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Gazzetta di Parma, Salsomaggiore. Paolo Lavezzini è figlio di mister Rino, guida il miglior ristorante italiano a Rio: “Che esigenti i vip durante l’olimpiade. Giocavo negli allievi con Buffon e Barone, poi campioni del mondo, ma ero più bravo con la mountain bike e in cucina”

Nella foto in copertina: Paolo Lavezzini con la fidanzata Eleonora
Vanni Zagnoli

Un salsese ha vinto le olimpiadi sul piano gastronomico. E’ diventato una star, in Brasile, e nello scorso mese ha vissuto il momento più delicato ed esaltante della carriera, con 600 coperti da gestire, quotidianamente.

Paolo Lavezzini, 37 anni, è il figlio di Rino, l’allenatore di Fidenza, classe 1952, da una vita nel calcio. Adesso è osservatore per il Padova, in Lega Pro, dopo un biennio da vice, ma dall’85 è sempre stato in panchina: Polesine, Soragna, le giovanili al Fiorenzuola, al Fidenza e al Parma, poi lo sbarco tra i professionisti, da Montevarchi alla Carrarese, dal Giorgione al Pontedera, con tappa significativa a Catanzaro. Quindi Lavezzini guidò la Massese, poi il Mantova, il Viareggio e la Poggese. Nel 2002 il debutto in B, al Genoa, accanto a Torrente, poi la primavera del Grifone. Un’esperienza in Lituania, il ritorno alla Lavagnese, la Romania al Petrolul Ploiesti, quindi la primavera del Livorno, la Carrarese, di nuovo la primavera, al Vicenza e la discesa fra i dilettanti, in Toscana.

Parallelamente, la carriera del figlio Paolo, fuori Parma da quando aveva 19 anni, ovvero da quando papà Rino cedette l’abitazione di Salsomaggiore per trasferirsi a Marina di Carrara, dove molti parmensi hanno la seconda casa.

“Frequentai l’istituto Paciolo a Fidenza – racconta Lavezzini junior -, poi l’alberghiero a Massa, in Versilia. Intanto giocavo a calcio, facevo il difensore centrale e nel Parma arrivai sino agli allievi. Ero in squadra con due futuri campioni del mondo, Gigi Buffon e Simone Barone”.

Alla morte della nonna Laura, seguì il padre a Marina, ma lasciò il calcio. “Non aveva grandi prospettive, onestamente”, annota ora il padre. Era più appassionato di ciclismo, al punto che divenne campione italiano di bmx, la mountain bike, sorta di motocross in bici, che ha portato Marco Aurelio Fontana al bronzo di Londra 2012.

Ma è in cucina che è diventato un fuoriclasse, lavorò in Francia (all’Athenee di Alain Dukasse, di Parigi), a Miami e a New York. E’ in Brasile da 4 anni e a luglio il suo Fasano al mare è stato premiato come miglior ristorante italiano a Rio. Paolo compare anche in un programma gastronomico in tv, in Brasile. “I legami con la mia terra restano nel cuore – racconta tramite whatsapp -. Quando torno in Italia, faccio sempre un salto a Salsomaggiore e non dimentico di portare in Brasile Parmigiano Reggiano e salame di Felino”.

Nelle settimane olimpiche, neanche aveva tempo da passare con la fidanzata Eleonora Nicodemi, 33 anni, di Marina di Carrara. “Ho 45 cuochi da coordinare, l’impegno è grande e saltava persino il giorno di riposo. Ho lavorato in occasione di due coppe del mondo, in Francia del ’98, e qua in Brasile, due anni fa ma non c’erano questi numeri. Dormivo 4 ore a notte, finivo di lavorare alle 2, restava giusto qualche minuto per correre, alle 7 del mattino”.

L’hotel Fasano, a Ipanema, è il più frequentato dai vip e allora Lavezzini procede fra riunioni e piatti. E’ stato intervistato anche da Rai e da Eurosport.

In Brasile la cena si chiama Jantar, Lavezzini propone una cucina solida e gustosa, ispirata alla tradizione, con, per esempio, il pargo rosso in crosta di sale. Ha lavorato anche al 3 stelle Michelin dell’enoteca Pinchiorri, a Firenze, crea armonie culinarie aggiungendo contaminazioni sapientemente equilibrate, con prodotti della terra brasiliana.

