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Volley, Andrea Lucchetta e Alessandro Antinelli: due telecronisti leggendari: Ilfattoquotidiano.it. Ma la gaffe di Lucchetta alle olimpiadi: “Metti in bocca e…”: ilgiornale.it

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Andrea Lucchetta (54 anni) ex giocatore di volley, e commentatore sportivo. Alessandro Antinelli (42 anni, a destra) telecronista e conduttore a "la domenica sportiva"
Andrea Lucchetta (54 anni) ex giocatore di volley, e commentatore sportivo. Alessandro Antinelli (42 anni, a destra) telecronista e conduttore a “la domenica sportiva”

di Domenico Naso

Ormai quotidianamente, e da tempo immemore, gli appassionati di televisione di ogni età e tipo lanciano pesanti lamentazioni contro Mamma Rai, accusata di non riuscire a stare al passo con la modernità televisiva e di essere destinata a perdere tutte le enormi sfide che questa nuova era digitale sta lanciando ai tradizionali mezzi di comunicazione di massa. È successo abbondantemente anche durante i Giochi di Rio, che la nostra tv pubblica è tornata a raccontare in esclusiva, con alcune prove non esaltanti di telecronisti, commentatori tecnici e inviati. La Rai, bisogna ammetterlo, ha fatto quello che ha potuto e quello che in questo momento è in grado di fare. Lo sforzo è da apprezzare, i risultati molto meno.

Ma nel parco telecronisti non certo esaltante di viale Mazzini, si sono imposti due nomi su tutti, diventati subito oggetto di cult oper i tanti utenti dei social network che hanno seguito le Olimpiadi:Alessandro Antinelli e Andrea Lucchetta, a cui sono state affidate le telecronache di pallavolo e beach volley. Il romano Antinelli, classe 1974, un passato da giocatore di pallavolo, è da tempo la migliore risorsa giornalistica di RaiSport. Lo ha dimostrato più volte e ricoprendo ruoli diversi: ottimo commentatore da bordo campo dei match della Nazionale di calcio, bravo conduttore della Domenica Sportiva (ma la coppia conGiusy Versace non funzionava affatto), prezioso e talentuoso inviato a mondiali ed europei di calcio, capace di raccontare non solo l’aspetto sportivo di un evento, ma anche i risvolti culturali e sociali, forte anche di una naturale inclinazione politica che gli permette di empatizzare con la realtà che lo circonda. Antinelli è bravo assai, e lo spazio conquistato negli anni in un ambiente non certo facile come RaiSport è la dimostrazione che persino in Rai le persone dotate di talento possono far carriera. Professionale, preciso, contemporaneo, distante anni luce dallo stile polveroso della Rai, è anche un gran bell’uomo, e la cosa non guasta mai. A volte rischia di innamorarsi troppo di se stesso e di fare la fine di Narciso, ma improvvisamente riemerge il cavallo di razza e il rischio è scongiurato. E visto che di pallavolo se ne intende assai perché ci ha giocato per anni, Alessandro Antinelli è anche la voce ufficiale delle telecronache dei grandi match internazionali della Nazionale italiana di volley. Per ovvi motivi di tempo non può commentare le partite di campionato, ma quando gli Azzurri scendono in campo per conquistare qualche medaglia olimpica o mondiale, Antinelli rimette la cuffia e racconta con dovizia di particolari e piglio gagliardo le gesta di Zaytsev e compagni.

Il valore aggiunto delle telecronache di Antinelli, poi, è la presenza di quel fantastico pazzo che risponde al nome di Andrea Lucchetta. Pallavolista di enorme successo negli anni Ottanta e negli anni Novanta, pedina fondamentale di quella “generazione di fenomeni” che nel 1990, vincendo il Mondiale in Brasile sotto la guida del guru Julio Velasco, aprì un ciclo infinito e irripetibile, negli ultimi quindici anni, dal ritiro in poi, Lucchetta ha tentato più volte la via dello showbusiness (ha partecipato al reality show la Talpa, ha cantato, ha condotto programmi in radio e in tv, ha addirittura presentato una puntata dello Zecchino d’Oro). È un fiume in piena di parole e movimenti, è iperattivo, ha un eloquio fantasioso e grottesco. Lucchetta è una forza della natura, e come tutte le forze della natura, se non arginate, può esondare e provocare danni irreparabili.

