Archivi categoria: Sport Olimpici

Questo è l’archivio. Dal 20 ottobre tutto è solo su vannizagnoli.it. Grazie a Silvia e ai sostenitori

Dal 20 ottobre 2016, è attivo il nuovo sito vannizagnoli.it, con youtube. Grazie da Silvia e Vanni Zagnoli. E soprattutto dagli amici.

Il sito all’indirizzo attuale non sarà più aggiornato. Tutti gli articoli pubblicati sono stati trasferiti sulla nuova piattaforma e rimarranno comunque qua come ulteriore archivio.

Scherma, Arianna Errigo: “Tirerò anche di sciabola, è completamente diversa dal fioretto. Il sogno è partecipare a Tokyo 2020 con due armi”. Da Premium Sport

(v.zagn.) Bellissima la storia di Arianna, qui Teseo non c’entra, è solo farina di Arianna. Viva Arianna e i suoi sogni. L’eclettisimo è la cosa più bella del mondo.
Oggi, lunedì 3 ottobre 2016, la redazione di “Premium Sport” ha realizzato un’intervista esclusiva alla schermitrice Arianna Errigo (in copertina). 
Di seguito il virgolettato dell’intervista:
Arianna Errigo dichiara: “Il mio futuro? Di solito un’atleta dopo le Olimpiadi si prende un periodo per staccarsi, si prende una pausa o si prende una vacanza. Io non abbandono il fioretto, e mai lo farò, però non lascio e anzi raddoppio: inizierò anche a tirare con la sciabola. In passato ho fatto qualche campionato italiano con i carabinieri, ma più per gioco che per altro. Adesso mi voglio mettere in discussione e vedere se allenandomi si può raggiungere qualche risultato e poi vedere come va. La differenza tra fioretto e sciabola? Sono armi completamente diverse, hanno il bersaglio diverso, l’arma è diversa, l’arbitraggio è diverso e anche la tecnica è molto differente. Di solito ci si specializza in una sola perché è già molto difficile così. Sarà una gran bella sfida, mi voglio mettere in gioco, sarà difficilissimo, forse impossibile però le sfide mi piacciono e sono pronta. Sabato prossimo a Erba avrò la prima gara nazionale, un test importante e incrocio le dita. Sarà una gara per capire dove posso arrivare anche perché partirò come ultima. Non mi verrà regalato niente e non voglio nessun regalo: gareggerò per giocarmi qualcosa di importante e non solo per far presente. La sciabola per avere nuovi stimoli anche nel fioretto? Per 8 anni mi sono concentrata solo sul fioretto, non ho mai mollato un centimetro e sono stati 8 anni impegnativi. Dopo la delusione delle Olimpiadi di Rio, al termine di 4 anni quasi perfetti, mettermi in gioco con un’arma che non ho mai usato potrebbe darmi qualcosa in più. Se la sciabola mi dovesse togliere qualche energia mentale o fisica al fioretto lascerò stare però io ci credo molto e spero di riuscire in questa impresa. Il regolamento permette le gare con due armi? Sì, dal punto di vista del calendario posso fare tutta la stagione di Coppa del mondo di fioretto e sciabola: il sogno è anche quello. Il lato positivo è che mi allenerò meno in palestra e farò più gare. Il sogno per il futuro? Il sogno sarebbe quello di arrivare a Tokyo con due armi. La squadra italiana di sciabola? Nella sciabola femminile ci sono atlete molto giovani che verranno fuori. Paragonarla a quella del fioretto femminile, dove ci sono state campionesse fantastiche come la Vezzali, è difficile ma speriamo di contribuire alla squadra”.
Daniele Buonamici
A cura di Francesco Delendati

Atletica, “Assuntina” Legnante è oro paralimpico. Vinse un europeo indoor e i giochi del Mediterraneo da normodotata. Da Rio arrivano 10 medaglie in un giorno, 5 sono d’oro

(V. Zagn.) Atletica, Assunta Legnante d’oro nel getto del peso, ma partecipò anche a grandi competizioni assolute: da normodotata vinse un europeo indoor e un oro ai giochi mediterranei.
Ora ha un deficit visivo, il sovrappeso, ma è il suo secondo oro paralimpico. Assuntina, la chiamavano. Le sue maschere curiose.
14 settembre 2016 è giornata storica per lo sport paralimpico italiano, da Rio arrivano 10 medaglie: 5 ori, 3 argenti e 2 bronzi.
A cura di Francesco Delendati

Le olimpiadi master sono più affascinanti delle paralimpiadi. È piu curioso vedere come invecchia un campione

(V. Zagn.) Le olimpiadi master più belle delle paralimpiadi.

