Archivi tag: nuoto sincronizzato

Gazzetta del Sud, nuoto sincronizzato. Mariangela Perrupato: “Io, la Calabria, Giorgio Minisini, il mio fidanzato e le Olimpiadi. Amo danzare solo in acqua, in tv sarei a disagio”.

Mariangela Perrupato a Saracena, premiata dal padrino Saverio Boccia
Mariangela Perrupato a Saracena, provincia di Cosenza, premiata dal padrino Saverio Boccia

L’integralità dell’intervista uscita ieri su La Gazzetta del Sud, con un grazie a Paolo Cuomo.

Vanni Zagnoli
Quel bronzo nel duo libero del nuoto sincronizzato è anche parecchio calabrese. Perchè Mariangela Perrupato è nata a Castrovillari e viveva a Saracena, sempre nel Cosentino. Il 15 settembre compirà 27 anni, a 5 si trasferì nel centro di Genova con i genitori Monica Vacca, 48enne insegnante all’asilo, e con papà Leonardo, 53 anni, dirigente dell’impresa di pulizie che opera nella Banca d’Italia, sempre nel capoluogo ligure. In questi giorni Mariangela è in vacanza a Saracena con i familiari, giovedì sera è stata premiata proprio in piazza.
Ha una sorella di 15 anni, Irene, iscritta al liceo delle scienze umane a Genova. Anche lei aveva provato il nuoto, da piccola, oltre alla chitarra e al canto, per il momento però si dedica agli studi e non a emulare la sincronette.
Mariangela, perchè la sua famiglia lasciò la Calabria, nel 1993?
“Papà raggiunse Genova per lavoro, inoltre là era nata mia madre e c’erano già i miei nonni materni: Vincenzo, 76 anni, è di Saracena, mentre nonna Maria è ferrarese, di Mezzogoro, e ha 74 anni”.
In terra silana ha ancora parenti?
“I nonni paterni: Mariangela, 76 anni, e Leone, 82, ancora agricoltori. E in questo paese di 3700 abitanti, fra campagna e montagna, vivono anche zio Antonio e la compagna Rosy e zia Lucia, mentre i miei cugini, Giulia e Samuele, sono a Catanzaro”.
Ogni quanto torna?
“Tutte le estati resto una decina di giorni, qualche volta ritorno pure a Natale”.
Cosa c’è di calabrese in lei?
“Per tre quarti la mia famiglia è di qua, dunque un po’ mi sento di questa regione. Mi ha trasmesso la solarità del carattere”.
Tifa per il Cosenza?
“No, simpatizzo per la Sampdoria. Perchè nonno Vincenzo da piccola mi portava a Marassi”.
Ama altri sport?
“Gli acquatici: la pallanuoto femminile e le gare di nuoto. Poi il pattinaggio artistico perchè è legato alla mia disciplina”.
Era l’unica calabrese presente a Kazan?
“Penso di sì”.
E’ fidanzata con Federico Colosimo, 27 anni, pallanotista della Lazio, in serie A. E’ nato a Roma, il padre Paolo invece è reggino, di Isola Capo Rizzuto.
“Federico fa il centrovasca, il regista come Pirlo. Da un anno conviviamo, anche perchè con la nazionale sono spesso a Roma”.
E’ salita sul podio assieme al romano Giorgio Minisini. Non è singolare che un ragazzo faccia il sincronizzato?
“Inizialmente ero perplessa anch’io, mi sembrava strano. Ma come esistono il ballerino e il pattinatore… Anche il nostro sport è artistico e l’uomo in acqua offre quel quid in più, dunque mi pare un’idea geniale”.
Lei è bronzo nel libero, mentre la romana Manila Flamini è arrivata terza, sempre assieme a Minisini, nel doppio tecnico.
“Nell’altra specialità si può scegliere la musica, però all’interno dell’esercizio si devono inserire elementi obbligatori, che i giudici valuteranno nel complesso. Da noi, invece, si sta in acqua 4’, contro 3’, e si propongono agganci e spinte, coreografie veramente libere”.
Minisini è fidanzato con la romana Eleonora Cordeschi, insegnante di sincronizzato per ragazzine. Non esistono gelosie fra le coppie?
“No. E’ tutto a scopo lavorativo, ci mancherebbe”.
