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Il Secolo XIX, venerdì. Gli 8 tecnici italiani in Russia e il rischio di restare a casa dall’Olimpiade. Il ct del judo Gamba: “Solo un mezzo caso di doping in 7 anni”

Dal Secolo XIX di venerdì 22.

VANNI ZAGNOLI

L’ITALIA HA 8 TECNICI IN RUSSIA, tutti trepidanti sul rischio di restare a casa e comunque dispiaciuti per l’esclusione della nazionale di atletica. Nella scherma, il fioretto è in mano a Stefa­no Ce­rio­ni, ex ct azzurro, lavora con Bor­to­la­so e il pre­pa­ra­to­re Zom­pa­rel­li; Angelo Mazzoni allena la spada. Per la pallavolo, Ser­gio Bu­sa­to è vi­ce di Ale­k­no, Tomaso To­to­lo è l’as­si­sten­te. Nel nuoto, An­drea Di Ni­no era in carica sino al 2013, ora allena solo il russo Brianskiy, un belga e un bielorusso. Ezio Gamba è ct del judo dal 2009, cittadino russo dopo i primi ori olimpici della storia, a Londra. Parla della sua disciplina, più che dell’atletica: “Non ho collegamenti con quella federazione – sottolinea -, certo mi sembra tutto molto grottesco, atleti che non sanno ancora se parteciparanno a Rio, dobbiamo aspettare almeno sino a domenica”.

Nel judo, 4 casi sono legati al meldonium. “Ma un’informativa in avvio di settimana stabilisce che i valori sono 970 volte sotto il limite consentito, tutto questo però mette in stallo 20 ragazzi. In Russia la sostanza era di uso comune, prima di essere proibita: come in Italia si prende l’aspirina o la tachipirina”.

I controlli a sorpresa sono ora molto invasivi. “Il giorno della partenza per la gara di Bratislava gli ispettori arrivano alle 9, mezz’ora prima dell’aereo. I ragazzi stanno scendendo di peso, sono disidrati, è difficile anche solo urinare in tempi stretti. In 8 anni da noi c’è stato solo un caso, Vorobiov venne sospeso per 6 mesi, perchè in America gli avevano regalato un integratore con uno 0,5% di una sostanza che neanche sapeva, perchè là non è obbligatorio menzionare tutte le sostanze, nel foglietto”.

Eppure si parla di doping di stato. “Solo però negli sport invernali, riguarda le olimpiadi di Sochi. Si può squalificare solo in presenza di dati certi, non si può escludere una campionessa come Ysimbayeva, che fa minimo 10 gare l’anno di Diamond league e dunque è supercontrollata, oppure costringerla a partecipare sotto la bandiera olimpica”.

Gamba lo fece a Mosca ‘80, per il boicottaggio, e fu oro: “Non c’era altra possibilità, la situazione fu molto stressante ma giocò positivamente. Sul tatami voglio tigri. Altri 5 giorni, al massimo, e sapremo. Ma alla fine tutte le altre nazionali dovrebbero andare”. A parte l’atletica.

Il Secolo xix. Massimo Maria Righi è il direttore, arrivò nell’89, ha diretto le redazioni di Chiavari e Genova. Alessandro Cassinis resta come editorialista: era in carica da due anni, iniziò nell’88

Massimo Righi è al Secolo da 29 anni
Massimo Righi è al Secolo da 29 anni

(v.zagn.) Cassinis è stato inviato di punta al Secolo XIX, raccoglieva l’eredità di Umberto La Rocca, ex Il Messaggero e La Stampa. Magari passerà a Torino, restando nel gruppo.

Dal primo giugno Massimo Maria Righi, attuale vice, sarà il nuovo direttore de ‘Il Secolo XIX’.

Lo comunica Italiana Editrice S.p.A., precisando che “nell’ambito della riorganizzazione in atto delle proprie attività editoriali ha deciso di rafforzare la produzione di contenuti in tutte le testate affidando a Alessandro Cassinis, attuale direttore de Il Secolo XIX, l’incarico di editorialista”.

