Archivi categoria: Parma

Questo è l’archivio. Dal 20 ottobre tutto è solo su vannizagnoli.it. Grazie a Silvia e ai sostenitori

Dal 20 ottobre 2016, è attivo il nuovo sito vannizagnoli.it, con youtube. Grazie da Silvia e Vanni Zagnoli. E soprattutto dagli amici.

Il sito all’indirizzo attuale non sarà più aggiornato. Tutti gli articoli pubblicati sono stati trasferiti sulla nuova piattaforma e rimarranno comunque qua come ulteriore archivio.

Parma. Inibiti per 5 anni Leonardi e Ghirardi. Faranno ricorso, Leonardi si è dimesso da Latina. Ha la coscienza a posto, come l’ex presidente. Ho parlato molto a lungo con entrambi

(V. Zagn.) L’inibizione di Ghirardi e Leonardi per 5 anni per il crack del Parma era attesa, qualche giorno fa parlavo con Leonardi, che era al Latina: faranno ricorso di sicuro, ci sono i 3 gradi di giudizio.
Non va in panchina, a differenza di quanto avvenne a Parma, giusto per restare nell’ombra.
E Ghirardi mesi fa mi raccontava di avere la coscienza a posto, di avere fatto il massimo, di avere peccato in entusiasmo
A cura di Francesco Delendati

Gazzetta di Parma, la Reggiana a un punto dai crociati, con una partita in meno. Mister Colucci e i maestri crociati: “Guidolin, Prandelli e Ancelotti, con cui riportammo in A la Reggiana. E poi Mazzone e Giampaolo”. Futre: “Ancelotti, vinci anche al Bayern. Tieni alta la reggianità, come il campione di sci Razzoli”

In copertina, Leonardo Colucci fra i consiglieri Gianni Perin e Sisto Fontanili

http://www.gazzettadiparma.it/sezioni/3/sport

Vanni Zagnoli

Reggio Emilia

Chissà, magari avrà ragione Mike Piazza. Il presidente della Reggiana spera di arrivare al derby di ritorno già promosso in B. Perché così si leggeva tra le righe del suo inglese, edulcorato dal dg Franzone, ex portiere del Fidenza. I granata hanno vinto il derby di Modena per 2-1, complice il rigore negato in avvio a Loi, atterrato dal portiere Perilli. Dal 2000 erano dietro ai canarini, per due stagioni in serie A, mentre la squadra ospite del Sassuolo al Mapei manca dalla cadetteria dal ’99 e per tre stagioni terminò in C2.

In panchina c’è l’ex modenese Leonardo Colucci, 43 anni, al debutto in campo professionistico, dopo 4 buone stagioni al Bologna, due con gli allievi e altrettante alla Primavera. “In Germania – racconta – esiste un tecnico di 31 anni, solo da noi si pensa che la gavetta sia indispensabile. Io, fra l’altro, ho avuto maestri eccezionali: con Ancelotti fummo promossi in A con la Reggiana, con Prandelli al Verona; a Bologna ebbi Mazzone e Guidolin. E al Cesena, in A, sono partito come vice di Giampaolo”.

Ancelotti, Prandelli e Guidolin, 3 fra i grandi allenatori consacrati a Parma. Colucci vive la partita nervosamente, anche il facile 4-0 all’Ancona: “Verso il debutto casalingo stagionale, avevamo rinunciato al ritiro, per dare un segnale di normalità”.

E’ a un punto dal Parma e con il derby con il Santarcangelo da recuperare, lunedì ospiterà il Sud Tirol. Dal Portogallo arriva l’incitamento di Paulo Jorge Dos Santos Futre, l’unico vice Pallone d’oro nella storia reggiana (nell’87 con l’Atletico Madrid), protagonista del primo biennio in A, dal ’93 al ’95. Viaggiando verso la Spagna, legge di Mike Piazza: “Ha portato la maglia granata in tv, in America. Io saluto Reggio e i reggiani, la Reggiana tramite il web e i giornali sportivi: non dimentico quella maglia; la voglio subito in serie B e al più presto in A. Dov’era con me. E rammento quel gol segnato al Tardini, illusorio vantaggio nel derby”.

Nel ’94, il Parma di Scala vinse in rimonta, con Dino Baggio e Branca, rimediando all’errore di Alberto Di Chiara. A Reggio, Futre ha solo sfiorato Ancelotti: Spero vinca lo scudetto anche con il Bayern, perché tiene alto il blasone della reggianità. Assieme al basket vicecampione d’Italia, al campione olimpico di sci di Vancouver Giuliano Razzoli e al campione olimpico di maratona Stefano Baldini, di Atene 2004”.