La guida Michelin del Brasile lo gratifica così: “Fasano Al Mare trae la sua ispirazione dal Mediterraneo. Questo è uno di quei ristoranti dove tutto è impeccabile. La posizione di fronte alla spiaggia di Ipanema è superba e così il suo menù realizzato da piatti di riso, pasta fatta a mano, pesce e carne e con una la carta dei vini con più di 300 etichette di grande pregio”.

Come il ristorante di questo salsese.

Gazzetta di Parma, gli Stadio. Due bolognesi e un reggiano. Italo Cucci: “Da direttore del giornale Stadio, firmai io l’autorizzazione all’uso del logo, nel 1982”

Andrea Fornili, chitarrista degli Stadio, è reggiano. Foto da www.reggiosera.it
Andrea Fornili, chitarrista degli Stadio, è reggiano. Foto da www.reggiosera.it

Vanni Zagnoli
C’è molto di Emilia Romagna, negli Stadio, vincitori del festival. Curreri e il batterista Giovanni Pezzoli sono bolognesi, il chitarrista Andrea Fornili è di Reggio. Vasco Rossi, modenese di Zocca, si è complimentato con loro perchè Gaetano Curreri ha suonato e arrangiato i suoi primi due album. Congratulazioni anche da Gianni Morandi, altro bolognese.
Ma la curiosità più particolare è rivelata su facebook da Italo Cucci, direttore editoriale dell’agenzia di stampa Italpress e già opinionista de La Gazzetta di Parma. “W Stadio! – scrive -. Pochi sanno che il complesso ha assunto il nome del quotidiano sportivo bolognese quando lo dirigevo io, nel 1982. E infatti toccò a me firmare l’autorizzazione all’uso del logo”.
La testata verde, tuttora in edicola nel nord Italia, in particolare nella nostra regione. “Mai scelta fu più felice – conclude Cucci -, perchè Curreri e i suoi ragazzi sono dei campioni e la loro squadra, dopo tanti successi internazionali, ha finalmente vinto lo scudetto tricolore, a Sanremo”.
Stadio era uno dei 4 quotidiani sportivi, fondato nel ’45, nel ’77 venne incorporato nel Corriere dello Sport. La fondazione degli Stadio risale a 34 anni fa, quando l’Italia vinse il terzo titolo mondiale.

Gazzetta di Parma. Il premio “Tommaso Maestrelli” assegnato a Roberto Donadoni, miglior allenatore della scorsa stagione, nonostante la retrocessione e poi il fallimento del Parma.

Roberto Donadoni, 52 anni, tecnico del Bologna
Roberto Donadoni, 52 anni, tecnico del Bologna

(v.zagn.) Roberto Donadoni ha ricevuto ieri sera, a Montecatini Terme, il premio Tommaso Maestrelli, come miglior allenatore della scorsa stagione, in memoria del tecnico del primo scudetto laziale. Al teatro Verdi, Donadoni ha ripercorso ai microfoni delle tv nazionali e anche davanti al pubblico la stagione della retrocessione e fallimento del Parma, compresi i mesi di attesa per la nuova panchina. Al Bologna è subentrato a Delio Rossi, vanta 13 punti in 6 gare.

A cura di Alessandro Mazzarino

Gazzetta di Parma, volley. La semifinale degli Europei con i parmensi Vettori e Massari. E Giani ricorda gli 11 anni trascorsi a Parma: “Non ho rivincite da prendermi nei confronti del presidente Magri”.

Andrea Giani (secondo da destra in piedi) con la mitica squadra della Maxicono Parma
Andrea Giani (secondo da destra in piedi) con la mitica squadra della Maxicono Parma

Di Vanni Zagnoli

C’è tanta Parma, nella prima semifinale degli Europei di volley, nel pomeriggio a Sofia, con diretta su Rai2 dalle 16,45. L’opposto Luca Vettori entra raramente, considerata la forma di Ivan Zaytsev (nel quarto set con la Francia ha provato a cambiare l’inerzia del match, è stata l’unica partita persa dall’Italia), il salsese Jacopo Massari ancor meno e da un paio di partite indossa addirittura la maglia di libero: è una mossa del ct Blengini per arginare i momenti di difficoltà in difesa, impiegando come ricevitore il secondo libero, Rossini, in appoggio al titolare Colaci. Soprattutto, sulla panchina della Slovenia c’è Andrea Giani, 45 anni, napoletano che a Parma ha giocato dall’85 al ’96.

Giangio, ricorda quanto ha vinto?

