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Il Giornale, volley. Brillano i vecchi Papi (43 anni, matchpoint per Piacenza) e Fei, 38 anni e 17 punti, con Latina. Modena e Verona perdono la testa, a punteggio pieno resistono Civitanova e Perugia. Molfetta vince il derby del sud, Monza quello meneghino

L’esultanza di Kovacevic

Nella pallavolo, non sono più a punteggio pieno Modena e Verona (Kovacevic 27 punti), portate al tiebreak da Ravenna e Piacenza. Per gli emiliani il matchpoint è del 43enne Papi, ma è infortunato il 40enne Zlatanov. A Latina non basta il 37enne Fei per fermare l’ex Blengini (Sokolov 23). Trento resta in testa (Lanza 20); Molfetta (Sabbi 36) si aggiudica il derby del sud.

3^ giornata: Latina-Civitanova 1-3, Monza-Milano 3-0, Ravenna-Modena 2-3, Piacenza-Verona 3-2, Sora-Perugia 0-3, Vibo Valentia-Molfetta 1-3; Padova-Trentino 2-3. Classifica: Civitanova e Perugia 9; Trentino e Modena 8; Verona 7; Monza 6; Padova 4; Milano, Ravenna e Molfetta 3; Piacenza 2; Latina 1; Vibo e Sora 0.
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A cura di Francesco Delendati

Ilmessaggero.it. Il Verona è la Juventus della serie B. Pazzini è alla 4^ doppietta in sequenza. Anche Di Carmine e Di Gaudio fanno doppietta, il Perugia ridimensiona così il Cittadella, mentre il Carpi torna al Cabassi dopo un anno e mezzo. L’Entella rimonta il Benevento da 0-2, vale la serie A. La prima vittoria di Bisoli con il Vicenza coincide con un altro gol del figlio Dimitri (Brescia).

http://sport.ilmessaggero.it/calcio/serie_b_verona_cittadella_ascoli_perugia_carpi_latina-2027452.html

Vanni Zagnoli

E’ la serie B del Verona, come la A della Juve. La forza dell’Hellas pareggia il potenziale dei bianconeri destinati al 6° scudetto di fila. In 9 partite, 22 gol e Pazzini capocannoniere felice, con 9 reti e 4 doppiette in sequenza.

Il fenomeno Cittadella termina a Perugia, con la 3^ sconfitta in 4 gare, di questo passo i granata faticheranno anche solo a mantenere il posto nei playoff. A Perugia sono condannati dalla doppietta dell’ex Samuel Di Carmine (in copertina), per gli umbri è il 4° successo consecutivo.

Il Carpi torna allo stadio Cabassi, un anno dopo la storica promozione, e si issa al terzo posto. Diavolo d’un Castori, l’ultimo italianista convinto e convincente, gratificato dal fido Totò Di Gaudio (doppietta). L’Entella in prospettiva vale la lotta per la promozione, rimonta il Benevento nel vero bigmatch della 9^ giornata, da 0-2 a 3-2, risolto da Caputo, secondo fra i marcatori. La Salernitana a Brescia sfiora il colpo, Brocchi in casa non trova la quadra, lo salva Dimitri Bisoli, il figlio del mister Pierpaolo, di nuovo in gol. In coda, lo squillo del Vicenza a Pisa: per Bisoli sono i primi tre punti, il montenegrino Raicevic non segnava da 6 mesi; al Menti i biancorossi sono senza reti, fuori avevano già vinto. Il rilancio dell’Avellino sullo Spezia: gli aquilotti liguri erano imbattuti sino a una settimana fa, come gli stregoni sanniti, entrambe sono al secondo stop di fila, ma gli uomini di Baroni costruiscono tanto di più. L’anticipo del derby romagnolo finisce in parità.