A cura di Giangabriele Perre

Gazzetta di Parma, nuoto. Gregorio Paltrinieri riceve le chiavi di Carpi e plaude Giulia Ghiretti: “La voglio conoscere. La storia con Morlacchi è unica, di medagliati nel nostro sport. Ricorda Pellegrini e Magnini. La piscina di Moletolo e le nazionali con Bocchia”

Federico Bocchia, parmigiano
Federico Bocchia, parmigiano

Vanni Zagnoli

Carpi

A Gregorio Paltrinieri serve un’ora buona, venerdì notte, per evadere tutti gli autografi dei fans, in piazzale re Astolfo. Al suo paese piove e dei 1500 della serata a centinaia restano per una foto e la firma su una medaglia di cartone. Lì Greg si racconta volentieri a La Gazzetta di Parma, iniziando da Giulia Ghiretti.

“La ammiro davvero tanto – racconta -, ho seguito in tv le sue medaglie, argento e bronzo, vorrei tanto conoscerla. La vasca dà emozioni speciali, a tutti”.

Lì vicino le raccontano anche due commilitoni di Greg, Marco Orsi e Mirco Di Tora, bolognesi della polizia. Greg deve rifare molto selfie, ma riprende su Giulia.

“Affascina che il fidanzato Federico Morlacchi abbia vinto 4 medaglie, la loro è una storia unica. Fanno venire in mente Filippo Magnini e Federica Pellegrini”.

Quando salirono sui podi olimpici, tuttavia, i due non stavano ancora insieme.

Greg ha molti tifosi anche a Parma. “Un po’ in tutte le province d’Emilia, in particolare nelle terre vicine a Carpi. Rammento gare a Moletolo, in una piscina che mi è sempre piaciuta”.

Paltrinieri racconta la sua Parma. “Da anni sono compagno in nazionale di Federico Bocchia, sono felice che abbia partecipato alle olimpiadi, abbiamo un buon rapporto, pur in distanze diverse.

I contatti con la provincia sono frequenti, ci sono amici che si fanno vivi”. Qualcuno va a salutarlo a Carpi, quando si allena rientrando dai clinic di Ostia, e alcuni sono lì in fila, per l’autografo con l’emiliano che emula Stefano Baldini e Carlo Ancelotti, per i trionfi. Ascolta il padre Luca, gestore della piscina di Novellara, nel Reggiano, dove Gregorio si tuffò per la prima volta. A pochi metri c’è la fidanzata Letizia, carpigiana, nuotatrice per diletto, 21 anni. In futuro magari signora Paltrinieri. “Non si chiedono queste cose – sorride -, i progetti non sono così a lungo termine…”.

Durante l’intervista, Letizia è interrotta dalla mamma, per levarla dall’imbarazzo. “Non parlo volentieri di Greg. A Europei, Mondiali e Olimpiadi lo seguo ovunque, è molto popolare in Italia, di meno all’estero, anche se lo meriterebbe”.

E’ nelle nostre province che si concentra l’affetto dei sostenitori, dei tanti praticanti del nuoto o di chi semplicemente va in acqua a rilassarsi. E sono là, per parlare con Paltrinieri, che saluta tutti per primo. Letizia neanche sa cosa siano le wags. “Victoria e David Beckham? Beh, noi ci siamo davvero lontani”.

Lei inizia il 4° anno di medicina, a Modena, e con le colleghe di università festeggia i trionfi del fidanzato. “Siamo insieme dal 2012”.

Greg si allenava anche in Australia, alzandosi alle 4 del mattino, sempre con Stefano Morini e il nipote Gabriele Detti, bronzo olimpico sui 1500.

In piazza, Paltrinieri viene celebrato come Dorando Pietri, 108 anni fa, nonostante quell’oro di Londra 1908 nella maratona fosse sfumato sul filo di lana. Arriva su una Lancia Belna del 1935, le gambe lunghissime e magrissime faticano a entrare, è scortato dalla banda. Entra in corsia di moquette azzurra, c’è il blocchetto della partenza. Riceve le congratulazioni in video da 10 personaggi, compreso Gene Gnocchi, il comico di Fidenza. Ritira le chiavi della città, reduce dall’anno di serie A, nel calcio. Nell’ambito del festival della filosofia, terminato ieri, anche a Modena e Sassuolo, l’incontro è organizzato da radio Bruno e condotto da Pierluigi Senatore e da Leo Turrini, giornalista del Qs. Greg dà appuntamento a Tokyo 2020 e spera di arrivare al ’24. “A Roma, sarebbe il massimo. E non siate scettici sull’organizzazione italiana, vale la pena di rischiare. L’emozione olimpica è tale che vale la pena di indebitarsi”. E al 2024 potrebbe arrivare anche Giulia Ghiretti, oggi 22enne. “Glielo auguro”, chiosa Paltrinieri.