Vorrei vedere Carl Lewis a 55 anni, ma anche tanti primattori del passato.

Le olimpiadi master è come non ci fossero, non vengono trasmesse, non lasciano traccia.

Per me è più spettacolare fare un over 40, 50, 60 e 70 – partendo dai grandi – piuttosto che il paralimpismo. Perchè alcuni hanno handicap leggeri, altri sono immagini forse fin troppo forti.

Invece, è curioso vedere come invecchia il campione.

A cura di Francesco Delendati

Paralimpiadi, nuoto. Daniel Dias vince l’oro numero 11 in carriera. Senza mani e con la gamba destra che termina al ginocchio

(V. Zagn.) L’11° oro paralimpico di Daniel Dias, nuotatore brasiliano.
 

Nella nottata tra giovedì e venerdì  ha vinto la 16^ medaglia paralimpica: 11 ori, di cui 6 nell’edizione di Londra del 2012, 5 argenti e un bronzo.

E’ nato senza mani e la gamba destra termina al ginocchio.
A cura di Francesco Delendati

Il Gazzettino, Pordenone. Rai, Franco Bragagna legato alla città del Noncello: “Mia moglie Gabriella e il nostro primogenito Davide sono nati lì”. Racconta i fondisti e la saltatrici in alto e l’oro di Molmenti nella canoa fluviale: “Festeggiato al quartiere Torre”.

Alessia Trost, a sinistra, e Desirèe Rossit
Alessia Trost, a sinistra, e Desirèe Rossit. Le friulane finaliste olimpiche nel salto in alto

L’integralità, la stesura originale dell’intervista a Bragagna uscita sulla pagina di Pordenone de Il Gazzettino.

Vanni Zagnoli

“Ode smisurata a Franco Bragagna. Il re del “racconto”, pure a Rio”. Così titolava a inizio olimpiade il quotidiano Libero, a firma di Fabrizio Biasin. Ma quella voce di Raisport ha un legame con Pordenone e lo rivela proprio alla fine delle settimane più impegnative delle stagione.

Bragagna, cosa la accomuna alla nostra città?

“Mia moglie Gabriella Titton, 52 anni, è di lì. E’ impiegata all’ospedale di Bolzano, responsabile amministrativa dei ricoveri internazionali. Abbiamo 4 figli. Davide, 29 anni, lavora in Polonia, a Varsavia, come amministrazione e marketing di una multinazionale americana, la Medtronic, elettromedicale, ma tornerebbe se potesse fare il giornalista. Andrea, 22 anni, si laurea in economia, fa un master negli Usa ed è semiprofessionista nel calcio, grazie al fratello dell’ex Chievo Michael Bradley: la famiglia del centrocampista è proprietaria di 17 squadre, in tre leghe. Carlotta, 19 anni, ha il diploma di liceo classico-linguistico e ora si muoverà tra Germania e Inghilterra. Infine Camilla, 11 anni”.

Come ha conosciuto la moglie?

“In un villaggio turistico costiero, a Jesolo, nell’84. Suo padre Mario, oggi 76enne, aveva lì un negozio di genere alimentari con soci, io per 4 mesi feci l’animatore turistico, appena terminata la naja. Dovevo andare in Sardegna, con la Tirrenia, per fare colloqui da giornalista, ma era il tempo in cui i traghetti facevano continuamente sciopero e allora rimasi in Veneto. Avevo fatto l’Isef, a 25 anni potevo insegnare educazione fisica, ma intanto nel villaggio avevo la possibilità di valorizzare il mio tedesco”.

La famiglia Titton è ancora a Pordenone?

