Archivi categoria: Tennis

Questo è l’archivio. Dal 20 ottobre tutto è solo su vannizagnoli.it. Grazie a Silvia e ai sostenitori

Dal 20 ottobre 2016, è attivo il nuovo sito vannizagnoli.it, con youtube. Grazie da Silvia e Vanni Zagnoli. E soprattutto dagli amici.

Il sito all’indirizzo attuale non sarà più aggiornato. Tutti gli articoli pubblicati sono stati trasferiti sulla nuova piattaforma e rimarranno comunque qua come ulteriore archivio.

Il Gazzettino, tennis. All’Us Open, Roberta Vinci resiste un set: un tendine, la schiena e la Kerber hanno la meglio. Quel game omaggiato per errore dal giudice di sedia

Vanni Zagnoli

Niente semifinale per Roberta Vinci, agli Us Open. La tarantina avanza nel primo set per 5-4 per subire 9 games di fila. Si arrende dunque ai vantaggi nel parziale di avvio, dopo essere stata a due punti dall’1-0. Sul 30 pari, lo scambio è lungo e guidato dalla pugliese, Angelique Kerber è brava ad aggiudicarselo, rovesciando il match. Per tre volte Vinci aveva conquistato un break, ma in ogni occasione perde subito il servizio.

Lunedì si era allenata appena un quarto d’ora e senza palla, per la tendinite alla gamba sinistra e i problemi alla schiena, perciò proprio da sinistra gioca sempre il rovescio. Sullo 5-6 e 0-40, addirittura le viene sanzionato un fallo di piede al servizio, il replay dà comunque ragione al giudice di linea.

All’inizio del secondo set, Roby concede 9 punti di seguito. Sullo 0-5 ha un sussulto e almeno porta un gioco ai vantaggi. Azzecca una volèe, confermandosi la più spettacolare del circuito nel colpo sottorete. Dal fondo è imprecisa, si arrende alla bellissima Angelica, vincitrice dell’Australian Open e semifinalista a Flushing Meadows già nel 2011: è numero 2 al mondo, può scalzare Serena Williams dal vertice. “Mi è servita molta forza d’animo – spiega la tedesca -, per chiudere il primo set”. Durato 55’, con una guerra palla su palla e bei colpi reciproci. Nelle ultime 5 edizioni, solo una volta Vinci ha mancato la qualificazione ai quarti, a 33 anni poteva bissare la finale della scorsa edizione, persa contro Flavia Pennetta, ma si arena contro la tranquillità di Kerber, nervosa solo per 9 games. Sino a ieri Vinci aveva concesso appena un set, meritava il primo, in cui è stata superiore alle previsioni, anche nel dritto. Il giudice di sedia quasi si intenerisce e alla fine declama il punteggio regalandole un game, nel secondo set, incappando in un errore inconsueto. Ora Robertina uscirà dalla top ten Wta, per attestarsi sul 15° posto. Torna in Italia per curarsi e a fine anno deciderà se continuare. Gli appassionati sperano che sia longeva quanto Francesca Schiavone, ancora in campo a 36 anni.

QUARTI. Vinci-KERBER 0-2: 5-7, 0-6. Stasera (Eurosport): S. Williams (Usa)-Halep (Romania), Konjuh (Croazia)-Pliskova (Cechia).

Maschi. Alle 18, Nishikori (Giappone)-Murray (Gran Bretagna), all’1 Del Potro (Argentina)-Wawrinka (Svizzera).

A cura di Valmore Fornaroli

Tennis. Vinci e Lorenzi agli Us Open, racchette educate e al vertice da ultratrentenni: il talento di Roberta, per la 4^ volta fra le migliori 8 in 5; l’abnegazione di Paolo, nuovo numero 1 italiano

Roberta Vinci ha 33 anni
Roberta Vinci ha 33 anni

di Valmore Fornaroli, da un’idea di Vanni Zagnoli

Vinci (nella foto) e Lorenzi, due volti del tennis italiano così simili e così diversi.
I protagonisti dell’US Open in corso sono persone normali, in campo hanno sempre un atteggiamento rispettoso nei confronti di spettatori, arbitro ed avversari; sono esplosi tardi ad alti livelli, ma resistono.

