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Da Blogo, Skysport. Federica Masolin: “Sono da spettacolo”. Una soubrette nata, come tante di Sky

(v.zagn.) Nella mia galleria di video con giornalisti e soubrette e showgirl manca Federica Masolin, conosciuta a Parma, al teatro Regio, anni fa, con il direttore Massimo Corcione. La rividi nella mia prima puntata a Sky, da sogno, fra gli studi.

Pubblico, senza neanche leggerla, questa bella intervista da tvblog.it. Rendendo felice Cristian Pigato.

Da http://www.tvblog.it/post/1327771/federica-masolin-sky-sport-f1-cv 

Federica Masolin a Blogo: “Sono secchiona e lo sport è la mia vita, a Sky soddisfatta della F1, pronta per l’intrattenimento”

A Tvblog.it parla la giornalista di Sky Sport: la carriera, i pochi pregiudizi riscontrati. Top secret il suo status sentimentale…

 

Prosegue su Tvblog un viaggio in 6 puntate alla scoperta delle telegiornaliste che si occupano di calcio. Quanti di voi si sono chiesti che tipo di gavetta c’è dietro il lavoro di ognuna di loro, quali sono i pregiudizi che devono affrontare in un ambiente prettamente maschilista, quali sono le gaffe più celebri che hanno commesso o i loro sogni nel cassetto, che rapporto hanno con i social network? E, poi, dulcis in fundo… ma sono single, fidanzate o sposate? Ecco tutte le curiosità soddisfatte… la quinta intervistata è Federica Masolin.

Partiamo dalla gavetta. Quando è nata la passione per il giornalismo e quali esperienze significative hai fatto prima di approdare a Sky?

“Mi è sempre piaciuto lo sport. Sono la prima di due sorelle e mio papà sperava di avere un figlio maschio. Quindi sono sempre andata ovunque con lui, dallo stadio all’autodromo fino ai campi da tennis. E lo sport è sempre stato la mia vita. A questo si è aggiunto una mia grande curiosità. L’idea di entrare dietro le quinte degli sport mi è sempre interessata… È il lavoro che avrei voluto sempre fare: o la ballerina, perché da bambina mi cimentavo nella danza classica, o la giornalista. Prima di Sky ho avuto piccole collaborazioni con giornali locali ma niente di grossissimo. A 20 anni ho inviato il curriculum a Sky, da lì mi hanno fatto dei contratti e sono sempre qui”.

La famiglia ti ha incoraggiato a intraprendere questo mestiere o era scettica all’inizio?

“Ho avuto pieno appoggio da loro. Mi hanno sempre assecondato nel seguire le mie volontà e inclinazioni, non mi hanno mai detto di no e anzi mi hanno aiutato quando ce n’è stato bisogno”.

Ti ricordi il tuo primo giorno di lavoro a Sky Sport?

“Sono passati tanti anni… Ero giovane ed emozionata ma anche carica e consapevole di avere un’importante opportunità. È stato un forte impatto”.

Negli anni hai alternato i ruoli di conduttrice e inviata. Quali differenze ci sono e quale incarico preferisci?

“Quando conduci devi essere la voce dello spettatore, devi essere capace di dare le notizie e chiarire le domande a chi ti guarda da casa. Quando sei inviato diventi un occhio aggiunto, c’è la telecamera, ci sono personaggi da intervistare, devi tirare fuori le curiosità e allo stesso tempo crearne. Mi trovo a mio agio in entrambi i ruoli”.

Il servizio o l’esperienza di cui sei più orgogliosa?

“Da tre anni mi occupo di Formula Uno, seguo le gare e le qualifiche. È un programma molto interessante e complesso perché va in onda live, non c’è studio ed è fondamentale il supporto della redazione. È sicuramente l’esperienza più completa di cui oggi vado particolarmente fiera”.

Una gaffe clamorosa che hai fatto e che vuoi citare?

“Non mi viene in mente niente. Questo non significa che non sbaglio mai. Comunque, che io sappia, Striscia la notizia non mi ha mai pizzicata!”.