Ascoli-Verona 1-4: 41’ pt Pazzini, st 19’ Zaccagni, 26’ Orsolini (A), 38’ Bessa, 44’ Pazzini. Espulso Addae (A) al 45’ pt.
Entella-Benevento 3-2: pt 12’ e 20’ Ceravolo (B), 29’ Tremolada, 43’ Sini; 15’ st Caputo.
Perugia-Cittadella st 3’ e 19’ Di Carmine.
Carpi-Latina 2-0: 5’ pt Di Gaudio, 7’ st Di Gaudio.
Pisa-Vicenza 0-1: 20’ st Raicevic.
Brescia-Salernitana 1-1: 42’ pt Improta (S), 36’ st D. Bisoli.
Avellino-Spezia 1-0: 31’ st D’Angelo.
Cesena-Spal 1-1 (venerdì): st 32’ Cinelli (C), 49’ Cremonesi.
Frosinone-Bari: domani alle 15.
Pro Vercelli-Novara: domani alle 17,30.
Trapani-Ternana: lunedì dalle 20,30.
Classifica: Verona 20, Cittadella 18; Carpi 16, Entella e Perugia 15, Benevento (-1) 14, Spezia 13, Brescia, Spal e Pisa 12; Frosinone 11, Bari e Salernitana 10, Pro Vercelli, Cesena, Avellino e Vicenza 9; Novara e Latina 8; Ternana e Ascoli 7, Trapani 5.

A cura di Francesco Delendati

Il Giornale, volley. Civitanova batte Piacenza e concede solo 9 punti nel terzo set. Perugia perde il primo ma poi supera Padova. Sora debutta in casa in A, i ciociari sognano solo nel primo parziale

Le semifinaliste scudetto della scorsa stagione si staccano già al vertice della Superlega. Civitanova domina Piacenza, 11 muri e il terzo parziale a 9. Perugia concede a Padova il primo set poi passa con il trio Russell (in copertina)-Zaytsev-Berger. Modena si impone a Busto con 22 punti di Vettori e 16 dell’americano Cook, concedendo il 3°. Nella prima casalinga in A, Sora insidia Trento solo nel set iniziale.

2^ giornata. Civitanova-Piacenza 3-0, Perugia-Padova 3-1, Milano-Modena 1-3, Sora-Trentino 0-3, Vibo Valentia-Monza 0-3; Ravenna-Latina 3-2. Mercoledì (20,30) Verona-Molfetta. Classifica: Civitanova, Trentino, Modena e Perugia 6; Verona, Padova, Monza e Milano 3; Ravenna 2; Latina 1; Molfetta, Piacenza, Vibo e Sora 0.
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A cura di Francesco Delendati

Il Gazzettino, serie B. Il Cittadella perde ma resta primo. Il Verona pareggia contro il Brescia. Bisoli guadagna un punto all’esordio. Prime sconfitte per Spezia e Benevento. Colpo della Spal. Terzo successo consecutivo per il Perugia

Signorelli (Spezia) contrasta Catellani (Carpi): i biancorossi emiliani vinceranno

Vanni Zagnoli
E’ trascorso un quinto del campionato di serie B e il Cittadella resiste in testa, nonostante la seconda sconfitta interna di fila, con tre gol subiti. Il Verona è destinato a superarlo, ieri però non è andato oltre il 2-2 casalingo con il Brescia, avanti a metà primo tempo con la punizione di Caracciolo. L’Hellas aveva avvicinato il vantaggio con il palo di Romulo, con una volata degna della prima stagione in A con Mandorlini, quando sfiorò il mondiale, con Prandelli ct. All’intervallo Pecchia inserisce Ganz e Juanito Gomez, gli attaccanti diventano 4 e Fossati al 7’ serve Pazzini, per l’1-1. Caracciolo propizia anche l’1-2 di Torregrossa, ma il centravanti si conferma capocannoniere, procurando il rigore (fallo di Bubnjic) e realizzando il 2-2.

Il duro Bisoli esordisce sulla panchina del Vicenza strappando lo 0-0 al Cesena, largamente superiore. Rodriguez di testa e Laribi (traversa) avvicinano il gol prima dell’intervallo, poi Ciano, due volte Vitale e ancora Rodriguez. Signori, invece, sbaglia una delle rare occasioni biancorosse. Infine Benussi devia il colpo di testa del centravanti iberico. Che grazia i… berici.

