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Gastronomia, martedì alla libreria all’Arco “I misteri della cucina reggiana”, di Stefano Andrini, già direttore di Bologna7 (Avvenire) e della Voce di Romagna. Con Lisa Bellocchi, reggiana da una vita in Rai

(v.zagn.) E’ un grande onore, per me, presentare il libro di Stefano Andrini. Da gastronomo, gastronauta, dovrei utilizzare sempre il gastroprotettore ma spesso non lo prendo.

E poi da collega, sarò al tavolo con primattori. Andrini era direttore de La Voce di Romagna, con caporedattore Francesco Zucchini, amico ravennate, e in precedenza guidava BolognaSette, l’inserto regionale di Avvenire.

Quante volte ci siamo letti, su Avvenire, io nello sport, ma puntate anche in altri settori, lui per le cronache dalla regione. Paolo Guiducci è dalla Romagna, Lorenzo Chierici è stato per Catholica e anche Italia, Edoardo Tincani ne ha raccolto l’eredità, da Reggio, per i temi religiosi.

E poi, sapete, la mia grande passione per l’erbazzone. Al punto che Elia Pagnoni, da un anno capo dello sport de Il Giornale, mi aveva soprannominato proprio così, Vanni erbazzone. “Erbaz”. Perchè lo portai in redazione, anche al direttore Mario Cervi.

E poi la raccolta di bigliettini da visita dei ristoranti, una collezione ciclopica.

E, naturalmente, la grandissima Lisa Bellocchi, reggiana, figlia d’arte, una vita a Rai Emilia Romagna, signora perbenissimo.

 

Lisa Bellocchi

 

 

Martedì 18 ottobre, alle 17.30 alla libreria All’Arco di Reggio Emilia (Via Emilia Santo Stefano, 3/D)
lo scrittore Stefano Andrini svelerà alcuni segreti della cucina dell’Emilia Romagna, mentre i giornalisti Lisa Bellocchi e Vanni Zagnoli accompagneranno il pubblico in un appassionante viaggio tra i misteri della cucina reggiana. Con un ampio capitolo dedicato a Reggio Emilia. Erbazzone, spongata, biscione sono solo alcuni dei grandi protagonisti. Ma ci sono anche molte altre sorprese come il pesce mirabilmente raccontato dalla Congrega dei Liffi, le radici e la memoria di una cucina montanara ancora in splendida forma, la tappa obbligata nel tempio della cucina reggiana, ovvero il ristorante Canossa.
Il libro è un viaggio ironico e colto fra cuochi, sindaci, comici, nonne e giornalisti, tutti insieme appassionatamente per ricordare ai lettori che l’Emilia Romagna del cibo emana fragranze uniche e inimitabili. Animato da una certezza: che Via Emilia e tagliatelle con ragù che campeggiano sulla copertina sono due facce della stessa medaglia. Entrambe lunghe e strette rappresentano l’unico punto di unità in una regione che ha diversi dialetti e diverse eccellenze alimentari che cambiano Dna nel giro di pochi chilometri. Il grande regista Pupi Avati racconta un episodio della sua infanzia che oggi sarebbe considerato politicamente scorretto: colazione con le crescentine fritte nello strutto inzuppate nel latte.

Così come fa sobbalzare la memoria di tanti l’aneddoto del comico Paolo Cevoli che a merenda “per colpa” della nonna mangiava pane, vino e zucchero. Il volume ha avuto una fortuna editoriale notevole. Cinquanta presentazioni, tremila presenze certificate, una partecipazione significativa al Salone del libro di Torino. Con un finale di stagione previsto in gennaio a Roma.

La morte di Mario Cervi, fondatore de Il Giornale. Quando assaggiò l’erbazzone del mio forno preferito, portato apposta da Reggio Emilia in redazione

Mario Cervi aveva fondato il Giornale, nel '74

 

Il direttore de Il Giornale, Mario Cervi, è morto a 94 anni. Apparteneva a una generazione di giornalisti che ho sempre sentito lontana, politica e austerità, da quando nel ’90 mi approccia a questo mondo. L’ho incrociato raramente, di fatto gli ho parlato solo nel 2008, quando qualche mese dopo la fine del mio unico contratto in carriera a Milano a Il Giornale, portai in redazione, da Reggio, direi in macchina, 3 vassoi di erbazzone, al punto che Elia Pagnoni, oggi capo dello sport, da allora, per anni, mi soprannominò Vanni erbazzone. E’ una prelibatezza reggiana, di verdure . Mari ol’assaggià, passai io dal suo ufficio, ad hoc, e ci strappammo un sorriso reciproco.

Leggo Il Giornale da tanti anni, ne condivido le idee politiche, ma in maniera soft, com’era lui, direi. Le urla, gli estremismi credo non gli piacessero. Aveva lavorato a lungo con Indro Montanelli. Ecco, io preferivo Cervi, che avevo letto spesso su periodici, al giornalista più noto. Solo perchè i numeri uno mi fanno ancora più paura.. E’ tutta una questione di ieraticità. E poi quegli occhiali di Mario, sempre vagamente scuri. Leggevo delle crociere con lui a bordo, a discettare di politica e costume, immagino. Era un bel personaggio.