Cassinis, 56 anni (foto in copertina) è a Il Secolo XIX dal 1988, dove ha lavorato a lungo per la redazione economia ed è stato poi promosso inviato speciale seguendo importanti avvenimenti nazionali e internazionali.

Nel 2003 viene nominato vicedirettore, nel 2014 vicedirettore vicario e a novembre 2014 diventa direttore.

Massimo Righi, 49 anni, è a Il Secolo XIX dal 1989, dove ha iniziato come corrispondente da Santa Margherita Ligure e Portofino, assumendo successivamente una serie di incarichi sempre più importanti che l’hanno portato a ricoprire il ruolo di responsabile della redazione di Chiavari, responsabile della cronaca di Genova, caporedattore centrale e da gennaio 2015 vicedirettore. “Ringraziando Alessandro Cassinis per il grande impegno e per gli ottimi risultati raggiunti, l’Editrice – conclude la nota – augura ad entrambi ulteriori successi nei rispettivi nuovi incarichi”.

 

 

Il Secolo XIX, la morte di Corioni, il presidente che a Brescia portò i campioni: Guardiola, Roberto Baggio, Hagi. Lanciò Pirlo e Toni. Baggio: “Ero senza squadra, comprese che avrei potuto dare ancora tanto, al calcio”

Era il settembre 2001, quando Gino Corioni portò a Brescia Pep Guardiola.  Credit: Grazia Neri/ALLSPORT
Era il settembre 2001, quando Gino Corioni portò a Brescia Pep Guardiola.
Credit: Grazia Neri/ALLSPORT

VANNI ZAGNOLI
ERA DAL 1967 che lo chiamavano presidente, sino al febbraio di un anno fa, quando uscì definitivamente dal Brescia. Ospitaletto (portato in C1), Bologna e poi le rondinelle, 48 stagioni da proprietario di una società calcistica. Luigi “Gino” Corioni è morto ieri a 78 anni, a Brescia, per un tumore: aveva già subito l’asportazione di un polmone. Lascia la moglie e cinque figli. Era stato anche consigliere del Milan a inizio anni ’80, durante l’èra Giussy Farina. Fu vicino ad acquistarne la maggioranza, finchè arrivò Berlusconi e lui ripiegò sul Bologna, portato in A e in Europa con Gigi Maifredi, una delle sue creature. Nel ’92 tornò a casa, al Brescia, lo lasciò dopo 23 anni, con il commissariamento di Ubi Banca. Una fine ingloriosa per un personaggio dal look eccentrico, che amava intervenire in tv (a “Quelli che il calcio”) e che con i lombardi autografò 5 promozioni (ma altrettante retrocessioni) e il torneo angloitaliano del ’94. Fra i giocatori lanciati c’è Emiliano Viviano, che domani andrà ai funerali. “Era un presidente tosto – racconta il portiere della Sampdoria, a Bogliasco -, grande, sincero: generoso e con una sola parola. E’ uno che per il calcio ha speso tutto, energia e forza economica”. Grazie alla Saniplast, arredamenti da bagno e materie plastiche. “Avrebbe potuto essere ricchissimo, invece ha sempre investito nel pallone, perché era passionale e, quando prometteva una cosa, la faceva. E poi era ironico, matto e carismatico. Ha lanciato tantissimi campioni, con tutti stabiliva un rapporto caloroso”.
A Brescia portò gente da Pallone d’oro, Roberto Baggio che ne ha vinto uno, Guardiola e il romeno Hagi, ex Real. Per ogni trofeo vinto dallo spagnolo, da allenatore del Barcellona e poi del Bayern, accusava il calcio italiano: “L’ha trattato malissimo, bollandolo come dopato”. Una vicenda da cui Pep si è riabilitato completamente, nel tempo. Fra i tecnici valorizzò il romeno Lucescu, che alle promozioni in A faceva seguire flop, con esoneri e richiami, ma poi ha vinto tanto, nel mondo. E poi Mazzone, De Biasi.
Del suo Brescia si può schierare questo 11, 3-4-1-2: Viviano; Bonera, Petruzzi, Adani; Hamsik, Guardiola, Di Biagio, Pirlo; Hagi; Toni, Baggio. In panchina i gemelli Filippini, il compianto centrale Mero, Diamanti (“Fra i migliori 5 d’Europa…”), Hubner e il bomber di oggi, Caracciolo, al quale mai perdonò di avere rifiutato la Dinamo Kiev, che avrebbe risolto la crisi economica del Brescia.
Uno dei gol più belli della serie A arrivò a Torino, nel 2001, lancio di Pirlo per Roberto Baggio, che infila Van der Saar e la Juve di Ancelotti. Settimo posto, miglior piazzamento di sempre, e poi la finale di Intertoto persa nel 2002 contro il Psg, nonostante Toni e il rigore di Baggio. Che attraverso il procuratore Vittorio Petrone trasmette il suo dolore: “E’ uno di quei giorni che non vorresti arrivasse mai. Siamo certi che Gino andrà in Paradiso e organizzerà una squadra anche lì: come diceva Corioni, avendo fatto tanti errori, in Paradiso ne farà di meno. E’ impossibile che Brescia possa avere nuovamente un presidente così, con passione e amore uniti a una competenza rara”.
Il Divin Codino è stato là dal 2000, congedato dall’Inter, a fine carriera, per 4 stagioni. “Ero senza squadra, comprese che potevo dare ancora tanto al calcio, feci di tutto per onorarne il sacrificio economico. Trovava sempre modo di regalare un sorriso”. Anche nei momenti più difficili, della malattia.