La Salernitana ridimensiona il Benevento, con Della Rocca e Luiz Felipe (il migliore) si aggiudica il derby e Lucioni evita il tris di Coda. Il Carpi è quarto con la consueta strategia di Castori, nel primo tempo Colombi effettua 5 parate ma c’era forse un rigore su Lollo. Alla ripresa, Lasagna rovina la festa per i 110 anni dello Spezia, che era l’unica squadra imbattuta. Il Pisa ha il supporto dei 400 abbonati, all’Arena Garibaldi, la Spal meritava un rigore per fallo di Lisuzzo su Mora, passa in extremis con Arini: i toscani non perdevano in casa da un anno e mezzo, sempre con la squadra di Ferrara, ma in Lega Pro.
Terzo successo in sequenza per il Perugia, il centrale Monaco e la doppietta di Samuel Di Carmine stendono l’Avellino. Il gioco di Bucchi è convincente, Rolando Bianchi resta in panchina.

Il Bari domina l’Entella, salvata dal portiere Iacobucci, al vantaggio di Brienza replica Iacoponi. Mister Stellone insiste nell’alternanza dei portieri, Micai torna fra i pali al posto di Ichazo, comunque i pugliesi valgono le prime posizioni. Defendi e Avenatti colgono due traverse per la Ternana, risolve Legati per la Pro Vercelli. Il penalty ottenuto da Paponi e trasformato da Boakye e il raddoppio di Acosty tengono il Trapani all’ultimo posto. Per il Latina è il primo successo e Paponi provoca anche l’espulsione del portiere Guerrieri, dall’86’ fra i pali va il difensore Fazio.

A cura di Francesco Delendati

Il Giornale, volley. La 1^ giornata è in contemporanea. Sora impegna Modena solo per due set, Piacenza ne coglie uno con Perugia. Parziali infiniti, a Molfetta e a Ravenna

Il volley inizia con 7 partite in contemporanea ma senza sorprese. La debuttante Sora impegna Modena campione per due set, Monza è competitiva con Civitanova solo nel secondo. Piacenza strappa un set, contro la favorita Perugia (Zaytsev 18 punti). La Verona di Giani passeggia a Latina, mentre Padova per domare Ravenna deve fare 31 punti, nel secondo set. Molfetta impegna a fondo Milano, guidata da Monti. Trento doma Vibo con 14 punti di Lanza (in copertina).

Risultati. Modena-Sora 3-0, Trentino-Vibo 3-0, Molfetta-Milano 1-3, Latina-Verona 0-3, Padova-Ravenna 3-0, Monza-Civitanova 0-3, Piacenza-Perugia 1-3.

Vanni Zagnoli

A cura di Francesco Delendati

Ilmessaggero.it, il volley al via. Zaytsev: «Perugia favorita? Gufano tutti… La serie A è tornata l’Nba della pallavolo. Solo una squadra polacca, due russe e tre brasiliane hanno campioni. Decine gli olimpionici da noi”

http://sport.ilmessaggero.it/altrisport/volley_zaytsev_perugia_nba-1999651.html

di Vanni Zagnoli

Modena

Inizia oggi il 72° campionato di volley e Perugia è la favorita. Ha perso la finale scudetto e la Supercoppa, ma domenica si è arresa 17-15 al tiebreak, dopo averlo dominato, dando la netta sensazione di essere potenzialmente superiore a Modena, tantopiù che mancava del serbo Atanasijevic, l’opposto sostituito da Zaytsev, ad interim.

Modena rischiava di non iscriversi, ha il nuovo sponsor Azimut e ha incamerato il 5° titolo in due anni, con coach Roberto Piazza al posto di Angelo Lorenzetti, passato a Trento. Sostituisce Bruninho con Orduna, ex Padova, e l’altro brasiliano, Lucas, con l’americano Holt. Tra le favorite anche le due semifinaliste scudetto,

Civitanova e Trento.

Il ct Gianlorenzo Blengini viene da un anno straordinario con la nazionale (argento in coppa del mondo e bronzo agli Europei, quarto posto in World league e argento olimpico), è atteso il suo primo hurrà in serie A. “Metto tutto me stesso, sempre, nel doppio ruolo”, confessa. Viene da un anno sfibrante, avvicinandolo la tensione è palpabile. Al punto che, persa la semifinale di Supercoppa, sabato, contro Perugia, è uscito subito dal palazzetto di Modena per fumare, da solo. Scena inconsueta, avvertiva il bisogno di smaltire la tensione. E’ un torinese freddo, in piedi davanti alla panchina, in full immersion perenne, sottorete.