A cura di Giangabriele Perre

Stadiotardini.it, il Gian Bellé di Gabriele Majo. “Lo conobbi 40 anni fa, a 12. Il 5 agosto aveva appeso Stadiotardini al chiodo. Squarcia mosse i primi passi nella redazione sportiva con Attilio Fregoso e Bellè

Squarcia è il vice di Majo, all’ufficio stampa del Parma

Gabriele Majo è direttore di Stadiotardini.it
Gabriele Majo è direttore di Stadiotardini.it

http://www.stadiotardini.it/2016/09/il-funerale-di-belle-il-ricordo-di-gabriele-majo-esattezza-esattezza-esattezza.html

(v.zagn.) Ringrazio Majo per avere ospitato il mio racconto torrenziale su Sandro Bellè. Mai saputo che si chiamasse Sandro. Sandro per me è Piovani, che Bellè chiamava pancione. Non l’ho mai capito. Gian era un po’ brusco. Io lo ricordo come Gian Bellè, perchè quando Ernesto Foglia venne alla Reggiana lo chiamò così.

Non sapevo che Stadiotardini.it fosse appeso al chiodo, da Majo. Che meritava una chance nel gruppo Segea, ma ha sempre trovato fortuna altrove. Da fuoriclasse, controcorrente.

(gmajo) – Esattezza, esattezza, esattezza… Il motto delNonno quante volte è risuonato nella redazione dellaGazzetta di Parma, che fosse in Via Emilio Casa o in tempi più recenti in Via Mantova. Per tutti noi, leggermente più giovani cronisti – anche per chi come me non è mai stato in forza al quotidiano locale – Gianfranco Bellè era semplicemente il Nonno. E con delicatezza estrema uno dei suoi allievi prediletti, e che non a caso ho visto particolarmente affranto sia al Rosario che durante le esequie odierne nella chiesa di Via Picedi Benedettini, Paolo Grossi (che pochi mesi prima aveva già dovuto piangere un’altra delle pietre miliari della sua vita, Guido Sani) l’altra mattina mi aveva informato della ferale notizia con un SMS: “E’ morto il Nonno”. Anche altri colleghi della Gazzetta come Sandro Piovani e Gian Luca Zurlini, che proprio il giorno prima mi aveva cerziorato dell’aggravamento delle sue condizioni, quella brutta mattina, a propria volta, mi avevan cercato per dirmi che la missione terrena di Bellè era terminata. Eppure ancora aveva da rivoluzionare il mondo, anche se gli erano venute a mancare le forze, come ha detto, durante uno dei momenti più toccanti della odierna cerimonia funebre una delle tre dilette e adorate nipoti. Se Gian Franco non potrà più capovolgere il mondo direttamente, avendolo dovuto lasciare, resta a noi che ancora siamo in questa Valle di lacrime cercare di dare il nostro meglio per far sì che la sua missione – ovvero il Giornalismo, con la G maiuscola, come una volta – non resti vana, cercando di far sì che “esattezza, esattezza, esattezza” non finisca sotto due metri di terreno, di questi tempi in cui di “esattezza, esattezza, esattezza” c’è ancor più bisogno, vista la fretta e la sommarietà della decadente informazione di oggi, lontana anni luce da quella della sua scuola.

Conobbi Gianfranco Bellè esattamente 40 anni fa: io di anni ne avevo 12, lui una ventina in più: daenfant prodige grazie a Carlo Drapkind, il Direttore che giovanissimo mi scritturò per Radio Parma, nel pieno della adolescenza cercavo di apprendere quello che sarebbe divenuto il mio mestiere futuro: quella mattina, correva l’anno 1976, assieme a Pino Colombi, seguimmo, una corsa podistica in giro per la provincia di Parma, partendo dalla Cittadella e lambendo alcuni comuni del territorio: l’auto era condotta da Gianfranco, davanti Pino cercava di dialogare con lui e, io, dietro, li seguivo con attenzione e ammirazione. In quei tempi “gfb” era il vice del severo Attilio Fregoso alla redazione sportiva della Gazzetta: “E’ stato il mio vice per 20 anni, sono davvero distrutto per la notizia che mi ha dato”, così Fregoso al telefono quando gli ho riferito della sua scomparsa. Anche a lui, come a Tonino Raffa (ex radiocronista di Tutto il Calcio Minuto per Minuto) e a Giorgio Gandolfi, il suo partner nei libri storici del Parma, una bibbia per tutti noi (l’amico Alessandro Dondi è arrivato a pagare uno sproposito su Ebay pur di accaparrarsi il rarissimo pezzo della collezione che gli mancava) avevo messo volentieri uno spazio virtuale per tracciarne un ricordo su StadioTardini.it.

