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I video. Due anni di esperienze, adesso sono gli uffici stampa a seguire l’esempio. Le aziende, gli sponsor, gli amici, gli amici degli amici

Zagnoli con Pietro Leonardi, squalificato per 5 anni

Due anni di sito e, poco meno, di youtube.

Adesso gli uffici stampa fanno video di tutto, magari corti, noi siamo stati fra i primi. Coinvolgono sponsor, aziende, di tutto. Amici, amici degli amici, invitano chi vogliono loro. Reggiana, Parma, ma poi tutte le società sportive.

Il Grissinbonchannel, di Pallacanestro Reggiana.

Poi, per carità, un conto siamo noi, che saltabecchiamo fra varie squadre e passioni e persone e un conto sono le società stesse, che promuovono se stesse, coinvolgendo i proprietari dei marchi sponsorizzanti.

 

 

Parma. Inibiti per 5 anni Leonardi e Ghirardi. Faranno ricorso, Leonardi si è dimesso da Latina. Ha la coscienza a posto, come l’ex presidente. Ho parlato molto a lungo con entrambi

(V. Zagn.) L’inibizione di Ghirardi e Leonardi per 5 anni per il crack del Parma era attesa, qualche giorno fa parlavo con Leonardi, che era al Latina: faranno ricorso di sicuro, ci sono i 3 gradi di giudizio.
Non va in panchina, a differenza di quanto avvenne a Parma, giusto per restare nell’ombra.
E Ghirardi mesi fa mi raccontava di avere la coscienza a posto, di avere fatto il massimo, di avere peccato in entusiasmo
A cura di Francesco Delendati

Gazzetta di Parma, nuoto. Gregorio Paltrinieri riceve le chiavi di Carpi e plaude Giulia Ghiretti: “La voglio conoscere. La storia con Morlacchi è unica, di medagliati nel nostro sport. Ricorda Pellegrini e Magnini. La piscina di Moletolo e le nazionali con Bocchia”

Federico Bocchia, parmigiano
Federico Bocchia, parmigiano

Vanni Zagnoli

Carpi

A Gregorio Paltrinieri serve un’ora buona, venerdì notte, per evadere tutti gli autografi dei fans, in piazzale re Astolfo. Al suo paese piove e dei 1500 della serata a centinaia restano per una foto e la firma su una medaglia di cartone. Lì Greg si racconta volentieri a La Gazzetta di Parma, iniziando da Giulia Ghiretti.

“La ammiro davvero tanto – racconta -, ho seguito in tv le sue medaglie, argento e bronzo, vorrei tanto conoscerla. La vasca dà emozioni speciali, a tutti”.

Lì vicino le raccontano anche due commilitoni di Greg, Marco Orsi e Mirco Di Tora, bolognesi della polizia. Greg deve rifare molto selfie, ma riprende su Giulia.

“Affascina che il fidanzato Federico Morlacchi abbia vinto 4 medaglie, la loro è una storia unica. Fanno venire in mente Filippo Magnini e Federica Pellegrini”.

Quando salirono sui podi olimpici, tuttavia, i due non stavano ancora insieme.

Greg ha molti tifosi anche a Parma. “Un po’ in tutte le province d’Emilia, in particolare nelle terre vicine a Carpi. Rammento gare a Moletolo, in una piscina che mi è sempre piaciuta”.

Paltrinieri racconta la sua Parma. “Da anni sono compagno in nazionale di Federico Bocchia, sono felice che abbia partecipato alle olimpiadi, abbiamo un buon rapporto, pur in distanze diverse.

I contatti con la provincia sono frequenti, ci sono amici che si fanno vivi”. Qualcuno va a salutarlo a Carpi, quando si allena rientrando dai clinic di Ostia, e alcuni sono lì in fila, per l’autografo con l’emiliano che emula Stefano Baldini e Carlo Ancelotti, per i trionfi. Ascolta il padre Luca, gestore della piscina di Novellara, nel Reggiano, dove Gregorio si tuffò per la prima volta. A pochi metri c’è la fidanzata Letizia, carpigiana, nuotatrice per diletto, 21 anni. In futuro magari signora Paltrinieri. “Non si chiedono queste cose – sorride -, i progetti non sono così a lungo termine…”.

Durante l’intervista, Letizia è interrotta dalla mamma, per levarla dall’imbarazzo. “Non parlo volentieri di Greg. A Europei, Mondiali e Olimpiadi lo seguo ovunque, è molto popolare in Italia, di meno all’estero, anche se lo meriterebbe”.

