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Il Gazzettino, i posticipi. In B il Trapani passa in vantaggio, si fa sorpassare dalla Ternana e pareggia nel recupero. In Lega Pro Padova-Reggiana 2-0, rigore più Altinier

L’ex attaccante della Reggiana Petkovic accerchiato dalla difesa della Ternana. Il Trapani resta ultimo

(v.zagn.) Nei posticipi, in serie B, a Trapani, 2-2 con la Ternana sotto al 34’ (Ciaramitaro), avanti a metà ripresa con Avenatti e La Gumina, allo scadere il pareggio di Petkovic.

In Lega Pro, Padova-Reggiana 2-0, rigore di Russo al 32’, al 5’ st Altinier.

A cura di Francesco Delendati

Il Gazzettino, Padova. Rai, Franco Bragagna racconta il suo essere patavino: “Senza la malattia del nonno, sarei rimasto a Voltabarozzo chissà per quanto tempo, invece la lasciai a 2 anni e mezzo. E quelle morose a Sottomarina, sino ai 23 anni, nella spiaggia dei padovani…”

L’integralità dell’intervista uscita sulla pagina di Padova de Il Gazzettino, la scorsa settimana

Vanni Zagnoli

“Ode smisurata a Franco Bragagna. Il re del “racconto”, pure a Rio”. Così titolava una settimana fa Libero, a firma di Fabrizio Biasin. Ma quella voce è padovana, di nascita e anche di militanza, confermata dal premio La Rocca d’oro, ritirato a Monselice, nel 2008, dopo l’olimpiade di Pechino, come giornalista veneto dell’anno.

Bragagna, quanto c’è di patavino in lei?

“Ho lasciato la città del Santo a due anni e mezzo – racconta da Rio, nella pausa delle gare di atletica -, sono nato nel quartiere Voltabarozzo. Papà Carlo lavorava all’ospedale di Padova, morì a 42 anni, quando io avevo 15 anni, ma venimmo via quando mio nonno si ammalò e lui ottenne il trasferimento in Trentino. Torno ciclicamente, con molta regolarità, senza quei problemi familiari sarei cresciuto lì”.

Ha parenti, a Padova?

“No, i contatti sono per lavoro. Amici, conoscenti. Senza dimenticare una decina di morose, sino ai 23 anni, a Sottomarina, la spiaggia dei padovani”.

Ha la qualifica di inviato radiotelecronista. Da dove si muove?

“Dalla sede Rai di Bolzano, ma in realtà faccio capo a Roma, a Raisport”.

Anche la famiglia è in Alto Adige?

“In parte. Mia moglie Gabriella, Pordenone, 52 anni, è impiegata all’ospedale, responsabile amministrativa dei ricoveri internazionali. Abbiamo 4 figli. Davide, 29 anni, lavora in Polonia, a Varsavia, come amministrazione e marketing di una multinazionale americana, la Medtronic, elettromedicale, ma tornerebbe se potesse fare il giornalista. Andrea, 22 anni, si laurea in economia, fa un master negli Usa ed è semiprofessionista nel calcio, grazie al fratello dell’ex Chievo Michael Bradley: la famiglia del centrocampista è proprietaria di 17 squadre, in tre leghe. Carlotta, 19 anni, ha il diploma di liceo classico-linguistico e ora si muoverà tra Germania e Inghilterra. Infine Camilla, 11 anni”.

Ha simpatia per il Padova?

“Non sono un tifoso di calcio. Amo le piccole squadre e seguii i biancoscudati quando tornarono in serie A, anche nel ritiro di Bressanone. Era il ’94, ricordo l’americano Lalas e l’olandese Kreek, oggi collaboratore di Frank De Boer, il nuovo allenatore dell’Inter. In particolare avevo un buon rapporto con la bandiera Aurelio Scagnellato, scomparso nel 2008. Era lo stopper del grande Padova, accanto a Blasone, all’epoca si spazzava via la palla, anche a distanza di 60 metri. E’ stato il dirigente accompagnatore, nato a Fortezza, di Bressanone, da un ferroviere. Con lui parlavo il dialetto padovano, era uno spasso ricordare Nereo Rocco. Rammento la salvezza ai rigori, vincendo lo spareggio con il Genoa”.