funerale-belleHo riflettuto a lungo e poi, anche consigliato da Beppe Squarcia (che nella redazione sportiva di Fregoso e Bellè aveva mosso i primi passi), ho superato le remore personali che mi frenavano, visto che il 5 agosto scorso avevo appeso StadioTardini.it al chiodo, dall’esprimere personalmente un estremo saluto al Nonno su questo spazio virtuale che a breve avrà una nuova vita, non più sotto la cura del suo fondatore, ma di un’altra gestione che, pur nella continuità, auspico possa tornare ad essere una libera fucina di pensiero. Spero più propositiva rispetto all’attuale foresta nera dello spazio commenti che stento a riconoscere e che mi fa alle volte pensare che i miei sei anni di predicazione siano stati vani, così come alle volte temo che a nulla siano servite le recenti vicissitudini del Parma visto il clima velenoso e di sospetto che si respira attorno al club e a talune delle sue individualità. Quanto sono lontani i tempi della Festa di Squalificazione! O forse semplicemente i webeti dei social alterano la percezione della realtà…

carra-gabbi-majo-belle-a-lisbonaHo scartabellato l’album dei ricordi e ho trovato una vecchia foto, scattata dal compianto fotografo Claudio Piola, che ritrae il sottoscritto e Gianfranco Bellè, assieme all’altro ghignèr Claudio Carra e all’allora editore di Radio Elle e Radio Emilia Marco Gabbi dinnanzi all’Hotel Meridien a Lisbona. Allo Estadio Da Luz il 29 marzo 1994 si giocava Parma-Benfica, semifinale di Coppa delle Coppe, finì 2-1 Proprio nelle trasferte europee, Gianfranco che per timidezza sembrava burbero e scontroso, mollava i freni inibitori e si lasciava andare a un sano spirito di compagnia che lo rendevano simpatico. Così come con piacere ricordo un pranzo sull’Isola di Sant’Elena a Venezia (lui era nato lì) con fritto e qualche caraffa che spesso aiuta a vedere meglio una partita, o per lo meno a spiegarla con maggiore disinvoltura…

Dei vari ricordi letti in questi giorni su Bellè ho molto apprezzato quello dell’ex direttore dellaGazzetta di Parma Giuliano Molossi, il quale, con genuinità, non ha avuto remore nel ricordare come fosse stato assai burrascoso il giorno della pensione del Nonno con un mega litigio tra i due. Ed è stato bello apprendere come poi i due si fossero rappacificati, per intercessione di Alberto Michelotti, con i piedi sotto la tavola. Altrettanto onestamente anch’io ricordo di non essere sempre stato allineato con Bellè: ad esempio penso che lui, non apprezzando molto la mia esuberanza giovanile, diciamo così, in certe occasioni agli inizi non mi abbia agevolato; viceversa, però, una volta maturato, e diventato “professionista” (su questa qualifica lui era molto sciovinista) fu lui a caldeggiare la mia partecipazione a Bar Sport a Tv Parma, quando facevo l’Ape Majo (persino il Sacerdote celebrante si è ricordato di quelle mie performance di allora) e anche ad esprimere parere favorevole alla Società quando venni chiamato dal Parma F.C. a svolgere il ruolo di capo ufficio stampa e comunicazione, preannunziandomi la chiamata del club. Del resto era un generoso e anche un vero capitano: pur non avendo mai fatto parte della sua squadra trovo azzeccatissima questa definizione di Billy Balestrazzi. Il suo modo di organizzare il lavoro, valorizzando le forze a disposizione, spesso mi è stato d’esempio, così come la sua instancabile voglia di essere d’esempio, il primo ad arrivare e l’ultimo ad uscire. Valori che spero possano esser tramandati non solo dai cinquantenni odierni, ma pure da chi si è affacciato all’attività giornalistica in questi tempi certamente meno felici per questo lavoro. Il rigore di Bellè è l’eredità che dobbiamo raccogliere.Esattezza, esattezza, esattezzaGabriele Majo

A cura di Giangabriele Perre

Parma-Venezia 1-2. Doppietta lagunare nella coda. Da Iamcalcio.it, Biagio Bianculli: Moreo e Domizzi rimontano

Maurizio Domizzi era il capitano dell’Udinese, doveva smettere, guida la difesa del Venezia, in lega Pro

PARMA 1

VENEZIA 2

PARMA (4-4-2): Zommers; Coly, Canini, Lucarelli, Nunzella; Nocciolini (7′ st Messina), Corapi, Giorgino (23′ st Miglietta), Scavone; Calaiò, Evacuo (40′ st Guazzo). A disp.: Coric, Fall, Benassi, Ricci, Saporetti, Corapi, Miglietta, Simonetti, Guazzo, Evacuo, Melandri. Allenatore: Apolloni.

VENEZIA (3-5-2): Facchin; Malomo (1′ st Marsura), Modolo, Domizzi; Fabris, Acquadro (33′ st Tortori), Pederzoli, Bentivoglio, Farofalo; Ferrari (18′ st Geijo), Moreo. A disp.: Sambo, Luciani, Galli, Soligo, Pellicanò, Edera, Vicario, Baldanzeddu, Cernuto. Allenatore: Inzaghi.

ARBITRO: Piscopo di Imperia (Affatato – Scatragli).

RETI: 2′ pt Evacuo (rig.), 43′ st Moreo, 45′ st Domizzi.