“Tanto – racconta dalla Bulgaria, aspettando di vivisezionare una partita dell’Italia al videotape -, tutto all’insegna del tre: scudetti, coppe Italia, coppe delle coppe e Cev; due supercoppe europee e il mondiale per club. Nell’89-90 centrammo il famoso grande slam, con Gian Paolo Montali in panchina”.

Il suo ex compagno Marco Bracci rammenta il suo primo anno alla Maxicono: “Venne operato per la prima volta al ginocchio, si presentò in palestra con i punti e ci fece arrabbiare per un tuffo in difesa”.

“Già, avevo troppa voglia di ritornare a giocare…”.

Ha giocato 11 anni anche a Modena e in totale 17, con l’Italia. E’ primatista di presenze, con 474.

“E sino a un anno fa ero nello staff di Berruto, con la nazionale, da quando il ct venne incaricato”. Pagò assieme all’altro collaboratore, l’ex palleggiatore Andrea Brogioni, il 13° posto al mondiale di Polonia. Ora dimostra al parmigiano Carlo Magri che meritava di restare?

“Per me non c’è una rivincita nei confronti del presidente federale, sono situazioni che nel mondo reale accadono spesso. Capita, in un percorso professionale. Quel quadriennio mi ha portato solo esperienza. Mi è dispiaciuto quanto è successo dopo”.

Ovvero il 5° posto in World league, con le dimissioni indotte di Berruto. Ma già in Giappone l’Italia è rinata.

“Sono contento di vederla giocare bene, forte era già prima. E’ sempre protagonista”.

Adesso è la favorita per un oro che manca da un decennio?

“E’ forte, ma deve dimostrarlo sul campo. Già in coppa del mondo la qualità di gioco era elevata. Con la stessa Francia, nell’ultima gara del girone, sul 2-0 ha perso 2 set non benissimo però si è giocata la palla del 14 pari al tiebreak. Gli azzurri sanno stare sempre in partita, sulla carta hanno qualcosa più di noi”.

Che eravate addirittura al 39° posto del ranking mondiale…

“E’ stato un bel salto. Nell’altra semifinale ha più chance la Francia, sulla Bulgaria, perchè sa giocare molto bene a pallavolo”.

Rispetto al suo gruppo com’è cambiata l’Italia?

“Non ci sono più Birarelli, infortunato, Parodi e Kovar, Travica e Baranowicz, dunque 5 uomini su 14. Soprattutto c’è il ritorno a un’attenzione sul parquet che prima dell’argento in coppa del mondo era svanita. Chicco Blengini ha fatto un lavoro notevole, l’Italia adesso è di nuovo quadrata”.

Cos’ha portato il cubano Juantorena?

“Eleva la qualità di gioco. E’ fra gli schiacciatori più completi al mondo, con il polacco Kubiak, l’americano Taylor Sander e il francese Ngapeth”.

E il 19enne Giannelli?

“Fa cose incredibili, per come gestisce la squadra. Ha qualità tecniche e fisiche, dimostrate in uno dei tornei più difficili, la world cup. E migliorerà ancora perchè ha carattere e la testa per essere il palleggiatore migliore dei nostri tempi. Io avevo disputato l’olimpiade di Seul a 18 anni, lui sarà titolare a 20  ma è uno dei pochi così giovani, nel suo ruolo”.

Video. Gianluca Zurlini (Gazzetta di Parma). Una carriera tra giornali, radio, tv. “Il cartaceo non sparirà, sarà solamente ridimensionato. Sul web si può correggere…”.

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Gianluca Zurlini (Gazzetta di Parma), 53 anni, è milanista ma tifoso del Parma. Ha iniziato nel 1987 tra giornali, radio, tv. “Ho cominciato a Radio Emilia, poi Radio Parma, Tv Parma, Gazzetta di Parma”.

Anche collaboratore di quotidiani nazionali: Corriere dello Sport-Stadio, Messaggero, Corriere della Sera e testate regionali. Anche cronaca nera, visto che lavora nella redazione di cronaca, de La Gazzetta di Parma. “Ho seguito il caso Tommy”. Sulla sua scrivania si nota un corposo materiale cartaceo.

“Perchè non abbiamo ancora un archivio elettronico completo”.

Definisce web e carta stampata complementari. “Su internet conta l’immediatezza con le impressioni a caldo, sul giornale si riflette, c’è tempo per documentarsi”.

La Gazzetta di Parma è il più antico quotidiano d’Europa, 280 anni di storia, fondato nel 1735.

“Il cartaceo non sparirà, verrà solamente ridimensionato”.