Altre squadre padovane seguite?

“Mi piaceva il Petrarca, nel rugby ma pure nel basket. Negli anni 60, veniva subito dopo Ignis Varese, Simmenthal Milano e Forst Cantù, con Gianluca Jessi playmaker”.

Nella maratona olimpica, Ruggero Pertile da Villanova è da prime 8 posizioni?

“Ci ha abituato a mirabilie, certo una medaglia sarebbe fantascientifica, a 42 anni suonati. Non dimentichiamo che per tante stagioni non ha corso da professionista, tatticamente sbaglia niente, farà da guida al più accreditato Meucci. Lo trovo commovente, certamente nel gruppo dei più forti è il più anziano degli iscritti”.

Chiara Rosa da Borgoricco era convocabile…

“O meglio, era difficile chiamarla a Rio, ma come hanno portato altri che non avevano ottenuto il minimo potevano fare un’eccezione anche per lei. Nel peso avrebbe dovuto fare 17,75, si è fermata a 17,40, ovvero due spanne sotto”.

Con Chiara ha un rapporto privilegiato?

“Beh, non proprio. Quattro anni fa vinse il bronzo agli Europei di Helsinki, nell’anno olimpico, li avevo definiti di serie A2, poiché tutta l’attenzione dei migliori è per l’appuntamento a cinque cerchi, e lei se la prese. Nel 2012 li vinse Donato, nel triplo, e quasi confermò il salto all’olimpiade, con il bronzo. Ecco, l’atletica è misurabile, sempre”.

Il ct padovano Francesco Uguagliati meritava la sostituzione?

“Dopo Londra ci fu un cambio completo di organigramma. Il presidente Giomi aveva presentato il dt Massimo Magnani nel suo manifesto elettorale, si aggiudicò il ballottaggio sull’ex Franco Arese e così effettuò il cambio. Probabilmente Uguagliati poteva trovare spazio nei ruoli tecnici, non so se abbia compiuto lui il passo indietro. Mi è sempre piaciuta la sua ironia, a volte anche amara”.

Dal Cus sono usciti persino due presidenti di federazione: Sergio Melai (hockey su prato, anche membro di giunta Coni) e Antonio Di Blasi (scherma).

“Per un po’ di tempo commentai la nazionale di hochey, era il ’96 e con Melai si creò un affetto reciproco: “Come fai tu le telecronache – confessò -, con il tuo brio, fa bene anche al movimento. Vent’anni fu ci fu la coppa del mondo in Sardegna, l’Italia perse la finale per il 5° posto con la Svizzera, l’avesse vinta si sarebbe qualificata alla prima olimpiade nella storia, fu comunque il miglior risultato dell’hockey su prato maschile”.

Il Cus ha festeggiato a maggio i 70 anni, le Fiamme Oro hanno vari atleti a Rio e pure Assindustria è ancora in attività, nell’atletica.

“Il movimento lì resta in fermento. Nell’ultimo meeting di Padova ho visto un’inversione di tendenza, dopo una lenta caduta”.

A cura di Giangabriele Perre

 

Il Gazzettino, il ritratto di Giovanni Gardini, dg all’Inter. Gira in Jaguar, è padovano e per un decennio è stato biancoscudato. Poi 6 anni al Treviso e 4 al Verona. Era un giornalista, non ama apparire

Giovanni Gardini, 51 anni, aveva indotto alle dimissioni, al Verona, il ds Sean Sogliano
Giovanni Gardini, 51 anni, aveva indotto alle dimissioni, al Verona, il ds Sean Sogliano

 