E’ nelle nostre province che si concentra l’affetto dei sostenitori, dei tanti praticanti del nuoto o di chi semplicemente va in acqua a rilassarsi. E sono là, per parlare con Paltrinieri, che saluta tutti per primo. Letizia neanche sa cosa siano le wags. “Victoria e David Beckham? Beh, noi ci siamo davvero lontani”.

Lei inizia il 4° anno di medicina, a Modena, e con le colleghe di università festeggia i trionfi del fidanzato. “Siamo insieme dal 2012”.

Greg si allenava anche in Australia, alzandosi alle 4 del mattino, sempre con Stefano Morini e il nipote Gabriele Detti, bronzo olimpico sui 1500.

In piazza, Paltrinieri viene celebrato come Dorando Pietri, 108 anni fa, nonostante quell’oro di Londra 1908 nella maratona fosse sfumato sul filo di lana. Arriva su una Lancia Belna del 1935, le gambe lunghissime e magrissime faticano a entrare, è scortato dalla banda. Entra in corsia di moquette azzurra, c’è il blocchetto della partenza. Riceve le congratulazioni in video da 10 personaggi, compreso Gene Gnocchi, il comico di Fidenza. Ritira le chiavi della città, reduce dall’anno di serie A, nel calcio. Nell’ambito del festival della filosofia, terminato ieri, anche a Modena e Sassuolo, l’incontro è organizzato da radio Bruno e condotto da Pierluigi Senatore e da Leo Turrini, giornalista del Qs. Greg dà appuntamento a Tokyo 2020 e spera di arrivare al ’24. “A Roma, sarebbe il massimo. E non siate scettici sull’organizzazione italiana, vale la pena di rischiare. L’emozione olimpica è tale che vale la pena di indebitarsi”. E al 2024 potrebbe arrivare anche Giulia Ghiretti, oggi 22enne. “Glielo auguro”, chiosa Paltrinieri.

A cura di Giangabriele Perre

Parma-Venezia 1-2. Doppietta lagunare nella coda. Da Iamcalcio.it, Biagio Bianculli: Moreo e Domizzi rimontano

Maurizio Domizzi era il capitano dell’Udinese, doveva smettere, guida la difesa del Venezia, in lega Pro

PARMA 1

VENEZIA 2

PARMA (4-4-2): Zommers; Coly, Canini, Lucarelli, Nunzella; Nocciolini (7′ st Messina), Corapi, Giorgino (23′ st Miglietta), Scavone; Calaiò, Evacuo (40′ st Guazzo). A disp.: Coric, Fall, Benassi, Ricci, Saporetti, Corapi, Miglietta, Simonetti, Guazzo, Evacuo, Melandri. Allenatore: Apolloni.

VENEZIA (3-5-2): Facchin; Malomo (1′ st Marsura), Modolo, Domizzi; Fabris, Acquadro (33′ st Tortori), Pederzoli, Bentivoglio, Farofalo; Ferrari (18′ st Geijo), Moreo. A disp.: Sambo, Luciani, Galli, Soligo, Pellicanò, Edera, Vicario, Baldanzeddu, Cernuto. Allenatore: Inzaghi.

ARBITRO: Piscopo di Imperia (Affatato – Scatragli).

RETI: 2′ pt Evacuo (rig.), 43′ st Moreo, 45′ st Domizzi.

NOTE: Ammoniti: Canini e Lucarelli (P); Pederoli (V). Spettatori: 10537 di cui 9069 abbonati e 35 ospiti. Incasso: 62803,96 euro di cui rateo abbonati 42768, 96 euro. Recupero: pt 1′; st 4′.

PARMA – Clamoroso successo del Venezia dal Tardini. Negli ultimi due minuti regolamentari la formazione di Inzaghi in maniera rocambolesca capovolge il punteggio. Moreo e Domizzi guidano la rimonta dopo aver subito il gol a freddo dopo 120′ su rigore trasformato da Evacuo. Inaspettata davvero la vittoria lagunare dopo un primo tempo dominato dai crociati.