Conduce Parma ore 9 sulle frequenze radiofoniche. “Così sono tornato al mio primo amore”.

Da Gazzetta di Parma. La camorra fermò Pantani, La Gazzetta dello Sport riapre il caso sull’esclusione del Pirata dal Giro d’Italia 1999.

 

Pantani con la maglia della Mercatone
Pantani con la maglia della Mercatone

Da Gazzettadiparma.it

http://bit.ly/1YNZS5a

Marco Pantani torna in prima pagina.
La Gazzetta dello Sport ha infatti riaperto il caso legato all’esclusione del Pirata dal Giro d’Italia del 1999, riferendo di un’intercettazione choc che potrebbe riscrivere la storia.
“Una vera e propria confessione involontaria da parte di un affiliato alla camorra – si legge -: la criminalità organizzata avrebbe pianificato e portato a termine l’esclusione del Pirata dalla corsa rosa. Il motivo? Economico, in primis: c’era sul tavolo un vortice di scommesse clandestine miliardarie con il romagnolo vincente. Insomma, per evitare un buco finanziario il clan che gestiva il banco delle puntate sul Giro 1999 decise che Pantani non doveva arrivare a Milano”.
Queste parole confermerebbero quelle di Renato Vallanzasca che nella sua biografia riferì di un boss che in carcere gli parlò di un presunto complotto ordito ai danni di Pantani.
A cura di Giovanni Nicotera

Video. Marcello Gazzola e il Parma, destini incrociati

marcello-gazzolaParadossi del calcio o meglio destini incrociati. Marcello Gazzola da Borgo Taro, una carriera in Lega Pro, un passato gialloblù, ora in Serie A con il Sassuolo. Mentre il Parma precipita tra i dilettanti, lui raggiunge la massima serie. “Mi dispiace per il club crociato ma sono convinto che ritornerà presto ai fasti di un tempo”.  Ricorda le giovanili a Collecchio. “Vedevo allenarsi i grandi campioni Buffon, Stoichkov, Thuram, ambiente straordinario”.

Da Gazzetta di Parma. Vittoriano Guareschi, ex pilota di superbike e collaudatore in motogp: “Valentino Rossi sarebbe protagonista anche in Formula Uno. Non scende mai dal podio”.

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Vittoriano Guareschi ai tempi della Ducati, con Valentino Rossi

Grazie a Gabriele Balestrazzi, per avere avallato un’idea che a livello nazionale è difficilmente proponibile, dove collaboro io.

http://www.gazzettadiparma.it/news/24-ore-sport/283637/Valentino-visto-da-Guareschi.html

Di Vanni Zagnoli

Allora non è finito. Valentino Rossi sembrava un ex, a 36 anni è in testa alla classifica del mondiale. Valentino alla Ducati era penalizzato dalla moto, che adesso è molto competitiva, al di là del valore individuale di Dovizioso e Iannone.
Nella casa di Borgo Panigale, il suo team manager era il parmigiano Vittoriano Guareschi. Ora collaudatore di Valentino, in Yamaha, è Massimo Meregalli, brianzolo di Biassono.

Vittoriano, perchè ha lasciato?
“Avevo bisogno di più tempo per un discorso familiare – racconta il 44enne ex motociclista, abitante a Parma, vicino al campus -. Ho perso papà Claudio, a inizio 2013 e come famiglia abbiamo una concessionaria di moto, in città, e allora sono impegnato lì: con mio fratello Gianfranco, 40enne, abbiamo 4 dipendenti”.

E poi fa il marito e il padre…
“Laura, mia coetanea, lavora nel marketing della Daviness, è il marchio della Confort Zone: abbiamo due figli: Matilde, 5 anni, e Federico, di 12”.

Valentino è favorito per il titolo?
“Lo vedo in lotta con Jorge Lorenzo, non credo che altri possano inserirsi. Le Yamaha vanno molto bene, la Ducati non è a quel livello. Vale è davvero in forma, quest’anno non è praticamente mai sceso dal podio”.

In cosa è speciale?
“Raccoglie sempre il massimo da ogni weekend, anche quando il livello della competizione è altissimo. Al Mugello la moto non era a posto, non era in grado di combattere per la vittoria ma ha ottenuto il terzo posto. Era una chimera, dopo il warmup, il fine settimane era sfavorevole, neanche lui era in forma eppure questo lo differenzia da tutti gli altri”.

Lo sente ancora?
“L’ultima volta è stata la scorsa stagione, quest’anno non ancora”.