Dalla (probabile) retrocessione con il Verona a chief football administrator dell’Inter. Dal 1° marzo, Giovanni Gardini di fatto rileverà Marco Fassone, uscito in autunno. “Si occuperà di relazioni istituzionali sportive, amministrerà i trasferimenti dei giocatori e supervisionerà la segreteria sportiva. Opererà in collaborazione con l’area tecnica guidata dal ds Piero Ausilio”.
La scelta sorprende, perchè Gardini, 51 anni, è sempre rimasto nell’ombra. Era a Verona dal 2012, la scorsa estate aveva indotto il ds Sean Sogliano a lasciare e lì iniziarono i problemi del presidente Setti. Il nuovo dirigente nerazzurro è nato a Londra e cresciuto a Padova, era stato segretario e poi dg della società biancoscudata, dall’89 al ’99. Passò al Treviso, sino al 2003, poi due stagioni da direttore operativo alla Lazio (lì conobbe Mancini) e il ritorno nella Marca per un biennio, sino al falliento. Infine la consulenza in Svizzera, al Bellinzona, e il ruolo di dg al
Livorno: 4 anni fa fu testimone a bordo campo della morte a Morosini e la dovette raccontarla a caldo, su Sky. E’ noto per spostarsi in Jaguar, era giornalista ma non ama le interviste.
Vanni Zagnoli

Famigliacristiana.it. San Precario, il santo immaginario del calcio antirazzista: dal 2007 a Padova la polisportiva promuove l’inclusione degli immigrati, è in Seconda categoria, con Cerilli allenatore.

san precario

La versione originaria del servizio online da domenica su famigliacristiana.it

http://www.famigliacristiana.it/articolo/san-precario.aspx

di Vanni Zagnoli

Nel Padovano c’è il San Precario. Detta così, sembra una gogliardata, una provocazione, insomma questo non sarebbe il sito giusto per raccontare questa storia. Invece…

Invece è proprio così, nella terra di Sant’Antonio nel 2007 è nata una polisportiva arrivata in Seconda categoria, la penultima del calcio federale, dopo di che ci sono soltanto i campionati amatoriali. La mission è aiutare tramite il calcio, sensibilizzare il più possibile su temi sociali.

La telefonata con il presidente Roberto Mastellari inizia così: “Lei è andato a vedere il nostro sito?”. “Certo, però, non è chiarissimo. San Precario sembra un tema da comici…”.

“E’ un santo immaginario, senza parrocchia, diciamo noi”.

Non esiste, ovviamente. Poteva essere, per esempio, il nomignolo tradizionale di un quartiere o di una strada in un lembo patavino.

“No, a parte il nome è tutto reale – aggiunge il presidente, 54 anni, titolare di una copisteria San Francesco, a Padova -. Ci occupiamo di immigrazione e lo facciamo con la campagna “gioco anch’io”. Due anni fa, abbiamo fatto cambiare idea alla Figc veneta, che consentiva il tesseramento di un solo straniero, fra quanti sono nati all’estero oppure vengono da federazione straniera, e così abbiamo potuto tesserare due fratelli albanesi. Ci occupiamo di antirazzismo e antisessismo, secondo il motto “No one is illegal”. Giochiamo al vecchio stadio Appiani, lì ci accompagna lo striscione “Padova accoglie”.

E anche “refugees welcome”, benvenuti rifugiati. E’ una bella suggestione, nell’impianto che sino a 20 anni fa ospitava i biancoscudati, prima del varo dell’Euganeo. All’Appiani il Padova di Nereo Rocco raggiunse l’apice, con il terzo posto nel ’57-’58 e il famoso catenaccio, ovvero la difesa a oltranza orchestrata da Scagnellato, e le giocate dello svedese Kurt Hamrin e del po­deroso centravanti Brighenti.

Oggi l’attenzione non è tanto per il pallone ma fuori, con la campagna “palla al piede”.

“Per far giocare a calcio detenuti del carcere di Padova, iscritti al campionato di 3^ categoria. Giocano all’interno del Due Palazzi, da un anno. Al 90% sono stranieri e quell’idea è in compartecipazione con la Nairi Onlus, operante nell’ambito dei diritti umani, con il progetto “Rimettiamoci in gioco”.

Non sono tante in Italia le squadre formate da persone che ancora devono scontare una pena, fra i primi è partito il rugby “La Drola”, a Torino, con la casa circondariale Lorusso e Cutugno. A Padova mirano a creare una polisportiva per detenuti, con anche basket e volley, sezioni già attive nella “San Pre”. Che peraltro ora esce dallo stesso progetto con il penitenziario, per concentrarsi sulle proprie attività.