Il Secolo XIX. Record in Germania: Julian Nagelsmann è l’allenatore più giovane di sempre ad allenare in Europa. A soli 28 anni guida l’Hoffenheim.

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Julian Nagelsmann

VANNI ZAGNOLI

UN ALLENATORE DI 28 ANNI, in uno dei campionati top al mondo. Da ieri l’Hoffenheim è in mano a Julian Nagelsmann, il più giovane tecnico di sempre della Bundesliga. Era già stato scelto dall’Hoffenheim, ma solo a partire dalla prossima stagione, con l’esonero a ottobre di Markus Gisdol. “La decisione è coraggiosa – disse all’epoca il ds Alexander Rosen -, ma ha grande talento e vogliamo dargli una prospettiva, per questo firma un contratto triennale”.

Nagelsmann era rimasto all’under 19, in prima squadra c’era l’olandese Huub Stevens, fermato ora da problemi cardiaci. La squadra del quartiere di Sinsheim, nel Rhein-Neckar-Kreis, è arrivata in Bundesliga nel 2008, all’epoca vinse il titolo d’inverno e rappresenta un fenomeno analogo al Chievo. E’ ultima con 14 punti, pari all’Hannover, nonostante abbia ha l’ex nazionale Kuranyi (di 5 anni più vecchio del mister) e il cileno Edu Vargas, ex Napoli. E’ a 7 lunghezze dalla salvezza e a 5 dai play-out, il debutto è proprio contro la terzultima, il Werder, a Brema.

Nagelsmann era stato calciatore nel Monaco 1860 e nell’under 19 di Augusta, smise per infortunio a un ginocchio. Allora fu compagno di Thomas Tuckel, oggi allenatore del Borussia Dortmund, ne era stato assistente e si ispira a lui. Il mister più giovane della Bundes studiò business administration ma poi si laureò in scienze motorie, guidando giovanili a sud-ovest della Germania. Nel 2010 giunse nella regione di Baden-Württemberg, per l’under 17 dell’Hoffenheim, poi ebbe l’under 19 e nel 2014 si aggiudicò il campionato giovanile. “La panchina è più divertente rispetto al gioco – racconta -, occorre pensare costantemente a migliorare la squadra, lo si fa anche fuori dal campo. Se si recupera palla vicino alla porta avversaria, è più facile arrivare al tiro. Ammiro il Villarreal, il Barcellona e l’Arsenal. In questa stagione ho studiato per ottenere la licenza senior: non ho paura, porto stimoli nuovi grazie al mio approccio”.