Difatti dopo il vantaggio, gli emiliani avevano sfiorato il raddoppio con Calaiò in rovesciata al 9′, Nocciolini al 13′ (respnta di Facchin) e Corapi al 39′ che colpisce la traversa. Nel secondo tempo pochi gli spunti per gli appunti e così si arriva nel finale. A due minuti dal 90′ è Moreo di testa a battere Zommers su cross dalla sinistra di Marsura. Nell’ultimo minuto regolamentare è Domizzi a inzuccare sugli sviluppi di calcio d’angolo e il Venezia si porta a quota 8 in classifica.

Biagio Bianculli

Da stadiotardini.it, Michele Angella (Teleducato): “Minotti scelga: o il Parma o Sky”. Grande Angella, sempre polemico, il migliore. Mai sconti a nessuno, un fuoriclasse

(v.zagn.) Grande Angella (in copertina). Semplicemente, il giornalista più sottovalutato al mondo. Come Guidolin fra gli allenatori.

Da stadiotardini.it.

DOTTOR PARMA E MISTER SKY – In chiusura Angella è voluto tornare a sottolineare, per l’ennesima volta quella che lui ritiene l’anomalia del doppio ruolo di Lorenzo Minotti, anche se la polemica si presta ad esser giudicata a propria volta stucchevole e sterile: “Nulla di personale contro Minotti che anzi stimo e che essendominottisentimentalmente legato a questa piazza è molto meglio di un dirigente mercenario, tuttavia questo suo secondo lavoro trovo che sia un’anomalia evidente e lo diciamo ora, dopo una vittoria, Minotti non va in campo, è una cosa che non inficia i risultati, ma è una questione di immagini, o fai il DT o fai il commentatore per Sky, non puoi essere aPerugia a commentare Perugia-Barimentre si gioca Parma-Lumezzane”.Concordi anche gli altri componenti dello studio con Ampollini che ha detto: “Non mi risulta che Marotta mentre gioca la Juve sia a commentare il Real Madrid in pay tv”. Fabris: “Certo che se la società glielo lascia fare…”.Evaristo Cipriani

A cura di Giangabriele Perre

Gazzetta di Parma, Mike Piazza: “Il Parma è una buona squadra, ha tradizione, per questo negli abbonamenti ci batte”. Quota 5mila arriva grazie alla Giglio, che ha uno stabilimento anche a Ozzano. “Mancano tre mesi al derby, speriamo non sia determinante. Miccoli era fra i miei giocatori preferiti. La mancata promozione non sarebbe un fallimento”

Da sinistra, il consigliere Medici, il presidente Piazza e il vice Compagni

Vanni Zagnoli
Scandiano

Mike Piazza parla alla stampa reggiana all’hotel Boiardo, dopo essere stato a Sky e alla Gazzetta dello Sport. Giudica il dato più eclatante, la differenza di pubblico fra il Tardini (9mila abbonati) e il Mapei, con 5mila toccati ieri. Contro il Lumezzane, i crociati avevano il secondo pubblico della Lega Pro.

“Parma – racconta – ha una base solida, un’ottima tradizione e anche una buona squadra, dunque incoraggio il pubblico granata a colmare il gap. Entrando in questo progetto so che la rivalità si sarebbe acuita, è anche complicato arrivare davanti al Parma, nello sport ti devi preparare e provare ad avvantaggiarti sui vicini. Non è l’unico team così accreditato del girone, non concentriamoci sul derby di dicembre perchè questi tre mesi sono importanti, a partire dalla gara di Venezia”.

Piazza conta di presentarsi al Tardini davanti. “Speriamo che per noi non sia così determinante”. Ovvero che la Reggiana possa persino permettersi una sconfitta, è quasi utopia.

Quota 5mila abbonamenti arriva grazie al vecchio sponsor dello stadio, la Giglio, che acquista le tessere mancanti e dunque con la riapertura si andrà pure oltre. “Da un anno – spiega Giuseppe Mastrolia (Newlat) – abbiamo acquisito anche lo stabilimento di Ozzano Taro, dalla Hainz Kraft, con 200 dipendenti”.

Il presidente della Reggiana conferma la predilezione per Miccoli, fra i giocatori. “Mi è sempre piaciuto per la grinta, era un underdog, un cagnaccio, oltrechè bandiera del Palermo, di cui è originaria la mia famiglia. Magari lo incrocierò in Salento, ora che ha smesso”.
Piazza ha introdotto in squadra il codice etico, acquisterà dalla curia il centro sportivo di via Agosti, spera di coinvolgere Kobe Bryant, pure di Philadelfia, e altri americani, negli investimenti sulla Reggiana. “Se non arriverà la serie B, non sarà un fallimento, mi spiace solo non essere in campo io. Qui hanno allenato Ancelotti e Lucescu, Futre, Taffarel e Mazzarri, al centro sportivo un’area ricorderà la nostra storia”.