Ecco perché la coppia Antinelli-Lucchetta funziona così bene: da un lato la professionalità, dall’altra un briciolo di sana follia; da un lato un italiano perfetto, dall’altro le ardite metafore, le similitudini azzardate, il nonsense. Ma limitare Andrea Lucchetta nel ruolo del buffone di corte è un sacrilegio: Lucky è innanzitutto uno dei più grandi esperti italiani di pallavolo. Tecnicamente e tatticamente, i suoi commenti sono precisi, approfonditi, molto tecnici. Con in più, però, un linguaggio ultrapop che permette anche ai profani di capire di cosa si sta parlando. “Forza e ignoranza: questa è la ricetta vincente!”, ha strillato durante la semifinale al cardiopalma tra Italia e Stati Uniti. O ancora: “Il pallone si è sbrodolato come un canederlo troppo cotto”, “Maschera tutto come un gatto nella lettiera per evitare che l’odore si sparga” e potremmo continuare all’infinito, tante sono state le perle che ha regalato ai telespettatori increduli e divertiti.

La coppia Antinelli-Lucchetta è stata la cosa più bella dell’impegno Rai ai Giochi di Rio, una ventata d’aria fresca, un momento di contemporaneità nel bianco e nero perenne di viale Mazzini. Non si può piacere a tutti, ovviamente, e sui social una parte dei commentatori ha criticato assai il loro modo di fare le telecronache dei match. A coloro i quali hanno avanzato pur legittime critiche, però, suggeriremmo di andare a riguardare le telecronache di tanti altri sport degli ultimi Giochi e di confrontarle con quelle della pallavolo. Il confronto è imbarazzante per quasi tutti gli altri (salviamo l’iperbolico e intramontabile Franco Bragagna) e Antinelli e Lucchetta ne escono, giustamente, da trionfatori.

RaiSport è una delle strutture più complicate della Rai e negli ultimi anni è stata spesso divorata da lotte intestine senza esclusione di colpi. Ma se sono ancora troppi i parrucconi noiosi che occupano posizioni di rilievo nei programmi sportivi di viale Mazzini, l’inesorabile ascesa di gente come Alessandro Antinelli ci fa ben sperare. È uno dei pochi, forse l’unico, che può reggere il confronto con i colleghi delle pay tv, con il loro linguaggio, il loro approccio moderno allo sport.

Da “Il Giornale” , Maria Teresa De Montis

http://www.ilgiornale.it/news/sport/italia-usa-delirio-telecronaca-mettilo-bocca-e-ciuccia-1297774.html

Italia- USA, volley.
Italia- USA, volley.

A cura di Giangabriele Perre

Il Giornale, Europa league. L’1-1 di Belgrado. L’assist di Lirola, il 6° gol stagionale di Berardi, i gol divorati da Matri, il pari di Katai. Il fairplay dei serbi durante l’inno

http://www.ilgiornale.it/news/sport/berardi-segna-sassuolo-nell-lite-delleuropa-1299492.html

Vanni Zagnoli

Il Sassuolo è la 24esima italiana a raggiungere l’Europa league, considerando anche la Uefa. Pareggia 1-1 a Belgrado, a Reggio aveva vinto 3-0.

All’ex Marakana sono in 20mila: in curva neanche si paga, si entra e basta e presto sbuca persino una bandiera europea. Verso il tunnel d’ingresso c’è il presidio dei poliziotti, al minuto di raccoglimento per le vittime del terremoto il silenzio è assoluto. Non si verifica il temuto avvio tambureggiante dei biancorossi, ancora imprecisi e vivaci solo tre volte in metà tempo. La squadra di Eusebio Di Francesco controlla, con due debuttanti, lo spagnolo Lirola a destra e in avanti Matri (nella foto). Lanciato da Magnanelli, calcia sul palo, dal limite, solo davanti al portiere Kahriman. Il vantaggio neroverde arriva proprio su lancio dell’ex juventino Lirola, Berardi finta due volte e calcia sul primo palo: è alla 6^ rete estiva ufficiale. Matri scheggia la traversa di testa, sbaglierà altre tre occasioni, anche Politano punzecchia il portiere. Katai si conferma il più talentuoso dei serbi, stavolta parte da destra, scambia con Vieira e al 54’ trova il diagonale mancino del pari.