Per il 5° anno di fila, non ci sono retrocessioni. Intanto le squadre sono tornate 14 e Milano gioca a Busto Arsizio.

La novità è Sora, porta la Ciociaria in serie A, com’era avvenuto nel calcio la scorsa stagione, con il Frosinone.

Il personaggio resta Ivan Zaytsev, atteso da centinaia di persone per autografi e selfie, in ogni palazzetto. Con il russo di Spoleto, il presidente Gino Sirci accarezza trofei per Perugia.

Ivan, che effetto fa giocare da vicecampione olimpico?

“Bello, bellissimo. Soprattutto giocare al PalaPanini, dove si respirano pallavolo, storia ed entusiasmo. Abbiamo iniziato la stagione battendo Macerata in 4 set, in semifinale, purtroppo poi la finale è andata male per due punti, al tiebreak, dall’3-8 illusorio”.

I rossoneri umbri partono in poleposition?

“Ci gufano tutti… Dicono che sulla carta siamo fortissimi e allestiti bene, però sulla carta sono bravi tutti, a parole non vale. Parlerà il campo, dobbiamo essere bravi a mostrare il nostro valore. Serve fare squadra, perchè con i singoli a pallavolo non si vince. Dobbiamo ancora diventare squadra, costruirla, speriamo nel più breve tempo possibile”.

Da 6 olimpiadi, l’Italia è in semifinale, mentre il basket si è qualificato appena due volte nelle ultime 8. La pallacanestro perde il ruolo di tradizionale secondo sport nazionale?

“Non ho mai guardato molto le statistiche. Cerchiamo sempre di far bene perchè la motivazione dei Giochi resta altissima. Stiamo andando bene, abbiamo vissuto bei cicli azzurri, adesso credo che, irrimediabilmente, ci sarà un calo, verso Tokyo 2020. Speriamo di rialzare la testa dopo il mondiale del 2018, in programma fra Torino e Bulgaria”.

La Russia è in crisi, con la nazionale, anche per questo l’abbandonata, dopo due stagioni?

“Da tre anni, i più forti del mondo rientrano in Italia, torna il campionato più bello”.

Ecco, l’ex ct Bebeto, vincitore del 3° e ultimo mondiale, nel ’98, sottolinea che la serie A non è più l’Nba del volley…

“Poche squadre sono migliori delle nostre: lo Zenit Kazan, vincitore dell’ultima Champions su Trento, due polacche, il Sada Cruzeiro e un altro paio di brasiliane. Tantissimi nazionali giocano da noi, basta leggere il roster delle 4 di Supercoppa e soprattutto il numero di medagliati olimpici e anche di olimpionici. Mancano giusto i campioni brasiliani e i russi”.

Quale eredità lascia la finale di Rio?

“La cosa più bella rimane il salto di qualità compiuto come nazionale, di conseguenza come singoli. Mentalmente è stato un torneo stressante, affrontato al meglio. Siamo molto felici di aver disputato un grande torneo: peccato per l’oro, ma va bene così”.

 

Il Gazzettino, volley. Inizia il campionato, Perugia favorita davanti a Civitanova e Trento. Niente retrocessioni, dal 2013

Gli umbri sono i più attesi, con Berger, Zaytsev e l’americano Russel

(v.zagn.) Alle 18 inizia la serie A di volley, con Perugia favorita, su Civitanova e forse Trento, in teoria superiore a Modena. Per il 5° anno di fila, non ci sono retrocessioni. Milano gioca a Busto Arsizio. Padova inizia con Ravenna.

A cura di Francesco Delendati

Il Giornale, volley. Perugia favorita, con Zaytsev e Atanasijevic. Modena era a rischio iscrizione, Trento piace per l’ex Lorenzetti. Civitanova regalerà il primo titolo a Blengini, il ct fumatore?