“E poi alle nostre partite di Seconda categoria non si esaspera mai l’agonismo, in campo. Siamo fra i pochi a proporre il terzo tempo: dopo il match, si mangia e si beve assieme agli avversari”.

I biancogranata sono stati ripescati in Seconda, dopo avere perso una semifinale e una finale playoff. “Naturalmente alle partite l’ingresso è libero, il pubblico è eccellente, per questi livelli, con una media di 200 spettatori”.

Di recente c’è stata una gara di coppa veneta, contro la Sacra Famiglia, altro nome di calcio diverso. “Quella è espressione di un rione e di una parrocchia di Padova”.

Sul sito della società, le cronache delle partite sono affidate a Leo (Leonardo) Pilla, 30 anni, segretario e anche giocatore, e ogni volta che si verifica una tragedia di migranti, in mare, la riflessione inizia da lì.

Il mese scorso, per esempio, Pilla ha scritto: “E’ difficile concentrarsi su una partita di pallone all’alba dell’ennesima strage nel Mediterraneo. La mattina non mi parla d’altro, l’orrore è servito. In un clima di totale confusione, a farne le spese sono sempre i più deboli, coloro che disperatamente cercano un orizzonte, una speranza, che vanno orribilmente incontro alla morte, senza nemmeno rendersene conto”.

Pilla, di professione infermiere all’ospedale civile di Padova, sintetizza il pensiero della San Precario.

“La parte “civile”, la vecchia Europa, guarda, inerme, incapace di organizzarsi e di unirsi per affrontare determinate priorità. E’ una strage continua di esseri umani, che ci riporta indietro di qualche secolo. Il pensiero ricorrente è di sentirsi inutili, o quanto meno inadeguati, di fronte a tali fatti sconcertanti. Il sentimento dominante è di costernazione”.

La matrice politica del San Pre è assortita.

“Pensiamo a un’idea di sport inclusiva – spiega Pilla -, slegata dalle tradizionali logiche di competizioni per vincere a tutti i costi. Siamo una polisportiva antirazzista”.

E per questo mira a inserire anche un portiere malese di 20 anni, Madi, che si allena con il San Precario. “Non ha la residenza italiana, perciò la Figc non permette di tesserarlo. Studia, al pari di tanti ragazzi che salgono dal sud e poi vengono a giocare con noi”.

Esiste anche una parte leggera dei resoconti, per esempio con le azioni a centrocampo di Panzuto Panzella, all’anagrafe Federico Panzella, studente di 21 anni.

Prende tutto sul serio, invece, l’allenatore Franco Cerilli, vicecampione d’Italia con il Vicenza, nel ’79. “Neanche abbiamo parlato di compenso, è al minimo sindacale, per un allenatore di seconda categoria”, sottolinea il presidente Mastellari.

Veneziano, di Chioggia, Cerilli era un centrocampista mancino, arrivato anche all’Inter, da calciatore.

“A Vicenza e a Padova – spiega – avevo toccato il top della carriera. L’Appiani è speciale, ma pure l’antistadio, il Monti, dove mi allenavo un quarto di secolo fa”.

Cerilli prende l’avventura molto sul serio, ma sul piano sportivo.

“Rispetto le loro idee, quando uno fa il sociale merita sempre approvazione, però io sono venuto qui come un uomo di calcio, per allenare. Mi mancava il profumo dell’erba, di provare un divertimento di cui sento ancora il bisogno, da quando avevo 10 anni. A Chioggia ho una scuola calcio, è gratificante vedere bimbi di 5-7 anni imparare a giocare, specialmente chi è portato, però la partita è un’altra cosa”.

Anche a livello quasi amatoriali.

“La domenica è sempre bello mettersi alla prova, persino arrabbiarsi con l’arbitro. Al massimo ero arrivato in Promozione, ma per mia scelta, perchè ero sempre voluto restare nel giro di 30-40 chilometri, fra casa e campo. Non volevo fare il professionista con la vigilia, adesso con i bauli. Comunque sono per far crescere il San Precario, con la mia esperienza”.