Oggi alle 12,45 il sorteggio dei gironi di Europa league, su Skysport1. Nell’urna anche Roma (in 2^ fascia), Inter e Fiorentina (teste di serie), mentre i modenesi sono fra le cenerentole.

Il Giornale, Stella Rossa-Sassuolo. Tre gol da difendere per gli emiliani nel Marakana: nel ’75 il record europeo di 110mila spettatori, adesso è a 55mila. A Reggio c’era Ivan Bogdanov, che fece sospendere Italia-Serbia, a Genova

http://www.ilgiornale.it/news/sport/sassuolo-nellinferno-belgrado-cerca-pass-1299148.html

Vanni Zagnoli

L’Europa League del Sassuolo è lì, si può anche permettere di perdere con due gol di scarto o persino per 4-1, per evitare i tempi supplementari. Stasera (20,30, Skysport1) i neroverdi partono dal 3-0 di Reggio Emilia, dove la Stella Rossa era stata pericolosa una sola volta, nel finale, è per questo che il 4-0 è quotato dalla Snai a 100.

A Belgrado comunque i serbi si trasformano, in uno degli stadi più affascinanti al mondo, il Marakana (nella foto), che nel 1975 ospitò 110mila spettatori, per la partita contro gli ungheresi del Ferencvaros. Da una ventina d’anni la capienza è scesa a 55mila, comunque è in grado di irritire gli emiliani, solo alla quarta partita in coppa. Adesso l’impianto si chiama Rajko Mitic, è dedicato al ct vicecampione d’Europa nel ’68, a Roma nella finale bis contro l’Italia. Aveva ospitato una semifinale e la finale dell’Europeo 76, vinto dalla Cecoslovacchia ai rigori sulla Germania, con il famoso cucchiaio di Panenka, e la prima finale di coppa dei Campioni della Juve, sconfitta nel ’73 dall’Ajax per 1-0. All’andata era in curva il terribile Ivan Bogdanov, che fece sospendere Italia-Serbia a Genova, e anche stasera potrebbe essere lui a dirigere i cori dei delije, ovvero eroi, che cantano ininterrottamente durante le partite.

Vengono in mente i 7 gol subiti per due volte dall’Inter, ma era un altro Sassuolo, adesso è maturo anche fuori casa. Di Francesco è sereno al punto da rinunciare a due titolari, per turnover, come se la partita di Palermo (vinta) fosse più difficile di questa. Non ha convocato Gazzola, a destra dovrebbe debuttare lo spagnolo Pol Lirola, vicecampione d’Italia primavera con la Juve e vincitore del torneo di Viareggio. In avanti rinuncia all’acciaccato Defrel, il francese pericoloso quanto impreciso, sottoporta, per affidarsi a Falcinelli. Il trascinatore resta Berardi, il calciatore italiano più in forma dell’estate, con 5 gol in 4 partite e vicino al debutto in nazionale.

Il Giornale, lotta libera. Chamizo era da oro, favorito nella categoria 65 chili. “A Cuba mi avevano squalificato due anni perchè ero oltre il limite di peso per un etto”. Finirà terzo

Vanni Zagnoli

Serve giusto un oro esotico, per chiudere un’olimpiade azzurra da 7,5. Perchè Frank Chamizo è cubano, italiano solo di matrimonio, quasi combinato, per fargli avere la cittadinanza e lottare liberamente. Nella categoria sino a 65 chili è il favorito, in virtù del mondiale vinto l’anno scorso a Las Vegas e dell’Europeo di marzo, a Riga. Per questo la Snai lo paga a 2,50, davanti all’uzbeko Navruzov,

offerto a 4,50; terzo è stimato l’iraniano Mohammadi (6,50).

Il titolo di Frank Chamizo Marquez sarebbe paragonabile al primo posto di Carlo Molfetta, 4 anni fa, nel taekwondo, ma le attese sono infinitamente superiori.

Questo ragazzone di colore cresce povero, con la nonna, perchè la mamma vive in Spagna e torna ogni 5 mesi, mentre il padre si risposa negli Usa e il fratello se ne va in Germania.

“Ho vissuto momenti forti – raccontava -, partendo dalla squalifica da novado dell’anno, ovvero il più promettente di Cuba. A 18 anni, nel 2010, sono bronzo mondiale a Mosca. Perdo 10 chili, per rientrare nella categoria dei 55, senonchè una volta peso un etto in più e questo basta per sbattermi fuori dalla nazionale”.