Lei a quanti anni ha cominciato?
“A 6 ero in piscina per il nuoto, a 8 sono passata al sincronizzato. Il passaggio in nazionale fu a 14 anni, mentre a 16 sono arrivate le prime borse di studio. Dal 2010 sono entrata nel gruppo sportivo della polizia, le Fiamme Oro, e così da 5 anni ho uno stipendio”.
Ha sponsor personali?
“No, solo quelli della federazione”.
Esistono altre sincronettes calabresi o siciliane, ad alti livelli?
“In Calabria le società pochissime, qualcuna in più in Sicilia. Una decina d’anni fa, Francesca Gangemi, di Catania, vinse 5 medaglie europee”.
Mariangela, è alto un metro e 73 per 55 chili e davvero molto avvenente. Ha mai fatto servizi fotografici?
“Con Giorgio Scala, fotografo della federazione”.
Ma anche sexy, alla Federica Pellegrini?
“No. Le opportunità sono poche, per la verità. Non siamo così richieste”.
Nessuna invidia per la popolarità della “divina”?
“Assolutamente no, anche perchè non amo mostrarmi”.
Non si direbbe, vedendola danzare con quella personalità…
“Ma solo in acqua riesco a farlo”.
Se la chiamassero a Ballando con le stelle, su Rai1?
“Non sono molto brava a ballare, dunque sarei alquanto in imbarazzo”.
Qual è il suo sportivo di riferimento?
“Sono tre, nella mia disciplina: la spagnola Gemma Mengual, la francese Virginie Dediue e poi la russa Natalia Ishchenko”.
Loro sono personaggi anche da gossip?
“Mengual in Spagna è davvero molto popolare, da noi il sincronizzato non è così valorizzato dalle tv e dai giornali”.
Qual è il bello della sua disciplina?
“E’ uno spettacolo, soprattutto l’esercizio a 8, con le varie spinte e le coreografie, si può creare tanto. Grazie alle allenatrici Roberta Farinelli e Giovanna Burlando, mentre la giapponese Yumiko Tomomatsu segue più il duo. Il tutto è sotto gli occhio del ct Patrizia Giallombardo”.
Quarant’anni fa, la Gazzetta dello sport definì le prime sincronettes le “bluebell” di madame Cucchetti, la selezionatrice dell’epoca…
“Danziamo nell’acqua, certo, ma non siamo ballerine notturne… E ci alleniamo tantissimo: escluso magari due mesi l’anno, in tutto, siamo in collegiale dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 18,30, fra acqua e palestra, con riposo solo il mercoledì pomeriggio, sabato pomeriggio e la domenica”.
E quella colla di pesce, fra i capelli?
“E’ proprio a uso alimentare, in fogli, in genere viene usata per la gelatina delle torte. Giorgio Minisini era l’unico in acqua con i capelli corti, gli altri un’ingellata all’indietro se la davano. Serve per evitare che vadano davanti al viso, poichè siamo senza cuffia”.
Manca un anno all’olimpiade, ci sarà?
“E’ un bel dilemma. Intanto il doppio misto non è previsto, speriamo arrivi per Tokyo 2020. Sono in palio appena due titoli: per la squadra serve la qualificazione, la affronteremo nel marzo 2016 e a Rio saranno in acqua appena 8 nazioni; nel doppio concorrono Linda Cerruti e Costanza Ferro”.
A Londra com’era andata?
“Sono arrivata 7^ nel doppio, con Giulia Lapi. Ora lei ha smesso e allena il gs delle Fiamme oro”.
Sino a quando proseguirà?
“Valuto anno per anno”.
Nel 2010, Beatrice Adelizzi si ritirò per laurearsi in chimica, in Brianza. Era stata bronzo nel singolo ai mondiali di Roma, l’anno prima.
“Sono scelte di vita, tantopiù che lei aveva solo 22 anni. Avrebbe potuto dare ancora molto”.
In Italia quante gare si disputano, l’anno?
“Nella categoria assoluta appena 2: a febbraio i campionati italiani invernali, gli ultimi a Torino, a giugno gli estivi, questi sono stati a Terni”.
Non avesse fatto il sincronizzato?
“Nient’altro, è proprio la mia vita”.