Hai mai avvertito nel mondo del lavoro eventuali pregiudizi sul fatto che tu sia una donna – e anche bella – che si occupa di sport?

“Non ho mai avvertito pregiudizi un po’ perché sono la secchiona che deve studiare e arrivare preparata alle cose e un po’ perché, quando ci metti passione e impegno, è difficile essere ‘attaccata’. Ho un buon rapporto con i colleghi maschi e oggi, comunque, il giornalismo sportivo si è molto aperto alla figura della donna competente”.

Anche quello dei motori che è notoriamente maschilista?

“Ho riscontrato meno pregiudizi rispetto al mondo calcistico”.

Qual è il modello di riferimento nel tuo campo?

“Tanti e nessuno. Guardo e ascolto molte mie colleghe ma non ho un modello in particolare”.

Come reagisci ai complimenti e alle lusinghe sui social? E a chi si spinge un po’ oltre con gli apprezzamenti?

“Non mi è mai capitato che siano andati oltre perché cerco di mantenere un profilo abbastanza professionale. Sono una ragazza giovane, a cui piace scherzare, spesso mostro le foto di chi incontro per lavoro. Per ora, per fortuna, non ho trovato grandi volgarità”.

In redazione sono spesso nate storie d’amore tra giornalisti. Sei stata “contagiata” da questo virus?

“Non mi piace parlare della mia vita privata in generale. È vero, però, che ci sono tanti luoghi comuni…”.

Vorresti cimentarti come presentatrice? Quale trasmissione ti piacerebbe condurre (o già esistente o da inventare)?

“Sono molto soddisfatta di quello che sto facendo perché è molto complesso e in mezz’ora ti ritrovi a parlare tre-quattro lingue e non c’è niente di scritto perché è un percorso che ti costruisci nel mentre e in cui devi saper cogliere quello che c’è. Mi piacerebbe anche fare dell’altro, non mi precludo niente anche nell’intrattenimento o in quei programmi basati sul talento…”.

cura di Giangabriele Perre

Ultimouomo.it. Il mestiere del giornalista sportivo. Daniele Manusia e il direttore di Skysport Massimo Corcione. “Originalità di pensiero, sempre”

(v.zagn.) Daniele Manusia discetta di giornalismo con quel campano brizzolato e alto, salernitano, ex Canale 5, da anni anima di Skysport24. Che invidia.

Nella foto, è a sinistra, con il direttore del Tg5 Mimun, de La7 Mentana e con Carelli di Sky.

http://www.ultimouomo.com/il-mestiere-del-giornalista-sportivo/

Massimo Corcione è il direttore di Sky Sport, ha un’esperienza trentennale (è passato per la Gazzetta dello Sport, il Mattino, il Giornale ed è stato vicedirettore del Tg5) e insegna al master in giornalismo dell’università Cattolica di Milano. Approfittando dello spazio tra Europeo e Olimpiadi ho pensato fosse interessante sentire il suo punto di vista su come sta cambiando il mestiere di giornalista sportivo.

Il mio punto di vista è quello di chi non ha tesserino e non ha studiato giornalismo, nonostante diriga l’Ultimo Uomo e collabori con altre riviste non so fino a che punto io faccia parte di questo mondo. Corcione è stato così gentile da soddisfare la mia curiosità con trequarti d’ora di intervista un sabato mattina di lavoro.

Daniele Manusia: Vorrei cominciare chiedendole dei due diversi contesti, quello in cui ha cominciato e quello odierno.

Massimo Corcione: “Sono ere geologiche completamente diverse. Sono entrato in un giornale in cui c’era la famosa composizione a caldo, cioè le listelle di piombo fuso (credo si chiamasse linotopia, ndr), oggi lavoro in una televisione dove ci si affida moltissimo alla rete, anche per i collegamenti. È cambiata la forma e la forma incide anche sul contenuto. Prima c’era più tempo per metabolizzare la notizia: un giorno davi la notizia, quello dopo pensavi alle reazioni che la notizia avrebbe provocato. Oggi questo lavoro viene svolto in un tempo molto più ristretto.

