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Il Giornale, i loghi più brutti del calcio. Il Benevento è 20°, con la strega. Genoa 11°: “Per lo sguardo del grifone”. Il Catania è 2°: “Il pallone nasconde l’elefante”. Il peggiore è degli inglesi del Burton Albion. Mancano gli stemmi di Brann (Norvegia) e Wolverhampton (Inghilterra). L’Ajax ha il marchio più bello, poi i thailandesi dell’Ampang e il Colonia. Sampdoria 4^, Roma 14^ e Inter 19^

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Il logo del Burton Albion è considerato il peggiore al mondo, da una rivista inglese

Vanni Zagnoli
Tre stemmi italiani campeggiano nella classifica dei loghi più brutti al mondo, selezionati dalla rivista inglese Four-four-two. Scelgono i 21 peggiori e molto sta nel simbolo, in genere curioso, e poi nella sensibilità della giuria.

Dunque il Benevento è penultimo, al 20° posto, con l’effigie della strega sulla scopa. I giallorossi sanniti sono detti proprio stregoni e in effetti l’immagine si potrebbe migliorare, soprattutto in caso di doppio salto, già riuscito in questo millennio a Novara e Cesena, dalla Lega Pro alla A. Il Genoa è 11°, con il grifone, forse è solo colpa dello sguardo poco aggressivo ma è un logo storico e affatto da buttare. Il Catania adesso è in Lega Pro, ha l’elefante e per i critici il problema è la dimensione eccessiva del pallone, a dispetto dell’animale nascosto dallo scudetto rossoazzurro. Magari si potrebbe migliorare, però è un marchio affascinante, con quella proboscide, non certo il 2° peggiore.

Il massimo del minimo è del Burton Albion (2^ divisione inglese), che gioca al Pirelli stadium di Burton upon Trent. I brewers, ovvero birrai, mantengono la sagoma panciuta con gli stivali a calciare il pallone e in effetti neanche quella BA sul corpo è il massimo. Alcuni brutti stemmi sono dimenticati, il norvegese Brann Bergen, con la semplice scritta Brann, e l’inglese Wolverhampton, con quel lupo alquanto stilizzato. E poi il logo dell’Amburgo, senza numeri nè lettere. Ma ogni tanto escono queste graduatorie, giusto per portare clic sui siti britannici.

La prima puntata era stata sui più belli, lì la medaglia d’oro è dell’Ajax, anche senza lanciere nell’effigie. Secondo posto per il ampang (Thailandia), club sconosciuto ma con un cavallo incitato tramite la frusta, terzi i tedeschi del Colonia, con la capra. La Sampdoria è quarta, la Roma 14^ con la lupa che allatta, l’Inter 19esima. Adesso magari qualche società migliorerà il logo, giusto per finire anche nella classifica dei migliori. Di certo i genoani rosicano, perchè mai vogliono stare dietro i blucerchiati. Neanche nel logo.

A cura di Francesco Delendati

Il Gazzettino, Genoa-Napoli 0-0. Juric è all’altezza di Gasperson, Insigne non è in condizione, Perin salva. Sarri si lamenterà dell’arbitraggio

L’uscita di Reina su Leonardo Pavoletti, che poi uscirà per infortunio

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Niente gol, nella sfida fra squadre amanti del bel gioco, sospinte da super tifoserie. Napoli superiore ma incapace di concretizzare. Prima della gara, la passerella per Milito, a 37 anni ha smesso, in rossoblù firmò la promozione (trasformata in retrocessione a tavolino) e l’Europa, con 33 gol più 24.

Laxalt trova Pavoletti, Reina si oppone in uscita, poi il palo di Hamsik, destro da fuori, azionato da Callejon. Alla mezz’ora esce Pavoletti per un problema muscolare, entra il figlio di Simeone, che aveva debuttato a Reggio. Hysaj è arrembante, Milik di testa fa volare Perin, alla prima a Marassi, 5 mesi dopo l’infortunio che gli è costato l’Europeo. Insigne incrocia debolmente il contropiede migliore della ripresa. Nella difesa ligure, colpisce l’eleganza di Orban, mancino argentino. Il finale è rossoblù, con due tiri di Giovanni Simeone, respinti da Reina. Juric non fa rimpiangere Gasperini.