“Sì, anche mamma Franca, 73 anni, e il fratello di Gabriella, Mauro, 49enne, factotum in un’azienda di articoli sanitari. Così ogni Natale e Pasqua torniamo in città, in genere 5-6 volte l’anno, dai parenti, nel quartiere Torre. Fra l’altro Davide è nato a Pordenone, all’epoca non eravamo sposati e abitammo anche lì. Dipendeva dai miei spostamenti di lavoro”.

Bragagna, in carriera ha raccontato molti friulani, compreso l’oro olimpico di Daniele Molmenti…

“Già, ne ho commentato le due gare di Londra, altrettante a Pechino e poi un altro paio. E andai a casa sua, per la Rai, per la festa della vittoria, sempre a Torre”.

A Rio, Gianni De Gennaro è finito 7°. Molmenti non meritava di difendere il titolo?

“Nella canoa abbiamo un posto per nazione, nell’ultimo periodo è andato regolarmente meglio di Daniele, era inevitabile la scelta del ct Mauro Baron, pordenonese e suo scopritore”.

E anche alle Olimpiadi invernali ha accompagnato tanti ori friulani…

“Gabriella Paruzzi, di Tarvisio, vinse a Salt Lake City nel 2002, due anni più tardi si ripetè in coppa del mondo, con finale a Pragelato, dove poi si disputò l’olimpiade. E poi le medaglie dei Di Centa, della Carnia: Giorgio è stato oro a Torino nella 50 km, con la premiazione all’interno della cerimonia di chiusura. Raccolsi l’eredità di Giacomo Santini, al microfono del fondo, quando Manuela era in fase calante”.

All’alba di domenica non è arrivata la medaglia sognata, da Alessia Trost e pure da Desireè Rossit.

“E’ stata una gara particolare, condizionata dall’avvio assurdo, a misura altissima, di 1,88, e poi la pedana era bagnata e in teoria doveva favorire Alessia, meno veloce di Desirèe. La spagnola Beitia si è imposta con 1,97, la peggior misura per l’oro dal 1980, dunque il podio era a portata”.

Che immagine ci dà, delle due saltatrici, fuori dalla pedana?

“Alessia mi piace molto come persona, Desirèe è un anno più giovane ma assai meno esperta e ancora non ha la stabilità emotiva, può fare tutto o niente. Si esalta e magari deprime come la ragazzine di adesso, Alessia è molto matura. La famiglia è di Cordenons, ha abitato a Torre, Rossit è di Udine”.

Da appassionato di atletica, le ha studiate anche fuori gara?

“Ho visto crescere Alessia, perchè mio figlio Andrea era spesso al campo sportivo con lei. E’ suo coetaneo e  primeggiava sui 100 ostacoli, per cui ne conosco benissimo i genitori, Rudi e Susanna. La prima volta che vidi in gara Desirèe mi colpì perchè è magra e alta, vinse un titolo cadette, ero certo che sarebbe arrivata lontana. Fra alti e bassi, emotivi e di salute atletica, è esplosa e ha ulteriori margini di miglioramento”.

Sono amiche, fra loro?

“Ni. Sono compagne di allenamento, ma a Rieti Alessia ha dichiarato che non andranno mai a cena assieme. Nella finale, peraltro, ho visto begli sguardi di complicità. Hanno lo stesso tecnico, Gianfranco Chessa, che si sta rimettendo da problemi di salute, scherzando Trost accetterebbe la cena con Desirèe a patto di costringere l’allenatore a mangiare il sushi, di cui entrambe sono appassionate, al contrario dell’allenatore”.

Ma Alessia vale Sara Simeoni, considerati i 23 anni?

“Ha potenzialità fisiche superiori, però minore flessibilità tecnica”.

E’ stato allo stadio Bottecchia?

“Sì, perchè è adiacente al campo di atletica Mario Agosti. Il velodromo aveva ospitato alcune mini tre giorni, su pista. Mi sono appassionato al Pordenone l’anno scorso, con quella rimonta nel girone di ritorno. L’avevo seguito due stagioni fa nella trasferta a Bolzano, con l’Alto Adige, e a Mantova”.

Qual è il suo posto del cuore, a Pordenone?