I RECORD. Il primato di ogni tempo è di Lippo Hertzka, l’ungherese nel 1924, a 20 anni, allenò la Real Sociedad, mentre a 28 vinse la Liga, con il Real Madrid. Il più giovane vincitore di uno scudetto è Bob Houghton, campione di Svezia a 26 anni, nel ’74, con il Malmoe: a 31 fu il più giovane finalista in coppa dei Campioni, battuto dal Nottingham. Sempre in Svezia, Roy Hodgson a 28 anni guidava l’Halmstads e vinse il campionato a 29. L’età in cui Eriksson prese in mano il Degerfors, nel ’77, e a 34 si aggiudicò la Uefa con il Goteborg. Il più giovane vincitore della Champions è invece Guardiola, a 40 anni con il Barcellona. Fra gli italiani, Vialli a 33 anni era allenatore-giocatore del Chelsea, nel ’98 sollevò la coppa delle Coppe. Precocità battuta un lustro fa, per 3 mesi, da Villas-Boas, con il Porto in Europa League.

In serie A, il record è condiviso da un trio di 36enni: Montella era stato promosso dalla Roma al posto di Ranieri, nel 2011; Mancini nel marzo 2001 subentrò a Terim, alla Fiorentina, mentre Stramaccioni nel 2012 rilevò sempre Ranieri, all’Inter. Ma Nagelsmann li batte tutti, perchè solo a luglio compirà 29 anni.

 

Il Secolo XIX. L’azzardo di Squinzi: “Dopo due salvezze, puntiamo allo scudetto. Gli arbitri ci hanno tolto 4 punti, meritavamo il primo posto”.

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Il proprietario del Sassuolo Giorgio Squinzi

VANNI ZAGNOLI

SASSUOLO (Modena) – Giorgio Squinzi cerca di parlare il più seriamente possibile, quando accenna all’obiettivo scudetto, da abbonato alle provocazioni calcistiche. Questa storia parte da lontano, con i neroverdi in Lega Pro e il traguardo azzardato era: “Vorrei vincere a San Siro con l’Inter, da tifoso del Milan, e anche un posto in Champions”. Lo ripeteva talvolta nel quinquennio di serie B. Memorabile quando due anni fa, nel trofeo Tim, disse: “La Juve vince con il solito rigorino, ruba sempre…”.

Squinzi domenica era al Mapei per seguire Sassuolo-Chievo e poi a casa ha visto il mondiale di ciclismo in tv, da sponsor principale, come fa da 8 anni.

Ieri è intervenuto a Radio Radio al salone internazionale della ceramica e ha alzato l’asticella. “L’obiettivo del Sassuolo inizialmente era una salvezza tranquilla, adesso è vincere il campionato”. Strano, perchè l’allenatore Di Francesco neanche ammette mai di volere l’Europa league.

Da presidente di Confindustria, Squinzi fa il motivatore, vuole il massimo dalla squadra e ce l’ha giustamente con gli arbitri: “Ci hanno tolto 4 punti, dovevamo essere primi. Siamo l’unica squadra della serie A, da 11 giornate, complessivamente, e 7 titolari abituati a giocare insieme da 4 anni. Gli stranieri sono appena 3: non vorrei mai essere l’allenatore delle squadre che abbiamo incontrato finora, con 8-9 lingue diverse. Come fanno a preparare le partite e gli allenamenti? Sono una Babele calcistica”.