Liberoquotidiano.it. Mondiali di nuoto. Medaglie, anche sfiorate, emozioni, fuori programma e novità: il sincronetto-sirenetto Minisini, la Cagnotto “portabandierabile”.

Da Libero quotidiano, con un grazie a Lucia Esposito per la libertà di interpretazione concessa.

Rachele Bruni è arrivata quarta per due volte, al mondiale di Kazan
Rachele Bruni è arrivata quarta per due volte, al mondiale di Kazan

http://www.liberoquotidiano.it/news/rullo/11816554/Mondiali-di-Kazan–oro-Ruffini.html

Emoziona, la prima settimana dei campionati mondiali di sport acquatici. Arrivano medaglie in sequenza, storie, curiosità e anche un calcio al calcio. Nel senso che l’Italia per almeno 15 giorni potrebbe dimenticare la centralità del pallone, aspettando il campionato. Con i mondiali di atletica, in programma a fine mese, è più difficile, semplicemente perchè gli azzurri sono molto meno competitivi. In acqua, invece, inabissano i rivali.
LA DEDICA SUL PODIO. Simone Ruffini, pesarese, si aggiudica l’oro della 25 chilometri. I nostri sono fortissimi nel fondo, agli Europei sono dominanti, ai mondiali è più dura e arriva anche il bronzo di Furlan, pordenonese di stanza a Padova, già sul podio nel primo giorno di Kazan. Ruffini è marchigiano, di Tolentino, abita a Pesaro e alla fidanzata Aurora Ponselè chiede di sposarlo, in diretta tv. Dal podio, con un cartello scritto a biro. Lei è pure atleta, medagliata continentale, fanno una bella coppia dentro e fuori il pelo dell’acqua. Viene in mente quando Leonardo a Sky chiese alla giornalista Anna Billò di portarlo all’altare. Lei arrossì e si difese così: “Ne parliamo a casa”. Convolarono a giuste nozze, lo faranno anche i Ruffini.
Certo intriga la reazione emotiva di questo biondino dagli occhiali, che in gara aveva vomitato due volte, come una persona qualsiasi che somatizza tutto.
I QUARTI POSTI. Apriamo una parentesi, spezziamo volutamente il filo del discorso, per sottolinare i due quarti posti di Rachele Bruni sempre nel fondo. Martina Grimaldi non è in condizione, solo 15^, la fiorentina lambisce il bronzo nella 10 km e sulla 5 del team event, la staffetta del fondo. Chi arriva quarto, tantopiù due volte, va coccolato, ringraziato, non irriso come avviene spesso in Italia. Tantopiù in uno sport faticosissimo.
E POI C’E’ TANIA. Tania Cagnotto è la regina, fidanzata d’Italia come solo Federica Pellegrini. Ha un carattere migliore della veneziana, piace per quella sua erre moscia, per la sua gracilità che dal trampolini diventa grazia e concentrazione feroce.
La bolzanina fa doppietta, oro nella specialità non olimpica, bronzo stasera. A 30 anni, è tantissimo. Le carriere si sono allungate, in tutti gli sport, Cagnotto però resta un’eccezione e prepara con orgoglio la 5^ olimpiade, record per i tuffi. Fra un anno si sposa, in questo la compagna del sincro Francesca Dallapè è arrivata prima di due anni. Per Rio de Janeiro, auspichiamo il triplo podio per Tania. E adesso se la vede con la Pellegrini per l’investitura a portabandiera. Con tutto il rispetto, Clemente Russo non è su questi livelli di appeal e popolarità, la boxe non solo in Italia è in ribasso.