NOTE: Ammoniti: Canini e Lucarelli (P); Pederoli (V). Spettatori: 10537 di cui 9069 abbonati e 35 ospiti. Incasso: 62803,96 euro di cui rateo abbonati 42768, 96 euro. Recupero: pt 1′; st 4′.

PARMA – Clamoroso successo del Venezia dal Tardini. Negli ultimi due minuti regolamentari la formazione di Inzaghi in maniera rocambolesca capovolge il punteggio. Moreo e Domizzi guidano la rimonta dopo aver subito il gol a freddo dopo 120′ su rigore trasformato da Evacuo. Inaspettata davvero la vittoria lagunare dopo un primo tempo dominato dai crociati.

Difatti dopo il vantaggio, gli emiliani avevano sfiorato il raddoppio con Calaiò in rovesciata al 9′, Nocciolini al 13′ (respnta di Facchin) e Corapi al 39′ che colpisce la traversa. Nel secondo tempo pochi gli spunti per gli appunti e così si arriva nel finale. A due minuti dal 90′ è Moreo di testa a battere Zommers su cross dalla sinistra di Marsura. Nell’ultimo minuto regolamentare è Domizzi a inzuccare sugli sviluppi di calcio d’angolo e il Venezia si porta a quota 8 in classifica.

Biagio Bianculli

Parma, la morte di Gian Franco Bellè, figlio di un ex arbitro. Non alto, non magro, occhiali, grintoso e signorile. Una vita da caposervizio allo sport di Gazzetta. Dirigente dei Crociati, intervistatore

di Vanni Zagnoli, con Silvia e famiglia

Arriva l’sms di Alberto Bortolotti, spero in una convocazione a un evento, a un qualcosa. Morto Bellè, se puoi ricordarlo, non leggo bene, non capisco, subito. Penso a mangiare, alla mortadella, non sto scherzando.

Non so cosa sia successo, non indago, non vedevo Gian da TvParma, da due stagioni fa.

Ricordo che ne parlava pubblicamente Ernesto Foglia, 13 anni fa presidente della Reggiana, lo citava: “Gian Bellè”.

Gian. Gianfranco. Non alto, non magro, ma un cagnaccio, intendo uno che voleva fare domande, non sempre scomode, ma c’era. Amava scrivere. “Non c’era giorno, nelle sue pagine, che non ci fosse un suo pezzo. Guardaci”.

Me lo fece notare un grande sottovalutato di Gazzetta di Parma.

Gian era così, piacevolmente arrogante, come tanti innamorato di se stesso, ma relativamente.

Gian, un leader. Della squadra storica di Gazzetta, dove io mi affaccio nel ”92, per i dilettanti, dalla seconda categoria.

Bellè, Pacciani, Sperindè, Monaco, anzi Monaco era il vice, poi Zurlini, forse, sì, poi arrivò Michele Ceparano. E quando Gian andò in pensione, subentrò Pacciani, il Paccio, golfista. Che Simone Monari evocava con il mostro di Firenze.

Dunque, Gian, Gian, scrittore. con Giorgio Gandolfi, grandi. Gian amico di Zeman, di tanti personaggi. Bellè era il Parma. Bellè. Non imbellettava, i pezzi, era pragmatico come me. Domanda e risposta, a capo, tutti i temi, a cappella, e via.

Andava in riunione, il direttore Giuliano Molossi obiettava e Gian disegnava come voleva lui.

Per anni ho lavorato troppo, stordito. Gian mi cercò una mattina: “A che ora accendi il cellulare, la mattina”. Boh, adesso alle 15, alle volte non so, vado nei matti.

Gian non amava il mio volenterosismo, troppa pressione. Due partite dei dilettanti, ok, un pizzico di Reggiana ereditata da Giorgio A. Campanini, tipografo baby pensionato e poi pochino altro.

Finchè un giorno mi presentai a Molossi, ma c’era già Pacciani. “Non posso assumerti, però…”.

Ma Gian era un maestro, io lo andavo a salutare, lo ossequiavo, lui parco di sorrisi e parole. Chiamava Sandro Piovani Pancione. Pancione? Io sarei sprofondato. Quante prese in giro, a me, di colleghi, per il mio sovrappeso, Gian invece era un signore. E io incassavo, i no, rari sì, ma insomma c’ero, Gian Bellè considerava anche me.

Anni fa raggiunsi TvParma, da Teleducato, ero il meno esperto di Parma, il meno polemista, ero stritolato fra tanti, l’ultimo a parlare e Gian Bellè non lasciava spazio per entrare. Anche mezz’ora, prima delle mie prime parole. Io monopolizzo in pochi, in 5 fatico, quando sono cagnacci. Gente tosta, Gian era un polemista nato, amico di Tullo Baroni, la vecchia generazione di giornalisti. Notizia, sobrietà, verità.

