accordo?

“Totalmente, i risultati parlano per lei”.

Alle Olimpiadi ha vinto “solo” nei 200 stile libero, l’argento di Atene e l’oro in Cina. Stavolta perlomeno porterà altre due medaglie?

“Da qualsiasi parte lo si guardi, il bicchiere è sempre mezzo pieno”.

Ha già deciso a quali gare partecipare?

“Sicuramente i 200 e i 400 sl, più staffetta 4×100, con abbiamo vinto il bronzo europeo. Per il resto, seguirò le indicazioni del mio allenatore, Claudio Rossetto”.

Il compianto ct Alberto Castagnetti voleva vederla in acqua anche sugli 800, rinuncia per sempre?

“Mai dire mai”.

Idem sui 100?

“Esatto”.

Nelle staffette ha speranze di podio?

“E’ dura, ma in vasca niente è impossibile”.

Si affacciò sulla scena internazionale ai mondiali di Barcellona, nel 2003, nel tempo gestisce meglio l’ansia?

“Direi proprio di sì. Sono cresciuta molto sotto questo punto di vista e riesco a controllarmi”.

Negli istanti in cui non si sente bene, in acqua, come reagisce?

“E’ un percorso confidenziale che ho affrontato con il mental coach”.

Dara Torres ha mancato la qualificazione alla sesta Olimpiade della carriera, fra le atlete medagliate 8 anni fa, in Grecia, considerando tutte le distanze, sarà l’unica ancora in acqua?

“Sinceramente non ho il quadro completo di tutte le atlete internazionali che hanno ottenuto il minimo olimpico”.

Filippo Magnini si è aggiudicato l’oro europeo sui 100 stile a Debrecen, a 30 anni. Questa relazione come ha cambiato la vita di Federica?

“Sto vivendo bene e con allegria. Fra tante cose, apprezzo il suo modo di trasferirmi serenità in tutti gli ambiti, compreso lo sport”.

A Shanghai lei fece doppietta con l’allenatore francese Philippe Lucas. Le manca il suo carisma?

“Ne aveva tanto, in effetti. Fu un progetto tecnico condiviso che centrò l’obiettivo. La situazione poi è mutata e ora mi sento completamente coinvolta con il metodo di coach Rossetto”.

Per i suoi allori, quanto deve alle doti naturali e quanto all’allenamento?

“Sono in pari misura. Non c’è talento che possa far raggiungere grandi risultati senza duro lavoro: Il segreto sta proprio in questo”.

Alessia Filippi viene da tre anni tormentati, dopo l’oro mondiale di Roma 2009, il podio è fuori dalla sua portata?

“Le auguro di potersi giocare le sue carte, il bello dello sport è che puoi arrivare laddove molti neanche immaginano”.

L’australiano Ian Thorpe era tornato in acqua ma ha fallito il minimo olimpico, Phelps sarà cannibale come a Pechino?

“Michael viene da trials americani impegnativi, compirà scelte tecniche chiare, resta la superstar del nostro movimento”.

Un record del mondo è da escludere?

“No. Arrivano segnali da molti atleti in varie specialità e avrebbe un significato speciale”.

Com’è lo stato di salute dello sport italiano alla vigilia dell’appuntamento chiave del quadriennio?

“Le aspettative sono chiare e la competizione è sempre più dura. Noi azzurri sappiamo dare il 110% nel momento in cui conta, questo fattore influenzerà positivamente il nostro medagliere”.

Fra i campioni del 2008, oltre a Vezzali ci saranno Giulia Quintavalle (judo), Chiara Cainero (tiro a volo, skeet), Alex Schwazer (marcia, 50 chilometri) e Roberto Cammarelle (boxe). Chi ha maggiori chances di riconferma?

“Non amo esprimermi sui miei risultati, figuriamoci sui colleghi. Auguro a tutti di essere molto, ma molto felici dopo aver gareggiato”.

Il bronzo olimpico di Tania Cagnotto. Su Il Giornale, nell’agosto del 2013, l’articolo a firma di Francesca Dallapè a celebrare l’argento mondiale nei tuffi sincronizzati. “Ci siamo divertite anche in tv, con Stefano Bettarini”

Nell’articolo di Francesca Dallapè uscito su Il Giornale il 23 agosto 2013, il racconto della vigilia di Tania Cagnotto (nella foto) verso la sfida individuale alle cinesi.

Francesca Dallapè

Sabato con Tania abbiamo vinto uno splendido argento, stasera tocca a lei, da sola. Nel trampolino da un metro sono favorite le due cinesi, può benissimo batterne una, Han Wang non è insuperabile. Peccato solo per Maria Marconi, senza quell’errore nell’ultima esecuzione ci sarebbe stata anche lei.

A livello individuale Tania ha già vinto 4 bronzi mondiali, stavolta potrebbe scalare un gradino del podio. Anche nei 3 metri, venerdì ha le ultime qualificazioni: è la meno giovane fra le 12 finaliste di oggi, le altre sono tutte under 24, ma proprio la sua esperienza farà la differenza.

Io resterò qui, con lei, sino all’ultimo tuffo. Siamo in camera assieme, come sempre, salirò in tribuna a vedere le sue gare, tiferò assieme a Giuliana Aor, la mia allenatrice.

Sabato sera abbiamo festeggiato con le nostre famiglie, qui c’è anche mio marito Manuel, ci siamo sposati il primo di giugno: assieme abbiamo visitato un po’ Barcellona, in settimana assaporeremo la Catalogna.