Vanni Zagnoli

GENOA-NAPOLI 0-0

A cura di Giangabriele Perre

Il Gazzettino, i pianti di Fabio Pisacane. Il centrale difensivo debutta in A a 30 anni, a 14 si ammalò, rimase paralizzato: “E 10 giorni in coma”. Nel 2011 rifiutò 50mila euro dal ds del Ravenna Buffone, denunciò come Simone Farina e venne premiato dalla Fifa

In copertina, Fabio Pisacane durante il 3-0 di Cagliari-Atalanta: salta Addoulay Konko: foto Getty Images/Locci, da www.corriere.it

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Si perde il conto delle vite di Fabio Pisacane, difensore del Cagliari in lacrime, domenica sera. I sardi conquistano la prima vittoria, Borriello a 34 anni dà spettacolo non solo nel gossip e il centrale debutta in A a 30.

All’inizio del millennio al centrale napoletano viene diagnosticata la sindrome di Guillain-Barré: ha 14 anni, resta completamente paralizzato e per 10 giorni è in coma.  “E molto probabilmente non potrà più giocare”, spiega il medico alla famiglia. E invece torna e si impone, dalle giovanili del Genoa al Ravenna. Gira molto: Lanciano, Lumezzane, Ancona. Nel 2011 torna nel Bresciano, in C1, e rifiuta 50mila euro offerti da Giorgio Buffone, ds del Ravenna, per vendere una partita. Denuncia eppure non diviene popolare quanto Simone Farina, il biondo esterno ex Gubbio, poi all’Aston Villa e adesso legato alla Lega serie B, come uomo etico.

“Non mi sento un eroe”, disse allora, eppure nel 2012 a Terni lo premiano e la Fifa lo fa ambasciatore. Tutto come Farina, incluso un raduno con l’Italia di Prandelli. La svolta calcistica 4 stagioni fa, con il passaggio all’Avellino, promozione in B e semifinale playoff. L’allenatore Rastelli se lo porta in Sardegna, dove azzeca un altro salto di categoria. E domenica l’esordio in A, nel 3-0 all’Atalanta. Le telecamere si spengono almeno due volte, durante il suo pianto. Altroché Belen, le wags e i belloni del calcio.

Vanni Zagnoli

Il Messaggero, Sassuolo-Genoa 2-0. I neroverdi fanno pensare al Grifone semifinalista di coppa Uefa, nel ’92, all’Udinese per 12 volte nelle coppe. “Vogliamo essere i primi a reggere alla grande da luglio, dal preliminare, a maggio”

Danilo Pierini è il vice di Eusebio Di Francesco

Reggio Emilia

Qui nella città del primo tricolore, datato 1797, sognano di restare in corsa sino all’ultima giornata per la Champions league e in fondo il patron Squinzi l’ha sempre dichiarato, come obiettivo. E non scherzava, per questo è sempre presente al Mapei, scortato anche dal vicepresidente del Sassuolo Sassi e dall’ad Carnevali, attentissimo all’estetica dello stadio, zeppo di bellissimi e bellissime, in ogni angolo. Perché qua si dà spettacolo, in campo e fuori.

Dunque il Sassuolo in casa non sbaglia un colpo, la scorsa stagione pareggiava regolarmente, azzerando le imprese esterne, per questo tribolò sino alla finale di coppa Italia persa dal Milan per urlare all’Europa . “Abituiamo la gente troppo bene – racconta Eusebio Di Francesco -, fra l’altro corriamo come matti. Nel primo tempo concediamo solo un tiro a Laxalt, cui rispondiamo subito con il palo di Duncan”. Ragusa balbettava. “Gli esterni sono nuovi, li alterno, non li boccio”.