IL SIRENETTO E L’AMBIGUITA’ DEL NUOTO SINCRONIZZATO. Giorgio Minisini è la nota più innovativa di questi mondiali, dà un calcio ai luoghi comuni, ai sospetti e ai sorrisini. Perchè il nuoto sincronizzato onestamente parrebbe avere poco di virile. I maschi gareggiano, con le femmine, senza essere gay o simili. Il discorso è sempre molto delicato, una parola in più e rischiamo di essere etichettati come ambigui, nel nostro discorso.
Il 19enne romano, di Ladispoli, affronta l’argomento senza arrossire, in chat di facebook.
“Guarda – risponde -, non credo ci sia il bisogno di pensare a sport dal gesto effeminato, perché è ciò che io non voglio fare. Voglio essere uomo sia nei movimenti che nell’energia da trasmettere, in coppia con una donna estremamente femminile. Il sorriso serve solo a mascherare la fatica nei momenti critici: nessuna allusione, sarebbe bello poter fare una sincera faccia di fatica, come nella maggior parte degli sport, ma noi non possiamo. Dobbiamo morire e fare finta di nulla”.
Mamma Susanna De Angelis è stata la sua prima allenatrice e al tema è molto sensibile.
“Per voi – scrive sulla bacheca del figlio, commentando un articolo – un sincronetto è una novità assoluta ma per noi il sincro maschile è la vita quotidiana, dunque le “elucubrazioni mentali” (per non usare il termine romano molto più pesante e volgare) davvero non ci interessano. Il primogenito Marco prima e Giorgio poi sono stati sempre interessati a sviluppare l’aspetto maschile di questo sport. Hanno usato semplici costumi neri per anni e Giorgio ha accellato lo slip bianco solo per il ruolo di Romeo, nell’esercizio di combinato della società”.
L’argomentazione prosegue paziente.
“Anche in questo mondiale, nello staff federale tutto è stato studiato per sviluppare il lato maschile. Perché è ciò che manca e ciò che il pubblico vuole. Il lato pruriginoso della vita sessuale degli atleti sinceramente non dovrebbe neanche entrare nella discussione. Giorgio è etero e altri no? E allora? Cosa dovrebbe cambiare nel giudizio su un duo misto?”.
Viene naturale ripensare a chi ha fatto outing, confessando l’omosessualità in varie discipline. Magari qualcuno lo farà anche nel sincronizzato, non certamente Giorgio, fidanzatissimo con Eleonora, allenatrice giovanile.
“Che Greg Louganis sia gay – riflette la mamma del due volte bronzo -, cambia qualcosa nella meraviglia dei tuffi che faceva? Marco, il fratello di Gio, è un tombeur de femmes. Sempre stato, anche da ragazzino. Gio è fedele e ha occhi solo per Eleonora. Se avessero continuato entrambi, i giudici avrebbero valutato anche quello? Certo che no! Il sincro misto è il futuro. Non degli etero, non dei gay. Ma degli atleti! O davvero esiste ancora qualche imbecille che crede che lo sport praticato possa influenzare l’orientamento sessuale di un bambino o di una bambina”.
ADESSO ARRIVANO NUOTO E PALLANUOTO. Domani inizia il nuoto, mentre la pallanuoto è ancora agli ottavi di finale. L’Italia punta su Pellegrini e Gregorio Paltrinieri, nel “waterpolo” il setterosa convince più del settebello, battuto dalla Grecia e pure dagli Usa. C’è il Canada, poi arriverà la difficilissima Ungheria. Il podio al momento è lontano, ma non è detto.
Fra le corsie della piscina speriamo nel maggior numero possibile di finali, di fronte alle pochissime conquistate all’Olimpiade di Londra. Servono risultati, anche per confermare la poltrona del presidente federale Paolo Barelli, in carica dal ’99 e sopravvissuto alla battaglia anche legale con il presidente del Coni Malagò.
Vanni Zagnoli e Silvia Gilioli