Lorenzi sarà lunedì il numero uno italiano nella classifica ATP. Sconfitto al terzo da Murray dopo aver giocato una partita a tratti eroica per la resistenza ai colpi dello scozzese e per la quantità di chilometri percorsi tra recuperi e palleggi infiniti, il romano residente a Siena a 34 anni sta giocando la sua miglior stagione nel circuito.
Non un predestinato, ha costruito e migliorato il suo tennis fino a colmare le lacune più evidenti come un servizio troppo remissivo a dimostrazione che i fuoriclasse nascono una volta ogni tanto, ma i buoni giocatori si costruscono.

Discorso differente per Roberta Vinci: anche lei personaggio attraverso i fatti e uscita alla ribalta non più giovanissima, ha un talento immenso ed  un gioco quasi da racchetta di legno; colpi di delicatezza e tattica che non si vedono ormai più oscurati da fucilate sempre più vigorose di tenniste molto atletiche.
Qualificata per i quarti per la quarta volta negli ultimi cinque anni, meritava già lo scorso anno di portare a casa lo slam USA dopo aver battuto i semifinale una Venus Williams lanciata alla conquista del Grande Slam.

Per la talentuosa Roberta un posto tra le grandi sportive d’Italia è d’obbligo.

Il Gazzettino, tennis, Seppi e Sara Errani passano il primo turno con belle maratone. Knapp strappa un set a Safarova, Vinci fuori in due partite, era la numero 6

Andreas Seppi (73° al mondo) batte al tiebreak l’ucraino Illya Marchenko (68) per 6-3, 3-6 e 7-6 (8-6) e raggiunge il secondo turno del singolare.

A Sara Errani (in copertina) servono due ore e 22’, per superare l’olandese Kiki Bertens (numero 23 al mondo) in tre set, per 4-6, 6-4, 6-3. La romagnola è 25^, contro la bionda 24enne è imbattuta, dopo 5 confronti. Pareggia nel secondo set con break (controbreak per il 4 pari) e altro servizio strappato. Il terzo inizia con un’altra battuta persa da Bertens, che sul 30-40 pregusta il controbreak del 4-5: lì Sarita gestisce gli scambi con personalità, evitando la rimonta; sfiderà la ceca Barbora Strycova (16^ testa di serie), 7-6 6-1 alla belga Wickmayer.

Fuori l’altoatesina Karin Knapp (113), perchè alla ceca Lucie Safarova (28) strappa solo il primo set (6-4), per arrendersi a un doppio 6-1. In tarda serata Roberta Vinci perde 7-5, 6-4 dalla slovacca Anna Karolina Schmiedlova.
Vanni Zagnoli

A cura di Francesco Delendati

Tennis, i 35 anni di Serena Williams, la muscolarità eterna. 22 titoli del grande slam come Steffi Graf. Il raffronto con i motociclisti Agostini e Valentino Rossi, con Michael Schumacher

(Vanni Zagnoli) I 35 anni di Serena Williams e la sua muscolarità eterna: 22 titoli del grande slam come la tedesca Steffi Graf, anche se quello era un altro tennis e la compagna di Andrè Agassi era molto più normale, sul piano fisico.

Racconterei la sua storia tramite un’ex azzurra: Lea Pericoli, Silvia Farina Elia o meglio con Karin Knapp. Oppure, semplicemente, il ritratto di Serena.

La galleria degli immortali, ovvero degli sportivi più titolati: Giacomo Agostini e Valentino Rossi, Michael Schumacher. Insomma, i primattori di ogni disciplina.

