Archivi categoria: Pensieri in libertà

Questo è l’archivio. Dal 20 ottobre tutto è solo su vannizagnoli.it. Grazie a Silvia e ai sostenitori

Dal 20 ottobre 2016, è attivo il nuovo sito vannizagnoli.it, con youtube. Grazie da Silvia e Vanni Zagnoli. E soprattutto dagli amici.

Il sito all’indirizzo attuale non sarà più aggiornato. Tutti gli articoli pubblicati sono stati trasferiti sulla nuova piattaforma e rimarranno comunque qua come ulteriore archivio.

Atletica. Schwazer dovrebbe allontanarsi da Donati. L’ha allenato bene, ma nella sua lotta contro la Iaaf ci rimette lo stesso marciatore. In fondo Donati si era autodefinito consulente della Wada, smentito. Stefano Olivari su Indiscreto

(v. zagn.) Sarebbe meglio se Schwazer divorziasse da Donati.
Certo, il paladino dell’antidoping l’ha allenato benissimo, però è diventata una battaglia personale di Donati contro la Iaaf, contro tutto, così lo stesso Alex potrebbe esserne vittima.
Vorrebbe farlo correre in parallelo alla marcia olimpica.
Donati si era autodefinito consulente della Wada, che poi aveva smentito. Insomma è dura anche perchè Donati si è intestardito in questa lotta quasi personale.
Azzeccata la riflessione di Stefano Olivari, su Indiscreto.info.
di Stefano Olivari

Bisogna salvare Alex Schwazer, da se stesso ma anche da Sandro Donati. Nemmeno ora che il TAS l’ha squalificato per altri 8 anni la vicenda del marciatore azzurro è infatti vicina alla conclusione. Perché se la parte scientifica è stata chiarita, visto che la positività di Schwazer è stata riscontrata sia dai laboratori di Colonia sia di Montreal e il TAS non poteva certo smentirli a meno di non voler rimettere in gara centinaia di dopati, quella mediatica promette nuovi sviluppi: siamo in presenza di un ex dopato di nuovo trovato di positivo a un controllo antidoping, al di là delle cause (dolo, alimenti o integratori non controllati, tracce del passato, eccetera, ognuno ha la sua perizia di parte) della rilevazione dello steroide, eppure il suo entourage è riuscito a far passare nella testa di buona parte degli italiani che Schwazer sia vittima di un complotto. Doppio complotto, anzi, perché il vero obbiettivo sarebbe Donati stesso, per le sue battaglie contro il doping e per i suoi rivoluzionari (parole sue) metodi di allenamento: gli stessi metodi che hanno fatto marciare lo Schwazer ‘pulito’ più veloce del vecchio Schwazer dopato, doppiando anche le distanze, perché come è noto il doping fa andare più piano.

Che la Iaaf venga da decenni di marciume e di copertura di stati-canaglia (la Russia era uno dei peggiori, ma non certo l’unico) è un fatto, denunciato da Donati e da altri, ma che abbia un qualche interesse nel perseguitare un marciatore italiano, magari con la connivenza della Wada (l’agenzia antidoping di cui Donati asseriva di essere consulente, prima di venire smentito), è invece difficile da credere e soprattutto da dimostrare. Senza contare che l’operazione Schwazer ha sempre avuto il sostegno concreto del Coni e della Fidal, correttamente ringraziati da Donati, enti di cui è palese l’imbarazzo. Il problema è adesso un altro, visto lo sconcerto creato all’intervista rilasciata nella notte da Schwazer all’agenzia Agi: dall’idea donatiana di fare una 50 chilometri solitaria in concomitanza con la gara olimpica a quella ancora più balzana di puntare sul triathlon (Schwazer, ragazzo intelligente per quanto con vari problemi, ha osservato che non sa nuotare), emerge un ego smisurato e senza basi concrete. E non ci stiamo riferendo a quello dell’atleta, ma a quello di chi si era troppo innamorato di un’idea e della ribalta personale.