Il Giornale. Giorgio Minisini combatte da sempre i pregiudizi sul nuoto sincronizzato, così poco maschile, come sport. “Non c’è paragone fra i sostenitori e gli intolleranti”.

La prima stesura di un pezzo delicato, sul nuoto sincronizzato e i pregiudizi sugli uomini che lo praticano. Grazie a Benny Casadei Lucchi per avere apprezzato l’idea, unico…

http://www.ilgiornale.it/news/sport/minisini-io-sincronetto-non-uccido-mascolinit-1157516.html

Questa è la prima versione, integrale e quasi intimistica, con la famiglia Minisini.

Giorgio Minisini con la fidanzata Eleonora, allenatrice giovanile di nuoto sincronizzato
Giorgio Minisini con la fidanzata Eleonora, allenatrice giovanile di nuoto sincronizzato

Vanni Zagnoli
In fondo basta non darci troppo peso. Perchè, come ci racconta in chat Giorgio Minisini, su facebook, non c’è paragone fra i mille sostenitori e le voci discordanti, che lo amareggiano come ragazzo di 19 anni dalle dubbie inclinazioni sessuali. Il terreno è viscido, l’azzurro vincitore di due bronzi nel sincro è fin troppo maturo e paziente, per la sua età, al tema arriviamo con calma, tutto tramite facebook, ieri avremmo voluto approfondirlo con lui e la mamma, Susanna De Angelis, sua prima allenatrice, ma non hanno riscontrato. “Lasciateci godere la seconda medaglia”, avranno pensato.
Al tema, però, a casa Minisini sono abituati, perchè qualsiasi giornalista prima o poi ci arriva, ma in questi giorni l’euforia è tale che nulla spegne il sorriso alla famiglia. E allora scriviamo, consapevoli che tutto verrà interpretato come funzionale al proselitismo su questa disciplina nuova. Di cui papà Roberto (professione macellaio) è giudice internazionale.
Dunque, nel mondo la figura del sincronetto suscita sorrisi, i pregiudizi resteranno chissà per quanto e anche a questo laziale di Ladispoli non particolarmente fisicato sono arrivati spifferi amareggianti. “Ine queste ore – racconta – un leone di tastiera scrive che la mia partecipazione ai mondiali è il primo passo per la legalizzazione dell’omicidio degli eterosessuali, il che comprenderebbe anche me… La cosa mi è poco chiara…”.
Già, esagerazioni tipiche dei social, da lontano e magari con pseudonimo è facile ironizzare, confondendo la grazia e potenza delle pose di Giorgio con l’ambiguità sessuale. “Ma il supporto è mille volte superiore ai pareri di certe persone, perciò le parole di chi è prevenuto mi scivolano addosso sono assurdità e basta. Pratico questa disciplina dai 6 anni, dunque in 13 stagioni ne ho sentite troppe”.
Neanche servirebbe precisarlo, però Minisini è fidanzato e felice. “Dall’aprile di due anni fa”. Con la sincronette Eleonora Cordeschi, allenatrice giovanile, dunque è al di sopra di ogni sospetto, ma poi che diritto abbiamo di indagare sul suo privato, in questo senso?
Il duplice bronzo non lo merita, fa da traino per questa disciplina valorizzata 6 anni fa dalla medaglia mondiale a Roma di Beatrice Adelizzi. “Bea, sei la nostra dea”, era lo striscione che campeggiava nelle gare di quell’azzurra che a 22 anni si ritirò per laurearsi in chimica, decisione rara, per lo sport di alto livello. Anche Giorgio è là in alto, dal podio dei complimenti non scenderebbe mai, con le sue donne, ovvero Manila Flamini e Mariangela Perrupato, con cui inscena binomi sensuali e fascinosi.
In fondo vari sport sono di dubbia virilità, le coreografie del pattinaggio artistico sono analoghe al piglio che Giorgio mette in acqua. Persino la ginnastica è talmente artistica, al corpo libero, da essere eccessivamente aggraziata. Come la danza, pur non essendo sport olimpico.
Ma restiamo in piscina, i tuffi. L’armonia nelle discese da piattaforma e trampolino è tale da creare icone gay o la indurre campioni a dichiararsi. Il greco-americano Greg Louganis è stato il re di ogni tempo, assieme al bolzanino Klaus Dibiasi, a 34 anni fece outing e partecipò ai gaygames. Il britannico Tom Daley ha vinto l’oro misto, a Kazan, si rivelò a 15 anni, persino Il Giornale pubblicò foto in cui abbordava ragazze in vasca, ma nel 2013 ammise relazione e convinvenza con un uomo. Altri tuffatori, ma persino pugili si sono dichiarati e la boxe mica è per signorine… Sono pugni veri. Minisini li ha sempre contenuti bene. “All’inizio – raccontava – avevo paura che mi prendessero in giro, e qualche volta è capitato. Mi aveva incoraggiato il fratello Marco, maggiore di due anni ed ex praticante. Poi era pallanostita, adesso lavora in un ristorante. “Nello spogliatoio – precisa – sono sempre da solo. E’ capitato di farmi battere da una donna, nelle giovanili, lo accetto perchè le ragazze maturano prima”.
E’ avvenuto che lo chiamino sirenetto, non impazzisce ma accetta. Si ispira all’americano Bill May, 36enne oro a Kazan, il primo a battersi perché il sincronizzato sia anche maschile. Entrambi evitano travestimenti particolari in acqua e la colla di pesce sui capelli, tipica di quelle signore dalla fronte amplificata. L’argento Maltsev aveva i capelli incollati e un costume lezioso, simile alla giacca dell’Armata rossa, ma in teoria era un segnale di mascolinità, da contrapporre alle insinuazione sull’effemminatezza e alle legge intolleranti sui gay. Nulla però sgretola le certezze di Giorgio. L’unico rammarico