A cura di Francesco Delendati

Tennis. Il circolo Albinea, campione d’Italia, ospita il torneo internazionale Itf, da fine mese

Andrea Guerrieri, 18 anni, è una promessa
Andrea Guerrieri, 18 anni, è una promessa

di Alessio Laganà, ufficio stampa

Per la prima volta nella sua storia il Circolo Tennis Albinea ospiterà, dal 27 Giugno al 3 Luglio, un Torneo Internazionale Future maschile del circuito ITF con montepremi di 10.000 dollari patrocinato dal Comune di Albinea e dalla provincia di Reggio Emilia. Una storia prestigiosissima quella del club tennistico reggiano, a cui mancava tuttavia il tassello di una tappa internazionale “Over”, che si svolgerà a fine mese per la soddisfazione dei tanti appassionati della zona, e non solo.

Il Ct Albinea vanta nel suo palmares un’ampia attività internazionale:  basti ricordare l’IC European Junior Challenge, con le rappresentative di otto nazionali dei migliori tennisti Under 14, ospitata nel 2009 e nel 2013, e le fasi finali della Junior Davis Cup e la Junior Federation Cup, organizzata congiuntamente con il Tc Reggio Emilia.  Per il circolo emiliano, premiato come il migliore d’Italia dalla Federazione Italiana Tennis per tre volte in quattro anni dal 2006 al 2009, dopo una ricca attività nazionale nelle ultime stagioni (dai campionati di Serie A2 maschile e femminile, ai Tornei Open e giovanili) è l’occasione per fare un ulteriore salto di qualità e vedere all’opera professionisti a ridosso delle prime 200 posizioni al mondo, tra cui magari qualche campione del futuro.

Tra essi ci sarà molto probabilmente anche Andrea Guerrieri, classe 1998 e punta di diamante del vivaio di casa: la speranza del tennis emiliano, e non solo, attualmente ha una classifica tra i primi mille tennisti al mondo e parteciperà ai prossimi due tornei del Grand Slam Juniores.

A cura di Giangabriele Perre

Sky, stanotte “I SIGNORI DEL TENNIS”: FLAVIA PENNETTA racconta gli Us Open, la telefonata di Nadal e il futuro

flavia pennetta
Flavia Pennetta

Stasera alle ore 24.15 su Sky Sport 1 HD e Sky Calcio 1 HD, torna l’appuntamento con “I Signori del Tennis”.

La puntata avrà per protagonista Flavia Pennetta. E’ la prima lunga intervista della brindisina dopo la vittoria agli US Open e il suo ritiro dalla carriera agonistica.

Di seguito alcune anticipazioni.

LA VITTORIA AGLI US OPEN E LA SCELTA DI RITIRARSI

Nonostante la vittoria, la mia scelta non è cambiata, nel senso che è stato meraviglioso, perché ho avuto l’opportunità di fare qualcosa che ho sempre sognato di fare. Perché io ricordo e non mi scorderò mai Sampras dare l’addio e fare il giro del campo con suo figlio in braccio, mi ricordo che disse: “It’s the time to say goodbye”. Ho avuto la stessa opportunità e non me la sono fatta scappare.

 LA FINALE CONTRO ROBERTA VINCI

Ero spaventata perché se giochi contro Serena (Williams, ndr), sia che vinci o che perdi puoi dire che è stato comunque un bellissimo torneo, però avendo la possibilità di giocare la finale contro Roberta (Vinci, ndr) mi è venuta un po’ di tensione, nonostante fossi contenta per lei, ma ero un pochino spaventata dalla situazione, perché in questo caso, sulla carta, devi vincere. Stava per diventare la settimana più bella della mia vita, o poteva essere la settimana più brutta, perché perdere questa chance sarebbe stato tosto da assimilare. Magari col tempo lo avrei assimilato di più, però l’impatto sarebbe stato molto duro.