Chicco Blengini viene da un anno di superstress (foto Italpress)

Perugia è la favorita per lo scudetto. Insegue il primo trofeo, con Zaytsev e Atanasijevic, assente in Supercoppa. Modena rischiava di non iscriversi, incamera il 5° titolo in due anni: deve guardarsi anche dalle solite Civitanova e Trento, guidata da Lorenzetti. Con i maceratesi, il ct Blengini cerca il primo successo in A1, dopo gli argenti, olimpico e di coppa del mondo, e il bronzo europeo. “Metto tutto me stesso, sempre, nel doppio ruolo”. Al punto che, persa la semifinale, è uscito subito dal palazzetto, per fumare. Per il 5° anno di fila, non ci sono retrocessioni. Milano gioca a Busto Arsizio. La 1^ giornata (ore 18): Modena-Sora (Raisport1), Trentino-Vibo, Molfetta-Milano, Latina-Verona, Padova-Ravenna, Monza-Civitanova, Piacenza-Perugia.
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A cura di Francesco Delendati

Il Gazzettino, volley, la Supercoppa. I 3-1 nelle semifinali, passano Modena e Perugia. Bella sfida tra Zaytsev e Juantorena, umbri senza Buti e Atanasijevic

Berger è stato continuo, nella due giorni di Modena

Sarà Modena-Perugia la finale di Supercoppa di volley, alle 17,30 (Raisport), per il 3° posto Trento-Macerata dalle 14,30.
Modena campione d’Italia batte in 4 set la Trentino allenata dall’ex Lorenzetti, con tre nuovi: Orduna in regia, Le Roux e Holt centrali. Lanza firma il 10-12 per la Diatec ma subisce Petric e Vettori. Nel secondo, dal 7-12 finisce sotto 20-17, riprende il 23 per arrendersi a Petric. Modena non riesce a chiudere subito perchè Nelli, Solé e Giannelli sono competitivi, nel quarto recupera con Ngapeth e si conferma superiore. Perugia sospinta da un tifo caldissimo supera Civitanova come in semifinale scudetto. A parte la sfida tra Zaytsev (21) e Juantorena (18), tra gli umbri piacciono Berger e Russel, mentre Buti e Atanasijevic restano in panchina. L’ace di Zaytsev vale il 21-20 nel terzo set, condotto dai maceratesi, si arriva a quota 31, con il muro di Podrascanin. Il 4° è senza storia.
Vanni Zagnoli
AZIMUT MODENA-Diatec Trentino 3-1: 25-19, 25-23, 21-25, 25-23.
Lube Civitanova-SIR SAFETY PERUGIA 1-3: 22-25, 25-21, 29-31, 19-25.

Assocalciatori.it. Il pallone racconta: Paolo Rossi. “Tifavo per la Fiorentina campione d’Italia nel ’69. Il Real Vicenza. L’arrivo al Perugia vicecampione. Zoff è il portiere che mi ha fatto dannare di più”

http://www.assocalciatori.it/news/il-pallone-racconta-paolo-rossi

Il mito compie 60 anni e resta intatto, nel suo fascino. Paolo Rossi è l’eroe del mundial spagnolo del 1982, poi commentatore di punta di Sky e da due stagioni di Mediaset premium.

Pablito è fra gli sportivi più popolari al mondo, richiestissimo a convention, momenti di sponsor e comunicazione. Viene celebrato da una mostra, a Sir­mio­ne del Garda, in piaz­za Car­duc­ci, sino al 9 ottobre. Poi si sposterà a Bru­xel­les, Mo­na­co di Ba­vie­ra, Mon­te­car­lo, New York e Ro­ma. L’al­le­sti­men­to è cu­ra­to dall’asso­cia­zio­ne El­le2A e dal­la fon­da­zio­ne Pao­lo Rossi, pre­sie­du­ta da Lu­ca Pe­liz­zon. Al ter­mi­ne del tour, sarà allestito un mu­seo per­ma­nen­te, do­ve ver­ran­no rac­col­ti an­che i ri­cor­di e i cimeli di ogni tap­pa.

Festeggia in famiglia, assieme alla moglie Federica, alle figlie Sofia Elena (5 anni) e Maria Vittoria (7) e ad amici.