A cura di Francesco Delendati

Il Gazzettino, Lega Pro. Il girone A è un affare tra Livorno e Cremonese. Il gruppo B ha Parma e Venezia favorite. I ducali partono a Modena, i lagunari contro il Forlì. La novità del boxing day, si gioca a Santo Stefano e il 30 dicembre

Vanni Zagnoli
In Lega Pro c’è un girone di ferro, il gruppo B, con il nordest abbinato alle squadre emiliane più forti, ovvero Parma, Reggiana e Modena.

Se il girone A vede favorite Livorno e Cremonese, per l’unico posto da serie B diretta, l’altro raggruppamento settentrionale propone lo scontro fra le matricole di tradizione, Venezia e Parma, con un budget di rilievo. “Il nostro è di 7 milioni – conferma il ds Giorgio Perinetti -, in sintonia con il costo delle squadre promosse nelle ultime stagioni. Potrebbe capitare di sforare, ma il presidente Tacopina mi perdonerebbe”. “Siamo inseriti come in una serie B2 – sottolinea mister Filippo Inzaghi -, con il Parma favorito. Vogliamo fare bella figura. E anche il Padova è attrezzato”. Con Oscar Brevi in panchina. Il Pordenone riparte dalla semifinale playoff, sempre con Tedino. Anche a Bassano si rincorre sempre una storica serie B, ora con Luca D’Angelo.

Il varo dei calendari è stato a Parma, al teatro Regio. Si comincia il 28 di agosto, l’ultima giornata è il 7 maggio, prima della maratona dei playoff, che si concluderà l’11 giugno, con finale in campo neutro.
Novità stagionale è il boxing day, in stile britannico, si giocherà dunque lunedì 26 dicembre e venerdì 30, poi la Lega Pro riprenderà il 22 gennaio. I turni infrasettimanali sono 3, di martedì e mercoledì, il 13 e 14 settembre, il 6 e il 7 dicembre e il 4-5 aprile; i playout saranno il 21 e il 28 maggio. La programmazione sarà di 3 mesi in tre mesi, con un girone che giocherà il primo trimestre di sabato, gli altri due di domenica, poi il cambio. Le fasce orarie sono 4: alle 14,30, 16,30, 18,30 e 20,30, in più la domenica è prevista una gara a mezzogiorno.

La 1^ giornata del girone B: Albinoleffe-Maceratese, Ancona-Mantova, Bassano-Reggiana, Lumezzane-Teramo, Modena-Parma,
Pordenone-Gubbio, Sambenedettese-Padova, Santarcangelo-Feralpisalò, Sudtirol-Fano, Venezia-Forlì.

A cura di Francesco Delendati

L’avvocato Giordano sul Parma: “Doca era impreparato sul piano mediatico e la trattativa saltò. Taci ha perso la partita più grande con il Parma. Il calcio è un business, non è più uno sport”.

Vanni Zagnoli

Avvocato, partiamo dalla storia dello studio legale internazionale Giordano &partners, di Roma.

“Si occupa di fusioni e acquisizioni, ha una storia di oltre 400 anni”.

Addirittura…

“Il salto di qualità avvenne con mio nonno Arturo, fondatore del giornale economico nazionale “L’economista”, con sedi a Roma, Addis Abeba e Ginevra. Lì scrivevano da giovani Gaetano Stammati e Guido Carli, poi ministri”.

Lei cosa fa, ora?

“Sono avvocato internazionale, faccio l’advisor e mi occupo di banca ed energia. Vivo tra Roma, Londra, dove mi sono formato, e Parigi, ma ancora di più in Nicaragua perché ho una società di trading e advisoring e lavorando con il centro America è perfetta”.

Dei mesi dedicati al Parma cosa la amareggia di più?

“Sono conosciuto nell’ambito della finanza e nel settore legale, eppure avevo sentito parlare nel mondo del calcio e in particolare nel Parma di parole come dignità, classifiche, investimenti, senza mai seguire ciò che volevo imporre, ovvero legalità e professionalità, fatte da una storia che mi appartiene”.

Allora cosa non ha funzionato?