“La gelateria Scian, di Cordenons, parte di una piccola catena”.

Ha la qualifica di inviato radiotelecronista. Da dove si muove?

“Dalla sede Rai di Bolzano, ma in realtà faccio capo a Roma, a Raisport. Sono sempre rimasto fra Bolzano e Trento, senza dimenticare l’esperienza a TelePadova; era l’85-86 e seguivo l’hockey su ghiaccio di Asiago. All’epoca Gildo Fattori, cui è dedicata la tribuna dello stadio Euganeo, si occupava di calcio e io degli altri sport. Per due stagioni fu una bella esperienza”.

Da Barcellona ’92, commentata per Radio Rai, ha saltato una sola grande manifestazione, di atletica: Daegu 2011, in Corea.

“E alle olimpiadi racconto anche il kajak. E poi le cerimonie, anche di chiusura, dal ’96, escluse le due di Londra. Inoltre gli sport invernali: fondo, combinata nordica, ma anche sci”.

Quante lingue parla?

“L’italiano male… Il tedesco, l’inglese, mi arrabbatto con lo spagnolo, in questi giorni anche con il portoghese. Nei primi giorni eravamo a Barra, adesso l’appartamento è a Copacabana”.

Qual emozione più grande ha provato, in diretta?

“Stefano Baldini vincitore della maratona olimpica ad Atene 2004, ma pure il mondiale di Fabrizio Mori nei 400 ostacoli, nel ’99 a Siviglia. La tristezza maggiore, invece, è stata la positività di Schwazer, 4 anni fa”.

Come si diventa Bragagna?

“Ero malato di sport, fin da bambino, ciascuno vorrebbe fare quel che sogna, io avrei davvero voluto fare il Bragagna. Commento proprio i miei sport preferiti, anche invernali, nonostante non li abbia scelti”.

Che miti ha?

“Mi piaceva Sandro Vidrih, di Capodistria, pure commentatore dell’atletica”.

Ha 57 anni. Era all’ultima olimpiade?

“Possibile, per il discorso anagrafico e pensionistico, ma pure per i diritti. Tokyo 2020 è stata aggiudicata da Discovery Channel”.

A cura di Valmore Fornaroli

Pallanuoto, il bronzo vinto dall’Italia con il Montenegro. Su Il Giornale del luglio 2011, il ct Campagna raccontava il mondiale vinto. “Come fossimo la nazionale di calcio. Anch’io ho i miei Buffon, Cannavaro, Pirlo e Cristiano Ronaldo”

Sandro_Campagna

(v.zagn.) Per celebrare il bronzo olimpico, pubblico l’intervista di 5 anni fa uscita su Il Giornale. Il ct Campagna raccontava il mondiale vinto a Shanghai. Era il luglio 2011

di Vanni Zagnoli

L’ultima, vera nazionale campione del mondo era stata l’Italia di Lippi, 5 anni fa in Germania. Sabato la pallanuoto, con un ct appassionatissimo di calcio. Sandro Campagna, 48 anni, conquistò l’iride nel ’94, a Roma, mentre all’epoca del primo mondiale del settebello, a Berlino ‘78, già era in attività.

Coach, Stefano Tempesti è il miglior portiere in circolazione, il suo valore va molto al di là di Buffon e della vostra disciplina.

“Allora vi dico che il difensore Gitto è il nostro Cannavaro. A centrovasca, Deni Fiorentini è l’uomo di contenimento, come Ambrosini per il Milan, mentre Maurizio Felugo ha il ruolo di Pirlo”.

E il tridente?

“A destra Pietro Figlioli, nato in Brasile da padre australiano, è un tiratore formidabile”.

Fa venire in mente le punizioni di Cristiano Ronaldo.

“L’attaccante mancino Valentino Gallo è come Vargas, il peruviano della Fiorentina, che ho seguito in Copa America. E il centroboa Matteo Aicardi è stato come Toni nel 2006”.

A chi si sente più vicino, tra gli allenatori-guru dello sport italiano?

“Caratterialmente a Ratko Rudic”.

Dunque è un duro, con i giocatori.