Il punto quindi non è più dare la notizia.

Anche le televisioni all-news, come il canale Sky Sport 24, sono state costrette a innovarsi completamente. Nella corsa alla notizia, perché è un vero e proprio Gran Premio, la televisione si è dovuta modulare per dare anche l’approfondimento. E non nel giro di poche ore, ma di pochi minuti. C’è bisogno, quindi, di un corpo redazionale che sia A) qualificato, B) quanto mai duttile: che sappia scovare le notizie, commentarle e corredarle di tutti gli altri riferimenti che possono consentire un’analisi completa. E la differenza la fa proprio questo.

Secondo lei questo incide sulla qualità?

La qualità deve essere una costante. L’idea che oggi non c’è qualità e prima c’era qualità è frutto del conformismo, non è vero. Oggi ci sono ragazzi in grado di dominare il mezzo tecnico in maniera talmente raffinata da riuscire a scovare qualsiasi notizia che si sia affacciata anche superficialmente in rete. E questa è preparazione, non è solamente abilità con la tastiera. Io non sono di quelli che pensano che.. io penso che domani si starà meglio, e dopodomani meglio ancora. I fortunati sono quelli che possono vivere domani e dopodomani.

Quali sono le specificità del giornalismo sportivo rispetto ad altri campi?

Un motivo per cui molti dei giornalisti più famosi sono transitati nel loro percorso professionale dal giornalismo sportivo è che abitua subito a praticare tutti i generi: la cronaca e il commento. In altri settori, invece, la divisione tra cronaca e commento è ancora molto marcata. Per cui ci sono persone che si trovano a fare solo la cronaca e che arrivano al commento quasi come fosse una promozione, una legittimazione di autorevolezza. Nello sport non è così, per fortuna. Accanto al raccontare la notizia, e a raccontarla con il maggior numero di dettagli possibile, ci si abitua anche a commentarla, a dare un approfondimento che in altri campi spetta ad altre persone, per ragioni di seniority. Questo porta anche al miglioramento del singolo.

Questo però dipende dal fatto che nello sport il commento sembra alla portata di tutti, no?

Sì, è vero. Il rischio è che lo sport sia considerato un genere minore e che sia alla portata di tutti. Che tutti possano scrivere di sport, ma non è così, c’è sempre quello bravo e quello meno bravo. Io parlo del tentativo di ciascuno di noi di puntare sempre al meglio, di migliorare costantemente. Però è vero che c’è un po’ di diffidenza da parte del giornalismo tradizionale, che pensa che quelli dello sport siano figli di un dio minore, come fosse più semplice… cosa che non è perché poi lo sport è incastrato in un mondo complesso, e bisogna possederlo tutto altrimenti si dicono e scrivono delle stupidaggini.

È sempre per questo pregiudizio che è difficile costruirsi una reputazione con lo sport, un’autorevolezza nei confronti del pubblico contemporaneo super informato?

Faccio un esempio, per capirci meglio. Il calciomercato all’inizio, quando di fatto è stato inventato dall’editoria sportiva, era una sorta di fiera dei sogni dove tutti potevano dire tutto. Oggi c’è chi lo concepisce ancora in quel modo e pensa: se io dico che l’Inter vuole Messi, faccio sognare i tifosi dell’Inter, ed è quello che l’estate vogliono. Questo è il vecchio principio. Che io contesto, ovviamente, perché il mercato obbliga a un riscontro della notizia e a una tale istruttoria della semplice voce che alla fine si arriva a capire se quella può essere una notizia o se è solo una voce che viene diffusa nel periodo in cui le notizie scarseggiano. Il principio di Sky Sport 24, e del nostro caposquadra nel mercato Gianluca Di Marzio, è sempre quello: verificare, verificare, verificare, fino a trovare gli elementi che possano consentire di dare la notizia senza che venga smentita un secondo dopo.