“Ho portato a termine un’operazione di acquisto del Parma occupandomi esclusivamente dei contratti e di tutte le enormi problematiche che vi erano fra Taci, imprenditore albanese, il suo socio russo e la proprietà Ghirardi, diventando il garante di tutti e due: non mi sono mai occupato di certificare i crediti; era questione di altri colleghi ma avvertivo che vi fossero delle difformità”.

Inizialmente le aspettative erano enormi, di fronte a Taci…

“Chiuso il contratto, decisero di nominare Doca presidente. Fossi stato l’imprenditore acquirente, avrei scelto un’immagine diversa e con una storicità appropriate. Come per profezia, ci fu l’enorme problema che tutti abbiamo vissuto, ovvero il gioco del Doca”.

Ovvero?

“Quel giovane si dimostrò impreparato sia sul piano legale che sul campo, ebbe subito problemi con la stampa. Non sapendo gestire la mediaticità, creò enormi problemi al momento delle firme perchè “sparì” e così ci mostrò al pubblico impreparati”.

Proprio nel momento in cui avreste dovuto uscire di scena…

“Il lavoro mio e dello studio legale era finito alla firma, fui richiamato da tutte e due le parti per “salvarle” dale questioni legali che si mostravano per colpa di Doca. Da una parte c’era la possibilità di inadempienza, dall’altra intraprendere una causa avrebbe portato la società a ingessarsi e fallire, così decidemmo di intervenire per la società acquirente e nella responsabilità della presidenza”.

E questo finì per allungare l’agonia…

“Le parti mi chiesero di salvare la situazione e di prendermi questo enorme onere della presidenza, avendo io le caratteristiche giuste. A quel punto era davanti a un bivio:  diventare presidente di un club con enormi problemi e gelosie interne ed esterne, ma con sbocchi futuri oppure lasciare a loro la problematica e magari avere un altro incarico professionale per future cause?”.

Dunque accettò la presidenza…

“Accettai alle mie condizioni, ovvero che le parti facessero il loro ruolo e nel breve si fosse palesato il proprietario e venisse nominato un altro presidente. E poi che il consiglio e i revisori fossero nominati da me. Che fossi del tutto autonomo nelle scelte e che i possibili responsabili del dissesto mi accompagnassero, al fine di poter rimettere a posto le cose e prendersi le loro responsabilità”.

Quali furono le sue prime mosse?

“Subito volli sapere i numeri del passivo. Non volevo fossero licenziati i possibili responsabili e intendevo nominare un consiglio di amministrazione fatto di banchieri, commercialisti e avvocati, questo per essere supportato dalle banche di cui necessitavo. I commercialisti servivano per vedere attentamente i numeri, i legali per tutelare il club da eventuali azioni”.

Sul piano operativo come si mosse?

“Iniziai con il tagliare le spese meno importanti, avevo deciso di far crescere i giovani e volevo vendere i giocatori al miglior prezzo possibile, dal momento che si era palesata la nuova proprietà e avevo anche il supporto delle banche, dunque gli altri club non avrebbero approfittato della debolezza passata. Programmai di acquisire giocatori in prestito, cercando di rimanere in serie A”.

Nel frattempo cresceva la preoccupazione dei tifosi, che si aspettavano il fallimento.

“Volevo accordarmi per far crescere la tifoseria, accompagnandola e supportandola nelle trasferte. Avrei voluto far diventare il Parma un esempio di rinascita societaria, attenta alle spese, e mostrare uno stadio Tardini come il vero salotto d’Italia, a iniziare dalla tifoseria, fatta anche dalle famiglie”.

Il tutto si è arenato in meno di due mesi.

“Perchè Taci si accorse che i numeri presentati da Ghirardi non erano reali, dopo che li aveva fatti analizzare dai suoi uomini. Mi chiese come procedere e allora suggerii di seguire uno schema diverso. Dapprima occorreva presentare un concordato in continuità, iniettando capitale solo per le spese necessarie, pagare le tasse e gli stipendi ai dipendenti, al 100% dei giocatori e al 50% degli altri. Poi coinvolgere gli ex azionisti, valorizzare gli immobili e creare un prodotto finanziario sui cartellini dei giocatori, cosa che nessuno ancora ha inventato, per il mercato”.

Belle idee, ma poi tutto è naufragato.