Diventerà altrettanto forte il fratello minore Luca Marini, figlio di Stefania Palma, la mamma di Valentino? “E’ penalizzato dall’altezza, in quanto è quasi uno e 85. E i piloti in genere sono bassi. Partecipa al campionato spagnolo di moto2, gestito dalla Dorna, la stessa organizzazione che cura il mondiale di moto2. Dovrebbe essere ancora in moto3, dunque è già un passo avanti”.

Perchè non ha mai tentato il passaggio in Ferrari?
“Fra noi non ne abbiamo mai parlato. La storia risale al 2007, aveva valutato e provato la Rossa, ma poi decise di restare in motogp, dov’era certamente protagonista”.

Nell’automobilismo secondo lei arriverebbe 18°? Cioè ultimo?
“Non penso proprio, certamente non è da coda del gruppo”.

Vittoriano, quale podio mondiale prevede, anche fra i costruttori?
“Lorenzo e Valentino Rossi, poi Dovizioso, Iannone o Marquez. Se lo spagnolo trova forma e concentrazione, sicuramente ha tutte le carte per restare sul podio finale. Adesso va forte anche la Ducati, sono molto competitivi. Il podio delle case di moto è più facile: Yamaha, Ducati e Honda”.

La Ducati arrivò sul tetto del mondo nel 2007, grazie soprattutto all’ingegnere Filippo Preziosi, tetraplegico. Aveva davvero progettato una moto inguidabile, nelle stagioni di Valentino a Borgo Panigale?
“Erano cambiate le gomme e il telaio, non era più all’altezza delle altre. Si trattava di un insieme di cause. Le corse vanno a periodi, pensate alla Ferrari e alla McLaren, sono cicli che toccano anche il mondo del racing. Chiaro che se la crisi avviene con Valentino si amplifica l’eco”.

Ora che peso hanno l’ingegner Gigi Dall’Igna e l’ad Claudio Domenicali?
“Per me è difficile giudicare. Sono uscito un anno e mezzo, appena dopo l’ad Gabriele Del Torchio, passato ad Alitalia, quindi non conosco le gerarchie in Ducati. All’epoca l’Audi era appena entrata, non so quanto sia coinvolta, immagino parecchio”.

Lei non ha nostalgia del circus?
“Relativamente. Guardo tutte le gare, sempre. Sono rimasto nel giro per 27 anni, da quando debuttai in gara a 16, ora mi godo una libertà diversa. Sono stato pilota: due volte vicecampione mondiale nel Supersport, per 4 stagioni in Yamaha superbike, con l’8° posto come migliore risultato, e i 9 anni da collaudatore in Ducati, più 4 da team manager. Avevo bisogno di rifiatare”.

Per quali campioni ha fatto il collaudatore? “Loris Capirossi, poi Casey Stoner quando vinse il mondiale. Anche per Gibernau, Carlos Checa, Nicky Hayden. Sino al 2010, quando iniziai a fare il team manager, dello stesso Valentino”.
Quando rientrerà, allora?
“Penso di restare fuori. Mai dire mai, ovvio. Diciamo che mi godo lo stare a casa, fin da ragazzino in pista. Ho fatto più volte il giro del mondo, direi una cinquantina, in tutto. Per una ventina d’anni sono stato più in hotel che nel letto di casa…”.

Gazzetta di Parma. Volley, Alessia Gennari racconta lo scudetto di Casalmaggiore: “Sono nata e studio a Parma, seguendo zia Daniela sono diventata pallavolista. E ho due americane e Del Core come punti di riferimento”

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Alessia con i genitori

http://www.gazzettadiparma.it/news/altri-sport-a-parma/274184/Gennari–nello-scudetto-c-e.html

L’intervista sulla Gazzetta di Parma di ieri, riportata anche da Gazzettadiparma.it

Di Vanni Zagnoli

Il primo scudetto di Casalmaggiore nel volley femminile ha pure sfumature parmigiane. Perchè Alessia Gennari, classe 1991, è nata a Parma e sino a 9 anni aveva abitato qui. Assieme a papà Stefano, 52enne parmigiano, operaio a Correggio, alla Fabe (ditta di stampaggio di materiale plastico) e a mamma Franca, 50enne reggiana, di San Martino in Rio.

“Lei fa la contabile in un negozio di elettrodomestici – racconta la schiacciatrice – e quando avevo 9 anni ci siamo trasferiti al suo paese in provincia di Reggio”.