 

Nuoto sincronizzato, la medaglia di Giorgio Minisini, fra tanti fisicati e donne. E’ come il pattinaggio artistico di coppia

Manila Flamini e Giorgio Minisini
Manila Flamini e Giorgio Minisini

di Vanni Zagnoli, dedicato a Silvia Gilioli

Avevo contattato Giorgio Minisini per ipotizzare intervista, aspettavo l’occasione per raccoglierlo. Ero in Albania, nessuna redazione mi ha dato l’ok, ci sono rimasto male.

Dormo pochissimo, ho visto ora in replica Giorgio. Altro che effeminato, Giorgio dà un calcio ai luoghi comuni.

Altro che dubbi sulla identità, Giorgio è un buon atleta, magari meno fisicato di altri.

Il sincronizzato ricorda semplicemente il pattinaggio artistico di coppia.

Vengono in mente Maurizio Margaglio e Barbara Fusar Poli, detta la tigresse, dalla tv francese, durante le olimpiadi di Torino 2006: mia moglie e io eravamo alle isole Mauritius, pioveva e io stavo attaccato alla tv, per non perdere neanche una medaglia.

Non ho rivisto, solo intuito, solo captato Minisini con Manlia Flamini. Ma posso immaginare. Si ancheggia, ci si guarda, si occheggia. In acqua come nella vita, come sul ghiaccio.

Non vado a leggere nulla, non riesco, vado a sensazione.

Giorgio è un bell’atleta, un grande atleta, la novità, un calcio ai luoghi comuni.