A 62 anni, Cerilli è in pensione. “Mi godo le nipoti”. Giorgia (9 anni) e Virginia (6). E anche loro, crescendo, diventeranno tifose del padre e di tutti i ragazzi del San Precario e di questo progetto esemplare.

 

 

 

 

raffico di opere d’arte a Reggio Emilia: indagato un 43 enne di Ponte San Nicolò.

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Reggio Emilia

C’è anche un 43enne di Ponte San Nicolò, fra gli indagati per un traffico di opere d’arte, con 20 milioni di euro di refurtiva recuperati dai carabinieri di Reggio. S.S. sono le sue iniziali e fa parte di una banda sgominata tramite l’operazione “Last Fraud”.

Sono stati recuperati un quadro autentico del pittore umbro Alberto Burri, del valore di 10 milioni, un dipinto attribuito al leggendario spagnolo Pablo Picasso (se originale, vale 3 milioni, ma è da verificare) e uno del francese De Boucher, del valore di circa un milione. Tre opere rinvenute sono dell’americano Basquiat, uno del ferrarese Melloni.

L’indagine riguarda altre 5 province emiliane, due lombarde e Crotone, con oltre 40 perquisizioni, ordinate dalla Procura di Reggio.

Nel mirino degli inquirenti figurano 52 persone: i reati ipotizzati sono associazione per delinquere finalizzata alla truffa, ricettazione, riciclaggio di beni e denaro provento di furti e truffe; traffico di opere d’arte false, illecita detenzione di armi.

“L’operazione – spiegano i carabinieri di Reggio – serve a disarticolare la rete di ricettatori, che riempiegavano la refurtiva”.

Curiosamente, fra gli oggetti sequestrati sono finiti anche 400 elettrodomestici, tra Bimby e Folletto, due daghe e due monete romane e una statua di aquila risalente al ventennio fascista. E poi assegni falsi per 100mila euro, due Bob Car, vari postepay, fidejussioni bancarie e lettere di credito false per il riciclaggio.

Tra gli indagati c’è anche S.S., di Ponte San Nicolò, ma gli inquirenti mantengono il riserbo sul suo ruolo.

Vanni Zagnoli

Il Gazzettino, Reggiana-Padova: le pagelle. Petrilli è il migliore. Molto bene anche Diniz, Favalli, Corti, Bucolo e Cunico.

Neto Pereira è un lusso, per il Padova
Neto Pereira è un lusso, per il Padova

Per Il Gazzettino. Le pagelle del Padova, a Reggio.

Matteo Genovesi

Petkovic 6 – Poco lavoro per il portiere biancoscudato, il temutissimo attacco della Reggiana lo induce solo a due uscite. Incolpevole sul palo, graziato dal palo nel finale.

Dionisi 6 – Il fratello dell’attaccante emigrato in Spagna e poi promosso in A con il Frosinone fronteggia il quotato Siega. Lo contiene e riparte, bene.

Diniz 6,5 – Dirige la difesa con personalità, chiude le falle, anche in maniera approssimativa, eppure è efficace.

Fabiano 6 – Non è al meglio fisicamente eppure soffre solo l’inizio di Arma, uno che aveva sfiorato la serie A. Nella ripresa risale bene di rendimento.

Favalli 6,5 – La prestazione è da omonimo d’arte, di quel Giuseppe che arrivò alla nazionale, con la Lazio. E’ accorto in difesa, appoggia tanto Petrilli. La catena di sinistra funziona a meraviglia, a parte il calo finale.

(dal 22’ Anastasio st 6). Debutta con un’ammonizione, eppure è utile per arginare il finale reggiano.

Corti 6,5 – Questo centrocampista era l’architetto del grande Varese, di Sannino e Maran. Un superincontrista, tattico. Corre con intelligenza, supplisce con l’esperienza ai carichi pesanti di lavoro.

Bucolo 6,5 – A centrocampo il Padova è 2 contro 3, eppure tiene anche grazie all’ex granata. Buona anche la regia, sempre con sicurezza.