“Sul piano tattico a Sacchi, mi sono state utili le sue lezioni ai noi tecnici olimpici. Cerco di dare un gioco diverso all’Italia, esattamente come fece lui”.

Perdendo ai rigori con il Brasile il Mondiale ’94.

“Soprattutto ammiravo il suo Milan, il pressing e la coralità della manovra”.

La forza della sua Italia però è la difesa: un gol concesso alla Croazia in semifinale nell’intero primo tempo, uno su retropassaggio sbagliato nel primo quarto della finale.

“Abbiamo contenuto gli avversari, come facevano Tassotti, Costacurta, Baresi e Maldini. Arrigo mi ha spiegato come amalgamò Gullit, Van Basten e Baresi”.

Julio Velasco (Inter e Lazio) e Gian Paolo Montali (Juve e Roma) lasciarono la panchina del volley per fare i dirigenti calcistici, venendo respinti.

“Io lascerei il bordo vasca solo per andare alla Juve, ne sono tifosissimo”.

Il basket digiuna dall’Europeo ’99, il volley dal 2005, la pallavolo femminile domina solo in campo continentale. Dopo 44 anni Prandelli riporterà l’Europeo in Italia?

“Tifo per lui. Apprezzo il suo stile, è un educatore. Pure io insegno l’etica: è fondamentale, alla lunga produce risultati”.

Gli ori di Shanghai vengono ricompensati con 20mila euro lordi, gli argenti 12,5, il bronzo vale 7,5. Campagna quanto ha accumulato, con la sua vita in acqua?

“Abbastanza per vivere bene”.

Il vostro successo e la doppietta di Federica Pellegrini hanno catturato l’attenzione del Presidente della Repubblica.

“Lo ringraziamo per la stima e il sostegno, ci ha fatto sentire partecipi dei 150 anni dell’Unità. Quando si fa squadra, tutto più accadere, in un momento di grande divisione e individualismo, anche politico. Questo oro è per Napolitano, caposquadra del paese”.

Euforici soprattutto i 4 oriundi. Mamma ungherese, Giorgetti andrà in pellegrinaggio a Medjugorje. Per Amaury Perez, cubano di Rende, 35 anni, “non ci possono essere tre Italie”, tant’è che il suocero gli ha insegnato a cantare l’inno.

“Il gruppo regge tranquillamente sino a Londra 2012, ho altri 6 elementi reclutabili. L’oro avrà una ricaduta positiva tangibile sul movimento. Nell’ultima serie A metà squadre erano liguri, contiamo di coinvolgere sempre più regioni”.

A cura di Valmore Fornaroli

Il Giornale, lotta libera. Il bronzo di Frank Chamizo, cubano italiano per matrimonio, con la genovese Dalma Caneva, poi separata. L’abbraccio alla suocera magiara. L’unico oro resta del napoletano Pollio, a Mosca 1980

Frank Chamizo Marquez (24 anni)
Frank Chamizo Marquez (24 anni)

http://www.ilgiornale.it/news/sport/chamizo-bronzo-lotta-i-giudici-tokyo-prendo-loro-1298099.html

Vanni Zagnoli

E’ solo il secondo podio nella storia della lotta libera italiana, eppure Frank Chamizo Marquez non è contento. Perché era il favorito, l’oro più sicuro della spedizione azzurra, sulla materassina però la scienza non è esatta, tantomeno con i giudici ostili. Il rischio c’è, in ogni sport che passa attraverso una giuria.

Chamizo voleva ripetere il titolo del napoletano Claudio Pollio, a Mosca 1980, si aggiudica solo la finale per il bronzo, 4-3 sull’americano Molinaro, che alla fine chiede il challenge, lo perde e allora gli arriva un altro punto contro, come da regolamento. Frank abbraccia lo staff azzurro, l’allenatore Filiberto Delgado, pure cubano, e il medico Fabio Fanton. Si copre con la bandiera italiana, lui che è di L’Avana, festeggia in parallelo al pallavolista Juantorena, nato a Santiago, sempre nell’isola caraibica.

“Sono contento lo stesso – è il primo commento -, perché il bronzo è una grandissima medaglia. Al contempo sono distrutto, deluso da me stesso”.