Prima di questi mondiali ero stata in vacanza con Tania a Palmarola, isola ponziana, avevo fatto il bagno persino nell’acqua profonda, battendo la paura, al rientro andrò in luna di miele, a New York e poi in Polinesia francese: Papeete, Bora Bora e Taha.

Neanche so quale sarà il premio per questo secondo posto iridato, è ancora troppa la soddisfazione per pensare al ritorno economico, in una disciplina peraltro non ricchissima, per fortuna ho il sostegno di Trentino e Vegetal Progress.

Sul trampolino sabato pomeriggio ero molto emozionata, ogni gara comporta insicurezze, il bello dei tuffi è proprio la ricerca della concentrazione cercando di limitare l’emotività. Tania è sempre stata la leader del nostro duo, fin da 5 anni fa, inconsciamente avevo paura di sbagliare e penalizzarla, ogni tanto riaffiora qualche incertezza.

Credo proprio che continueremo sino a Rio de Janeiro, nel 2016 avrò 30 anni, lei 31 e sarà alla quinta partecipazione, sempre inseguendo quella medaglia olimpica. L’avrebbe meritata un anno fa a Londra, proverà a prendersela in Brasile, con e senza di me. Sino a maggio non eravamo rimaste ferme, pur dedicandoci a qualche diversivo. Ci siamo divertite in tv, a “Jump! Stasera mi tuffo”, diventando amiche dell’ex calciatore Stefano Bettarini.

Semplicemente gli allenamenti erano diminuiti, non più mattina e pomeriggio, magari solo una seduta e poi in palestra. L’argento ci gratifica, adesso Tania gareggerà ancora più rilassata.

testo raccolto da Vanni Zagnoli

Alle Olimpiadi, Sara Simeoni e Pietro Mennea conquistarono più podi di Federica Pellegrini. Resta dietro a Valentino Rossi e a Tomba, a Pantani e forse anche a Nibali. Divina ma fragile, a 5 cerchi

(v. zagn.) Tutta sta grandezza, di Federica Pellegrini , ma alla fine solo un oro e un argento olimpico.
Meno di Sara Simeoni, oro e due argenti nel salto in alto, più o meno come Pietro Mennea, un oro e due bronzi nella velocità.
La galleria dei campioni italiani aggiornata: Valentino Rossi, Tomba, poi non so se arrivi lei, sinceramente.
Sara Simeoni mi pare davanti, Pietro anche, e Pantani di sicuro, forse anche Nibali.
Divina, sì, ma fragile. Ecco, buoni piazzamenti, alle olimpiadi. Un argento, un oro, tre quinti posti, il quarto di oggi. Una signorissima, eppure è mancato l’ultimo acuto, proprio.
A cura di Francesco Delendati

Verzotto: bronzo mondiale dei tuffi e startupper nel TIS

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START-UP – Basterebbe guardarlo tuffarsi per restare svegli: Maicol Verzotto, bronzo mondiale insieme a Tania Cagnotto ai mondiali di nuoto 2015, ha però pensato bene di far restare svegli tutti mentre guidano. Tra una medaglia e l’altra, ha infatti inventato le “Drive Gum”, le chewing gum alla caffeina adatte a chi deve guidare a lungo di notte. La sua start-up “Functional Gums” è incubata al TIS innovation park e sta già lavorando ad altre gomme da masticare funzionali.

C’è chi per hobby gioca alla playstation o fa teatro, mentre Maicol Verzotto si dedica alla sua start-up. Ma, come per i tuffi, lo fa con perseveranza: c’è voluto infatti un anno e mezzo di ricerche, per trovare laboratorio e produttore che potessero fare al caso della sua start-up. E poi un altro paio di anni per convincere i mercati stranieri; ma le “Drive Gum”, presenti sul mercato italiano dal 2013 in stazioni di servizio in autostrada, bar e tabacchini, adesso sono arrivate anche in Spagna, Slovenia, Romania, Germania, Libano, Cipro, Belgio e Scandinavia Giordania Croazia.

 

L’idea è nata durante un viaggio in Cina, dove i taxisti mangiano costantemente chewing gum. «Degli studi dimostrano infatti che la masticazione delle gomme aiuta a mantenere alta l’attenzione alla guida» spiega Maicol Verzotto. Da questa base di partenza, con il suo team hanno pensato di potenziare questa caratteristica aggiungendo della caffeina.

 

La composizione della speciale gomma da masticare è inoltre perfetta per celiaci o per chi non ama gli zuccheri, visto che non è zuccherata e non contiene glutine; sono poi ottime sostitute degli energy-drink o dello stesso caffè visto che sono gustose anche a temperatura ambiente: «nel tempo abbiamo ottimizzato la ricetta e adesso le drive-gum hanno un caratteristico sapore di menta con una lieve punta di amaro» spiega Verzotto. Attraverso la masticazione il principio attivo entra in circolazione 300 volte più velocemente: l’assorbimento avviene infatti tramite le papille gustative e quindi per entrare in circolo non deve prima essere digerito.

Socio e co-iniziatore dell’avventura è Nazareno Mario Ciccarello, che Maicol ha conosciuto sulle piattaforme dei tuffi: «Nazareno ha contribuito con la sua esperienza nel settore farmaceutico» spiega Maicol, che subito dopo la laurea in Economia alla Libera Università di Bolzano nel 2012, si è tuffato con l’amico nell’avventura di “Drive Gum”. Oggi a 27 anni sta vedendo il frutto del proprio impegno non solo in campo sportivo, ma anche in questa sua recente avventura nell’innovazione.