Il signor Mapei ha deciso la strategia a tavolino. “Italiani e giovani”. Non tutti, perchè in rosa ci sono 12 elementi oltre i 28 anni. Il potenziale economico dell’azienda milanese è da Europa, anche solo per i 22 milioni (record per la serie A) pagati per esporre sulle maglie neroverdi il marchio di famiglia. Il monte ingaggi è di 27 milioni, il 9° della serie A, persino superiore al budget del Genoa. Insomma, non sarà da scudetto, ma il 6° posto lo può valere. E Squinzi lo voleva già l’anno scorso. “Avevamo lasciato per strada una decina di punti nei finali di partita”.

Il Secolo XIX. Quattro 2-2 in serie A, i belli del calcio Matri e Borriello escono dalla panchina e segnano subito. Sarri ancora non vince

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Matri festeggiato da Mauri e Parolo

VANNI ZAGNOLI

E’ LA GIORNATA DEI 2-2 (4) e, come il Chievo, Torino, Sassuolo e Palermo mancano l’opportunità di restare a punteggio pieno. I rosanero recuperano il pari con il Carpi, avanti con Borriello, appena arrivato, mentre la doppietta di Matri, altro ex genoano al debutto, rinfranca la Lazio dopo le goleade di Leverkusen e Verona. Per il Napoli è il secondo 2-2, nemmeno il ritorno a Empoli porta la vittoria a Sarri.

EMPOLI-NAPOLI 2-2: pt 3′ Saponara (E), 7′ Insigne (N), 18’ Pucciarelli (E); 5’ st Allan (N). Con Giampaolo, i toscani non sanno difendere il vantaggio, il Napoli invece ha gli stessi difetti evidenziati con Benitez. Inseguito da Sarri in estate, Saponara semina Maggio e sblocca il match, come a primavera. Il pareggio è su iniziativa di Gabbiadini, Insigne da fuori fa palo e gol. Saponara firma l’assist del 2-1, davanti ai centrali Albiol e Chiriches, romeno poco convincente, e libera Pucciarelli, altro valorizzato dall’ex tecnico empolese. Dopo una parata su Gabbiadini, alla ripresa il 2-2 è su combinazione Hamsik-Gabbiadini per Allan. La partita si apre, Maccarone e Higuain mancano la porta, l’Empoli cala e Skorupski ferma il tiro da fuori di Hamsik.

LAZIO-UDINESE 2-0: st 19′ e 28′ Matri. Biancocelesti superiori, solo però nella ripresa. Matri non segnava in A dal 6 gennaio, raccoglie un cross rasoterra dalla sinistra di Felipe Anderson, poi ruba palla a Kone, su respinta corta di Karnezis.

VERONA-TORINO 2-2: st 3′ Toni (V) rig, 20′ Baselli (T), 26′ Gomez (V),  27′ Acquah (T). L’Hellas si fa raggiungere due volte, già con la Roma non aveva difeso il vantaggio, tornano le amnesie difensive. La coppia Toni-Pazzini è fra le più attese, Mandorlini la propone solo nel finale. Marquez e Moras avvicinano il vantaggio di testa, il Toro è rintanato nella trequarti, dalla mezzora è più aggressivo. Greco crossa e Toni esalta Padelli, terzo portiere azzurro. Irrati premia con il rigore Gomez, atterrato da Jansson, dopo avere sorvolato sulla solita trattenuta ai danni di Toni. L’1-1 arriva su fuorigioco sbagliato, Vives in diagonale per Quagliarella, Rafael conferma i limiti in presa e Baselli infila facilmente, candidandosi per la nazionale. Il Verona riparte con la punizione di Viviani dalla trequarti, per lo stacco di Juanito Gomez. Il pari arriva su traversone mancino di Molinaro, il portiere brasiliano respinge ancora e l’ex doriano Acquah infila dal limite. Ventura è soddisfatto: “Rimontiamo sempre”.