Un altro problema che riscontro io riguarda la piattezza (reale o solo percepita dal pubblico) del discorso tra giornalisti e allenatori o giocatori. E di solito si dice: è colpa dei giornalisti o del sistema che forma calciatori con la risposta pronta?

Posso rispondere con casi concreti anche qui. Oggi abbiamo una generazione di quelli che noi chiamiamo talent, cioè ex calciatori o allenatori, sostanzialmente, che è composta di persone che studiano, che non si avventura in discussioni da bar. Quando viene un allenatore e si confronta con Adani, con Vialli, con Bergomi, si confronta con una persona che ha studiato quella squadra e fa delle osservazioni sempre pertinenti. Anche questa categoria è cambiata, dell’ex-calciatore che prima andava in televisione con l’aria di uno che doveva raccontare un po’ di se stesso, un po’ di sensazioni provate, in cambio dell’ingaggio. Oggi ci sono grandissimi esempi di professionalità, posso fare ancora il nome di Adani, o quello di Costacurta, che sono spessissimo qui per andarsi a vedere e rivedere le immagini con gli strumenti tecnici che gli mettiamo a disposizione, per vivisezionare anche il gesto tecnico da commentare con l’allenatore o il giocatore. È un procedimento molto molto complesso.

Se non le dispiace su questo torniamo tra poco. Vorrei fare un esempio concreto di quello che intendevo io: quando Higuain è arrivato alla Juventus in molti hanno espresso insoddisfazione per il rapporto tra l’emotività della situazione e la risposta sistemica del mondo del calcio che in questo tipo di situazioni si poggia su un’insieme di frasi fatte, dando l’impressione di chiudersi. Dico sistemica perché non è un problema solo di Higuain e in molti casi le dichiarazioni dei giocatori sono facilmente prevedibili. Il punto è che la percezione da parte del pubblico, che è anche la mia per la poca esperienza che ho con i calciatori, è che ci sia una sorta di patto implicito tra i media e club (o brand) che consentono l’intervista, per non uscire da un recinto invisibile.

Sono parzialmente d’accordo. Però sento la parola “sistema”… io non credo ci sia una tale consapevolezza di sistema, penso sia il frutto di particolari momenti che si vivono. Non c’è una sistemazione della materia. Diciamo che la banalità nelle dichiarazioni non è un fatto nuovo, è molto remoto, anzi. Molte volte da ragazzi di diciannove-vent’anni si pretendono delle dichiarazioni filosofiche che non sono in grado di concepire. Come è giusto che sia, neanche noi a diciannove anni, in un regima scolastico regolare, potevamo dare chissà che risposte…

Ok, ma al tempo stesso non si restistuisce neanche l’immagine del ragazzo di diciannove venti anni. Perché l’immagine è controllata. Sono d’accordo che non c’è un sistema che si mette d’accordo, ma di fatto club e brand hanno gli stessi scopi nel costruire e controllare l’immagine del calciatore. In questo caso il giornalismo non può neanche restituire il rapporto privilegiato, restituire la visione più da vicino…

Ma è il più da vicino che non esiste più. C’è una tale diffusione di immagini, a una velocità tale, che non c’è più sancta sanctorum inaccessibile all’appassionato che sta a casa, che è partecipe di tutto, grazie alla televisione, ma anche grazie alla rete e ai social. Gli stessi calciatori pubblicano tutto quello che attiene anche alle attività private, e viene condiviso dal tifoso che sa tutto. Non esiste più la vecchia funzione di racconto del giornalista che fa sentire, assaporare, tutto ciò che il tifoso non avrebbe potuto vedere. Oggi è un po’ saltato.

È vero, ma molti social sono soprattutto strumenti promozionali…

Sì, ce ne sono che non vengono neanche curati dai calciatori ma da professionisti che si specializzano proprio in questo.

Secondo lei il calcio non ha un problema di sincerità?

Quello che dico io è che comunque se ne sa di più rispetto a una volta. Poi se ne potrebbe sapere ancora di più, su questo posso essere d’accordo. Si potrebbe indagare e investigare di più anche sull’animo del calciatore, questo è vero. Ma occorre la volontà del calciatore di mettersi a nudo.