Parma. Adriano Malori e le under 18 del volley sono gli atleti dell’anno per i veterani. La suggestione della cerimonia presentata da Massimo De Luca.

Parma, 16.11.2015 - Sport: al teatro Regio consegna premio internazinale Sport e Civiltà 2015. FOTO MARCO VASINI Cell. 339.4333787 E-mail vasinimarco@libero.it
Parma, Sport: al teatro Regio consegna premio internazionale Sport e Civiltà 2015.
FOTO MARCO VASINI

Il sipario del premio Sport Civiltà di Parma questo pomeriggio si è alzato sulle suggestive note di un pianoforte e di una fisarmonica che hanno intonato la canzone ‘I ponti di Parigi’: un doveroso ed emozionante omaggio alla capitale francese dopo gli attentati del 13 novembre scorso. I Veterani dello Sport di Parma, che da 39 anni organizzano questo prestigioso riconoscimento per promuovere i grandi valori dello sport, sono riusciti anche quest’anno a radunare nel tempio della lirica, il Regio di Parma, grandi campioni del presente e del passato, autorevoli dirigenti ed importanti firme del mondo sportivo. Una serata ricca di emozioni, storie, racconti e grandi imprese, condotta dai giornalisti Massimo De Luca eFrancesca Strozzi.

PREMIO ATLETA DELL’ANNO
Se lo scorso anno il premio ‘Atleta dell’Anno’, in versione rosa, era stato assegnato alle azzurre del volley che avevano fatto innamorare l’Italia durante i mondiali di casa, quest’anno è stata la volta delle sorelle più giovani, le azzurrine che hanno regalato all’Italia la prima storica medaglia d’oro in un mondiale under 18. Sono salite sul palco del Regio Vittoria Piani, Paola Egonu (Mvp del torneo e miglior schiacciatrice ) Alessia Orro (miglior palleggiatrice) ed Alexandra Botezat, assieme al presidente della federazione Carlo Magri. Le quattro splendide ragazze, amanti della comunicazione ‘social’ che durante il mondiale avevano lanciato l’hashtag ‘noisiamonoi’, sono state interrogate da Massimo De Luca proprio sui tweet appena scritti e lanciati. Per Magri “Vincere il Mondiale è stata una grande impresa; non era facile perché eravamo favoriti ma loro sono state eccezionali e questo sarà un importante trampolino di lancio per il loro futuro”.

Un’altra storica medaglia premiata dai Veterani è stata quella di Adriano Malori, argento nella cronometro individuale ai Mondiali di ciclismo di Richmond (Usa), seconda medaglia per l’Italia dopo quella di Andrea Chiurato del 1994. Stuzzicato da Massimo De Luca sui quei 9 secondi che lo hanno separato dal bielorusso Kiryenka, vincitore dell’oro, Malori ha replicato: “Ci avevo quasi creduto… ma purtroppo lui ha fatto l’ultimo strappo più forte di me. Sono comunque molto felice per questa medaglia e adesso penso a Rio. Sfortunatamente ho trovato in internet il percorso e mi sono accorto che è molto impegnativo e non proprio adatto alle mie caratteristiche, ma l’Olimpiade è una grande opportunità e dovrò per forza adattarmi al percorso sia con la testa che con le gambe”.

PREMIO DIRIGENTE SPORTIVO
Per la categoria ‘Dirigente’ il premio quest’anno è andato a Giuseppe Marotta, il dirigente sportivo legato alla rinascita della Juventus. A Torino dal maggio 2010, ha portato alla corte della ‘Vecchia Signora’ giocatori del calibro di Pirlo, Vidal, Pogba e Tevez, permettendo ai bianconeri una striscia di successi tra cui 4 scudetti, una Coppa Italia e la finale di Champions League. “A 21 anni ero già direttore sportivo del Varese nella mia città natale, e da lì è partita la mia lunghissima carriera che mi ha visto approdare al Venezia, all’Atalanta, alla Sampdoria dove sono rimasto 10 anni, dopodiché nel 2010 ho deciso di accettare la nuova sfida di rilanciare la Juventus. Stasera ricevo un premio importante che non è solo merito mio ma di tutta la società, di tutti coloro che lavorano dietro le quinte. Abbiamo vinto 4 scudetti di fila e adesso sentiamo un po’ l’usura, e poi ci hanno lasciato tre grandi giocatori Pirlo, Tevez e Vidal. Abbiamo fatto una scelta responsabile investendo sui giovani che rappresentano il futuro e che sapranno dimostrare il loro valore. Non abbiamo motivo di rimpiangere nulla.” Alla domanda di De Luca sul mercato d’inverno, Marotta ha replicato: “Non credo che interverremo con nuovi acquisti, a meno che non si presentino grandi opportunità, ma non sarà facile soprattutto a gennaio”. E poi ha concluso “ Spero di rivedere presto il Parma in serie A”.