Alessia ha una sorella minore, Alice, 19 anni, che ripete il suo percorso giovanile: “Dunque 4 anni all’Anderlini Modena, uno alla Crovegli di Cadelbosco Sopra, come secondo libero, e adesso alla polisportiva Gramsci, in serie B2, ma è infortunata al ginocchio”.

Anche Alessia ha fatto il libero, alla final six del Gran Prix, due anni fa, in nazionale. “Per un’emergenza, con il ct Marco Mencarelli, all’Europeo di Zurigo. Ero il secondo libero e al tempo stesso la quarta banda”.

Iniziò da schiacciatrice a San Martino, poi l’Anderlini Sassuolo, con il percorso nell’under 16 e under 18. Nel 2009, il passaggio al Cadelbosco, 3 anni fa a Pavia, poi la River Piacenza. A gennaio 2013 il salto al Chieri Torino, mentre dalla scorsa stagione è a Casalmaggiore.

“Torno spesso a Parma, anche perchè mi piace molto. E comunque dal 2010 sono iscritta in ateneo, alla facoltà dei beni culturali. In città ho ancora parenti, che mi hanno seguito pure a Novara, nella bella della finale, sabato: zia Daniela, 40 anni, giocava in banda, in B2, proprio a Parma, e in fondo è stato seguendo lei che mi sono appassionata al volley. E anche mio zio Fabrizio, di Cuneo, ex pallavolista anche in B2, a Mondovì, ha 39 anni e a Parma ha giocato, in Prima divisione e in serie D, come schiacciatore”.

A completare la parmigianità di Alessia ci sono nonna Augusta, 80 anni, e i cugini Francesco, 6 anni, e  Leonardo, di 10. “E poi nella carriera di mia sorella è stato importante un tecnico ducale, Luca Migali”.

La Gennari è fidanzata con Matteo Ferrari, giornalista collaboratore del quotidiano La Provincia di Cremona, per la quale segue proprio la Pomì Casalmaggiore.

“Come idoli ho due americane, schiacciatrici-ricevitrici e per motivarmi guardo proprio i loro video: sono Jordan Larsson, premiata come miglior giocatrice nelle ultime Champions vinte dall’Eczacibasi, squadra turca, e Tom Logan. In Italia invece il mio riferimento è Antonella Del Core”.

A Cremona non è mai arrivato uno scudetto di nessuno sport (il titolo più prestigioso era il torneo angloitaliano di calcio, conquistato dalla Cremonese con Gigi Simoni), il volley dunque gratifica questo paese di 15mila abitanti, a 20 chilometri dal confine parmense, da Colorno. E poi ci sono San Polo Torrile e Sorbolo.

“Da Parma ho fans personali, la signora Mara Farina, il marito e la figlia di 13 anni. Lei mi aveva contattato su facebook, venne anche in ritiro con la nazionale, a seguire i miei allenamenti in montagna”.

La Pomì ha vinto lo scudetto alla prima finale, mentre Novara non l’ha mai conquistato, pur avendo giocato 5 finali.

“La pallavolo è davvero un gioco di squadra, il gruppo è partito in sordina e ha vissuto una grossa crescita nei playoff. Dalla semifinale con Conegliano, non abbiamo sbagliato una sola gara. Avevamo chiuso la stagione regolare da seconde, con il sorpasso all’ultima giornata su Modena”.

E l’allenatore Davide Mazzanti ha sposato una giocatrice, Serena Ortolani, che l’ha reso papà.

“All’inizio è stata una prova per tutti, poichè era il primo anno che la moglie era nella stessa squadra del coach. Eravamo tutte con il fiato sospeso, entrambi hanno gestito perfettamente la situazione e non si è mai avvertito nessun tipo di problema, così siamo andate alla grande. Serena poi è splendida, sempre con il sorriso, porta energia positiva”.

Da febbraio, Ortolani è tornata a fare l’opposto, liberando proprio la posizione in banda per Alessia Gennari.

“Fra due anni settimane tornerò in nazionale, al collegiale con coach Marco Bonitta. Oltre all’ultimo Europeo, avevo disputato due gran prix e vinto in Turchia i giochi del Mediterraneo”.

Intanto festeggia, con le compagne rosanero, a partire dalla capitana Valentina Tirozzi, premiata come mvp. “Sabato notte, a Cremona, alle 3 piazza del Duomo era quasi piena, al rientro del pullman da Novara, presente anche il sindaco della città, Gianluca Galimberti. E domenica sera abbiamo festeggiato a Casalmaggiore”.