Bearzotti 5.5 – Inspiegabilmente emarginato dai compagni, pochissimo coinvolto in entrambi i tempi. Peccato che sia bocciato da loro…

Cunico 6.5 – Questi è stato l’uomo squadra del Portogruarosummaga passato dalla serie C2 alla lotta per la salvezza in B. Meritava la serie A, altrochè. Come l’ex reggiano Alessi, come raggiunse Ricchiuti nel Catania. Collante e fuoriclasse, anche di umiltà, perchè pressa Parola impedendogli di manovrare. E per due volte esalta il portiere Perilli, scuola Roma. (dal st 34’ Niccolini sv).

Perilli 7 – Questi vale già la serie B, almeno per la vivacità mostrata a Reggio, con palloni rubati a Spanò.

(dal st 45’ Ramadani sv)

Neto Pereira 6,5 – Alla carriera, meriterebbe 9. Dall’Itala San Marco alla serie A che meritava due volte, con il Varese. L’importante è che non si faccia male… Perchè così fa male agli antagonisti. Come ieri.

Il Gazzettino. Il tecnico padovano Parlato: “Non ci aspettavamo una prestazione così bella a Reggio Emilia. Il verdetto però è iniquo”.

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Carmine Parlato

Reggio Emilia

Vanni Zagnoli

Carmine Parlato fa il pieno di complimenti, eppure torna a Padova con un solo punto.

“Fare a Reggio una prestazione simile è da tenere in considerazione – racconta in conferenza stampa -, neanche, forse, ce l’aspettavamo. Siamo partiti con il piede giusto, peccato per non aver preso l’intera posta, ma alla vigilia avremmo firmato per questo risultato”.

E’ piaciuto soprattutto Petrilli, migliore in campo.

“La squadra deve lavorare molto, abbiamo cambiato tanto e abbiamo bisogno di lavorare. Noi però ci siamo. Avere un atteggiamento tattico così facilitava la chiusura degli spazi, siamo stati bravi a creare quelle quattro occasioni che potevano portarci anche in vantaggio”.

Determinante è stato il coraggio di proporre il 4-2-3-1, con il rischio di restare in inferiorità numerica, in mezzo al campo?

“Beh, abbiamo retto bene, in ogni settore. Se il campo ha offerto l’1-1, questo bisogna prendere: un punto e lo portiamo a casa. In genere il prato è sovrano, a Reggio non è stato così. La fortuna e la bravura del portiere Perilli hanno impedito il nostro successo. La prestazione è soddisfacente, con personalità, c’è stata la reazione rispetto alle ultime gare. Ci siamo ripresi alcune valutazioni immeritate. Occorre aspettare, soprattutto i giovani, nel giudicare”.

La Reggiana aveva sfiorato la promozione, anche il Padova è già da serie B?

“La nostra squadra ha nomi importanti ma non basta. Dobbiamo far parlare il campo, facciamo un passo alla volta, facciamo il massimo poi vedremo. Il campionato è agli albori, la prestazione odierna è da ripetere”.

La gara di Pordenone è dimenticata?

“E’ quel che volevamo. Ho sempre detto ai ragazzi di uscire dal campo stremati, volevamo 11 leoni, li ho visti. Siamo stati aggressivi, davvero bravo, li abbiamo morsi, senza peraltro rischiare”.

Come si spiega il gol subito?

“Non lo ricordo benissimo, devo rivederlo. Ho solo presente una palla lunga, rasoterra e filtrante, alle spalle di Fabiano, si poteva chiudere meglio, in effetti. C’è stato un piccolo errore, di reparto. Fossero passati altri 10’, avremmo gestito meglio il vantaggio. Ci resta la felicità per l’ottimo esordio in Lega Pro. Teniamo l’osso in bocca”.

La Reggiana lascia giocare, perciò vi siete esaltati?

“Da un lato forse sì. Servono intelligenza tattica, capacità nel gestire le situazioni, sempre”.

 

Il Gazzettino, edizione di Padova. Neto Pereira: “Era importante segnare, su un campo tanto difficile”. Corti di esperienza, Petrilli è il migliore.

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Neto Pereira

Reggio Emilia

(v.zagn.) C’è un marziano nel Padova. Si chiama Neto Pereira, già stella del Varese. A 36 anni ha ridotto la mobilità, la classe è intatta e si è vista sul primo gol. Se i biancoscudati avessero vinto, avremmo alzato i voti a tutti, anche a Petrilli, che comunque merita il 7.