Da 20 anni l’Italia impegna squadre nei turni prelimari estivi, in Europa, Sampdoria e Chievo sono addirittura retrocesse, Parma e Udinese talvolta scoppiarono.“Il rischio esiste – annota Eusebio -, siamo orgogliosi di correrlo e anche per questo cambio persino 7 giocatori a partita. Nè voglio scegliere fra Europa e campionato”.

Sul fronte Genoa, Perin torna dopo 5 mesi, a Reggio ha un tifoso speciale, l’azzurro Amedeo Della Valle, in tribuna con la sua maglia, numero 5. Nel primo tempo non compie miracoli, nella ripresa si arrende al rigore di Politano, procurato da Defrel. Il francese salta netto l’argentino Orban e viene toccato da Pavoletti, che quasi dà ragione a Di Francesco, per non avere mai puntato su di lui, nemmeno con la cessione di Zaza alla Juve. Leonardo Pavoletti è in nazionale, Defrel ha sprint anche superiore, pur non essendo un centravanti. Matri lo è, subentra nel finale e tantomeno con il rientro di Berardi sarà titolare.

Gli eusebismi sono ricorrenti, intendiamo i dribbling, gli uno contro uno inebrianti. Va a buon fine l’affondo a sinistra di Politano, Defrel si tuffa e mortifica la curva genoana, fra le più nutrite. Si tuffa come l’altro Gregorio, Paltrinieri, appena celebrato a Carpi, a 20 chilometri da qui.

Il Genoa non è tanto inferiore, si vede la mano di Ivan Juric, in A dopo una Lega Pro dignitosa con il Mantova e l’estasi crotonese. Il gioco resta a livello dei 7 anni di Gasperini, l’allenatore preferito da Thiago Motta: “Nelle 9 stagioni con lui ho imparato tanto – conferma il tecnico croato, debuttante come De Zerbi e Martusciello -. Di Francesco? E’ su altri livelli, ha costruito un gioiello, con soli 3 stranieri, il Sassuolo piace molto anche a me”.

Ecco, i sassolini (liquore nato nel paese delle ceramiche) in prospettiva valgono il Grifone della semifinale Uefa nel ’92 e l’Udinese delle 12 avventure in Europa. In tribuna il patron della Mapei Squinzi legge in tempo reale i commenti sul web, nel ciclismo vinse tutto, adesso perlomeno chiede un miglioramento, il 5° posto. E’ l’opposizione da migliorare, a Torino è crollata in mezz’ora, al Genoa concede abbastanza. Per essere allievo di Zeman, Eusebio è fin troppo bravo, in difesa.

Sassuolo-Genoa 2-0

Sassuolo (4-3-3): Consigli 7; Lirola 6,5, Acerbi 6, Antei 6,5, Peluso 6; Pellegrini 5,5 (19′ st Biondini 6), Magnanelli 6,5, Duncan 6,5; Politano 6,5, Defrel 7,5 (36′ st Matri sv), Ragusa 5,5 (1′ st Ricci 6). A disp.: Pomini, Pegolo, Terranova, Cannavaro, Dell’Orco, Letschert, Adjapong, Mazzitelli, Iemmello. All. Di Francesco 6,5.

Genoa (3-4-3): Perin 6,5; Izzo 5,5, Burdisso 5,5, Orban 5,5; Lazovic 6 (26′ st Simeone 5,5), Rincon 6, Veloso 6, Laxalt 6; L. Rigoni 5 (16′ st Pandev 5), Pavoletti 5,5, Gakpè 6 (30′ st Ocampos 5,5). A disp.: Lamanna, Gentiletti, Munoz, Biraschi, Fiamozzi, Edenilson, Cofie, Nitcham, Zima. All. Juric 6.

Arbitro: Gavillucci di Latina 6,5.