PREMIO SPECIALE
Premio speciale, infatti, è stato assegnato al rinato Parma Calcio. Dalle ceneri di pochi mesi fa è rifiorito il nuovo Parma Calcio, attualmente dominatore del proprio girone del campionato di serie D. Tutto questo è stato possibile, oltre che alla generosità e alla passione dei molti tifosi, anche grazie ad una dirigenza seria e vicina al territorio, guidata dal grande Nevio Scala, allenatore del grande Parma dall ’89 al ’96 – con il quale ha vinto Coppa della Coppe, Coppa Uefa, SuperCoppa Uefa e Coppa Italia – e che oggi ha deciso di mettere a disposizione la sua esperienza per far tornare grande la sua squadra del cuore. Accompagnato sul palco del Regio dal vice presidente Marco Ferrari, Scala ha raccontato: ”Tutto nasce da una telefonata di Ferrari. E’ venuto a trovarmi a casa mia vicino a Padova, mi ha illustrato il suo progetto e da lì è nato tutto. Ritengo Parma una mia creatura, intendo quella degli anni 89’-90’, e quindi non potevo dire di no a questo nuovo progetto. L’anima è la stessa di allora!”. Per Ferrari: ”Parma aveva rappresentato la punta dell’iceberg di un calcio che non funzionava più e quindi da Parma ripartiamo per fare un calcio diverso. Questo è un progetto che nasce grazie alla disponibilità degli azionisti, dei 500 soci e all’entusiasmo di chi ci ha creduto. Questo progetto non avrebbe potuto partire senza Nevio. Il Parma oggi ha più di 10 mila abbonati, numeri che non facevamo neppure in serie A. Parma si è sentita offesa e stuprata e ha reagito con grandissimo orgoglio e l’attaccamento alla squadra è proprio figlio di quest’orgoglio ”.

PREMIO SPORT PARALIMPICI
Forti applausi e molta emozione per la giovane Bebe Vio, la neo campionessa del mondo di fioretto paralimpico, eletta atleta del mese (ottobre) dal il Comitato Paralimpico Internazionale. Bebe, colpita all’età di 10 anni da un una meningite fulminante che l’ha costretta all’amputazione dei quattro arti, è un grande esempio di forza e coraggio. “Nella mia vita ci sono stati momenti difficile, ma ho avuto due grandi fortune: avere una famiglia stupenda e fare sport. Lo sport ti aiuta a vedere la vita con occhi diversi, a trasformare la ‘sfiga’ in una figata pazzesca. Meno male che non c’è mia mamma stasera perché mi sgrida quando uso questi termini. Non voglio parlare di Rio perché porta sfortuna, ma nel cuore porto non solo la mia ultima vittoria individuale al mondiale ma soprattutto il bronzo a squadre, dove ho messo a segno la stoccata finale.”

UNA VITA PER LO SPORT
Un uomo che ha vissuto davvero nell’acqua”. Queste le parole usate da Massimo di Luca per presentare Eraldo Pizzo, una leggenda della pallanuoto, l’uomo capace di vincere 16 scudetti, una coppa campioni, un oro olimpico a Roma ’60, disputare 4 olimpiadi e 28 campionati di serie A. “Oggi seguo i ragazzi e questa è la mio grande segreto per sentirmi sempre giovane”.

PREMIO STAMPA E TELEVISIONE
Il premio stampa e televisione è stato assegnato quest’anno alla giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva della Rai che da oltre 18 anni segue il ciclismo Alessandra De Stefano (Rai) e al marito, il giornalista e scrittore francese inviato dell’Equipe,Philippe Brunel.“Ringrazio mio marito per essere qui con me questa sera, perché stare lontano da Parigi in questi giorni non è facile”.

PREMIO AMBASCIATORE DELLO SPORT
Il premio alla carriera come “Ambasciatore dello Sport” è stato assegnato al centrale della Nazionale della ‘generazione di fenomeni’ del volley azzurro negli anni ‘90 Andrea LucchettaLa mia non è una cresta ma è un taglio che rappresenta una filosofia, il concetto è: non si affronta la vita a viso aperto ma sempre di traverso, come il taglio di capelli che porto. Adesso il mio impegno è rivolto ai giovani, voglio comunicare ai ragazzi l’importanza dello spirito di squadra grazie al cartone Lucky Team per il quale ho già prodotto 76 episodi”.

Premio ‘Ambasciatore dello Sport” anche per l’alpinista Hervé BarmasseHo avuto un bisnonno che scalava il Cervino e poi un nonno e un padre che arrampicavano. “Ho aperto molte vie ma ne ho 3 nel cuore: una si trova in Patagonia e due sono legate al Cervino. L’alpinista ha una grandissima responsabilità quando apre una nuova via in solitaria ma, nonostante il rischio, conoscere la montagna in solitaria è una passione che supera ogni paura”.

PREMIO ERCOLE NEGRI
Il premio «Ercole Negri» è stato assegnato al musicista Michele Pertusi.

Molto divertente, infine, il siparietto tra il comico Paolo Cevoli, nei panni ”dell’assessore Palmiro Cangini” e il sindaco di Parma Federico Pizzarotti.

Avvenire. L’intervista di Massimiliano Castellani a Federica Pellegrini, alla vigilia del mondiale: PELLEGRINI, la Fede nel nuoto.

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http://www.avvenire.it/Sport/Pagine/PELLEGRINI-.aspx

Da Avvenire di 20 giorni fa, una bella intervista di Massimiliano Castellani alla regina dello sport italiano.

 

Fede («in quel Dio che prego, appreso dall’educazione cristiana che ho ricevuto»), speranza («nel presente e soprattutto nel futuro ») e più che carità, umiltà – questo lo diciamo noi – dei forti. Anzi, dei fortissimi.