Ok. Tornando sull’evoluzione della professionalità e delle competenze: abbiamo parlato di Adani che è apprezzato universalmente, o di Vialli; però dall’altra parte Sky non ha un format tattico.

No, è vero, non c’è un format tattico. Ma il discorso di analisi è talmente presente nei nostri spazi che forse non ce n’è la necessità. Ogni volta che succede qualcosa l’analisi tattica è il complemento naturale dell’argomento.

Ho l’impressione, però, che in questo modo sia un discorso sempre molto personale (Adani e Vialli come figure eccezionali) e che si perda la dimensione del linguaggio, no?

Io penso sia una conoscenza diffusa. Perché Ambrosini che fino a due anni fa ancora giocava a calcio, si è appropriato di questi codici di racconto immediatamente.

Perché però parliamo solo di ex calciatori?

Al posto di?

Giornalisti formati sulla tattica.

Io penso che l’ex calciatore o ex allenatore abbia un’autorevolezza sul tema tattico ancora superiore a quella che può avere un giornalista. Però, in realtà, è in atto un processo di crescita, perché accanto al “campione” c’è un mediatore che è il giornalista per illustrare il dettaglio tattico. per cui sta crescendo anche una nuova generazione… Poi, a parte il fatto che ci sono comunque giornalisti con una fortissima preparazione scientifica, tattica, oggi è impossibile che un commentatore o telecronista non abbia una competenza al di là di quella del racconto dei precedenti, o del terzino, del difensore eccetera. È una generazione molto più attenta al fenomeno tattico rispetto a quella precedente.

Anche per quanto riguarda lo storytelling non capisco se sia una retorica autoriale, e quindi bisogna essere bravi come Buffa, oppure un linguaggio, una modalità con cui raccontare lo sport in tv e sui giornali?

È una questione di terminologia, c’erano degli straordinari storyteller anche nel passato, anche quando la televisione non esisteva. Anche quando per il racconto sportivo si stava legati al giornale, anche Darwin Pastorin era uno storyteller e continua a esserlo, i suoi pezzi sono storie, storie raccontate bene. Forse oggi l’educazione al racconto comincia prima, per fortuna. Essendosi diffusa questa modalità di racconto del personaggio, o del fenomeno, anche il ragazzo che si avvicina a questo lavoro viene colpito da questo linguaggio e lo fa proprio.

Sono un grande appassionato di documentari, sportivi e non, sia nel formato lungo, tipo i di 30 for 30 di ESPN, ma anche i mix brevi di testo e documentario di Al Jazeera Plus. In Italia ho l’impressione che sia una forma ancora inesplorata.

Sì ma questo riguarda il giornalismo in Italia tutto. Il fatto che il documentario in Italia non sia mai decollato, e questo diventa un bell’obiettivo da porsi. In futuro può cambiare anche grazie al cambiamento dei mezzi, prima per fare un documentario bisognava andare con 4 o 5 persone e molte volte non c’erano i soldi.

La telecronaca invece in che direzione sta andando?

Siamo alla vigilia di un ulteriore cambiamento dove ci sarà una tale presenza del mezzo tecnico durante la telecronaca che non si potrà più dire “Questo aspetto lo vedremo stasera negli approfondimenti”: no, questo aspetto lo vediamo subito. E così cambia proprio il racconto, che non lascia niente di inesplorato, che si esaurisce il più possibile in telecronaca. Per questo è necessaria una preparazione, una conoscenza delle regole e del mezzo tecnico, che prima non c’era.

E dal punto di vista del linguaggio? Del ritmo e delle formule?

Io combatto una guerra da quando faccio questo mestiere contro le frasi fatte e contro la banalizzazione del racconto. Penso che una delle cose che caratterizzano il lavoro giornalistico sia l’originalità del pensiero. È una cosa che va stimolata, ricorrere alle frasi fatte significa che non si ha niente da dire. È un’auto-bocciatura.