Raccolse l’eredità di Attilio Fregoso, già firma di Tuttosport, chiacchierato, come capo di Gazzetta di Parma, sport, seppi. Bellè allora diede spazio ai dilettanti e agli sport vari. “Io vengo in redazione alle 9,30 del mattino e sono l’ultimo a uscire”.

Ecco, buon esempio, immagino pluripremiato, scrittore dicevo accanto al finissimo dicitore Giorgio Gandolfi, ex firma de La Stampa, poi pr del primo Parma di serie A, con Tanzi, poi firma di Libero, in mia concorrenza, da Parma e non solo.

Ebbene, Gian era stato per non so quanti anni il corrispondente di Gazzetta dello Sport. Poco spazio, da quando c’era inviato il cannibale Andrea Schianchi, un macinatore di notizie, un grande. Un pugnace, come Gian.

Bellè. Mamma mia. Mi mancherà la tua espressione sempre austera, sempre, il tuo sguardo severo. Tifoso del Torino, Gian, di Zeman, andò in ritiro a salutarlo, amico di Sacchi e Ancelotti, amico di tanti, nemico di Pino Colombi.

In tanti mi hanno raccontato di Gian Bellè che un giorno in diretta radio, forse Parma, non so, rispose a PIno che lo interpellò: “Abbiamo con noi il collega Gian Franco Bellè”. “Io non faccio l’assicuratore” e lì nel tempo Pino ci fece una malattia. Pino che aveva inventato la radio, il perbenismo, il manierismo di tv. Pino era un bell’uomo, seduttore, Gian padre di famiglia. Un alto e bella voce, autorevole, l’altro autoritario. E Pino si inalberava come un pino quando si nominava Bellè.

Pino, sapessi quanti Bellè ci sono stati, nella mia vita.

Pino, nel regno dei cieli, adesso accoglierà Gian Franco, si stringeranno la mano. Pino, mio compagno di banco al Tardini, a lungo.

Gian era nel banco di Gazzetta di Parma. Gian lassù, con Gianluca Bacchi Modena, ecco il suo vice storico, già firma di Tuttosport, ma poi Robertino Schianchi, fratello maggiore di Andrea, e tanti altri che non voglio ricordare. Il fotografo Badolati, Tiziano Marcheselli, Maurizio Schiaretti, Massimo Torelli che mi aiutò a passare professionista, da freelance, e poi non ricordo. Il magone è insopportabile.

Gian. Già dirigente del Collecchio, non ancora Crociati.

Gian, libri, tessera Coni, intervistatore per Tv Parma, con la direzione Andrea Gavazzoli.

Gian, autorevole, autoritario, senza fronzoli, sarebbe piaciuto al pragmatismo di Silvia, mia moglie.

Gian. Dalla macchina da scrivere al computer. Ah, dimenticavo, da pensionato capo ufficio stampa del rugby, con la presidenza federale di non ricordo chi. Perchè mi occupo di tutto e niente. Dondi, ecco, Giancarlo Dondi, con Andrea Cimbrico, come vice.

Bellè.

Gian Franco. Come Bellotto, anzi Gian Franco, unico.

Maestro di tanti amici e colleghi, che quando non mi rispondono alla mail o non mi danno l’ok al telefono diventano nemicissimi. Anzi, molto meno di alcuni che non mi fanno più scrivere.

Gian, Franco. Non dimenticherò la tua sobrietà, la tua logorrea tv. E, soprattutto, i numeri, l’aridità  dei numeri, il pistolotto di 2-3′, le sferruzzate al Parma, magari non ai potenti ma insomma già era imparziale, austero, quasi burbero. Maestro vecchia maniera, molto rispettoso, nel passare i pezzi.

Gian. Un bacio da Silvia. Grazie, anche dalla mia famiglia, sei stato il secondo ad aprire la mia collaborazione, nel ’92, dopo Carlino Reggio, fra i quotidiani. Gian, grazie davvero.

Ti invidiavo quando leggevo inviato con la nazionale, forse anche alle olimpiadi, non so, e io a occuparmi di sport nazionale ovunque ma non per Gazzetta di Parma.

Gian. Bellè. Non imbellettare i pezzi, Gian. Restiamo noi stessi, sempre. Il giornalismo è fatto non solo delle belle parole di Giorgio Gandolfi e tanti altri, è anche sferzantezza, non so. E’ anche gli occhiali, la pancia, i capelli bianchi, a sinistra. Chissà se eri di destra o di sinistra.

Vediamoci a cena, Gian, con Schianchi che non sopporto e con lo Zurlo mio mito. Con Sandro e Claudio Rinaldi, con Majo e tanti altri. Io sarò in imbarazzo, irretito dai miti.

Gazzetta di Parma, anche la mia famiglia.

Gian, salutami quel galantuomo di Torelli, quei ragazzi degli spettacoli, Marcheselli, Schiaretti. Via tu da Pino, eh, anche a nome di mia moglie, di tanti, di tutti, di troppi. Troppo dolore, Gian. Per tutti.