 

Vendetta per una medaglia mancata. “Nel 2011, ai Giochi Panamericani. Diventa una questione politica e allora neanche ricontrollano il peso. Mi trovo senza stipendio, a vendere di tutto per la strada, cercando i soldi per mangiare”.

Anche troppo, per la verità, al punto che Frank mette su la pancia e non lotta più. Finchè l’amore per Dalma Caneva lo riporta sulla materassina. “Ci conosciamo al centro di olimpico di Ostia, dove si prepara la nazionale. La sposo giovanissima: 18 anni lei, 20 io. Siamo troppo di corsa e impegnati e così matura la separazione, ancorchè in ottimi rapporti”.

Chamizo gareggia per l’esercito, ama il cinema e balla la salsa, oggi cercherà di far prendere la balla agli avversari, con le sue prese forti. Per imitare il podio di Juantorena, finalista nel volley, e del francese Bodegas, nella pallanuoto. Senza dimenticare i due argenti nel salto in lungo di Fiona May, nata in Inghilterra da giamaicani. Gente di colore, che dà colore alle medaglie.

 

 

Il bronzo olimpico di Tania Cagnotto. Su Il Giornale, nell’agosto del 2013, l’articolo a firma di Francesca Dallapè a celebrare l’argento mondiale nei tuffi sincronizzati. “Ci siamo divertite anche in tv, con Stefano Bettarini”

Nell’articolo di Francesca Dallapè uscito su Il Giornale il 23 agosto 2013, il racconto della vigilia di Tania Cagnotto (nella foto) verso la sfida individuale alle cinesi.

Francesca Dallapè

Sabato con Tania abbiamo vinto uno splendido argento, stasera tocca a lei, da sola. Nel trampolino da un metro sono favorite le due cinesi, può benissimo batterne una, Han Wang non è insuperabile. Peccato solo per Maria Marconi, senza quell’errore nell’ultima esecuzione ci sarebbe stata anche lei.

A livello individuale Tania ha già vinto 4 bronzi mondiali, stavolta potrebbe scalare un gradino del podio. Anche nei 3 metri, venerdì ha le ultime qualificazioni: è la meno giovane fra le 12 finaliste di oggi, le altre sono tutte under 24, ma proprio la sua esperienza farà la differenza.

Io resterò qui, con lei, sino all’ultimo tuffo. Siamo in camera assieme, come sempre, salirò in tribuna a vedere le sue gare, tiferò assieme a Giuliana Aor, la mia allenatrice.

Sabato sera abbiamo festeggiato con le nostre famiglie, qui c’è anche mio marito Manuel, ci siamo sposati il primo di giugno: assieme abbiamo visitato un po’ Barcellona, in settimana assaporeremo la Catalogna.

Prima di questi mondiali ero stata in vacanza con Tania a Palmarola, isola ponziana, avevo fatto il bagno persino nell’acqua profonda, battendo la paura, al rientro andrò in luna di miele, a New York e poi in Polinesia francese: Papeete, Bora Bora e Taha.

Neanche so quale sarà il premio per questo secondo posto iridato, è ancora troppa la soddisfazione per pensare al ritorno economico, in una disciplina peraltro non ricchissima, per fortuna ho il sostegno di Trentino e Vegetal Progress.

Sul trampolino sabato pomeriggio ero molto emozionata, ogni gara comporta insicurezze, il bello dei tuffi è proprio la ricerca della concentrazione cercando di limitare l’emotività. Tania è sempre stata la leader del nostro duo, fin da 5 anni fa, inconsciamente avevo paura di sbagliare e penalizzarla, ogni tanto riaffiora qualche incertezza.

Credo proprio che continueremo sino a Rio de Janeiro, nel 2016 avrò 30 anni, lei 31 e sarà alla quinta partecipazione, sempre inseguendo quella medaglia olimpica. L’avrebbe meritata un anno fa a Londra, proverà a prendersela in Brasile, con e senza di me. Sino a maggio non eravamo rimaste ferme, pur dedicandoci a qualche diversivo. Ci siamo divertite in tv, a “Jump! Stasera mi tuffo”, diventando amiche dell’ex calciatore Stefano Bettarini.