Sono le tre “virtù teologali” della campionessa, in vasca e fuori: la regina del nuoto, Federica Pellegrini. Genio precoce della piscina, primatista mondiale dei 200 metri ed europea dei 400. Nella sua roccaforte veronese («A Verona ho ritrovato una piccola Roma, io sono per una vita più umana e più vera, quindi, quella della provincia»), tra doppie sedute d’allenamento e un “pasto” quotidiano fatto di 7-8 km di bracciate poderose da consumare, prepara il suo settimo mondiale in carriera.

Per il settimo sigillo, appuntamento alla piscina di Kazan: il 5 agosto, il giorno del suo 27° compleanno che coincide con quello della finale dei 200 stile libero. Pronta dunque per salire ai blocchi russi e dare quei colpetti di pugno al cuore: «Che significato ha? È un gesto molto intimo, non posso rivelarlo… ». Intimi, ma rintracciabili, i tatuaggi impressi sulla pelle del fisico scultoreo della Venere di Mirano: «Sono undici, l’ultimo raffigura la mia gatta, Mafalda». E @mafaldina88 è il suo account su Twitter. «A differenza di Facebook dove non entrerò mai, sono felice di essere su Twitter – dal 2013 –: ha facilitato la comunicazione con tante persone sconosciute con le quali ci diamo del tu». E allora, per una volta, anche lo scrivente si concede il lusso del “tu” con la campionessa della porta accanto.

Molti dei tuoi 346.000
follower sono dei ragazzi che non sognano di emulare un giorno un eroe dello sport maschile, ma la “Fede”, unaragazza…
«Lo so, e questo mi lusinga parecchio. Non la vivo affatto con il peso della responsabilità e non la trovo una cosa così strana, perché i ragazzi comunque non guardano alla donna, ma al campione che compie l’impresa, a quello che sale sul podio con la medaglia al collo e canta l’inno di Mameli. E poi è capitato anche a noi nuotatrici di guardare a Domenico Fioravanti come a un punto di riferimento. Anche se il mio mito era Franziska van Almsick».

Cosa ti scrivono i tuoi fan su Twitter?

«Postano foto e poi chi nuota mi fa domande tipo: che tempi facevi alla mia età? Mi chiedono consigli per le loro gare. Prima dei Mondiali su @mafaldina88 organizzerò una chat per rispondere al maggior numero di curiosità. Questo rapporto diretto, specie con i più piccoli, lo trovo fantastico, elimina le distanze e mette tutti alla pari».

Quanto contribuisce lo sport alla parificazione dei sessi?

«Non conosco le altre discipline così a fondo, posso parlare solo del nuoto dove adesso le ragazze sono trattate alla pari degli uomini. Ma non è stato sempre così, anzi, prima che arrivassimo io e Alessia Filippi noi ragazze rappresentavamo le seconde linee, le ruote di scorta. Ma la “lotta” continua, specie nella società dove tante donne subiscono delle violenze atroci… Quando nelle campagne di sensibilizzazione a tutela delle donne serve metterci la faccia, beh la mia c’è, e ci sarà sempre».

Quanto è cresciuta la tua notorietà in questi anni?
«In Europa molto, fuori non credo. Ricevo messaggi da tifosi tedeschi, dalla Spagna. In Francia sono molto conosciuta e non per i gossip [vedi la rivalità a 360 gradi con Laure Manadou, ndr] che piacciono tanto a voi giornalisti, ma perché fino all’anno scorso il mio allenatore era francese [Philippe Lucas, ndr]».

«Tutti i miei allenatori mi hanno massacrato», hai detto. Ora sei tu che massacri il nuovo coach Matteo Giunta?
«No, anzi. Da qualche mese anche Matteo ha imparato a massacrarmi. E infatti i risultati si vedono [l’1’55’’ di Vichy, ndr]. Non l’ho mai detto prima, ma dopo aver cambiato tanti allenatori, ora sono convinta che non è assolutamente vero che chiunque ti può allenare. Specie nel nuoto che è uno sport di sensibilità, in cui già se ti fermi alla domenica, quando il lunedì ti rituffi in piscina hai sensazioni completamente diverse, a volte anche strane. Il talento conta, ma solo se lo tieni ben allenato e la scuola italiana, soprattutto sul mezzofondo, ti allena come poche altre al mondo».

Molti mollano questo sport proprio per la durezza degli allenamenti, al limite dell’alienazione.
«Il nuoto di per sé è uno sport monotono, stessa vasca, stessi metri, è un po’ un andare avanti e indietro. Però gli allenamenti, per quanto duri, rappresentano la componente che varia di più, ogni giorno. Certo se vita ti far star male è meglio cambiare, e alla svelta. Per me la piscina è ancora il mio centro di gravità permanente. Rifarei tutti i sacrifici fatti per arrivare sin qui».

C’è chi per arrivare più in alto evita i sacrifici e sceglie la scorciatoia del doping. Come siete messi nel nuoto?
«Purtroppo è un fenomeno in crescita e i controlli dell’antidoping sono troppo indietro. Non ho prove certe su nessuno, ma dubbi tanti. Si vedono meteore, spesso non più dei ragazzini, che all’improvviso abbassano i tempi di tre secondi e poi dopo poco li rialzano di cinque. E poi delle metamorfosi fisiche spaventose, specie tra le donne, che è inutile negarlo, le guardi e qualche sospetto ti viene per forza… Io sul doping ero e rimango per la tolleranza zero».