 IL TRIONFO A NEW YORK

Non pensi molto, non sei lucida per pensare. Sei contenta, incredula più che contenta, però mentalmente non sei così fresca da pensare “oh madonna, guarda il percorso che ho fatto, guarda fin dove sei arrivata”. E’ qualcosa che fai dopo. L’ho fatto molto dopo. Nel momento in cui finisce la partita, o mentre sei in campo, o l’istante dopo, non vedi il tuo percorso, lo vedi molto dopo. Lo vivi con più calma quando hai un pochino di tempo, quando realizzi quello che hai fatto, perché lì per lì non ci credi, hai questa coppa in mano, la guardi e dici: “E’ mia?”. Per un tennista penso sia la cosa più bella che si possa mai desiderare, ottenere, sperare e alla fine penso di aver realizzato tutto quanto soltanto ora, dopo un po’ di tempo, dopo qualche mese più che la settimana dopo o nei giorni successivi. Ero immersa in una macchina in cui dovevo continuare a muovermi, ma mi muovevo per inerzia, senza capire effettivamente cosa stava succedendo, anche perché è stato tutto molto frenetico. Sono tornata negli spogliatoi e sul mio armadietto avevano inciso “Campionessa 2015” e quindi quell’armadietto sarà sempre il mio armadietto. E’ bellissima questa cosa.

 DOPO LA FINALE, LA CHIAMATA DI NADAL

Mi squilla il telefono ed era Rafa (Nadal, ndr) che mi aveva chiamato. “Flavi?” “Hola Rafa todo bien?” “Estàs contenta eh?” E io: “No secondo te sono triste?”. “Sono troppo contento per te, sono felicissimo, te lo meriti”. Il pensiero che ha avuto Rafa, di chiamarmi in quel momento, dimostra l’uomo che è, la persona che è, l’amico, perché comunque è un grande amico. In questi anni ci siamo un po’ cresciuti a vicenda.

 IL RITORNO IN ITALIA

Quando siamo tornati, ci siamo resi conto di quanto forte, di quanto seguita, di quanto impatto ha avuto tutto questo in Europa. Questi momenti l’Italia li vive molto, negli anni di Tomba si fermavano tutti per vederlo ed è stata la stessa cosa anche per me e Roberta, perché questa situazione era unica. Roberta ed io l’abbiamo gestita bene, l’abbiamo gestita molto bene entrambe. E quindi rimarrà per sempre una parte di storia del nostro Paese, una pagina del nostro sport molto importante.

 L’AMORE PER IL TENNIS

Il tennis è il mio primo amore, il secondo è Fabio, ma il tennis rimarrà sempre il mio primo amore. Penso che è qualcosa che ho dentro, che avrò sempre e che non si spegne. Non ho giocato tutti questi anni solo perché giocavo bene, perché guadagnavo o perché era il mio lavoro. E’ sempre stato molto di più. È un’appartenenza, la mia, nei confronti di questo sport. Non mi vedo senza tennis, neanche tra un anno, due anni. È qualcosa che non concepisco. Ultimamente, la cosa che facevo un po’ fatica a fare e che mi ha aiutato poi a prendere questa decisione, quella di smettere, era la costante cattiveria che devi avere in campo per fare determinate cose. Quando inizi a non averla, quando inizi a non essere così costante nel desiderio di lotta in campo, tendi a rendere meno. La cattiveria che bisogna avere quando si è sul campo, la determinazione, il viaggiare tanto, il togliere tempo alle persone che ami e quindi perdere molti momenti di vita delle persone che ami, come Fabio o la mia famiglia.

 IL FUTURO

Penso che non verrò ricordata come la più forte, ma come una persona che ha dato tanto per questo sport, si è rialzata molte volte, è caduta, si è rialzata, è di nuovo ricaduta e si è rialzata con una forza particolare. E sicuramente la cosa che mi è piaciuta molto, dopo aver vinto gli Us Open, è stato l’affetto che ho ricevuto da tutto il circuito femminile. Vista così sembra una cosa semplice, ma dobbiamo pensare che le donne sono un po’ cattive, normalmente. E’ difficile che una donna ti dica “brava” o “bella”. Ho ricevuto una marea di messaggi da giocatrici, una marea di tweet bellissimi e questo mi ha reso molto contenta perché il lato umano conta molto e questo vuol dire che con le persone mi sono comportata bene in tutta la mia carriera.

Rivista Undici, Francesco Paolo Giordano. Flavia Pennetta e oltre: lunga rincorsa, tra delusioni e l’incessante ricerca di un equilibrio

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(v.zagn.) Francesco Paolo Giordano, classe ’89, pugliese, è un grande narratore. Ha debuttato due anni e mezzo fa a Libero, con uno stage. Ha talento, valorizzato da Fabrizio Biasin su Libero e da Giuseppe De Bellis sulle cronache italiane de Il Giornale e su Rivista Undici. Entrambi sono pugliesi e amano la bella scrittura.