“Sul gol – racconta il brasiliano ex Itala San Marco -, il loro difensore ha tentato di prendere la palla, non potevo fare altro e ho provato quel colpo, con il portiere fuori dai pali. E’ stato emozionante segnare sotto i tanti tifosi presenti.

Era importante segnare subito su un campo difficile, il primo tempo è stato ottimo, meritavamo il vantaggio: la gara col Pordenone ci è servita da lezione”.

In tandem con Petrilli, può dare molto. “Non è bello parlare dei singoli, tutta la squadra ha lottato e questo ci dà morale anche per il futuro. Stiamo lavorando molto, il gruppo c’è. Abbiamo lavorato molto per iniziare al meglio, quindi siamo soddisfatti. Da solo davanti rendo meglio? Non penso sia questione di modulo, in Emilia ci siamo mossi bene tutti”.

 

Daniele Corti viene pure dagli anni eccezionali a Varese.

“È andata bene – respira di sollievo -. Loro nel quarto d’ora finale hanno spinto molto, ma se portavamo a casa noi i tre punti non ci sarebbe stato nulla da ridire. Le mie caratteristiche non sono di impostazione del gioco, ma va bene così, con Bucolo mi sono trovato a mio agio. È stata un’ottima prestazione corale, anche nel quarto d’ora finale abbiamo retto benissimo e nel complesso sono stati 90’ più che buoni”.

Corti è elemento da categoria superiore, il Padova può nutrire amobizioni. “E’ facile giocare quando hai ottimi compagni vicino. E con Neto Pereira è semplicissimo…”

Primattore di giornate è l’esterno di sinistra Nicola Petrilli, torinese. “Sicuramente il gol all’inizio ci ha dato una grande mano, abbiamo tenuto testa a una squadra che farà un grande campionato, su un campo difficile e con un grande tifo. Però anche i nostri ci hanno fatto sentire in casa”.

I biancoscudati puntano alla seconda promozione diretta?

“La Lega Pro mi mancava, l’anno scorso abbiamo fatto un sacrificio voluto, abbiamo vinto e quest’anno ho vogli di mettermi in discussione di nuovo e in campo così ti viene tutto più facile”.

Tre occasioni non andate a buon fine…

“Se fosse finito 3-1 o 4-1 il primo tempo non avremmo rubato niente. Nel secondo la fatica si è fatta sentire, era importante comunque prendere almeno un punto in una partita che avevamo quasi vinto. Devo cercare di sfruttare le mie caratteristiche, comunque sono felice. La conoscenza reciproca è già buona, l’abbiamo dimostrato anche a Reggio. Siamo stati uniti, dovevamo azzerare la brutta figura di domenica scorsa: non siamo quelli e ci siamo ripresi subito”.

 

Il Gazzettino. Buon Padova al ritorno in Lega Pro: meritava di vincere, rischia di perdere per il palo di Angiulli. Eccellente la fascia sinistra.

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I tifosi del Padova al Mapei Stadium – Città del Tricolore

Vanni Zagnoli

Reggio Emilia

Il ritorno del Padova tra i professionisti porta un’ottima prestazione, purtroppo non coronata dai tre punti. E’ un peccato per i biancoscudati che avrebbero meritato l’intera posta nella sfida fra grandi blasonate del girone A, vent’anni fa assieme in serie A e capaci di salvarsi una volta a testa.

L’attualità parla di una squadra di Carmine Parlato sorprendentemente superiore ai granata fermati solo ai rigori, nella semifinale playoff di maggio, contro il Bassano. Insomma, in teoria il Padova vale già la promozione. Molto in teoria, ovvio, per una proprietà transitiva che nel calcio non esiste. Il ritorno al 4-2-3-1 è stata la mossa vincente, i biancoscudati sono piaciuti, nonostante il fattore campo e le attese per la nuova proprietà emiliana.