Semplicemente gli allenamenti erano diminuiti, non più mattina e pomeriggio, magari solo una seduta e poi in palestra. L’argento ci gratifica, adesso Tania gareggerà ancora più rilassata.

testo raccolto da Vanni Zagnoli

Il Giornale. Solo due russe vanno a Rio, come indipendenti. Klishina è in Florida da 3 anni, si becca della nazista, Stepanova è nascosta in Nordamerica: si dopava e poi filmò le compagne, per denunciare

Darya Klishina (25 anni) atleta russa.
Darya Klishina (25 anni) atleta russa.

http://www.ilgiornale.it/news/sport/darya-e-yulia-due-russe-ai-giochi-lamericana-e-grande-1287775.html

Vanni Zagnoli

In due russe vanno ai Giochi, almeno loro, ma senza rappresentare la

Russia: come indipendenti, manca giusto il via libera del Cio. La strada è battuta da un totale di 136 atleti, i tempi tuttavia sono così stretti che difficilmente altri saranno iscritti.

Le privilegiate sono Darya e Yulia, vivono in America e la scelta è premiante, tantopiù oggi. Darya Klishina fa il salto in lungo, ha 25 anni e da 3 è in Florida. La mezzofondista Yulia Stepanova ha denunciato per prima il doping sistematico della più grande potenza dell’Est, partecipa in virtù dell’”eccezionale contributo alla protezione e promozione degli atleti puliti, al fair-play, all’integrità e all’autenticità dello sport”, peccato sia in forse per un piede infortunato.

La filiforme Darya è bionda e bellissima, viene seguita da 77mila followers su instagram e da 267mila fan su facebook, dove regala scatti anche delle vacanze. E’ iscritta perché “non coinvolta nel fallimento del sistema antidoping russo. Si è sottoposta all’estero a controlli riconosciuti ufficialmente”. Sui social ringrazia la Iaaf, prendendosi della “nemica del popolo”, addirittura della nazista: “Ma non sono venuta negli States un mese fa…”. Arriva da due titoli europei più un bronzo, fu facilmente oro alle universiadi 2013 di Kazan, può valere una medaglia.

Julia Rusanova (da nubile) ha 30 anni, nel 2009 conosce il marito Vitaly Stepanov, che lavora per Rusada, l’agenzia antidoping russa. Lui aveva studiato all’estero, aiuta Julia a doparsi, al punto che viene fermata per due anni: anomalie nel passaporto biologico. “Ero 15 secondi più lenta della vincitrice del campionato juniores – raccontava l’ottocentista -, perché tante assumevano sostanze vietate. Prendeva steroidi anche il mio allenatore, Mokhnev, ex ostacolista: “Guardami”, mi disse, “sono in forma e sano”». Yulia allora ingerisce epo e anabolizzanti, induriscono i muscoli al punto di non poter correre per giorni e intanto conserva nel congelatore alcuni barattoli di urina “pulita”, per i test in preparazione. Finché con il marito racconta la rete di corruzione e illeciti estesa sino al ministero dello sport russo. Stepanov parla di doping anche nel nuoto, nei pesi e nel ciclismo, nel biathlon e nello sci nordico. Lei passa quasi due anni a filmare di nascosto atleti e tecnici, raccogliendo prove di doping in Russia. Il presidente Putin la chiama giuda, l’ex allenatore Mazarin traditrice, la coppia si trasferisce in Germania per evitare ritorsioni e sul campanello di casa scrive Muller, come se gli Stepanov fossero tedeschi qualsiasi. Da 10 mesi sono in Nordamerica, protetti dalla Wada, in un luogo ignoto. Anche a Rio, avranno bisogno di protezione.

A cura di Giangabriele Perre

Il Giornale. Piacenza, l’omicidio-suicidio senza un perchè. Davide, 45 anni, ha un’armeria: uccide la moglie Simona, di 50, e poi si leva la vita. Il fratello: “Non avevano problemi”

Piacenza. I rilievi del RIS sulla scena del crimine.
Piacenza. I rilievi del Ris sulla scena del crimine

http://www.ilgiornale.it/news/politica/spara-moglie-e-si-uccide-faceva-larmaiolo-1275805.html

Vanni Zagnoli

Piacenza

Era titolare di una nota armeria, la Lupa, e proprio l’abitudine alle pistole ha fatto sì che ne avesse facilmente una a disposizione. L’ha usata per sparare due colpi alla moglie e poi l’ha rivolta contro se stesso. Omicidio-suicidio, in apparenza senza un perchè.