“A Rezart Taci dissi: “Sicuramente con la trasparenza con la quale procederemo, la magistratura, le banche e la città saranno pronte a sostenerci. Ti consegnerò la squadra e potrai proseguire la tua idea, sperando di rimanere in serie A. E se andremo in B, avrai l’onore di tutti e un club pulito”. Mi sarei preso io questa responsabilità”.

Peccato che non sia andata così.

“Infatti iniziò con input di altri,  dicendomi che si dovevano comprare giocatori. Seconda discussione: Taci non voleva piu’ rischiare e, consigliato male da chi aveva altri interessi, mi disse che voleva mollare, io lo misi in guardia: “Se lo avesse fatto, legalmente avrebbe avuto torto, così ci ripensò. Inoltre iniziò un rapporto autonomo con l’ad Pietro Leonardi e lì mi arrabbiai, perchè gli accordi erano diversi”.

Ma Taci pose le basi per la cessione a Manenti.

“Perchè Leonardi aveva in mano uno che avrebbe acquistato, nuovamente gli dissi di non essere d’accordo, al punto che volli dare le dimissioni. Lui le respinse, ma proprio per la dignità di persona e professionista dissi che avrei anche rinunciato allo stipendio. Lo comunicai al consiglio e tutti decisero di mollare Taci e Leonardi, perchè lo stesso consiglio aveva accettato solo per la mia figura. Questo da una parte mi fece un enorme piacere, dall’altra mi resi conto che sarebbero iniziati altri problemi”.

A quel punto Rezart Taci cambiò tutto.

“Venne nominato presidente Kodra, con un consiglio di albanesi, la maggior parte dei quali senza caratteristiche adatte, ma dovevano fare solo quello che comandava il proprietario”.

Cosa le è rimasto?

“L’esperienza di sapermi adattare a ogni situazione, tipo la prima conferenza stampa indetta all’improvviso, senza motivazione, subito dopo la firma delle carte. Rituale che durò 4 ore, alla presenza di giornalisti scocciati dall’attesa e di tifosi. Che inizialmente mi vedevano come ristrutturatore, dopo chi aveva sperperato”.

Agli azionisti di minoranza cosa si sente di dire?

“Nei loro confronti sono sempre stato parte diligente, senza che mi fosse chiesto. Sarebbero dovuti intervenire per mettere fine all’era Ghirardi molto prima e magari dovevano comprarla in serie B, senza specularci. Comunque apprezzo la sincerità di Marco Ferrari, che considero persona trasparente e leale”.

Dell’ex presidente Ghirardi che opinione si è fatto?

“Si è fatto prendere la mano dalla mediaticità del calcio, preoccupandosi più di quella che del resto. Un imprenditore deve saper stare nell’oro e nella polvere e lui non era in grado”.

Quali responsabilità ha Leonardi?

“Chi ha il suo ruolo, di direttore generale deve saper andare contro anche le volontà del presidente e soprattutto saper gestire ogni fase. Inoltre ha continuato nell’errore, avendo presentato un lestofante finito anche in galera. Deve avere l’umiltà di scusarsi con Parma”.

E Taci che personaggio è?

“Ha sbagliato, ma utilizza i media come vuole, è un bravo giocatore di scacchi ma con il Parma ha perso la partita più grande, della credibilità”.

Si occupa ancora di calcio?

“Assolutamente sì, sono rimasto in ottimi rapporti con alcuni club, dividendomi tra finanza e gestione. Il calcio è business, non c’è molto di sport”.

 

Gazzetta di Parma. Larini va alla Ternana: “Con Tosi, Giampiccinini e Delgrosso siamo gli unici ds parmigiani in mezzo secolo di professionismo. Panucci avrà una squadra giovane. I miei 16 anni nel Parma. E di Barilla e Pizzarotti vi dico che…”

 Nella foto la formazione del Parma nella stagione 1934- 35. Luigi Del Grosso (25 luglio 1916- 11 maggio 1976) è il quinto a destra.

Nella foto la formazione del Parma nella stagione 1934- 35. Luigi Del Grosso (25 luglio 1916- 11 maggio 1976) è il quinto a destra.

La versione integrale dell’intervista a Fabrizio Larini, uscita su Gazzetta di Parma di giovedì, con un grazie a Paolo Emilio Pacciani e a Sandro Piovani.

http://www.gazzettadiparma.it/sezioni/32/parma-calcio

Vanni Zagnoli

A 63 anni, Fabrizio Larini è fra i ds veterani del calcio italiano, mantiene Parma rappresentata in un ruolo chiave, che vede un solo altro protagonista, Doriano Tosi, di Sorbolo.