C’è qualcuno che non tollera invece quando ti lamenti dell’“acqua calda” della piscina. Cosa ti disturba della critica?
«Mi dà fastidio quando scrivono che sono una privilegiata, una viziata. Questi signori li inviterei una settimana ad allenarsi con me. Neanche gli chiedo di nuotare, ma di starsene due ore e mezza fermi in acqua con quella temperatura. Se dopo una settimana stanno ancora in piedi, allora gli pago una cena… – sorride –. Penso proprio che cenerò da sola, sai…».

Come combatti la tensione del
pre-gara?
«Con la lettura e la musica, specie quella italiana. Sono cresciuta con mio padre che alla domenica a me e a mio fratello, Alessandro, ci svegliava con le canzoni di Lucio Battisti. Acqua azzurra, acqua chiara potrebbe essere la mia colonna sonora. Così come il romanzo La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano è il mio libro di riferimento: mi ha liberato da tutte le paturnie alla vigilia del Mondiale di Roma del 2009».

Quello che ti ha consacrata fenomeno assoluto: oro nei 400 e nei 200, in cui sei stata la prima donna a scendere sotto l’1’’53’’’. Ma il tanto successo, ti ha mai infastidito?
«Sì, dopo le Olimpiadi di Atene 2004. Non ero pronta al grande impatto mediatico. Quell’argento [(a sedici anni e dodici giorni, la più giovane atleta italiana di sempre a salire sul podio, ndr], mi è pesato un po’… Ma ho sempre avuto il grande appoggio della mia famiglia che mi ha aiutato a tenere i piedi ben saldi per terra. Poi i periodi in cui ti senti di svolazzare, specie quando sei giovanissima, è giusto che ci siano, ma io sono rimasta Federica, e lascio che siano gli altri a dire se sono un fenomeno o meno».

L’incontro che vorresti fare e quello che ti ha dato di più?
«Mi piacerebbe tanto conoscere papa Francesco, ma so che ha un sacco di impegni ed è più in giro di noi atleti. Nel 2009 ho avuto la fortuna di incontrare papa Ratzinger: mia madre momenti collassava dall’emozione – sorride divertita –. Anch’io del resto ho avvertito un’ondata emotiva pazzesca, mai provata prima».

Molti hanno tremato quando hai detto: «Dopo i Giochi di Rio (cominciano il 5 agosto, giorno del tuo 28° compleanno) smetto».
«Giorni fa a Roma dei bambini mi urlavano: “Fede ti prego non smettere dopo le Olimpiadi!”. Quelle di Rio nella mia testa rappresentano le Olimpiadi in cui vorrei essere la portabandiera dell’Italia, ma anche l’ultima tappa personale. Ma poi chissà, mai dire mai».

L’importante a Rio sarà fare meglio di Londra
2012.
«Quella di Londra rimane una lezione inutile, ne avevo passate talmente tante che non mi serviva certo una simile bastonata. Prima dei Giochi brasiliani, conto fare bene ai Mondiali di Kazan. Poi una volta a Rio, se le cose andranno in una certa maniera, magari chissà, allora tento anche la quinta Olimpiade ( Tokyo 2020). Il Giappone del resto è il Paese che mi ha affascinato di più tra quelli che ho visitato. Certo – sorride –, ci arriverei a 32 anni…».

Come ti vedi a quell’età Federica?
«Come una sposa, in abito bianco, in chiesa. Vedo una mia famiglia con dei bambini. I miei figli faranno nuoto? Come sport per divertirsi spero proprio di sì, se poi vorranno fare gli stessi sacrifici della loro mamma, beh quella sarà una loro scelta e non sarò certo io a fermarli».

Il Giornale di Sicilia. Il trionfo di Gregorio Paltrinieri, carpigiano nell’anno della promozione del Carpi in A. Con Stefano Baldini, Ancelotti e Razzoli è nella galleria dei grandi emiliani.

Carlo Ancelotti è il più titolato al mondo nel calcio, considerato la carriera di giocatore e di allenatore
Carlo Ancelotti è il più titolato al mondo nel calcio, considerato la carriera di giocatore e di allenatore
ATENE 2004: STEFANO BALDINI ORO NELLA MARATONA.
ATENE 2004: STEFANO BALDINI ORO NELLA MARATONA.
Giuliano Razzoli oro a Vancouver 2010
Giuliano Razzoli oro a Vancouver 2010

L’integralità del pezzo uscito ieri su Il Giornale di Sicilia, idea approvata da Luigi Butera.