SASSUOLO-ATALANTA 2-2: pt 13’ e 33’ Pinilla (A), 22’ Magnanelli, 40’ Floro Flores. I neroverdi combinano più dell’Atalanta, ma il controgioco di Reja li infastidisce. Cherubin stende subito Missiroli, Sansone però si fa parare il rigore da Sportiello. Avanzano allora i bergamaschi, cross da sinistra di Gomez e rovesciata dello specialista Pinilla. L’1-1 è di Magnanelli, destro da fuori su punizione battuta velocemente. Peluso sbaglia il retropassaggio e il cileno fa doppietta, con un destro al volo parabile. Il 2-2 è su destro frontale da 20 metri e all’incrocio di Floro Flores, sempre a segno, ma anche qui Sportiello è sorpreso. Pinilla era stato ammonito per simulazione, al 3’ st riceve il secondo cartellino, per un’inutile entrata da dietro su Peluso. Di Francesco cambia il tridente, Mariani non fischia un fallo a centrocampo e Vrsaljko sbaglia su Moralez, rigore ed espulsione. E’ Consigli a pararlo.

PALERMO-CARPI 2-2: pt 6′ Hiljemark (P), 23′ Vitiello (aut, P); st 18′ Borriello (C), 43′ Djurdjevic (P).

Primo punto in A per gli emiliani, che ne meritavano 3. Castori zittisce il ds Sean Sogliano, che già lo discute. Il tridente rosanero inizia bene, con Vazquez, l’esordiente Gilardino e lo scatenato Quaison. Lo svedese da sinistra manda in crisi la difesa, il connazionale Hiljemark segna la prima rete italiana. Il copione si ripete dall’altra parte e Mbakogu, debuttante ex, supera Gonzalez e centra: Vitiello fa autogol, per anticipare Matos. Nella ripresa è il brasiliano a pescare Borriello che, appena entrato, si libera di El Kaoutari e realizza in scivolata. Il centrocampo siciliano va in difficoltà, finchè Lazaar centra un pallone lento, i modenesi sono distratti e il serbo Djurdjevic appoggia di testa il suo primo gol.

 

Il Secolo XIX, tennis. Il ct Corrado Barazzutti scrive delle imprese di Vinci e Pennetta negli States: “Mai successo. E anche le campionesse come Serena Williams provano paura”.

Corrado Barazzutti guida l'Italia dal 2001
Corrado Barazzutti guida l’Italia dal 2001

L’articolo del ct azzurro per Il Secolo xix.

di Corrado Barazzutti

Sono sbarcato da New York nel pomeriggio, sono dovuto rientrare in anticipo perchè domenica mattina parto per la Siberia, con i 4 azzurri di coppa Davis.

Ma ho fatto in tempo a vedere le due semifinali, è accaduto qualcosa di veramente fantastico: due italiane nella finale di un torneo del grande slam. Mai successo, tantopiù contro le due migliori al mondo. Sarà un epilogo tutto azzurro, strameritato.

Non ho idea se Serena Williams non fosse al meglio, considerato che era un po’ ferma, in certi scambi. La realtà è che Roby Vinci ha giocato con grandissima freddezza, è stata brava a rimanere lì, attaccata alla partita, con molta determinazione e commettendo pochissimi errori.

Magari, a un certo punto, come succede a tantissimi giocatori, nella campionessa americana può essere subentrata la paura, per il rischio di perdere il grande slam. Pensate che quando Steffi Graf lo conquistò, nell’88, io avevo smesso da poco.

Conta poco come sia accaduta la caduta di Serena, sono gli inconvenienti del mestiere e qualche volta il pronostico si rovescia.

Ma è bellissima la storia di queste due ragazze pugliesi, cresciute nella stessa scuola e approdate assieme al centro federale di Tirrenia.

Sono grandi amiche e con questa finale fanno benissimo al nostro tennis, ispirano davvero il movimento. E’ così che nascono i campioni, perchè i bambini davanti alla tv vedono le loro prodezze e iniziano a giocare, tentando di emularle.