Poi buona parte delle denunce riguardo al sistema della marcia (a partire dai giudici e dai loro avvertimenti) sono fondate, ma la doppia positività di Schwazer rimane. A meno di non voler direttamente abolire la marcia, idea che non sarebbe poi nemmeno strampalata. Qualche mese fa Sandro Damilano, adesso allenatore dei cinesi (antipatizzante, ricambiato, di Donati) e guida tecnica dello Schwazer oro di Pechino, dichiarò al Corriere della Sera di temere per il migliore dei suoi allievi una deriva umana tipo Pantani. Se non si libera del vittimismo e del donatismo (Primo e unico comandamento: sono tutti dopati tranne noi) è possibile che questo accada.

A cura di Francesco Delendati

La morte di zio Landrino Montecchi, Leandro, il necrologio di Anceschi

Il 10 Luglio é mancato all’affetto dei suoi cari
Leandro Montecchi
(Landrino) di anni 85
Ne danno il commosso annuncio la moglie DINA CAMPANI, la figlia RITA, il genero FABRIZIO, i nipoti SIMONE e FEDERICO, la sorella IMELDE, unitamente ai parenti tutti.
I funerali avranno luogo martedì 12 Luglio alle ore 9 partendo dall’arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio, per la chiesa parrocchiale di Viano. Dopo il rito si proseguirà per l’ara crematoria di Coviolo.
Il santo rosario sarà recitato oggi alle 17 in camera Ardente.
Si ringraziano anticipatamente quanti parteciperanno alla mesta cerimonia.
Reggio Emilia, 10 Luglio 2016

Basket. Io sto con Veremeenko. Un giornale gli dà 3. In una finale scudetto, con quanto ha fatto Reggio. Io sono stato messo in croce da colleghi, addetti ai lavori per niente, in confronto

di Vanni Zagnoli

Ho guardato un quotidiano in rassegna stampa su Sky, poi adesso. Non ci credevo. 3 a Veremeenko? Ho guardato la partita distrattamente, non dovevo scrivere, l’ho saputo solo un’ora prima della partita, ma dico. Tre? A cena un amico mi ripeteva che è un centro scarso, ok, va bene, però…

Ho visto 4,5 su Prima Pagina Reggio, 5 su Reggionline.

Ma 3? Ma 3 a uno che era infortunato, che non era in condizione di giocare, probabilmente. 3? Tre?

Io che sono stato messo in croce da un giocatore e dal suo procuratore per due domande normalissime, un anno fa?

Io che in 26 anni da freelance ho fatto arrabbiare, senza volerlo, centinaia di personaggi?

Tre l’ho dato a Hoegt, in Napoli-Lazio, quest’anno, ma era inevitabile. Tre nel basket? Tre a un finalista scudetto?

E nel calcio mi chiedono di fare domande più leggere, ovunque le domande non vanno bene, sono lunghe, i personaggi non hanno tempo da perdere?

I filmati danno fastidio, “qua non puoi stare”. Quello è un tuo giudizio?

Ho definito un giocatore il campione del mondo meno famoso e sono stato messo in croce da lui e dalla società?

Ah, ok, allora mi conservo la pagina del quotidiano e a ogni contestazione possibile dirò: “Ecco, guardate qua”.

Ah, ok, dimenticavo, quello è un grande quotidiano, quindi può scrivere quel che vuole, è temuto, io sono evitato. Io e non solo io.

Ah, per fortuna il Carlino e la Gazzetta di Reggio gli hanno dato 5.

Tuttosport, Piero Guerrini, non lo nomina. Barocci sul Corriere dello Sport gli dà 4, 4,5 a Lavrinovic.

Intendo, io da anni non ho occasione di dare i voti, nel basket. Magari, chessò, letteralmente sono anche quelli i voti. 3 o 4, però…

Ah, dimenticavo i whatsapp fastidiosi, con tanti… Tutto incide, no?

Alle 10 del mattino di Pasqua ho telefonato a un presidente di società per chiederle la mail. Quando ho detto il mio nome, ha messo giù.

Ho dato un 4,5 a Fontana, portiere della Reggiana, nel ’99, direi, e a distanza di anni mi ha insultato in pubblico.

Domande normalissime ad allenatori, sullo spettacolo, e mi hanno irriso pubblicamente o l’allenatore l’ha presa male.