Volley. Maxicono, la festa a 25 anni dal grande slam in Comune a Parma. Da Gazzettadiparma.it

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Alcuni giocatori del Maxicono 1990 ieri mattina in comune col sindaco Federico Pizzarotti

Da Gazzettadiparma.it

http://www.gazzettadiparma.it/video/271502/Maxicono–festa-a-25-anni.html

Parma – Il Comune di Parma vuole oggi ricordare una data storica per lo sport parmigiano e non solo: i magici momenti legati al Grande Slam Maxicono del maggio 1990. A 25 anni da quella data, l’Amministrazione ha pensato ad un momento di ringraziamento per i protagonisti di quello storico evento, quale segno di una città che non dimentica. Il momento è stato ricordato nella sala del consiglio comunale alla presenza del sindaco Federico Pizzarotti, dell’assessore allo sport Giovanni Marani; di Carlo Magri, Presidente Fipav e Presidente Maxicono, di Gian Paolo Montali, allenatore Maxicono e di Claudio Galli, capitano Maxicono. Una sala gremita in cui erano presenti i protagonisti di quel magico successo, dai giocatori ai dirigenti della squadra, assieme ai giornalisti sportivi che documentarono la vittoria.

“Chi non ricorda i successi della Maxicono?”, ha rimarcato il sindaco Federico Pizzarotti. “Fu un periodo magico per la pallavolo a Parma, un tempo in cui grazie ai successi della Maxicono tanti giovani si avvicinarono a questo sport. L’auspico è che Parma possa ritornare a vivere quei momenti indimenticabili con nuovo slancio e impegno. Per questo il Comune si sta impegnando nella riqualificazione del palazzetto dello sport”.

L’assessore allo sport Giovani Marani ha ricordato lo spirito di quei giorni. “Uno spirito che deve essere recuperato in un tempo in cui il senso di appartenenza ad uno sport è venuto meno. Bisogna, quindi, riguardare a quei giorni non con nostalgia ma come esempio per il presente”.

Carlo Magri ha parlato di una squadra unita, “una grande squadra di cui non si ricordano il singolo giocatore o il presidente ma l’intera compagine, cioè la squadra stessa come entità unita e affiatata. E’ necessario guardare al futuro – ha concluso – e puntare in alto”.

Gian Paolo Montali ha ricordato come i successi di quegli anni furono essenzialmente legati e tre fattori: “l’ambiente, la passione e le motivazioni”.

Claudio Galli ha sottolineato come sia necessario “ricordare e festeggiare per riconoscere quello che è successo in una stagione sportiva irripetibile”.

Sindaco e assessore allo sporto hanno consegnato 56 pergamene a tutti coloro che hanno contribuito in prima persona a quei successi nel 25° anniversario del Grande Slam Maxicono.

Di seguito il ricordo dei giornalisti sportivi di quegli anni, di cui ha dato lettura il giornalista Gian Luca Zurlini