E’ un momento unico per l’intero sport italiano, a livello mondiale, e può cambiare la storia delle racchette azzurre.

Roby e Flavia Pennetta hanno la stoffa delle campionesse, io le guido solo in Federation cup e ne abbiamo vinte 4, non le ho mai seguite in prima persona, durante la carriera, ma i meriti sono anche dei loro allenatori, con il lavoro in team, fondamentale.

Il palermitano Francesco Cinà segue Roberta da anni e l’ha portata a questi grandi risultati, lo spagnolo Salvador Navarro è alla 3^ stagione con Flavia e l’ha fatta recuperare dall’operazione.

Adesso, però, non chiedetemi per chi tengo… Anzi, lasciatemi gioire davanti alla tv e in famiglia, rivedendo l’intervista a caldo a Roberta, che aveva il pubblico degli Us Open contro. Entrambe sono state super, anche Halep è fortissima, l’impresa di Pennetta non è stata da meno.

Noi del tennis viviamo per questi momenti, in questo fine settimana si parlerà dell’Italia in tutto il mondo. Grazie alle splendide imprese di queste due ragazze del sud.

(testo raccolto da Vanni Zagnoli)

Il Secolo XIX, Euro 2016. La Norvegia fa sua la sfida contro la Croazia, doppietta di Berget. L’Olanda è quasi fuori, quarta dietro la Turchia.

DE ROSSI
De Rossi festeggiato da Bonucci dopo il gol del vantaggio

La serata di calcio europeo, per il Secolo XIX.

VANNI ZAGNOLI

Nel girone dell’Italia, la Norvegia si candida per il passaggio diretto. Festeggiano già Euro 16 la minuscola Islanda e l’immancabile Cechia.

NORVEGIA-CROAZIA 2-0: st 29’ e 24’ Berget. In campo tra i croati Vrsaljko, Brozovic, Mandzukic e Perisic. Un colpo di testa della punta della Juve al 42’ è respinto dal portiere, poi altre due occasioni per il centravanti, anche su cross di Srna: mira imprecisa, come in rovesciata dal limite. Segna la Norvegia con Berget, di sinistro,  sugli sviluppi di una punizione poi umiliando Srna. Entra il viola Kalinic, Mandzukic evita persino il tris, sulla linea.

MALTA-AZERBAIJAN 2-2: pt 36’ Amirquliyev; st 11’ Mifsud, 25’ Effiong, 38’ Amirquliyev.

Una deviazione regala agli azeri. Nella ripresa pareggia la Malta del veneziano Ghedin con un gran destro e un esterno sinistro, il pari è grazie alla doppietta di Amirquliyev.

CLASSIFICA. Italia 18; Norvegia 16; Crozia 14; Bulgaria 8; Azerbaijan 6; Malta 2.

GIRONE A. Passano matematicamente Rep. Ceca e Islanda, con due giornate d’anticipo.

LETTONIA-REPUBBLICA CECA 1-2: pt 13’ Limbersky (ex Udinese), 25′ Darida; 28’ st Zjuzins per i baltici.

ISLANDA-KAZAKHISTAN 0-0 E’ festa a Reykjavik per la prima qualificazione tra Europei e mondiali. Occasioni per Gudmundsson e Sigthorsson, anche i kazaki si fanno vivi.

TURCHIA-OLANDA 3-0: 8’ Ozyakup, 26’ Arda Turan, 49’ Burak Yilmaz. Olanda choc a Istanbul. Gli orange hanno solo la possibilità degli spareggi. Il vantaggio turco è su assist di Arda Turan, l’Olanda manca il pari e poi il 2-1, con Depay. Il tris era da annullare per un fallo.

Classifica: REP. CECA e ISLANDA 19; Turchia 12; Olanda 10; Lettonia 4, Kazakhistan 2.