Marcatori: nel st 13′ Politano su rigore, 21′ Defrel.

Note: angoli 7-3 per il Genoa. Recupero: pt 0’, 3′. Espulso al 40’ st Veloso per somma di ammonizioni. Ammoniti: Pavoletti e Orban per gioco scorretto. Spettatori: 9.477 (di cui 5.613 abbonati).

A cura di Giangabriele Perre

Ilmessaggero.it, Sassuolo-Genoa 2-0. Primo tempo con il sinistro di Laxalt e il palo di Duncan, la ripresa è di Defrel: salta Orban e l’ex Pavoletti lo atterra, si tuffa sul cross di Politano. Espulso Veloso a 5′ dalla fine

Il duello fra Lazovic (a sinistra) e il neroverde Peluso è fra i più intensi di Sassuolo-Genoa

http://sport.ilmessaggero.it/calcio/sassuolo_genoa_diretta_live_formazioni_punteggio_gol-1972781.html

di Vanni Zagnoli

Reggio Emilia – Sassuolo-Genoa, ovvero il confronto fra due delle squadre più spettacolari d’Italia, si risolve a favore dei neroverdi, sconfitti solo dalla Juve e a tavolino dal Pescara, in questi 50 giorni di loro stagione molto europea. Il primo tempo è equilibrato, poi si scatenano gli attaccanti emiliani, esattamente come giovedì con l’Athletic Bilbao.

Al Genoa resta solo la consolazione della vittoria nel confronto fra le tifoserie, i rossoblù che soverchia i neroverdi, dimessi, rispetto all’Europa league.

In avvio, Laxalt avvicina il bersaglio, Duncan da fuori coglie il palo, le manovre “sassoline” sono meno ariose del solito, Ragusa impatta la A con difficoltà, in difesa Antei viene regolarmente preferito a Paolo Cannavaro. Con Ricci, il Sassuolo migliora, dopo la buona ripartenza genoana, con Gakpè. E’ Defrel a spaccare la partita con una percussione da destra, salta l’argentino Orban, arriva l’ex Pavoletti a stenderlo e Politano infila il rigore di prepotenza. Entra l’ex Biondini per il giovane romano Pellegrini, a fronteggiare la riscossa del Grifone, tramortito anche da Defrel, in tuffo su cross dal fondo di Politano. Spazio anche all’altro ex Matri, finché a 4’ dalla fine viene espulso Veloso, ammonizione e proteste, il portoghese era stato fra i più pungenti.

Di Francesco si conferma da panchina d’oro, se il premio riguardasse l’anno solare, il rischio è che a primavera la squadra si fletta, com’è avvenuto a tante squadre impegnate nei preliminari di coppa. Eusebio mai va sopra le righe, in campo, a parte quando il Sassuolo vinse la trasferta in A, a Marassi, con la Sampdoria, 4 stagioni fa. E’ un allenatore gentile, molto più dello scatenato Juric, in attesa di completare la gara con la Fiorentina. Con Gasperini, il Genoa aveva vinto a Reggio, in aprile, oggi ha creato parecchio (Consigli si oppone anche all’inzuccata di Burdisso) ma concesso due situazioni create proprio dagli emiliani. Juric arriva in A dopo un 12° posto in Lega Pro, a Mantova, e dopo la promozione con il Crotone.

A 41 anni, è l’allenatore meno esperto della A, assieme a De Zerbi (Palermo). Il suo Genoa al Mapei è da 6/7 per la fase offensiva, da 5,5 per la difesa. Viceversa, il Sassuolo è da 6,5 e in casa è a punteggio pieno, aspettando il ricorso per i tre punti persi per il tesseramento di Ragusa, non perfezionato.

 

Gli spettacolosi. Le altre tre capolista: Giampaolo, il debuttante Juric e Di Francesco. Giocano spregiudicati, sono fra i migliori d’Italia

Il figlio di Simeone, Giovanni, va al Genoa. Gli altri 2 figli restano al River Plate. A 21 Giovanni è molto bravo, attaccante esterno che farà le olimpiadi. All’Inter piace sempre il padre come allenatore

(v. zagn.) Il figlio di Simeone arriva in Italia, al Genoa, aspettando magari il padre un giorno.