“E’ questo il regalo più bello – racconta -. Non essendo un materialista, ciò che prediligo è stare con le persone più care. Nella mia vita ho sempre privilegiato i rapporti umani, dunque condividere i momenti belli, come un compleanno importante. Cercavo serenità, l’ho trovata”.

Moltissimi gli auguri che arrivano. “Mi festeggiano alla grande, ringrazio tutti. Fa piacere essere ricordato, restare nel cuore dei tifosi e anche della gente comune, a distanza di decenni”.

Sono due gli allenatori determinanti per la sua ascesa: Giovambattista Fabbri e Bearzot.

“Avevo 20 anni quando Gb al Lanerossi Vicenza mi cambiò ruolo, da ala destra a centravanti, esaltando le mie qualità. Gli bastarono due allenamenti, per capirlo: feci gol subito in Coppa Italia, poi andammo a vincere la serie B con 21 gol miei. Ha rappresentato un papà, in tutti in sensi, lo devo sempre ringraziare”.

Quel Vicenza arrivò secondo in serie A, nel ’77-’78, dietro alla Juve. Divenne Real, perchè giocava come nessuno, e aveva questo undici di base, secondo l’1-3-3-2-1, perchè allora si giocava con il libero staccato dietro: Ernesto Galli; Carrera; Callioni, Prestanti, Lelj; Faloppa, Guidetti, Salvi; Cerilli, Filippi; Rossi. Si rivelò anche Luciano Marangon, 22 anni, a sinistra, cosicchè Lelj passava a destra, e trovarono spazio anche il mediano Mario Guidetti, l’interno Paolo Rosi e Massimo Briaschi, che poi avrebbe raggiunto Rossi alla Juve.

Il capitolo leggendario venne scritto da Pablito con il ct più amato, Enzo Bearzot.

“Ha sempre creduto nelle mie qualità e alla fine l’ho ripagato con il mundial, i 6 gol e il titolo di capocannoniere”.

Pablito non ha rimpianti. “Una volta lasciato il calcio, ho scelto di staccare un po’, impegnandomi in attività imprenditoriali. Non ho voluto fare l’allenatore né il dirigente, ruoli che non mi sento di portare avanti”.

Al punto che ora Rossi è impegnato in un’attività fuori dai riflettori. “A Perugia abbiamo avviato l’accademy Paolo Rossi, scuola calcio diversa, aperta anche a bambini e ragazzi stranieri, che negli anni potranno frequentare l’università internazionale. Mi auguro di ampliare il progetto e lanciare l’accademy anche in altre città italiane”.

Abita in Toscana, nel Chian­ti.

“Dopo 5 ope­ra­zio­ni, pos­so sol­o da­re il cal­cio d’ini­zio al­le par­ti­te in gi­ro per il mon­do, con i vec­chi com­pa­gni. Ma non ho 60 anni, sono tre volte 20. Tre come le donne con cui vivo, do­po il pri­mo ma­tri­mo­nio e il pri­mo fi­glio, Ales­san­dro, 33enne. Que­ste bim­be mi re­ga­la­no sen­sa­zio­ni in­de­scri­vi­bi­li, quan­do le ac­com­pa­gno a scuo­la o le va­do a pren­de­re. So­no il se­gre­to del mio spirito”.

Beh, è normale, quando la paternità arriva in età avanzata, anche se non è la prima. Ed è così anche per Paolorossi, perchè a lungo si pronunciava così, tutto d’un fiato, come Giggiriva.

“Fac­cio 50 mi­la chilometri l’an­no in mac­chi­na per­chè oltre l’agriturismo vi­ci­no a ca­sa, se­guo le ac­ca­de­mie cal­cio Pe­ru­gia, le mo­stre sul­la mia car­rie­ra in gi­ro per l’Italia e pre­sto a Mon­te­car­lo e Bru­xel­les. Inol­tre da 10 an­ni va­do in tv, a Mi­la­no, per com­men­ta­re la Cham­pions”.

Ora gli hanno pro­po­sto il film sul­la sua vi­ta, per il ci­ne­ma o una fic­tion tv, partendo dalla famiglia. Con quella Nsu Prinz ver­de, che farebbe ridere Gene Gnocchi, dal momento che il comico fidentino spesso ha piazzato questa battuta, nei suoi monologhi: “La Nsu Prinz di Prince”.