Di Francesco Paolo Giordano

http://www.rivistaundici.com/2015/09/10/flavia-pennetta-e-oltre/

La vita di Flavia Pennetta è tutta in quella fuga negli spogliatoi dopo il primo set, perso 6-3 contro Maria Sharapova. «Sentivo tanto le aspettative e mi sono fatta sopraffare. Sono dovuta uscire dal campo, mi sono sfogata e ho ripreso il controllo di me stessa». Era il 18 marzo, ottavi di Indian Wells. Semplificando: c’è una vecchia e una nuova Pennetta. In quell’attimo, la vecchia Flavia era ritornata, in qualche modo: la ragazzina che urta i suoi obiettivi e li fa rompere in mille pezzi. Toccava all’altra, la nuova, decidere cosa fare di quel passato che ritornava di colpo. A 33 anni, si può, si deve. Quando la Pennetta si ripresenta contro Sharapova, non è più quella del primo set: non ha più paura, eleva il livello del suo gioco e non fallisce gli appuntamenti cruciali del match. Domina l’avversaria, la scoraggia punto dopo punto. Chiude la partita. Vince.

Spesso si è parlato di “rinascita” di Flavia Pennetta, se ne parlerà ancora ora che la brindisina è in semifinale agli Us Open, traguardo raggiunto anche nel 2013. Ha già compiuto un percorso notevole, buttando fuori Sam Stosur, che sul cemento americano si impose nel 2011, e Petra Kvitova, due volte campionessa di Wimbledon. Adesso insegue la prima finale Slam in singolare della sua carriera, e a 33 anni non è una questione scontata, quando le tue avversarie hanno dieci, persino quindici, anni meno di te. «We are old, I know – I mean, old for tennis», vecchia per il tennis,ammette Flavia. «But for life we are young». Giovane per la vita, perché in tutta la parabola di Pennetta il percorso sportivo e quello personale procedono di pari passo, molto di più rispetto alla media dei colleghi. Così la second life tennistica di Flavia si interpreta come un prolungamento di una second life privata. In mezzo alla vecchia e alla nuova Pennetta c’è una linea di confine: una corsa metaforica verso lo spogliatoio della sua vita, a rimuginare sulle paure e sulle delusioni. Prima di tornare in campo.

La vittoria nei quarti di Flushing Meadows contro Petra Kvitova.

Nel 2012, la sua carriera rischia di arenarsi, forse di concludersi, schiacciata sotto il peso di troppi punti interrogativi. Per tutto l’anno, Flavia era stata tormentata da dolori al polso destro, tanto che ad agosto fu costretta a sottoporsi a un intervento. Lontano dal campo per settimane, mesi, una lunga discesa che la trascina nelle profondità del ranking. Un numero che vale per tutti: 166. «Se non torno subito tra le prime cento, smetto», prometteva Flavia, e tutto faceva intendere che dicesse sul serio.

Dietro quell’accenno di resa, c’era molto di più del semplice timore di non competere più ad alti livelli. A un certo punto, le delusioni le piombavano addosso una dietro l’altra. Come se a lanciarle fosse una macchina spara-palline, il “drago”, come lo chiama Agassi. Nel 2007, la brindisina si reca a Bastad, per fare una sorpresa al suo fidanzato Carlos Moyá, anche lui tennista. Lo scopre con un’altra, e tanto basta per farla precipitare in uno stato catalettico. «Il pensiero mi consumava come un’erbaccia. La gente provava pietà per me e io non riuscivo a difendermi neanche da questo. Era come se avessi perso il “gusto” delle cose. Cercavo di anestetizzarmi nei confronti della vita, per non avvertire dolore. Non sentivo neanche quello fisico. Un esempio stupido: persino quando facevo la ceretta, non sentivo niente». Flavia ci rimase talmente male da perdere dieci chili. Pochi mesi dopo, nel 2008, la morte dell’amico Federico Luzzi fu un altro colpo terribile: «Era il mio fratello maggiore». Fino al 2012, l’anno dei tormenti al polso, con un altro amaro di contorno, il ritiro dal circuito della grande amica Gisela Dulko, con cui l’anno prima aveva vinto il primo Slam della sua carriera, il doppio agli Australian Open.