Giovedì sera, in una villetta di via Maggi, nel quartiere San Lazzaro, Davide Giuliani, 45 anni, è trovato morto assieme alla consorte Simona Rossi, 50enne insegnante in un asilo. Il decesso risale alla mattina, a una dozzina di ore precedenti. Lei non si presenta al lavoro, le colleghe si preoccupano perchè è sempre puntualissima e le rarissime volte che non va avvisa sempre. Così hanno allertano il fratello di Simona. Neanche il marito risponde al telefonino e allora va a casa della coppia, scoprendo i due corpi senza vita. Non ci sono segni di effrazione, nè di violenza oppure di costrizione: nell’appartamento è tutto in ordine, anche per questo si pensa al classico gesto di follia. Giuliani brandisce la revolver Smith&Wesson calibro 9×21, con cui aveva sparato due volte, al petto e alla testa di Simona, e poi aveva fatto fuoco verso di sè, in bocca. Ha il porto d’armi, è appassionato al punto da gareggiare in tornei, a Piacenza. Marito e moglie sono seduti sulle poltroncine della camera da letto, vestiti come se dovessero uscire di casa.

Nessuno ha sentito grida, neanche le detonazioni: in molti dormivano e la villetta è interrata, circondata da alberi. I due stavano bene insieme, i comportamenti di Davide erano sempre stati molto normali. Mercoledì sera, avevano raccolto le foglie nel giardino di casa, facendosi notare dai vicini. Non avevano figli, solo alcuni gatti e un paio erano davanti a casa. La villetta di famiglia è posta sotto sequestro dal pm Luca Fontana, le indagini sono affidate ai carabinieri del reparto operativo, diretti dal colonnello Luca Pietranera.

L’autopsia aiuterà a capire qualcosa in più sul doppio, tragico gesto, perchè un movente al momento non c’è.

A Piacenza Davide e Simona vengono definiti tranquilli e cordiali, lei lo aiutava spesso nell’armeria di via Cornegliana. “Si muoveva in bicicletta – raccontano i commercianti della zona -, era sempre sorridente”. Andavano al bar assieme, alle 10, a mangiare una brioche. Oppure era lei ad andare a prendere pane e focaccia e a portarla regolarmente al marito. “E’ successo anche mercoledì mattina – aggiunge una panetteria -, ha preso focaccia, pizza e panini, per portarli a casa, facendomi i complimenti perchè stavo per andare in ferie”.

Tutti sono increduli, sia in quella zona residenziale che nel quartiere dell’armeria. “Erano talmente gentili e carini – racconta una vicina dell’est, commossa -, che una tragedia del genere è inconcepibile”.

Non sono trovati messaggi, fra pochi giorni sarebbero dovuti andare in vacanza, in montagna. La salute di entrambi era buona, in teoria. Gli inquirenti esaminano computer e tablet, per capire cosa nascondesse quell’apparente serenità. L’ultimo messaggio sul whatsapp di Simona risale alle 19,50, era con un’amica. In casa non avevano farmaci particolari, nulla fa pensare a una grave malattia.

Enrico Giuliani, fratello maggiore di Davide, esclude guai economici: “Non so cosa gli possa essere capitato, perchè non avevano problemi”. In tempo di crisi, per la verità, gli affari non andavano benissimo. La stabilità non era venuta meno. Forse solo nella mente di Davide.

A cura di Giangabriele Perre

 

Il Giornale, la Copa America. La partita più lunga della storia, dura in tutto 4 ore, con un intervallo di 2 e 25′. La Colombia si era arresa in 11′, la finale è di nuovo Cile-Argentina

epa05385183 Chilean defender Jose Pedro Fuenzalida (R) reacts as he kicks the ball into the goal to score against Colombia during the first half of the semifinal match of the COPA America Centenario 2016 between Colombia and Chile at Soldier Field in Chicago, Illinois, USA, 22 June 2016.  EPA/TANNEN MAURY
Il tocco ravvicinato di Jose Pedro Fuenzalida, difensore del Cile, vale il raddoppio. Foto EPA/TANNEN MAURY

Vanni Zagnoli

E’ la partita più lunga della storia, durata 4 ore, recuperi compresi. Il Cile raggiunge la finale di copa America con un intervallo esagerato, di 2 ore e 25’, per un nubifragio intensissimo, a Chicago.