“E’ la più brut­ta au­to che ab­bia mai vi­sto – sorride Paolo Rossi -, eppure mio pa­pà ne era or­go­glio­sis­si­mo, quan­do ve­ni­va a ve­der­mi gio­ca­re le pri­me par­ti­te. E mia mamma, a 90 anni, la ricorda benissimo”.

Rossi è diventato Rossi a Torino, nella Juve rivalissima della Fiorentina, squadra di riferimento per chi è nato a Prato, poi diventata provincia e forte di una squadra che dal ’77 è ininterrottamente fra i professionisti.

Paolo aveva lo svedese Kurt Ham­rin come idolo. “So­gna­vo di di­ven­ta­re co­me l’uccellino, per­ché ero un’alet­ta ve­lo­ce, con lo stes­so nu­me­ro 7”.

Declina a me­mo­ria la squa­dra che an­da­vo a ve­de­re nel 1969, quan­do vin­se il secondo scu­det­to: “Su­per­chi; Ro­go­ra, Man­cin; Espo­si­to, Fer­ran­te, Bri­zi; Riz­zo, Mer­lo, Ma­ra­schi, De Si­sti, Ama­ril­do o Chia­ru­gi”.

Tutti viventi, a parte Ugo Ferrante, lo stopper scomparso nel 2004.

Rossi iniziò nel Santa Lucia, nel Pratese, a 11 anni passò all’Ambrosiana, poi un quadriennio alla Cattolica Virtus, squadra fiorentina.

“A 16 anni arrivai alla Juve, ma raramente trovavo la convocazione in prima squadra”.

Fu così che andò in prestito al Como, nel ’75-’76, con le prime 6 gare da professionista.

“Chiesi al presidente Giampiero Boniper­ti di trovarmi un’altra squadra, mi propose la B a Vicenza e fu la mia fortuna, con il passaggio a centrattacco. Fui ca­po­can­no­nie­re e titolare in nazionale, al mondiale del ’78”.

Dove Rossi a 22 anni dà spettacolo, con l’Italia quarta e il blocco juventino: Zoff; Gentile, Cabrini; Benetti (Cuccureddu), Bellugi, Scirea; Causio (Claudio Sala), Tardelli, Rossi, Antognoni (Zaccarelli), Bettega (Graziani).

Sembra di sentire Nando Martellini declamare la formazione, fra l’1-0 all’Argentina, poi campione, e la sconfitta con l’Olanda, 2-1, bissato nella finale per il terzo posto, a favore del Brasile.

Fu 38 anni fa che il mondo scoprì Rossi, soprannominato Pablito da Gior­gio La­go, poi gior­na­li­sta del Gaz­zet­ti­no del nordest. “Da quelle settimane argentine per tanti so­no di­ven­ta­to Pa­bli­to e a me quel nome piace. Sembra che il tempo si sia fermato e certe persone mi ringraziano come se fosse ieri”.

In mezzo ci furono le famose buste nel calciomercato, con 2 mi­liar­di e mez­zo di li­re, va­lu­ta­zio­ne vertiginosa, per l’epoca.

«Nessuno pensava che il presidente biancorosso Giussy Farina mettesse quella cifra, nemmeno la Juve. A ragion veduta, forse, fu anche un azzardo da parte sua».

Il mito di Rossi è alimentato anche dalle cadute, la squalifica per il calcioscommesse, con l’esclusione dall’Europeo del 1980, in casa. Rossi aveva 24 anni e teoricamente era al top, mentre per Italia 90 aveva già smesso, con quelle ginocchia fragili.

“Due anni di squalifica, senza avere commesso reati. Fui condannato per una stretta di mano con una persona presentata da un compagno di squadra, con poche parole di circostanza. E anche se poi la stessa persona ritrattò, lo stop rimase. La cosa peggiore riguarda i sospetti, lo sguardo della gente”.

Rossi aveva preferito restare a Vicenza, anzichè tornare alla Juve, ma i biancorossi passarono da quell’incredibile secondo posto alla retrocessione in B nonostante 15 suoi gol. E neanche al Perugia andò benissimo, dal momento che gli umbri venivano dal secondo posto del 1978-79 (da imbattuti, cosa mai successa nella storia) all’8° posto.