Larini, ha firmato per la Ternana, ma di fatto era fermo da due stagioni…

“Avevo ancora il contratto con il Novara sino a un anno fa, per svariati motivi mi ero fermato: la retrocessione in Lega Pro aveva raffreddato il rapporto con il presidente Massimo Di Salvo, inoltre ero stato operato a un’anca”.

Vengono in mente due ex del Parma, come grandi dirigenti: Ariedo Braida, già centravanti crociati, ora nello staff del Barcellona, e Andrea Berta, in causa con l’ex presidente Tommaso Ghirardi e per due volte vicecampione d’Europa con l’Atletico Madrid.

“Fra i parmigiani, salvo amnesie, rammento solo Michele Giampiccinini, nel Parma della rinascita, dopo il fallimento, e Luigi Delgrosso, di San Secondo, anche allenatore, in particolare della Reggiana”.

Con quanti crociati di oggi ha lavorato?

“Apolloni è stato mio giocatore, Minotti il capitano e poi il team manager, e Scala l’allenatore. Sono rimasto dall’86 al 2002, il primo decennio come responsabile del settore giovanile, ma sempre a stretto contatto con la prima squadra, grazie a Giambattista Pastorello. Anzi, inizialmente grazie a Riccardo Sogliano. All’epoca non c’era il dg, bastava una figura”.

Come sarebbe girata la storia del Parma se a fine 2003, con l’arresto dei Tanzi, fossero subentrati in società Guido Barilla e Paolo Pizzarotti?

“La società avrebbe evitato l’umiliazione del fallimento. Ma vanno considerati anche tutti gli altri imprenditori coinvolti nella nuova, bella avventura”.

A Reggio, il presidente Mike Piazza si porta come ds Maurizio Franzone e in consiglio Gibo Gerali…

“Conosco bene Gerali, da tanti anni manager del baseball, di cui sono grande appassionato”.

Per caso porterà la Ternana in ritiro nel Parmense?

“No, perché ci sono attrezzature, a parte a Collecchio, dove fa caldo. Si fatica a trovare centri specializzati, per il calcio professionistico”.

Torneranno i derby regionali, al Tardini?

“Lo spero proprio, con due Piacenza, la Reggiana, il Modena e il Rimini. Senza dimenticare il Mantova e la Cremonese, naturalmente. Mi auguro che vengano seguiti i criteri geografici, per salvaguardare lo spirito di campanile: sarebbe triste se venissero composti solo per il timore (remoto) di incidenti”.

Il punto è che ne sale una e un terzo, per così dire…

“Già, c’è un posto per la serie B per ciascuno dei tre gironi e poi solo un altro, al termine di una maratona infinita di playoff. E parecchie si attrezzano per il salto: il Parma ha budget un molto importante, si guarderà dal Venezia di Filippo Inzaghi e Joe Tacopina; a Reggio c’è Piazza, a Cremona il conte Arvedi rilancia, con il presidente Michelangelo Rampulla e Attilio Tesser in panchina”.

Tutti vogliosi di raggiungere la Ternana, alla 5^ stagione in sequenza in serie B.

“La mia collaborazione è iniziata a gennaio, per idea del presidente Simone Longarini, figlio del patron Edoardo”.

84enne ex presidente dell’Ancona e editore fallito nelle Marche.

“Ma poi si è ripreso, come imprenditore. Come ds c’era Vittorio Cozzella, ex attaccante del Catanzaro, poi Guglielmo Acri, congedato appunto a gennaio”.

Abita già in Umbria?

“No, a San Lazzaro di Parma, devo valutare la situazione logistica. Il mercato si fa a Milano, oltreché da casa. Ancora non sono mai stato a Terni, ma già davo una mano su alcune cose, a 400 e passa chilometri di distanza”.

Cristian Panucci era stato a Parma per 6 mesi, al ritorno in A con Guidolin, prima di smettere. Perché l’ha scelto?

“E’ un allenatore giovane, con entusiasmo e la giusta ambizione, per disputare il miglior campionato possibile, in una categoria molto equilibrata, in cui tante partono per la salvezza e una volta magari raggiunto l’obiettivo dei 50 punti puntano a qualcosa di meglio. Salvo eccezioni tipo Cagliari dell’ultima stagione”.