Da oggi, non venitemi più a dire: “Dai, non infierire”. “Dai, stai calmo, fai il bravo”. “Dai, questo non si chiede, questo no, questo no. In questo caso no”.

Per non parlare del linciaggio pubblico subito 2 anni fa da un allenatore di basket per avergli virgolettato una frase che mi aveva detto al registratore?

Ah, dimenticavo. Sui temi caldi, che interessano a tutti, tipo appunto una pessima prestazione conviene sorvolare, non fare domande, non dare fastidio. Invece, sul giornale, si può scrivere tranquillamente quel che si vuole.

Sottolineo, visto che questo pezzo sarà strumentalizzato, contro di me. Massimo rispetto per quel giornale e per le sue firme, sono tutti colleghi molto più specialisti e che vorrei intervistare. Li stimo tutti molto. Però… Però… Se penso alla suscettibilità media di colleghi e personaggi?

Beh, dai, via. Da oggi può passare veramente tutto. Tutto.

Non parlatemi più di stonature. Non fatemi più i processi…

Non interrompetemi più le collaborazioni perchè vi siete risentiti…

E le interviste ai giornalisti non si fanno. E tu mandi i pezzi per mail. E intervisti le hostess… E stai dando fastidio a tutti…

E questo non si fa, e questo non lo puoi fare tu. E questo non va.

 

 

I nuovi amici di vannizagnoli.it: Alessia Spallanzani, Dante Monari. Senza scomodare Stefano Fiore e Mauro Falduto

 

Un saluto da Assisi, a poche ore dal ritorno a Reggio. Ringrazio e saluto, con Silvia e gli altri amici, i nuovi sostenitori. Alessia Spallanzani è un’agente immobiliare di Reggio, conosciuta al Panathlon di Reggio e intervistata a lungo.

Dante Monari è un bolognese, amico di Stefano Michelini. Mi accorgo ora che è una persona speciale.

Fanno parte della lunga schiera di sostenitori di vannizagnoli.it. Presto arriveranno anche le fotine loro, se vorranno.

Va beh, Stefano Fiore è un giornalista vero, di 32 anni, milanese, conosciuto a Il Giornale, lo ringrazio anche se non scriverà. E Mauro Falduto è un collega di Silvia e un grande appassionato di sport.

Siamo una squadra davvero, in tanti contribuiscono. Biagio Bianculli e Giangabriele Perre, Vanni Puzzolo con gli editoriali di calcio.

Per il basket, Grissin Bon e Reggiana, l’apporto di Tommaso Casotti e Gian Marco Regnani è sempre utile.

Su facebook, Gabriella Montis e Giovanna Visioli sono le più scatenate, Cristian Pigato e Rosario Giudice gli storici, Salvatore Pio Baiamonte è pure sul podio.

Capitolo amici, lettori: Mauro Falduto affezionatissimo, Eleonora Riccò è nipote. Paolo Martocchia fece il traghettatre. Alice Pignagnoli è showgirl. E in fondo un po’ lo è anche Alessia Spallanzani.

Grazie, da due anni, fal webmaster: Corrado Pagani

 

Reggiani, sappiate che il migliore era Franco Dal Cin. Con Futre e Ancelotti, Lucescu e Padovano. Chiediamogli scusa. E grazie a Squinzi e a Di Francesco, a Berardi e ad Angelozzi

 

Franco Dal Cin

Vanni Zagnoli e la Silvia

Dunque, qui racconto, dedicando a Silvia, la grandezza di Franco Dal Cin. Non la racconto perchè in tutto il mondo la sanno, dovrei ripescare mie vecchi pezzi. Sbagliati, stupidi, assurdi. Ho avuto cattivi maestri, mi adeguavo a una città arcicritica.

Dal Cin, semplicemente, era il miglior dirigente italiano del calcio, avanti a tutti 10 anni.

E lo irridevano, a Retemilia, Stefano Marchesini e Massimo Cavalieri, a Telereggio Marco Gibertini e Franco Tosi, sul Carlino magari Andrea Ligabue e Daniele Barilli, con l’avallo di Ezio Fanticini, Gigi Manfredi e Gigi Zerbini. E Cancio Cancellieri.