“Unico grande amore” è l’attestato di fiducia dei tifosi granata, ma non c’è nemmeno il tempo di ammirare la splendida coreografia in Curva Sud che il Padova passa. Alla prima azione, Petrilli si invola sulla sinistra, serve al centro il 36enne Neto Pereira che approfitta di un’indecisione di Parola per beffare in rovesciata il giovane portiere Perilli. Ha colpi da serie A, l’avrebbe strameritata con il Varese, 3 anni fa, toccò invece alla Sampdoria. Anche la stagione precedente, ma lì fu il Padova a recuperare, grazie alla classe di El Shaarawy.

La Reggiana reagisce dopo cinque minuti, da un maldestro tiro di Angiulli nasce un assist al bacio per Rachid Arma, implacabile da distanza ravvicinata per l’1-1. Il match è entusiasmante, gli uomini di Parlato si rendono pericolosi al 16′ con il calcio di punizione di Fabiano (palo sfiorato) e con Petrilli da posizione troppo angolata.

Alla mezz’ora è la squadra di Alberto Colombo ad avvicinare l raddoppio, il marocchino Arma (7 squadre cambiate in un lustro) non si coordina a pochi passi dalla porta. Prima dell’intervallo il pubblico del Mapei -Città del Tricolore applaude le parate di Perilli su due colpi di testa di Cunico.

Nella ripresa lo stesso capitano biancoscudato reclama per un fallo di Sabotic in area di rigore, l’arbitro Prontera lascia proseguire. La Reggiana cala vistosamente il ritmo, si rifà vedere con costanza dalle parti di Petkovic solo nel finale di gara. Vivacità arriva dal 20enne Loi al posto di Nolè, l’ex bassanese è spento. Al 40′ Angiulli trova il palo a dire di no alla sua potente conclusione dalla distanza.

Dunque il rischio del 4-2-3-1 ha pagato, perchè a centrocampo solo Corti, una vita al Varese, e l’ex Bucolo fronteggiavano Bruccini, il 36enne Parola e Angiulli. Cunico è stato fondamentale nell’impedire la regia di Parola, 4 anni fa due promozioni con il Novara. Eccellenti a sinistra Favalli e Petrilli, Neto non è una sorpresa: affonda quando deve, rallenta per far rifiatare i compagni.

Tuttosport. Il pari tra Reggiana e Padova si consuma nei primi 7′. Apre il 36enne Neto Pereira, risponde Arma, alla 7^ squadra in 5 anni.

mapei stadium

Un’immagine del Mapei.

REGGIANA – PADOVA 1-1

MARCATORI: pt 1’ Neto Pereira, 7’ Arma.

REGGIANA (4-3-3): Perilli 6.5; Mogos 5.5, Spanò 6, Sabotic 6, Frascatore 5.5; Bruccini 6, Parola 5.5 (16’ st Maltese 6), Angiulli 6.5; Nolè 5 (32’ st Loi 6), Arma 6.5, Siega 6. A disp. Rossini, Castellana, De Biasi, Di Nicola, Ceccarelli, Meleleo, Danza. All. Colombo 6.

PADOVA (4-2-3-1): Petkovic 6; Dionisi 6, Diniz 6, Fabiano 6.5, Favalli 5.5 (22’ st Anastasio 5.5); Corti 6, Bucolo 6; Bearzotti 5.5, Cunico 6.5 (34’ st Niccolini ng), Petrilli 6.5 (45’ st Ramadani ng); Neto Pereira 6,5. A disp. Favaro, Dell’Andrea, Giandonato, Turea, Cucchiara, Bottalico, Altinier. All. Parlato 6.

ARBITRO: Prontera di Bologna 6.

NOTE: Ammoniti: Corti, Sabotic, Anastasio. Angoli: 2-3. Recupero tempo: pt 0’, st 4’.

REGGIO EMILIA. Il Padova avanza subito con l’ex varesino Neto Pereira, in rovesciata: un gol da serie A, strameritata dal 36enne brasiliano. Risponde subito il marocchino Rachid Arma, con la Reggiana è alla 7^ squadra negli ultimi cinque anni. I veneti sono più propositivi nel primo tempo, Cunico di testa trova due volte prontissimo il giovane portiere Perilli. Nella ripresa i ritmi si abbassano, nel finale il granata Angiulli coglie il palo dalla distanza.

VANNI ZAGNOLI