«CERCAVO DI ANESTETIZZARMI NEI CONFRONTI DELLA VITA, PER NON AVVERTIRE DOLORE»

A questo punto Flavia scappa. Scappa da qualcosa che la insegue, e non la gratifica. «Per Carlos mi sono allontanata dall’Italia, dalla mia famiglia, dai miei amici. La mia passione è stata lui, mi sono data totalmente, e ho perso l’equilibrio. Devo ritrovarlo. Devo ripartire da lì. Sono senza fidanzato, senza casa, senza sogni, senza progetti». Va a New York. Gli States. «Vado in America a riprendermi la mia vita». Sarà davvero il territorio della sua “rinascita”: le semifinali degli Us Open, ma anche il torneo di Indian Wells vinto nel 2014, il più importante della sua carriera. «It’s up to you, New York». In un anno Flavia passa dalle retrovie del ranking fino al numero 31. È tornata diversa: «Da giovane, vivevo le partite con troppa ansia. Adesso voglio godermi la vita e divertirmi, anche in campo». E si vede: Flavia non stecca più nei momenti decisivi. Fino a due anni prima diceva: «In campo mi sento una meteora, mentalmente reggo fino a un certo punto». Ora è proprio la forza mentale, unita al talento, a fare la differenza con le avversarie. Ha una tranquillità che prima non era in grado di abbracciare: è coinvolta, non condizionata dal gioco. Dice: «Guardo le cose da un’altra prospettiva».

2015 U.S. Open - Day 8

Oggi ha un nuovo amore, Fabio Fognini, e un nuovo coach, lo spagnolo Salva Navarro. «Dirò la verità, non avrei mai pensato di tornare ad alti livelli». Di colpo, tutto si è alleggerito, anche certi pensieri che gravitano stabilmente nelle teste degli atleti: «Ho pensato di ritirarmi tante volte durante la carriera. Arriverà un momento in cui mi fermerò, ma non so dire quando».

Il Giornale. L’articolo di Corrado Barazzutti. “Incontrai Vinci e Pennetta al centro tecnico di Riano, a 15 anni il talento era trasparente”.

Corrado Barazzutti
Corrado Barazzutti

La prima stesura del pezzo a firma del ct azzurro per Il Giornale, su domenica.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/baby-fenomeni-donne-vincenti-ecco-mie-ragazze-1170151.html

Corrado Barazzutti*

Incontrai Roberta Vinci e Flavia Pennetta quando avevano 15 anni, casualmente, alle Tre fontane, circolo storico di Roma. Giocavano sui campi coperti e veramente bene, si capiva che sarebbero diventate molto forti. La loro storia è tutta pugliese, condivisero ogni competizione giovanile e il doppio, sempre di livello.

Roberta è di Taranto, Flavia di Brindisi, si aggiudicarono tutte le coppe regionali e vennero convocate da giovanissime a Riano e all’Acquacetosa, diventando tra le migliori d’Italia. Si affacciarono da ragazzine agli Internazionali, in doppio, e adesso si sono ritrovate nella finale di uno slam… Non è il lieto fine della storia, poichè arriveranno tante altre vittorie, però questi risultati realizzano i sogni iniziali e non era scontato. Flavia è stata fra le prime 10 del mondo e adesso può rientrare, Roberta sfiora di nuovo l’ingresso: nell’ultimo quadriennio si è dimostrata fortissima anche in singolare. Vinse tutti i tornei del grande slam, in doppio con Sara Errani, a marzo la coppia si è sciolta: l’incidente di percorso è risolto e magari torneranno insieme.