Ricordare il grande slam ,venticinque anno dopo, è ricordare una squadra entrata nella leggenda della pallavolo. Un gruppo fantastico che si era costruito sulla sofferenza delle sconfitte archiviate nel rispetto della riconosciuta superiorità degli avversari, senza mai cercare facili alibi, nella convinzione che prima o poi il vento sarebbe cambiato. Un gruppo per entrare nel quale essere campioni era la “conditio sine qua non” ma che non era sufficiente: serviva anche quello spessore morale che trasforma un grande giocatore in un fuoriclasse. Le coppe alzate quell’anno erano la sintesi , o se si preferisce il riconoscimento, di una filosofia di squadra che avrebbe portato a una serie impressionante di successi . Portare quella maglia faceva sentire l’orgoglio di appartenenza, quell’ orgoglio che quegli straordinari campioni avevano saputo estendere a tutto l’ambiente: dirigenti, tifosi, coloro che (come me )hanno avuto la fortuna di raccontare le loro imprese, e ancor di più all’intera città. Ecco perché a distanza di tanti anni “Maxicono” non è solo il nome che giganteggiava sulle maglie ma un grande, gradissimo, cono dal quale continuano e continueranno ad uscire idealmente tutti i volti di quegli splendidi protagonisti. Voglio evitare di fare i nomi per non cadere nell’errore di stilare una inevitabile classifica di valori: mi piace pensare, e ne sono convito , che in quella squadra, capace di diventare una fabbrica di emozioni, tutti abbiano avuto un ruolo primario, dai fuoriclasse(che erano i più), a coloro che hanno seduto in panchina, anche per una solo volta, e magari non hanno registrato neppure un ingresso sul terreno di gioco. Ci hanno fatto sentire orgogliosi di essere tifosi e parmigiani: grazie ragazzi. Francesco Silva
> Raccontare dal vivo, dai microfoni di Radio Emilia, le gesta della grande Maxicono, seguirla in ogni sua tappa in Italia e in Europa, viverne gli allenamenti, gli spostamenti e le partite, è stato per me insieme un onore, un piacere immenso ed una grande palestra professionale. A contatto con questi grandi campioni e ragazzi straordinari sono cresciuto come giornalista e come uomo. Oggi la grande pallavolo non abita più a Parma ma nessuno potrà togliermi il ricordo di quella che è stata una magnifica avventura.
Paolo Emilio Pacciani
Gli anni, che inesorabilmente fuggono veloci come i ladri, hanno anche il potere ed il compito di ricordare e di consegnare alla storia le imprese sportive. E’ trascorso un quarto di secolo dall’exploit del Maxicono che in rapida successione si è aggiudicato quattro prestigiosi trofei in ambito pallavolistico. Vittorie significative (Mundialito, Coppa delle Coppe, Coppa Italia e Campionato) che hanno disegnato il Grande Slam raccolto dal sestetto di Giampaolo Montali. L’unica squadra italiana in grado di mettere a segno un bottino così importante e sostanzioso. Un traguardo luminoso che il tempo non potrà mai cancellare. Un ricordo che gonfia il rammarico per quello che è stato e che ora non offre più alcuna opportunità di rivivere le entusiasmanti sfide con Panini Modena, Sisley Treviso, Messaggero Ravenna, Kappa Torino.
Gian Franco Bellè
Quello del “grande slam” è stato sotto l’aspetto sportivo un periodo straordinario e non facilmente ripetibile per la nostra città. Col passare degli anni i successi e le emozioni legate a quella che allora era la “Parma capitale del volley” hanno aumentano il loro peso specifico anche per l’inevitabile confronto con l’attuale posizionamento della pallavolo di casa nostra molto distante da posizioni di vertice. Chi magari con i capelli bianchi ripensa a quei tempi può ora, dopo una “decantazione” di 5 lustri, cogliere aspetti, come la capacità di fare squadra anche fuori dal contesto squisitamente agonistico, che allora potevano sembrare elementi di contorno ma che invece erano alla base dei trionfi.
Franco Ferraguti
Anteprima di una finale scudetto tutta da vedere con la Philips Modena costretta alla resa dopo una regular season con una sola sconfitta, da una Maxicono che, convinta ormai di avere annullato quella pressione psicologica che nelle ultime stagioni l’aveva sempre bloccata, non s’è lasciata sfuggire quello scudetto con la “Montali band” che festeggiava la vittoria più bella e per la Maxicono ha rappresentato un inimitabile Grande Slam che ancora oggi fa leggenda.
> Giorgio Robuschi
> Sono passati 25 anni ma le emozioni regalate da quel gruppo di campioni sono rimaste indelebili nei miei ricordi. E i grandi campioni si sono poi dimostrati grandi uomini nella vita successiva alla pallavolo. Mai come in quell’anno ho perso la voce tanto volentieri per raccontare splendide imprese sportive. Grazie a tutti loro per avermele fatte vivere e per essere qua oggi a ricordare una squadra, come la Maxicono, che è di diritto nella leggenda del volley. Gian Luca Zurlini
Il romanzo dello sport sa scrivere pagine romantiche e indimenticabili. Venticinque anni fa non c’era solo il calcio nei pensieri dei tifosi parmigiani. C’era la pallavolo degli anni d’oro. Quella squadra fantastica che si chiamava Maxicono diventò l’emblema di alcuni dei trionfi più esaltanti che la Parma sportiva ricordi. Epiche battaglie per lo scudetto, i derby contro Modena, le grandi sfide internazionali. Il Palasport di via Pellico diventava una stupenda arena stracolma di tifo e di passione. Protagonista assoluta fu una generazione di fenomeni, campioni indimenticabili guidati da un presidente come Magri e da un allenatore giovane ma capace di vincere subito come Montali. Quelle vittorie hanno travalicato i confini dello sport, succede così quando si vincono sfide impossibili. Trionfi che si sono consolidati come un marchio positivo e indelebile nella storia sportiva di Parma. Pietro Ferraguti, radiocronista di Radio Emilia.