Vanni Zagnoli
Carpi (Modena)
Il titolo mondiale di Gregorio Paltrinieri sui 1500 metri arriva a due settimane dal debutto in serie A del Carpi. E’ il momento sportivo più importante nella storia del paese emiliano in provincia di Modena, al confine con Reggio. Sino a un paio d’anni fa era conosciuto soprattutto per il distretto tessile, che ne fa una capitale economica del nord Italia, e per lo showman Paolo Belli, ex Ladri di Biciclette e da anni su Rai1 con Milly Carlucci a Ballando con le stelle.
Ora la gloria è per Greg, 20enne sulle orme di Salnikov, il russo primo specialista sulla distanza più lunga in piscina. Gli unici italiani a medaglia iridata sui 1500 furono Stefano Battistelli (1986, a Madrid) ed Emiliano Brembilla, nel ’98 a Perth, entrambi d’argento. Si esaurisce presto il novero dei nuotatori campioni del mondo: Filippo Magnini a Melbourne nel 2007, sui 100, Giorgio Lamberti sui 200 a Perth nel ’91. Fra le donne, Novella Calligaris nel ’73, più di recente la romana Alessia Filippi e Federica Pellegrini.
Adesso tocca a questo carpigiano un po’ guascone, appassionato di basket e visto alcune volte, in stagione, al PalaBigi di Reggio Emilia, a seguire la Grissin Bon vicecampione d’Italia. In tribuna a Kazan ha la fidanzata di sempre, Letizia Ruoli, e i genitori, Luca e Lorena. La loro casa venne lesionata dal terremoto del 2012, per mesi hanno dovuto cambiare abitazione, poi sono rientrati. All’epoca il Carpi calcio era impegnato nella finale playoff per la promozione in serie B, si fece battere nel ritorno allo stadio Braglia contro la Pro Vercelli, anche perchè destabilizzato nella preparazione dalle scosse, al punto da dover emigrare a Collecchio.
Lo stesso sconquasso vissuto ieri da Gregorio quando Sun Yang non si è presentato al via, dalla camera di chiamata. Il Carpi è poi arrivato in B l’anno dopo e in A al secondo tentativo, con Fabrizio Castori, mister 9 promozioni, visto che conta anche quella con il San Patrignano, la più bella sul piano etico.
In fondo anche Gregorio è un campione etico, mai sfiorato da sospetti di doping, cresciuto tanto negli anni con il sacrificio. Dal 2012 vive più a Roma che in Emilia, si allena intensamente e l’anno scorso si preparò in Australia, dall’altra parte del mondo, nuotando all’alba. “E così avevo tutta la giornata libera”, ci confessava.

Lo scorso settembre venne premiato allo stadio Cabassi per l’oro agli Europei di Berlino, a fine mese il Carpi debutterà in A contro l’Inter, si giocherà al Braglia di Modena e lì certamente sarà omaggiato anche Paltrinieri. Il pubblico sarà diviso fra interisti, tifosi del Carpi e del Modena – dunque ostili ai biancorossi -, ma tutti saranno assolutamente pro Paltrinieri. Entra nella galleria dei grandi sportivi emiliani, come il parmigiano-reggiano Carlo Ancelotti, il più vittorioso al mondo, mettendo insieme le carriere di calciatore e allenatore. Poi gli ori olimpici reggiani: Stefano Baldini, o nella maratona 2004, ad Atene, e Giuliano Razzoli, di Castelnovo Monti, a Vancouver 2010, nello slalom, di sci. Con Paltrinieri l’appuntamento è fra un anno a Rio de Janeiro, per issarsi proprio sul podio dei grandi sportivi emiliani del millennio. Può reggere sino al 2024, quando avrà quasi 29 anni. In fondo la sua storia è iniziata appena 3 stagioni fa, quando vinse il titolo europeo in Ungheria.
vzagn

Gazzetta del Sud, nuoto sincronizzato. Mariangela Perrupato: “Io, la Calabria, Giorgio Minisini, il mio fidanzato e le Olimpiadi. Amo danzare solo in acqua, in tv sarei a disagio”.

Mariangela Perrupato a Saracena, premiata dal padrino Saverio Boccia
Mariangela Perrupato a Saracena, provincia di Cosenza, premiata dal padrino Saverio Boccia

L’integralità dell’intervista uscita ieri su La Gazzetta del Sud, con un grazie a Paolo Cuomo.