Largo alla dignità, altrochè dubbi sulla sessualità, un calcio alla facile ironia, di cui io stesso sono bersaglio.

E’ un grande.

Anzi, devo stare attento, perchè è un attimo scivolare su discorsi pericolosi, che mi possono costare la carriera.

Giorgio è una persona umile, molto allenata.

Manila ha un bellissimo nome, mi ricorda una canzone di Ivano Fossati, Manila23.

Ha i capelli raccolti dietro, fermati, come tutte le syncronettes.

Nel 2008, a Il Giornale, redazione di Milano, Andrea Bianchini, oggi alla redazione politica, ripeteva sempre Adelizzi-Lapi. Come un’ossessione. Le aveva interviste, sono state primattrici di uno sport non così popolare, in Italia.

“Bea”, sei la nostra dea. E vinse la medaglia mondiale a Roma. Ho i brividi, a ripensarci. Lo sport, la vita, il giornalismo sono musicalità. “Bea, sei la nostra dea”, suona benissimo. Come Manila. E non è la capitale delle isole Filippine, ma una donna sicura di sè, in acqua come nella vita.

Lo sport è poesia, spesso, elegia. Me lo insegna Darwin Pastorin.

E’ un mix fra ostentazione di fisicismo e misticismo. E’ persino invidia da parte di chi, come me, ha la pancia, non si muove dal letto o dal divano, mentre scrive, o mia moglie Silvia, davanti al computer al suo lavoro. Invidia nei confronti dell’atletismo.

Vent’anni fa, Darwin intervistava la Juve che vinse tutto, era innamorato di Paulo Sousa, oggi allenatore della Fiorentina. “Leggo Paulo Coelho”.

Io no, neanche mia moglie. Ma leggo Darwin, guardo Minisini. E chissà cosa legge Minisini, sono certo che sia un nuotatore che pensa, intelligente, garbato.

E a tutti dico. Orgogliso di presentarmi agli atleti, al telefono, per ipotizzare interviste.

Orgoglioso di emozionarmi e di trasmettere emozioni.

Ma poi chissà cosa leggono Minisini e Manila, chissà se hanno una storia. So che non stanno insieme, nella vita.

Mi fanno ricordare Hotarek e Breton e tanti pattinatori, del passato e del presente.

E grazie a Lucio che mi fa sentire un po’ Darwin e un po’ Coelho, un po’ Paulo Sousa e molto Minisini.

Guardo lui e Manila e mi chiedo, vorrei danzare come loro con mia moglie Silvia. Ma appunto non abbiamo i mezzi fisici, lei magari potrebbe anche, io no, mai. Perchè sono scoordinato, sgraziato. In fondo anche con le parole. Perchè nei pezzi voglio piazzare tutto e di tutto, tutto quello che affiora, emozionale ed emozionante.

Mica tutti possiamo essere Darwin o Coelho o Sousa o Minisini.

Io sono un atleta imbattibile, di tastiera e tv, di associazioni mentali, di mentalismo, di ansia e depressione, di ipertensione e commozione, di arrabbiature e perdoni, di pensieri in libertà e stupidi. Di banalità e prevedibilità, di attacchi e parate, di risposte in corridoio come nel tennis.

Viva Giorgio e viva Manila.

Manila 23. E gloria a Ivano Fossati.

Maledetti gli ecuadoregni che mi hanno rubato computer e telefono, di Giorgio ho solo la mail. Volevo salutarlo, parlargli in privato. Ci sentiremo quando torna in Italia, magari intanto piglia un’altra medaglia.

Mi ha commosso. Come Fossati. Eccola, Manila23, dedicata al nuoto sincronizzato azzurro. Ci sono medaglie che passano e medaglie storiche. Questa sarà presto dimenticata, per noi sarà indimenticabile.

Ah, mia moglie nuota, io no. Ecco perchè invidio i “pesci” come Giorgio e Manila. Manila23… Spero 23 medaglie internazionali…