Va a premiarlo Marina Di Bussolo, moglie del presidente federale Matteo Pellicone, scomparso due anni fa, dopo essere stato in carica dal 1981. Era anche vicepresidente internazionale e così la vedova ne fa le veci. Chamizo scende dal podio e abbraccia forte la signora Edit Dzosa, ungherese trapiantata a Genova, arbitro internazionale e mamma di Dalma Caneva, campionessa europea juniores. Frank la sposa nel 2012, è italiano dall’anno scorso, ma la coppia da 7 mesi è separata.

“Loro hanno fatto tutto per la mia carriera – aggiunge successivamente Chamizo -, gli devo la vita e gli dedico la medaglia. Come all’esercito, alla federazione e a mia madre Clara”.

Che abita in Spagna, mentre il padre Pavel, ex lottatore, vive negli Usa. A Cuba Frank era rimasto da solo con la nonna, dopo il bronzo mondiale a 18 anni, nel 2011. Adesso gareggia nella categoria 65 chili, all’epoca rientrava nei 55 e gli bastò sforare di un etto per essere squalificato due anni e quel punto conobbe la fame. Sentendolo parlare, si può immaginare che avesse reagito male, contro la rigidità dei dirigenti cubani. “La giuria fa schifo. Solo vincendo 10-0, i giudici non possono rovinare il risultato. Ma ormai tutti gli incontri sono equilibrati e allora è difficile accettarne gli errori decisivi”.

In semifinale con l’azero Asgarov, oro a Londra, perde 7-4. Il ricorso viene presentato sul 6-4, perché a 40” dalla fine l’azero lo fa uscire dal cerchio di combattimento e ottiene un punto. Frank però gli era passato dietro e ne meriterebbe due a favore, non uno contro. Si andrebbe sul 6-5 per l’italiano, ma il challenge non convalida. Chamizo torna calmo: “Il podio resta un sogno e un onore, anche il bronzo va bene, ma avevo promesso l’oro. Andrò a prenderlo a Tokyo 2020”. Negli ottavi e nei quarti aveva recuperato a fatica. “Non ero carico come al solito, forse ho sentito la pressione. Le mie aspettative non erano queste”. E allora piange di rabbia.

Ma il fuoriprogramma avviene nell’altra finale per il bronzo, la Mongolia lo perde perché Ganzorig inizia a esultare in faccia all’uzbeko Navruzov negli ultimi 4 secondi. Dall’angolo dell’Uzbekhistan protestavano per una decisione della giuria, per la verità azzeccata, anche per questo il mongolo irride l’avversario e scappa. Così merita quel punto di penalità che vale il 7 pari e la medaglia per il rivale. Allora Ganzorig si dispera a terra, fuori dalla materassina, e dall’angolo della Mongolia danno in escandescenze come nel wrestling. Si spogliano in sequenza, scagliano a terra scarpe, urlano a torso nudo. Arrivano fischi, uno dei due tecnici resta in mutande e appoggia gli indumenti sul tavolo della giuria. Interviene anche il presidente della federlotta internazionale, la proclamazione avviene senza il mongolo, che così si prende un altro punto di penalizzazione. Mai visto, in uno degli sport più antichi di Olimpia.

A cura di Giangabriele Perre

 

Il Gazzettino, Padova. Le Olimpiadi di Bragagna, dal ’92 a oggi. “Fra i commentatori c’è Silvio Martinello nel ciclismo, di Tencarola di Selvazzano”

Una parte non pubblicata, sulla pagina padovana de Il Gazzettino

(v.zagn.) Bragagna, perché a Rio non si è portato il padovano Dino Ponchio, come commentatore?

“La Rai ha un limite di budget. Ci sono già Giorgio Rondelli, firma del Corriere della Sera, e l’ex azzurro Stefano Tilli, sarebbe eventualmente dovuto essere ospitato dalla federazione. E’ stato in postazione agli Europei di Amsterdam, ai mondiali di Mosca, tre anni fa, e pure di Pechino”.

Nella squadra Rai ci sono altri padovani?

Silvio Martinello, di Tencarola di Selvazzano. Racconta il ciclismo, anche su pista e la bmx, assieme a Francesco Pancani”.