La storia di Roby e Flavia è lunga quasi 20 anni e bellissima per l’intero sport italiano, va raccontata ai giovani, perchè nuovi campioni vengano ispirati, guardando in tv le loro imprese. Come anche Errani e Francesca Schiavone, hanno personalità molto forti, sono determinate e consapevoli, campionesse pure fuori dal campo, capace di rapportarsi con chiunque con educazione.

Flavia ha 33 anni e mezzo, Roberta uno in meno, l’età conta poco: dipende da come ci si sente e dalle motivazioni, in fondo anche Serena Williams ha 34 anni.

Tecnicamente sono diverse, Roberta gioca il rovescio in back come poche e in quel colpo ricorda la tedesca Steffi Graf. Rispetto a Flavia è esplosa più tardi, anche grazie al lavoro a Palermo con Francesco Cinà. Flavia è una giocatrice a 360 gradi, molto potente e accelera come contro Halep. Ha fronteggiato varie operazioni e anche per questo merita tutti questi risultati.

*Ct dell’Italia del tennis (testo raccolto da Vanni Zagnoli)

Il Secolo XIX, tennis. Il ct Corrado Barazzutti scrive delle imprese di Vinci e Pennetta negli States: “Mai successo. E anche le campionesse come Serena Williams provano paura”.

Corrado Barazzutti guida l'Italia dal 2001
Corrado Barazzutti guida l’Italia dal 2001

L’articolo del ct azzurro per Il Secolo xix.

di Corrado Barazzutti

Sono sbarcato da New York nel pomeriggio, sono dovuto rientrare in anticipo perchè domenica mattina parto per la Siberia, con i 4 azzurri di coppa Davis.

Ma ho fatto in tempo a vedere le due semifinali, è accaduto qualcosa di veramente fantastico: due italiane nella finale di un torneo del grande slam. Mai successo, tantopiù contro le due migliori al mondo. Sarà un epilogo tutto azzurro, strameritato.

Non ho idea se Serena Williams non fosse al meglio, considerato che era un po’ ferma, in certi scambi. La realtà è che Roby Vinci ha giocato con grandissima freddezza, è stata brava a rimanere lì, attaccata alla partita, con molta determinazione e commettendo pochissimi errori.

Magari, a un certo punto, come succede a tantissimi giocatori, nella campionessa americana può essere subentrata la paura, per il rischio di perdere il grande slam. Pensate che quando Steffi Graf lo conquistò, nell’88, io avevo smesso da poco.

Conta poco come sia accaduta la caduta di Serena, sono gli inconvenienti del mestiere e qualche volta il pronostico si rovescia.

Ma è bellissima la storia di queste due ragazze pugliesi, cresciute nella stessa scuola e approdate assieme al centro federale di Tirrenia.

Sono grandi amiche e con questa finale fanno benissimo al nostro tennis, ispirano davvero il movimento. E’ così che nascono i campioni, perchè i bambini davanti alla tv vedono le loro prodezze e iniziano a giocare, tentando di emularle.

E’ un momento unico per l’intero sport italiano, a livello mondiale, e può cambiare la storia delle racchette azzurre.

Roby e Flavia Pennetta hanno la stoffa delle campionesse, io le guido solo in Federation cup e ne abbiamo vinte 4, non le ho mai seguite in prima persona, durante la carriera, ma i meriti sono anche dei loro allenatori, con il lavoro in team, fondamentale.

Il palermitano Francesco Cinà segue Roberta da anni e l’ha portata a questi grandi risultati, lo spagnolo Salvador Navarro è alla 3^ stagione con Flavia e l’ha fatta recuperare dall’operazione.

Adesso, però, non chiedetemi per chi tengo… Anzi, lasciatemi gioire davanti alla tv e in famiglia, rivedendo l’intervista a caldo a Roberta, che aveva il pubblico degli Us Open contro. Entrambe sono state super, anche Halep è fortissima, l’impresa di Pennetta non è stata da meno.

Noi del tennis viviamo per questi momenti, in questo fine settimana si parlerà dell’Italia in tutto il mondo. Grazie alle splendide imprese di queste due ragazze del sud.

(testo raccolto da Vanni Zagnoli)