E alla Gazzetta William Giberti ed Ercolone Spallanzani, Ivano Paterlini e Massimo Cesena – lo chiamava così Laccabue -. E i Cocchi, Luigi e Armando. E Mauretto del Bue – Del Bove? – su Tuttoreggiana. E il rosso, Lusetti.

E quanti dimentico. E Wainer Magnani no, sulla Gazzetta di Reggio.

Un giorno mi prese da parte, con Dal Cin, mi attaccarono, avevo 25 anni. Avevano ragione. Straragione. Ho sbagliato tutto, a dare a mente alla massa.

Franco Dal Cin era, è il numero uno.

Franco e basta.

Franco. Io picchiavo duro, su Tuttosport e magari Il Giornale, su Il Tempo e magari Avvenire, su L’Indipendente e magari L’Informazione. Su radio Bruno e magari radio Capital, su radio 24 e magari Rmc. Non su Gazzetta di Parma, perchè all’epoca c’era Giorgetto Campanini, l’uomo con il sigaro.

Ecco, ho sbagliato e una volta in vacanza, all’alba, meditando, l’ho scritto a Dal Cin. 9 anni dopo, forse, avevo capito. Che vergogna. Mi vergogna.

Ho chiesto scusa, ho riparato, ho capito ma era tardi.

Dal Cin Franco, con tutto il suo entourage.

Dal Cin e lo stadio e tutto. Futre, Ancelotti, Lucescu.

Dai, su. Lucescu.

Dai, cavolo. E pensare che non facevo uso di psicofarmaci!

 

Atletica. Libellula Libania. Libiamo Libania. Libidine Libania. Record italiano sui 200, sottratto a Manuela Levorato. Da Olimpiade. Andiamo

Libania Grenot

Vanni Zagnoli. Dedicato a Silvia Gilioli

“Andiamo, andiamo”, urla Oscar Bertone, allenatore, ex tuffatore e commentatore dei tuffi con Stefano Bizzotto. Che farebbe anche da solo, come Bragagna, tant’è bravo, in Rai.

Mamma mia. Non so dove, non so perchè, nè come abbia fatto, ma Libania Grenot ha migliorato il record italiano dei 200, levandolo a Manuela Levorato, la veneziana che era diventata personaggio a Quelli che il calcio

E’ brava, è bella. Libania libellula. Libiamo con Libania. Libidine Libania, non voglio esagerare.

Seducente come una sudamericana, agile e tentacolare, civettuola nei dialoghi in diretta con Caporale Elisabetta e con Bragagna Franco e prima con Monetti Attilio e con Tilli Stefano e compagnia briscola.

A Zurigo, due anni fa, vinse il titolo europeo sui 400, poi è sparita.

Volevamo organizzare una festa in suo onore, non ci conosciamo, diventa dura.

Brava, comunque, Libania. Mamma mia. Da olimpiade, da urlo. Da Fabrizio Mori, campione del mondo nel ’99, a Siviglia. Mamma mia. Grazie, vita, per le emozioni dell’atletica.

Regina. Regina Libania..

Vai Libania, vola come Fiona May, Baldini e compagnia.

Cubana laziale. Vai. Attacca, attacca, non affondare sul rettilineo. Vai. Brasile, arriviamo con la panterita

 

Via alle consultazioni per il basket e per la prossima stagione, su tutti i campi di calcio e volley principali della regione, per operare su youtube e magari qualche riga scritta

Vanni Zagnoli con Mattia Mariani, al freddo, in mixed zone. Mariani dirige Telereggio da due anni, è di Novellara. Un signor professionista
Vanni Zagnoli con Mattia Mariani, al freddo, in mixed zone. Mariani dirige Telereggio da due anni, è di Novellara. Un signor professionista

Cari amici, iniziano le consultazioni per ampliare la squadra di vannizagnoli.it e youtube e collaborazioni assortite, naturalmente non pagate.

Dunque, per ordine. Fra gli accreditati del basket – magari pescando anche fra testate nuove – cerco una persona che faccia il cameraman e anche da solo video e videointerviste a Reggio, al basket, fin dalla partita con Avellino.