Simeone ha tre figli, gli altri restano in Argentina, al River Plate.

A 21 anni, Giovanni è già molto bravo, è un attaccante esterno, fa le olimpiadi con l’Argentina.

All’Inter piace sempre il padre, come allenatore.

A cura di Francesco Delendati

Alganews, Biagio Bianculli. Straordinariamente Pavoloso: dalla serie D alla prima nazionale in 11 anni

pavoletti
Leonardo Pavoletti

E’ tutto favoloso. O meglio Pavoloso come indicherebbero il loro centravanti i tifosi del Genoa. Leonardo Pavoletti, 27 anni e mezzo, nato a Livorno, cresciuto nel Cantiere Navale Fratelli Orlando e pasciuto nell’Armando Picchi, dopo 68 presenze e 16 reti dopo tre anni di D nella sua città, compie il gran passo del professionismo nell’estate 2008.

Si sposta appena 43,4 km, sulla strada tirrenica che porta da Livorno a Viareggio, per il suo primo campionato di Seconda Divisione dove segna 6 gol in 30 partite. Passa quindi al Pavia dopo una sola stagione collezionando gli stessi gettoni di presenza e realizzando 9 reti, tre in più dell’annata precedente. Nel 2010 la maturità realizzativa gli vale la chiamata della Juve Stabia in Prima Divisione ma dopo sole sette presenze e nessun gol messo a segno, a gennaio torna in Seconda con il Casale dove totalizza 3 reti in 10 gare disputate.

Il 2011-12 è l’anno della consacrazione: lo chiama il Lanciano dove con 17 gol in 36 partite contribuisce alla prima storica promozione in B degli abruzzesi. Di Pavoletti se ne accorge il Sassuolo che ne acquisisce le prestazioni sportive e ottiene la seconda promozione personale di fila. 11 gol realizzati in 37 partite, di cui ben cinque segnati nelle prime tre giornate (tripletta a Empoli alla terza di campionato).

Però per la A è ancora presto e il Sassuolo cede in prestito Pavoletti al Varese per farsi interamente le ossa: il solito intuito della società neroverde ha i suoi benefici. Il centravanti toscano con 38 presenze e 24 gol accumulati tra campionato e play-out sono determinanti per la salvezza dei lombardi ai play-out contro il Novara. Dei 24 realizzati, quattro sono stati segnati nel doppio spareggio per non retrocedere. Doppietta all’andata e doppietta al ritorno.

Questa volta la A non la toglie nessuno a Pavoletti e Di Francesco decide di dargli possibilità come vice-Zaza. Da settembre 2014 a gennaio 2015 solo 9 presenze e 1 rete. Però al Genoa serve un attaccante nel mercato di riparazione e punta sull’attaccante livornese. La mossa è azzeccatissima: 20 gol in 35 partite giocate in un anno e mezzo. I gol pesanti realizzati soprattutto nell’ultimo torneo di A non passano inosservati, diventando con 14 gol il miglior cannoniere italiano della massima serie, e all’indomani della fine del campionato Conte lo convoca tra i 28 azzurri per lo stage.

Dovesse andare o meno agli Europei, Pavoletti passato dai campi di provincia dell’Armando Picchi Livorno, potrà toccare con mano la sede di Coverciano. Pur di Toscana si parla. E’ sempre la sua terra.

Il Gazzettino. A 40 anni, Totti gira anche la partita di Genova, merita il prolungamento del contratto. De Rossi graziato. La doppietta di Higuain all’Atalanta mantiene il Napoli a +2 sulla Roma

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Il primo gol di Higuain, in Napoli-Atalanta. Fanno 32 in 33 partite, Nordahl è a un passo

Lassù, alle spalle della Juve, la corsa procede stancamente. Vincono Roma e Napoli, i giallorossi perdevano 2-1, la svolta arriva con l’ingresso di Totti. Sotto la pioggia, gli azzurri battono l’Atalanta e mantengono i 2 punti di margine sul terzo posto.