Da Reggio, un abbraccio. Vanni Zagnoi, con Silvia Gilioli. E, alla memoria, papà Vasco e mia mamma Emilde. Ah, le telefonate di Tina, a casa dei miei per il calcio minore. “Vanni, sei unico, mi diceva”.

Gian, anche voi tutti. Grazie, Parma, grazie davvero.

Non verrò ai funerali. Ho troppo paura di non dormire, di ansia, di tutto. Non vado mai ai funerali. Neanche ho il tuo telefonino.

E poi sono reggiano, ha ragione Gandolfi.

Ciao, davvero.

 

Da stadiotardini.it, Michele Angella (Teleducato): “Minotti scelga: o il Parma o Sky”. Grande Angella, sempre polemico, il migliore. Mai sconti a nessuno, un fuoriclasse

(v.zagn.) Grande Angella (in copertina). Semplicemente, il giornalista più sottovalutato al mondo. Come Guidolin fra gli allenatori.

Da stadiotardini.it.

DOTTOR PARMA E MISTER SKY – In chiusura Angella è voluto tornare a sottolineare, per l’ennesima volta quella che lui ritiene l’anomalia del doppio ruolo di Lorenzo Minotti, anche se la polemica si presta ad esser giudicata a propria volta stucchevole e sterile: “Nulla di personale contro Minotti che anzi stimo e che essendominottisentimentalmente legato a questa piazza è molto meglio di un dirigente mercenario, tuttavia questo suo secondo lavoro trovo che sia un’anomalia evidente e lo diciamo ora, dopo una vittoria, Minotti non va in campo, è una cosa che non inficia i risultati, ma è una questione di immagini, o fai il DT o fai il commentatore per Sky, non puoi essere aPerugia a commentare Perugia-Barimentre si gioca Parma-Lumezzane”.Concordi anche gli altri componenti dello studio con Ampollini che ha detto: “Non mi risulta che Marotta mentre gioca la Juve sia a commentare il Real Madrid in pay tv”. Fabris: “Certo che se la società glielo lascia fare…”.Evaristo Cipriani

A cura di Giangabriele Perre

Gazzetta di Parma, Mike Piazza: “Il Parma è una buona squadra, ha tradizione, per questo negli abbonamenti ci batte”. Quota 5mila arriva grazie alla Giglio, che ha uno stabilimento anche a Ozzano. “Mancano tre mesi al derby, speriamo non sia determinante. Miccoli era fra i miei giocatori preferiti. La mancata promozione non sarebbe un fallimento”

Da sinistra, il consigliere Medici, il presidente Piazza e il vice Compagni

Vanni Zagnoli
Scandiano

Mike Piazza parla alla stampa reggiana all’hotel Boiardo, dopo essere stato a Sky e alla Gazzetta dello Sport. Giudica il dato più eclatante, la differenza di pubblico fra il Tardini (9mila abbonati) e il Mapei, con 5mila toccati ieri. Contro il Lumezzane, i crociati avevano il secondo pubblico della Lega Pro.

“Parma – racconta – ha una base solida, un’ottima tradizione e anche una buona squadra, dunque incoraggio il pubblico granata a colmare il gap. Entrando in questo progetto so che la rivalità si sarebbe acuita, è anche complicato arrivare davanti al Parma, nello sport ti devi preparare e provare ad avvantaggiarti sui vicini. Non è l’unico team così accreditato del girone, non concentriamoci sul derby di dicembre perchè questi tre mesi sono importanti, a partire dalla gara di Venezia”.

Piazza conta di presentarsi al Tardini davanti. “Speriamo che per noi non sia così determinante”. Ovvero che la Reggiana possa persino permettersi una sconfitta, è quasi utopia.

Quota 5mila abbonamenti arriva grazie al vecchio sponsor dello stadio, la Giglio, che acquista le tessere mancanti e dunque con la riapertura si andrà pure oltre. “Da un anno – spiega Giuseppe Mastrolia (Newlat) – abbiamo acquisito anche lo stabilimento di Ozzano Taro, dalla Hainz Kraft, con 200 dipendenti”.

Il presidente della Reggiana conferma la predilezione per Miccoli, fra i giocatori. “Mi è sempre piaciuto per la grinta, era un underdog, un cagnaccio, oltrechè bandiera del Palermo, di cui è originaria la mia famiglia. Magari lo incrocierò in Salento, ora che ha smesso”.
Piazza ha introdotto in squadra il codice etico, acquisterà dalla curia il centro sportivo di via Agosti, spera di coinvolgere Kobe Bryant, pure di Philadelfia, e altri americani, negli investimenti sulla Reggiana. “Se non arriverà la serie B, non sarà un fallimento, mi spiace solo non essere in campo io. Qui hanno allenato Ancelotti e Lucescu, Futre, Taffarel e Mazzarri, al centro sportivo un’area ricorderà la nostra storia”.