Reggiana. Lì quando ho tempo e voglia faccio io, ma a prescindere cerco almeno una persona che voglia fare bei video, emozionali, completi, di prima, durante e dopo partita e tifosi.

Sassuolo. L’ipotesi è di affiancare o sostituire Silvia, nei periodi in cui non ha tempo o voglia. Video sopra, sotto, prima, dopo.

Modena. Solito discorso, noi non siamo presenti.

Bologna, è più difficile avere accrediti. Colore, fuori, dentro, prima e dopo.

Parma. Una persona che copra prima, dopo e durante, con passione.

Carpi, in B lo seguiremo raramente, tornerà fra l’altro al Cabassi. Anche lì, video, prima, dopo, durante.

Spal, non andiamo mai, solito discorso.

Modena volley, naturalmente.

Volley Modena anche femminile.

Baseball a Parma, a Reggio, a Bologna, in Romagna.

Diamo le password, tutto.

Video per youtube e per il sito, qui.

 

 

Cari castoristi, vincete per Fabrizio. Quell’irascibile, burbero allenatore. Con un cuore grande così. Che vorrei come papà

Castori, prima stagione in serie A
Castori, prima stagione in serie A

Cari cholisti, cari adepti di Fabrizio Castori,

vi scrivo prima di dormire, sperando che i miracoli esistano. Che il Carpi vinca a Udine e che si salvi. E’ dura, durissima. Soprattutto che il Palermo non batta il Verona.

Volevo lasciare un whatsapp a Castori, anzi lasciarlo all’amico Vanni Puzzolo ma poi esterno come al solito.

Caro Fabrizio Castori, è stato un onore, un piacere, un orgoglio frequentarti, incontrarti, chiederti, conoscere tua moglie, tuo figlio, fotografarli.

Per me sei un fratello maggiore, anzi sei il papà che non ho più.

In fondo io la penso come te: “Ricordati, Vanni, che nel calcio la cosa più facile è giocare bene e perdere”.

Ecco, io ho sempre giocato male, nel giornalismo, e spesso ho vinto.

Oggi, perdo ma gioco bene. Anzi, perdo e gioco male.

Però, però. Manca giusto il miracolo del Verona, di Delneri, altra persona perbene.

Voi, allenatori della vecchia guardia, gente seria che vorrei come padri.

Papà Vasco non c’è pi dal 2002, io in voi rivedo lui. Burberi e gentiluomini. Castoristi e cholisti.

In bocca al lupo, biancorossi. Anche da mia moglie Silvia. Non potete retrocedere.

Mi, ci ricordate il Piacenza. Il caro, vecchio. Piace.

 

Il privilegio di vivere nella regione più sportiva d’Italia. Sassuolo sesto, Carpi in lotta salvezza, la Grissin Bon. Lo scudetto di Modena volley, la Spal in B. Il Modena in lotta, il Parma e due Piacenza

Vanni Zagnoli con Matteo Dalla Vite (La Gazzetta dello sport)
Vanni Zagnoli con Matteo Dalla Vite (La Gazzetta dello sport)

Grazie ai colleghi, grazie allo sport, grazie a mia moglie Silvia, grazie a tutti, per le emozioni. Senza lo sport, senza gli amici, non vivrei.

L’Emilia è ampia, lunga, però c’è tanto sport, tanto di tutto, tanti bravi colleghi, tante emozioni. Sport su e giù, a destra e a sinistra, davanti e dietro, 24 ore. Calcio e basket, volley e baseball, ma di tutto, credete. Non riesco a star dietro a tutto. Papà Vasco mi diceva: “Non puoi seguire tutto”.

Certo, tanto non seguo, ma a livello internazionale. L’Emilia, per il resto, è mia e di mia moglie Silvia.

Di Castori e di Eusebio Di Francesco, di Menetti e Bergodi, di Semplici e Donadoni, di Lorenzetti e di Apolloni, di Franzini e dell’altro Piacenza. E poi di tutti quanti dimentico.

“Una terra speciale, cordiale, dove vivo bene”, sigilla Di Francesco.

Eusebista fra gli eusebismi.

Grazie.

In copertina, con Nicola Cecere, de La Gazzetta dello sport