Il vantaggio iniziale per la squadra di Spalletti è di Salah, splendidamente azionato dall’ex Perotti, l’1-1 del regista Tachtsidis, che Zeman preferiva a De Rossi, su azione Rincon-Laxalt. Strootman è titolare dopo un anno e mezzo, la Roma fa la partita eppure è salvata da Sczcesny sul sinistro di Suso. Lamanna si oppone a El Shaarawy, che poi si prende una gomitata da Izzo, da rigore. Entra Totti ma arriva il 2-1, Dzemaili per Rincon e Pavoletti tocca la 12^ rete stagionale. Totti si conquista una punizione (dubbia, in copertina) e la infila sul palo lontano, meritando il contratto, a 40 anni, perchè pareggia nel momento peggiore. Il sorpasso a 3’ dalla fine, di El Shaarawy, tra i migliori, servito da Dzeko. Infine la parata su Diego Capel, a evitare un equo 3-3, e l’espulsione risparmiata a De Rossi, su Rincon.

Il Napoli segna presto su gran lancio di Hamsik, a destra Higuain precede Callejon e insacca al volo di destro. Nella ripresa il salvataggio del debuttante Djimsiti, la parata di Sportiello su Hamsik, la traversa di Allan e l’errore di Mertens. La doppietta del Pipita è su scambio con Callejon. Chiudono il 2-1 di Monachello e la parata di Sportiello su Mertens.

Vanni Zagnoli

Il Gazzettino. Il “Gallo” Belotti stende il Bologna dal dischetto allo scadere, i rossoblù non vincono da due mesi. Crolla il Genoa: in vantaggio con Pavoletti, perde Izzo (espulso) e ne prende 4 dal Carpi

belotti

Belotti circondato dai compagni dopo la trasformazione

Ventura parlava di un Torino da 6=, può salire a +61 con il successo di Bologna: al Dall’Ara la squadra di Donadoni è da salvezza, fuori è da Champions. Giaccherini andrà all’Europeo e spera da titolare, anche in virtù del palo colto al 57’, ma l’anticipo è deciso allo scadere, dal rigore di Belotti. Il contatto è fra Rossettini (nella foto in copertina) e lo stesso “gallo”, nel senso che esulta dai tempi dell’under 21 in questa maniera singolare. I rossoblù non vincono da due mesi e all’epoca potevano infastidire il sesto posto del Milan, ora sono fischiati ma restano gli unici ad fermato la Juve, in 22 gare e anche ieri ci stava il pareggio.

A Modena, il castorismo ha la meglio sull’eusebismo di Gasperini, ovvero sulla voglia di spettacolo a tutti i costi del tecnico del Genoa, simile a Di Francesco, che aveva battuto il Carpi nel derby emiliano. Segna Pavoletti su azione di Ansaldi, al 46′ viene espulso Izzo, la seconda ammonizione è per fallo su Letizia. L’assist di Mbakogu (ex Padova ed Este) manda al pari Di Gaudio, in rovesciata. Poi l’esterno palermitano libera Lollo e Pasciuti, entrambi a bersaglio con la complicità di Lamanna, non ai livelli di Perin, terzo portiere della nazionale, infortunato. Chiude il primo gol in A dell’esterno Sabelli. Castori ha tanto del cholismo di Simeone, si può salvare con un budget di 12 milioni.

Vanni Zagnoli

BOLOGNA-TORINO 0-1: 47’ st Belotti rig.

CARPI-GENOA 4-1: pt 34’ Pavoletti (G), 49’ Di Gaudio, 50’ Lollo; st 4’ Pasciuti, 41’ Sabelli.