Sino a ieri nel calcio di primo piano la pausa record era stata nel 2000, i 70’ attesi da Collina prima di far riprendere Perugia-Juve e di fatto consegnare alla Lazio il secondo scudetto, sotto il diluvio, anzichè rinviare. Fa la stessa cosa Aguilar, di El Salvador, senza che la Colombia gridi al complotto, nonostante l’abbia penalizzata con la doppia ammonizione a Carlos Sanchez al 12’ st e negandole un possibile rigore alla ripresa, per l’intervento di Jara su Torres.

In 11’, il Cile ipoteca la finale di domenica notte alle 2, a East Rutherford. Palo dell’ex Udinese Alexis Sanchez, da anni inseguito dalla Juve, e Aranguiz infila; facile anche per Fuenzalida, con errori del milanista Zapata e dell’interista Murillo. In un secolo di Copa, mai una semifinale era stata sul 2-0 in meno di un quarto d’ora. L’ex juventino Arturo Vidal è squalificato, il rossonero Bacca per la botta a una caviglia entra per 10’. I cafeteros vivono un buono sprazzo prima e dopo quell’intervallo dilatato, con parate di Claudio Bravo. In mezzo arrivano raffiche di vento a 170 orari e la bufera, il pubblico si rifugia nei vari ingressi del Soldier field. La prima interruzione è di mezz’ora, poi di un’ora, ne passa quasi un’altra comprendendo anche il riscaldamento. La palla scivola ma il campo è praticabile e la gara finisce verso la mezzanotte americana, come fosse una sfida infinita di baseball.

La Roja aveva faticato nella prima fase, salvo segnarne 7 nei quarti al Messico, contiene il bianconero Cuadrado e James Rodriguez del Real. Nel New Jersey l’Argentina non è così favorita, nonostante Messi abbia superato Batigol e Higuain sia in discreta forma. La Pulce vinse solo il mondiale under 20 del 2005 e l’oro olimpico di Pechino ’08 e l’Albiceleste è senza trofei dal ’93, Copa in Ecuador. L’anno scorso finì 4-2 ai rigori per i cileni, ma a Santiago. L’edizione del Centenario all’ombra degli Europei si ricorderà comunque per quei 240’ fra gioco e temporali.

 

Il Giornale, volley femminile. A Tokyo il pass delle azzurre per Rio. Ci saranno le nazionali di volley e pallanuoto, aspettiamo luglio per il basket. A casa il basket femminile, l’hockey su prato, il calcio e la pallamano

volley femminile

Le azzurre contro il Giappone conquistato il pass olimpico. Al centro, Chirichella

http://www.ilgiornale.it/news/sport/giappone-1262094.html

 

Quasi scontata e con una giornata di anticipo, arriva la qualificazione per Rio del volley femminile. Al preolimpico di Tokyo, ultima chance, le azzurre battono 3-2 il Giappone, ma già sul 2-1 sono certe del pass. Lì Cristina Chirichella (9 muri, in copertina) fa gli occhi spiritati, assieme all’altra napoletana Antonella Del Core, 22 punti e 36 anni: la schiacciatrice saltò Pechino per problemi cardiaci, è capitana, poi farà la mamma. Sorride l’affascinante Martina Guiggi, una sicurezza al centro. In banda Serena Ortolani, di nuovo campionessa d’Italia con il marito allenatore, Davide Mazzanti, destinato a sostituire Bonitta se non arriverà la medaglia. Con la mamma del Conegliano si alterna Paola Egonu, famiglia nigeriana, 17enne del club Italia, come la palleggiatrice sarda Alessia Orro. In Giappone piace anche Miriam Sylla, nata a Palermo come Balotelli, da genitori ivoriani.

L’Italvolley viene dal 9° posto di Sydney e da 3 quinti consecutivi, tutti con Francesca Piccinini, ora incerta. Come a Londra, inseguono il podio le due nazionali di volley e pallanuoto, aspettando luglio per il basket assente in 5 delle ultime 7 edizioni. Fuori la pallacanestro donne, entrambe le squadre di calcio, pallamano e hockey su prato. La spedizione azzurra raggiunge le 25 discipline, con 225 atleti.