Lei da Barcellona ’92, commentata per Radio Rai, ha saltato una sola grande manifestazione, di atletica, Daegu 2011, in Corea.

“Sì. E alle olimpiadi racconto anche il kajak. E poi le cerimonie, anche di chiusura, dal ’96, escluse le due di Londra. E poi gli sport invernali: fondo, combinata nordica, ma anche sci”.

Quante lingue parla?

“L’italiano male… Il tedesco, l’inglese, mi arrabbatto con lo spagnolo, in questi giorni anche con il portoghese. Nei primi giorni eravamo a Barra, adesso l’appartamento è a Copacabana”.

L’emozione più grande raccontata?

Stefano Baldini vincitore della maratona olimpica ad Atene 2004, ma pure il mondiale di Fabrizio Mori nei 400 ostacoli, nel ’99 a Siviglia. La tristezza maggiore, invece, è stata la positività di Schwazer, 4 anni fa”.

Come si diventa Bragagna?

“Ero malato di sport, fin da bambino, ciascuno vorrebbe fare quel che sogna, io avrei davvero voluto fare il Bragagna. Commento proprio i miei sport preferiti, anche invernali, nonostante non li abbia scelti. Miti? Mi piaceva Sandro Vidrih, di Capodistria, pure commentatore dell’atletica”.

Ha 57 anni. E’ all’ultima olimpiade?

“Possibile, per il discorso anagrafico, ma pure di diritti. Le prossime sono di Discovery Channel”.

Il Giornale, lotta libera. Chamizo era da oro, favorito nella categoria 65 chili. “A Cuba mi avevano squalificato due anni perchè ero oltre il limite di peso per un etto”. Finirà terzo

Vanni Zagnoli

Serve giusto un oro esotico, per chiudere un’olimpiade azzurra da 7,5. Perchè Frank Chamizo è cubano, italiano solo di matrimonio, quasi combinato, per fargli avere la cittadinanza e lottare liberamente. Nella categoria sino a 65 chili è il favorito, in virtù del mondiale vinto l’anno scorso a Las Vegas e dell’Europeo di marzo, a Riga. Per questo la Snai lo paga a 2,50, davanti all’uzbeko Navruzov,

offerto a 4,50; terzo è stimato l’iraniano Mohammadi (6,50).

Il titolo di Frank Chamizo Marquez sarebbe paragonabile al primo posto di Carlo Molfetta, 4 anni fa, nel taekwondo, ma le attese sono infinitamente superiori.

Questo ragazzone di colore cresce povero, con la nonna, perchè la mamma vive in Spagna e torna ogni 5 mesi, mentre il padre si risposa negli Usa e il fratello se ne va in Germania.

“Ho vissuto momenti forti – raccontava -, partendo dalla squalifica da novado dell’anno, ovvero il più promettente di Cuba. A 18 anni, nel 2010, sono bronzo mondiale a Mosca. Perdo 10 chili, per rientrare nella categoria dei 55, senonchè una volta peso un etto in più e questo basta per sbattermi fuori dalla nazionale”.

 

Vendetta per una medaglia mancata. “Nel 2011, ai Giochi Panamericani. Diventa una questione politica e allora neanche ricontrollano il peso. Mi trovo senza stipendio, a vendere di tutto per la strada, cercando i soldi per mangiare”.

Anche troppo, per la verità, al punto che Frank mette su la pancia e non lotta più. Finchè l’amore per Dalma Caneva lo riporta sulla materassina. “Ci conosciamo al centro di olimpico di Ostia, dove si prepara la nazionale. La sposo giovanissima: 18 anni lei, 20 io. Siamo troppo di corsa e impegnati e così matura la separazione, ancorchè in ottimi rapporti”.

Chamizo gareggia per l’esercito, ama il cinema e balla la salsa, oggi cercherà di far prendere la balla agli avversari, con le sue prese forti. Per imitare il podio di Juantorena, finalista nel volley, e del francese Bodegas, nella pallanuoto. Senza dimenticare i due argenti nel salto in lungo di Fiona May, nata in Inghilterra da giamaicani. Gente di colore, che dà colore alle medaglie.