Vanni Zagnoli
Quel bronzo nel duo libero del nuoto sincronizzato è anche parecchio calabrese. Perchè Mariangela Perrupato è nata a Castrovillari e viveva a Saracena, sempre nel Cosentino. Il 15 settembre compirà 27 anni, a 5 si trasferì nel centro di Genova con i genitori Monica Vacca, 48enne insegnante all’asilo, e con papà Leonardo, 53 anni, dirigente dell’impresa di pulizie che opera nella Banca d’Italia, sempre nel capoluogo ligure. In questi giorni Mariangela è in vacanza a Saracena con i familiari, giovedì sera è stata premiata proprio in piazza.
Ha una sorella di 15 anni, Irene, iscritta al liceo delle scienze umane a Genova. Anche lei aveva provato il nuoto, da piccola, oltre alla chitarra e al canto, per il momento però si dedica agli studi e non a emulare la sincronette.
Mariangela, perchè la sua famiglia lasciò la Calabria, nel 1993?
“Papà raggiunse Genova per lavoro, inoltre là era nata mia madre e c’erano già i miei nonni materni: Vincenzo, 76 anni, è di Saracena, mentre nonna Maria è ferrarese, di Mezzogoro, e ha 74 anni”.
In terra silana ha ancora parenti?
“I nonni paterni: Mariangela, 76 anni, e Leone, 82, ancora agricoltori. E in questo paese di 3700 abitanti, fra campagna e montagna, vivono anche zio Antonio e la compagna Rosy e zia Lucia, mentre i miei cugini, Giulia e Samuele, sono a Catanzaro”.
Ogni quanto torna?
“Tutte le estati resto una decina di giorni, qualche volta ritorno pure a Natale”.
Cosa c’è di calabrese in lei?
“Per tre quarti la mia famiglia è di qua, dunque un po’ mi sento di questa regione. Mi ha trasmesso la solarità del carattere”.
Tifa per il Cosenza?
“No, simpatizzo per la Sampdoria. Perchè nonno Vincenzo da piccola mi portava a Marassi”.
Ama altri sport?
“Gli acquatici: la pallanuoto femminile e le gare di nuoto. Poi il pattinaggio artistico perchè è legato alla mia disciplina”.
Era l’unica calabrese presente a Kazan?
“Penso di sì”.
E’ fidanzata con Federico Colosimo, 27 anni, pallanotista della Lazio, in serie A. E’ nato a Roma, il padre Paolo invece è reggino, di Isola Capo Rizzuto.
“Federico fa il centrovasca, il regista come Pirlo. Da un anno conviviamo, anche perchè con la nazionale sono spesso a Roma”.
E’ salita sul podio assieme al romano Giorgio Minisini. Non è singolare che un ragazzo faccia il sincronizzato?
“Inizialmente ero perplessa anch’io, mi sembrava strano. Ma come esistono il ballerino e il pattinatore… Anche il nostro sport è artistico e l’uomo in acqua offre quel quid in più, dunque mi pare un’idea geniale”.
Lei è bronzo nel libero, mentre la romana Manila Flamini è arrivata terza, sempre assieme a Minisini, nel doppio tecnico.
“Nell’altra specialità si può scegliere la musica, però all’interno dell’esercizio si devono inserire elementi obbligatori, che i giudici valuteranno nel complesso. Da noi, invece, si sta in acqua 4’, contro 3’, e si propongono agganci e spinte, coreografie veramente libere”.
Minisini è fidanzato con la romana Eleonora Cordeschi, insegnante di sincronizzato per ragazzine. Non esistono gelosie fra le coppie?
“No. E’ tutto a scopo lavorativo, ci mancherebbe”.
Lei a quanti anni ha cominciato?
“A 6 ero in piscina per il nuoto, a 8 sono passata al sincronizzato. Il passaggio in nazionale fu a 14 anni, mentre a 16 sono arrivate le prime borse di studio. Dal 2010 sono entrata nel gruppo sportivo della polizia, le Fiamme Oro, e così da 5 anni ho uno stipendio”.
Ha sponsor personali?
“No, solo quelli della federazione”.
Esistono altre sincronettes calabresi o siciliane, ad alti livelli?
“In Calabria le società pochissime, qualcuna in più in Sicilia. Una decina d’anni fa, Francesca Gangemi, di Catania, vinse 5 medaglie europee”.
Mariangela, è alto un metro e 73 per 55 chili e davvero molto avvenente. Ha mai fatto servizi fotografici?
“Con Giorgio Scala, fotografo della federazione”.
Ma anche sexy, alla Federica Pellegrini?
“No. Le opportunità sono poche, per la verità. Non siamo così richieste”.
Nessuna invidia per la popolarità della “divina”?
“Assolutamente no, anche perchè non amo mostrarmi”.
Non si direbbe, vedendola danzare con quella personalità…
“Ma solo in acqua riesco a farlo”.
Se la chiamassero a Ballando con le stelle, su Rai1?
“Non sono molto brava a ballare, dunque sarei alquanto in imbarazzo”.
Qual è il suo sportivo di riferimento?
“Sono tre, nella mia disciplina: la spagnola Gemma Mengual, la francese Virginie Dediue e poi la russa Natalia Ishchenko”.
Loro sono personaggi anche da gossip?
“Mengual in Spagna è davvero molto popolare, da noi il sincronizzato non è così valorizzato dalle tv e dai giornali”.
Qual è il bello della sua disciplina?
“E’ uno spettacolo, soprattutto l’esercizio a 8, con le varie spinte e le coreografie, si può creare tanto. Grazie alle allenatrici Roberta Farinelli e Giovanna Burlando, mentre la giapponese Yumiko Tomomatsu segue più il duo. Il tutto è sotto gli occhio del ct Patrizia Giallombardo”.
Quarant’anni fa, la Gazzetta dello sport definì le prime sincronettes le “bluebell” di madame Cucchetti, la selezionatrice dell’epoca…
“Danziamo nell’acqua, certo, ma non siamo ballerine notturne… E ci alleniamo tantissimo: escluso magari due mesi l’anno, in tutto, siamo in collegiale dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 18,30, fra acqua e palestra, con riposo solo il mercoledì pomeriggio, sabato pomeriggio e la domenica”.
E quella colla di pesce, fra i capelli?
“E’ proprio a uso alimentare, in fogli, in genere viene usata per la gelatina delle torte. Giorgio Minisini era l’unico in acqua con i capelli corti, gli altri un’ingellata all’indietro se la davano. Serve per evitare che vadano davanti al viso, poichè siamo senza cuffia”.
Manca un anno all’olimpiade, ci sarà?
“E’ un bel dilemma. Intanto il doppio misto non è previsto, speriamo arrivi per Tokyo 2020. Sono in palio appena due titoli: per la squadra serve la qualificazione, la affronteremo nel marzo 2016 e a Rio saranno in acqua appena 8 nazioni; nel doppio concorrono Linda Cerruti e Costanza Ferro”.
A Londra com’era andata?
“Sono arrivata 7^ nel doppio, con Giulia Lapi. Ora lei ha smesso e allena il gs delle Fiamme oro”.
Sino a quando proseguirà?
“Valuto anno per anno”.
Nel 2010, Beatrice Adelizzi si ritirò per laurearsi in chimica, in Brianza. Era stata bronzo nel singolo ai mondiali di Roma, l’anno prima.
“Sono scelte di vita, tantopiù che lei aveva solo 22 anni. Avrebbe potuto dare ancora molto”.
In Italia quante gare si disputano, l’anno?
“Nella categoria assoluta appena 2: a febbraio i campionati italiani invernali, gli ultimi a Torino, a giugno gli estivi, questi sono stati a Terni”.
Non avesse fatto il sincronizzato?
“Nient’altro, è proprio la mia vita”.