A cura di Francesco Delendati

Gazzetta di Parma, Salsomaggiore. Paolo Lavezzini è figlio di mister Rino, guida il miglior ristorante italiano a Rio: “Che esigenti i vip durante l’olimpiade. Giocavo negli allievi con Buffon e Barone, poi campioni del mondo, ma ero più bravo con la mountain bike e in cucina”

Nella foto in copertina: Paolo Lavezzini con la fidanzata Eleonora
Vanni Zagnoli

Un salsese ha vinto le olimpiadi sul piano gastronomico. E’ diventato una star, in Brasile, e nello scorso mese ha vissuto il momento più delicato ed esaltante della carriera, con 600 coperti da gestire, quotidianamente.

Paolo Lavezzini, 37 anni, è il figlio di Rino, l’allenatore di Fidenza, classe 1952, da una vita nel calcio. Adesso è osservatore per il Padova, in Lega Pro, dopo un biennio da vice, ma dall’85 è sempre stato in panchina: Polesine, Soragna, le giovanili al Fiorenzuola, al Fidenza e al Parma, poi lo sbarco tra i professionisti, da Montevarchi alla Carrarese, dal Giorgione al Pontedera, con tappa significativa a Catanzaro. Quindi Lavezzini guidò la Massese, poi il Mantova, il Viareggio e la Poggese. Nel 2002 il debutto in B, al Genoa, accanto a Torrente, poi la primavera del Grifone. Un’esperienza in Lituania, il ritorno alla Lavagnese, la Romania al Petrolul Ploiesti, quindi la primavera del Livorno, la Carrarese, di nuovo la primavera, al Vicenza e la discesa fra i dilettanti, in Toscana.

Parallelamente, la carriera del figlio Paolo, fuori Parma da quando aveva 19 anni, ovvero da quando papà Rino cedette l’abitazione di Salsomaggiore per trasferirsi a Marina di Carrara, dove molti parmensi hanno la seconda casa.

“Frequentai l’istituto Paciolo a Fidenza – racconta Lavezzini junior -, poi l’alberghiero a Massa, in Versilia. Intanto giocavo a calcio, facevo il difensore centrale e nel Parma arrivai sino agli allievi. Ero in squadra con due futuri campioni del mondo, Gigi Buffon e Simone Barone”.

Alla morte della nonna Laura, seguì il padre a Marina, ma lasciò il calcio. “Non aveva grandi prospettive, onestamente”, annota ora il padre. Era più appassionato di ciclismo, al punto che divenne campione italiano di bmx, la mountain bike, sorta di motocross in bici, che ha portato Marco Aurelio Fontana al bronzo di Londra 2012.

Ma è in cucina che è diventato un fuoriclasse, lavorò in Francia (all’Athenee di Alain Dukasse, di Parigi), a Miami e a New York. E’ in Brasile da 4 anni e a luglio il suo Fasano al mare è stato premiato come miglior ristorante italiano a Rio. Paolo compare anche in un programma gastronomico in tv, in Brasile. “I legami con la mia terra restano nel cuore – racconta tramite whatsapp -. Quando torno in Italia, faccio sempre un salto a Salsomaggiore e non dimentico di portare in Brasile Parmigiano Reggiano e salame di Felino”.

Nelle settimane olimpiche, neanche aveva tempo da passare con la fidanzata Eleonora Nicodemi, 33 anni, di Marina di Carrara. “Ho 45 cuochi da coordinare, l’impegno è grande e saltava persino il giorno di riposo. Ho lavorato in occasione di due coppe del mondo, in Francia del ’98, e qua in Brasile, due anni fa ma non c’erano questi numeri. Dormivo 4 ore a notte, finivo di lavorare alle 2, restava giusto qualche minuto per correre, alle 7 del mattino”.

L’hotel Fasano, a Ipanema, è il più frequentato dai vip e allora Lavezzini procede fra riunioni e piatti. E’ stato intervistato anche da Rai e da Eurosport.

In Brasile la cena si chiama Jantar, Lavezzini propone una cucina solida e gustosa, ispirata alla tradizione, con, per esempio, il pargo rosso in crosta di sale. Ha lavorato anche al 3 stelle Michelin dell’enoteca Pinchiorri, a Firenze, crea armonie culinarie aggiungendo contaminazioni sapientemente equilibrate, con prodotti della terra brasiliana.

La guida Michelin del Brasile lo gratifica così: “Fasano Al Mare trae la sua ispirazione dal Mediterraneo. Questo è uno di quei ristoranti dove tutto è impeccabile. La posizione di fronte alla spiaggia di Ipanema è superba e così il suo menù realizzato da piatti di riso, pasta fatta a mano, pesce e carne e con una la carta dei vini con più di 300 etichette di grande pregio”.

Come il ristorante di questo salsese.