Chi debutta ai massimi livelli in genere è bocciato: al Milan, Seedorf, Brocchi e Filippo Inzaghi (non Simone, alla Lazio), Montella a Genova ha fatto male. Mentre veterani spettacolari come FoscariniGustinetti non trovano grandi occasioni…

“Un tecnico giovane non ha problemi a lavorare con i giovani. In genere l’esperto o il mestierante vuole garanzie diverse. Chi ha l’entusiasmo di affrontare la categoria è propenso a sfide. Non esiste regola fissa, per carità, perché esistono anche veterani che accettano di lavorare le promesse. Panucci ha determinazione, entusiasmo e umiltà: a Livorno finché il presidente non è entrato in attrito, era in zona playoff e già dalla fine del campionato precedente aveva fatto bene. Il resto ha portato alla retrocessione degli amaranto”.

A cura di Giangabriele Perre

Da Repubblica, 3 anni fa. Parma, il patron Ghirardi attacca il giornalista Gabriele Majo: “Lei non mi farà più domande, lei è un nemico del Parma, ha perso la causa”

Tommaso Ghirardi ( 41 anni) ex proprietario del Parma,ed ex consigliere della lega serie b.
Tommaso Ghirardi ( 41 anni) ex proprietario del Parma,ed ex consigliere della lega serie b.

“Majo, io glielo dico una volta per tutte: lei Majo a me non rivolgerà mai più una domanda da oggi in poi, perché lei non è persona gradita al Parma”.  Il presidente del Parma FC Tommaso Ghirardi oggi ha risposto così al giornalista professionista Gabriele Majo, direttore responsabile del quotidiano on line stadiotardini.com (GUARDA IL VIDEO). E’ Majo stesso che, sul suo sito, riferisce l’episodio, raccontando di aver posto a Ghirardi una domanda sull’imminente inaugurazione del Centro Sportivo di Collecchio, durante la conferenza stampa sulla partnership tra il club e la Colser. “Lei – avrebbe replicato il presidente del Parma – ha intentato una causa per arricchire le sue tasche e l’ha persa, perciò vuol dire che la giustizia ha fatto il suo giusto percorso. Perciò lei, da oggi, a me non rivolge più parola. Non le verrà impedito di venire alle conferenze stampa, l’iter sarà che se vorranno le potranno rispondere, ma lei a me non rivolgerà mai più una domanda. Perché chi non è amico del Parma, come lo è lei, non lo è neanche del suo presidente”.

Questa la risposta del giornalista sul suo giornale: “Lascio al lettore ogni valutazione in merito all’intervento del presidente del Parma FC Tommaso Ghirardi, il quale è liberissimo di non rispondere alle domande di un giornalista professionista che non reputa amico suo, ma non di diffamarlo, come ha fatto oggi, durante una pubblica conferenza stampa: perché egli dovrebbe sapere perfettamente che il sottoscritto non aveva certo intentato una causa di lavoro per arricchirsi  –  come da lui sostenuto  –  quanto per avere giustizia sulla mancata prosecuzione del proprio rapporto in essere con la società che presiede. E’ altresì falsa l’affermazione che io abbia perso la vertenza, perché, sia pure di Pirro una piccola vittoria l’ho ottenuta, avendo il giudice condannato la società Parma FC, dopo aver accolto uno dei quattro punti del ricorso (e non sarebbe male se, a distanza di cinque mesi dal deposito della sentenza provvedesse a saldarmi quanto dovuto). Certo, in sede di primo grado di giudizio, per me giustizia non era stata fatta dall’esimio dott. Giuseppe Coscioni, giudice con la chitarra che me le ha suonate, ma  –  al contrario di Ghirardi che oggi ha cantato vittoria in pubblico  –  signorilmente non mi sono mai permesso di scrivere questa mia opinione sul giornale on line che dirigo, dove, anzi, ho sempre accuratamente evitato ogni tipo di riferimento a tale vicenda giudiziaria, che nulla ha a che vedere con il mio attuale ruolo di onesto (e non in malafede) osservatore delle vicende del Parma Calcio, che seguo “professionalmente” dal lontano 1978 e al quale ho dedicato  –  senza risparmio, come mia abitudine in tutte le cose (e persone) che amo  –  tutta la mia vita personale e professionale”.

 A cura di Giangabriele Perre