Quel grifone schierava: Malizia; Nappi, Ceccarini; Bagni, Della Martira, Frosio; Butti, Dal Fiume, Rossi, Goretti, Casarsa.

Il Perugia venne poi penalizzato di 5 punti, come Avellino e Bologna, e la stagione successiva retrocedette, mentre Rossi si fermò sino all’82.

“Ep­pu­re dell’Umbria con­ser­vo bei ri­cor­di, al punto di avere aperto lì l’accademy”.

Al mondiale passò dalle critiche per l’insistenza di Enzo Bearzot all’immortalità.

«Nel­le par­ti­te del girone di Vigo non stavo bene, Cau­sio, Ca­bri­ni e Tardelli scherzavano, ma con affetto. Fu il ct a credere in me, a oltranza, Bearzot era coe­ren­te, ma­ga­ri te­star­do, ma pro­prio per que­sto era amato. Mi sbloccai con la tripletta al Brasile, fu una partita straordinaria, di tutti, contro una squadra fenomenale. Il mister venne presto a dirmi di pensare alla semifinale con la Polonia, per man­te­ne­re al­ta la ten­sio­ne. E così battemmo anche la Germania”.

E all’epoca l’esaltazione popolare fu totale.

“Furono le vittorie del riscatto e dell’orgoglio. E poi il presidente Sandro Pertini, quella partita a carte in aereo… Fu un momento di unità collettiva del Paese, dopo gli anni di piombo. La gente si riversò in strada, fu naturale festeggiare in piazza. C’era bisogno di ottimismo, contribuimmo anche noi. In quei 40 giorni avevo solo una cassetta, in camera ascoltavo “Sotto la pioggia”, di Antonello Venditti”.

Nell’83, il dram­ma dell’He­ysel, con la prima coppa dei Campioni della Juve, contrappuntata dalle 39 morti. “Non di­men­ti­che­rò mai le len­zuo­la che co­pri­va­no i cor­pi fuo­ri dal­lo sta­dio”.

Al mondiale del Messico ’86 non giocò e l’Italia uscì contro la Francia, con un secco 2-0.

“Avevo 30 anni, ma ero come un turista, perchè Bearzot mi avvisò che non mi avrebbe utilizzato, ac­cet­tai per ri­co­no­scen­za. A novembre tornerò in Messico, per en­tra­re nel­la lo­ro Hall of Fa­me, con Ro­nal­do, Zi­co e Rum­me­nig­ge”.

Le gi­noc­chia non reg­ge­va­no più, così Rossi pas­sò al Ve­ro­na di Osvaldo Bagnoli, dove chiuse nell’87.

“Non potevo fare altrimenti, ma non ho rimpianti”.

Pablito si rivede in Giuseppe Rossi, tornato in Spagna, al Celta Vigo.

“Pe­pi­to ave­va gran­di qua­li­tà, mi rive­do in lui, ma non ha avu­to la mia for­tu­na e mi di­spia­ce”.

Il portiere che l’ha fatto dannare di più è Zoff.

“Poi per fortuna ci ho giocato spesso assieme. Dino ha fatto la storia, è stato straordinario in tutto. E i difensori marcavano in maniera molto più ferrea di oggi, Vierchowod e il tedesco Karl Heinz Forster avevano qualcosa in più”.

Oggi il tifo di Rossi è legato a due squadre.

“Al Vi­cen­za, che vor­rei ri­ve­der­e in A, e alla Juve, che mi prese e riprese”.

Intanto i calciatori sono cambiati.

«Decisamente. Noi eravamo giovani ma già adulti. Crescevamo giocando a calcio nelle strade, tutto quanto abbiamo ottenuto ce lo siamo sudato. A 16 anni eravamo già adulti. Ora si gioca un calcio molto diverso, in cui i calciatori sono divi a 20 anni e guadagnano milioni. Tutto questo non aiuta a maturare».

Fra i simboli positivi c’è Dybala.

“Spontaneo e corretto, in campo, bello anche da vedere. E’ anche un bravo ragazzo, un buon esempio”.

Vanni Zagnoli