Vanni Zagnoli

Il Giornale, Sassuolo-Inter 3-1. Gli eusibismi valgono l’Europa, addio Interaccia di Mancini. Festa continua in Emilia, per la superconcentrazione di squadre economiche e vincenti

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Il gol di Politano del 3-1

Sassuolo-Inter 3-1

Marcatori: pt 6′ e 39′ Politano, 26′ Pellegrini, 31′ Palacio (I).

SASSUOLO: Consigli 6; Gazzola 6,5, Cannavaro 6, Acerbi 5,5, Peluso 6,5; Pellegrini 7 (29′ st Missiroli 6), Magnanelli 6,5, Duncan 7; Politano 7 (35’ st Biondini sv), Defrel 6 (6′ st Falcinelli 6), Sansone 6. All. Di Francesco 7,5.

INTER: Carrizo 5,5 (27’ st Radu sv); D’Ambrosio 4,5, Murillo 5, Juan Jesus 5, Telles 4,5; Brozovic 5,5, Felipe Melo 5, Kondogbia 6 (25′ st Nagatomo 5,5); Palacio 6 (36’ st Della Giovanna sv), Jovetic 5, Eder 5,5.

All. Mancini 5.

Arbitro: Gervasoni 6,5.

Note: espulso Murillo al 14’ st per doppia ammonizione. Ammoniti: Telles, Magnanelli, Brozovic, Duncan, Juan Jesus, Cannavaro. Spettatori: 20mila.

Vanni Zagnoli

Reggio Emilia

E’ trequarti di Europa del Sassuolo, l’Inter chiude male, come aveva avviato il 2016, perdendo a San Siro su rigore di Berardi. I neroverdi in 8 anni passano dalla C1 al sesto posto, vale l’Europa league se il Milan non si aggiudicherà la coppa Italia con la Juve, anche soltanto ai rigori. Di Francesco ha fatto l’impossibile, bastava appena di più per rubare il 5° posto alla Fiorentina, comunque premiata dai confronti diretti anche se stasera dovesse perdere all’Olimpico.

Gridiamo al miracolo, forte, perchè gli emiliani sono la punta di un’Emilia che ha tanto sport: lo scudetto del volley a Modena, la prima serie A del Carpi, un Bologna mai banale, un Modena appeso alla B e la Spal che ci è arrivata; il basket Reggio da finale scudetto bis e poi due Piacenza, Parma e Reggiana in Lega Pro. E Ancelotti, che qui 20 anni fa venne promosso in A con i granata. E persino il baseball.

La partita finisce al 7’. Brozovic anticipa Politano in scivolata, Defrel rigioca per l’esterno romanista, il sinistro da 25 metri è parabile, nonostante la deviazione di Murillo, non per Carrizo. Nella città del primo tricolore grandinava, il diluvio aiuta l’ondata Mapei, il patron Squinzi in tribuna gongola con la sciarpa, è più tifoso della sua creatura che del Milan. Gioisce quando il contropiede da sinistra di Duncan (D’Ambrosio, dove sei?) porta al raddoppio di Lorenzo Pellegrini, altro romano e giallorosso, 20 anni, al secondo gol in A. Immaginarsi bene cosa sarebbe il Sassuolo, in Europa, con un centravanti vero, non Defrel, Falcinelli e Trotta. Con Icardi, ecco. Indolente ma goleador. Anzi, un vecchio bucaniere l’ha pure Mancini, era il preferito di Gasperini, decisamente più spettacolare del Mancio ma inviso a Moratti. Rodrigo Palacio accorcia, dimenticato da Acerbi. Così c’è un pizzico di pathos, anche perchè i “ceramici” non hanno il fronte destro mondiale, Vrsaljko e Berardi, magari confermabili per il preliminare. Jovetic gioca come nell’amichevole agostana di Parma in cui neanche era dispiaciuto, Kondogbia disonora i 30 milioni, Eder ovunque folleggiava, all’Inter mai. In fondo il girone di ritorno è da metà classifica e Magnanelli non vale meno di Brozovic. Sembra uno spinterogeno, nell’architettura, il lavorio crea anche il tris, Gazzola rientra dal fondo, Telles si sta facendo un bagno e Politano incorna. Come D’Ambrosio alla ripresa ma sul filtrante di Kondogbia era in fuorigioco. Si resta sul 3-1, tantopiù con l’espulsione di Murillo, fallo su Falcinelli e proteste. Addio Interaccia di Mancini, viva gli eusebismi e i eusebisti.

 

In copertina, il patron Squinzi con Zagnoli