GIRONE B. GALLES-ISRAELE 0-0. I dragoni avevano bisogno di vincere per qualificarsi, a Cardiff pareggiano.

CIPRO-BELGIO 0-1: 41’ st Hazard Superiorità fiamminga schiacciante, il gol arriva però solo in ripartenza finale.

BOSNIA-ANDORRA 3-0: 13’ Bikakcic di testa, 30’ Dzeko, 45′ Lulic, sinistro sugli sviluppi di una punizione.

Classifica: Galles 18; Belgio 17; Israele 13; Bosnia 11; Cipro 9; Andorra 0.

 

Mattatori, Giampiero Timossi: Liberazione, Il Secolo xix, la Gazzetta dello Sport; Sky, Raisport

Giampiero Timossi, fra Marco Fantasia e Katia Serra

Giampiero Timossi, fra Marco Fantasia e Katia Serra

 

C’è una regola non scritta che a me piace infrangere. Sono contro le regole, le tradizioni e tutto. Il bravo giornalista non parla mai di sè nè dei colleghi. Bravi, meno, simpatici, antipatici. Mai. Perchè se parli bene sei lacchè – lo disse Gianni Melidoni a Gianni Minà al Processo del lunedì, sacrosanto – e se parli male sei un piantaguai.

Giampiero è stato caporedattore allo sport de Il Secolo xix per forse 5 anni, certamente al mondiale di Sudafrica 2010, con Mauro Casaccia inviato in Brasile.

Timo, per tutti. Timeo danaos et dona ferentes? No.

Timo è un fuoriclasse, è stato a Liberazione, se non sbaglio. Lo conobbi 15 anni fa al Secolo xix. Liberazione significa ultra Ds, lo feci notare, si sorprese. Beh, è la verità, no?

Poi andò alla Gazzetta, a Torino, seguiva la Juve, era molto amico di alcuni campioni, come Mauro German Camoranesi.

Umberto La Rocca lo volle a Il Secolo e Timo lì si è affermato, come personaggio anche televisivo. Anzi, da prima andava su Skysport, da Alessandro Bonan, ricambiò l’invito ospitando sul foglio genovese il conduttore e altre firme della tv, a partire dalla moglie di Alessandro Alciato. Perdonatemi ma non mi viene il nome, sono esausto.

Timo ha un talento eccezionale per l’inizio dell’articolo e per i titoli, con Claudio Paglieri, vice, ha lavorato alla grande. Con Roberto Sangalli, terzo uomo tuttora, con Paolo Giampieri, oggi capo, all’epoca firma della Sampdoria. Con il talentuosissimo e coduto Mauro Casaccia, oggi sul Genoa assieme ad Andrea Schiappapietra.

C’era Claudio Mangini, ex capo, ora firma per interviste, mentre Giuliano Gnecco passò in cronaca genovese. E poi Damiano Basso, Giorgio Cimbrico firma delle varie, Valerio Arrichiello emergente. Dimentico qualcuno e mi scuso.

Timo ha lasciato il Secolo a sorpresa, a marzo, da un anno e passa era inviato a tutto tondo, non tanto sport.

“Sono Timo, ciao. Com’è?”. “Vanni, se non c’hai voglia…”. “No, Timo. E’ che ho dormito poco, come sempre e tu vuoi la partita all’80’!”. Ma poi facevo tutto.

Timossi ora fa il freelance, fra tv, Calciomercato.it. O charuto do Timossi, il sigaro in portoghese.

Disprezzo chi fuma, le sigarette mi arrivano allo stomaco, alla gastrite, Timo ha il sigaro ma neanche lo accende.

Non lo vedo dal 2011, è un professionista formidabile, non ha un carattere facile. “Significa che ha carattere”,  mi rispose parlando di un collega. Beh, allora anch’io ho carattere…

O charuto do Timossi…

Lusitano. E allora Lusitania, di Ivano Fossati.