(A questo punto facciamo una pausa per pranzo e quando richiamo Corcione ho voglia di tornare sulla questione dell’immagine dei calciatore). Se, come dicevamo prima, non esiste più una distanza privilegiata da cui guardare i calciatori, cosa distingue il lavoro di un giornale da quello di un’agenzia che raccoglie e confeziona informazioni?

Il rapporto tra il giornalista e il suo pubblico. Perché comunque resta il principio di intermediazione, il giornalista è un mediatore tra la notizia e il pubblico. Non deve essere solo colui attraverso cui la notizia parte per essere diffusa, è l’interpretazione della notizia che caratterizza il giornalista. Perché la notizia è di tutti e non è di nessuno, si propaga. Io posso anche avere la più grande esclusiva di questo mondo, nel momento in cui si propaga è di pubblico dominio.

Il tesserino è ancora necessario per considerarsi giornalista?

Io credo che appartenga a una realtà diversa e superata. E che ora bisognerebbe provvedere a una revisione delle vecchie strutture e adattarla alla realtà della professione.

Ad esempio?

L’esame d’accesso. Quando un editore ti fa un contratto, in quel preciso momento la responsabilità di farti entrare nella categoria dei giornalisti se l’assume l’editore, che di mestiere fa proprio questo. Che cosa può dare di più l’esame? Nulla. Non esiste neanche una norma che obblighi l’editore a licenziarti se non hai superato l’esame. Sarebbe ingiusta quella norma, ma legittimerebbe l’esame. Penso che sarebbero molto più produttivi dei corsi di formazione, per integrare il titolo contrattuale (se io ho un contratto per fare quel lavoro) con tutte le norme per che attengono a quel lavoro. Anche deontologiche.

Ha dei consigli da dare e un dovere da ricordare anche a chi ha semplicemente il piacere di scrivere sul proprio blog?

L’ho detto: la caratteristica principale di un giornalista deve essere l’originalità di pensiero. Possedere un pensiero laterale per guardare le cose da un punto di vista laterale che sia assolutamente personale. In quanto ai doveri, invece, l’onestà. È una regola alla quale non si può derogare. Che ci si occupi di sport o di politica, l’onestà è onestà.

“MISTER CONDO’, le interviste di Paolo Condò partono su Sky, dopo la felice stagione in Gazzettatv. Roberto Mancini a nudo, senza contrarietà

condò mancini

(v.zagn.) Paolo Condò, giuliano, classe ’58, è fra i migliori intervistatori italiani. Per 30 anni è piaciuto in Gazzetta dello Sport, sino a gennaio su Gazzettatv, ora su Skysport

Gli allenatori come non li avete mai visti e sentiti. Paolo Condò, grande firma di Sky Sport, unico giornalista italiano a votare per il Pallone d’Oro, intervista i grandi allenatori italiani e racconta la loro storia da una prospettiva inedita e originale, quella dell’uomo, prima che del mister.

La prima puntata  è  dedicata all’allenatore dell’Inter Roberto Mancini, che si racconta attraverso alcune tappe particolarmente significative della sua vita. Da Jesi a Bologna, da Genova a Roma, da Manchester al suo ritorno a Milano.

Un racconto non solo professionale, ma soprattutto umano, supportato dalle illustrazioni a fumetti (di Giuseppe Ferrario), dalle tavole grafiche (di Andrea Gilardi) e realizzato all’interno della suggestiva cornice del Planetario di Milano.

Appuntamento domani, venerdì 19 febbraio, alle ore 23.30, Sky Sport 1 HD e Sky Calcio 1 HD, dopo il post partita di Bologna-Juventus.

L’intervista integrale a Mancini è già disponibile in anteprima su Sky On Demand, nella sezione “Scelti per te”.

E’ sempre possibile commentare le puntate sulla pagina Facebook di Sky Sport e su Twitter con l’hashtag  #SkyMisterCondò

 

Da Jesi a Bologna a 13 anni.

“Il ricordo è ancora abbastanza limpido. La voglia di alzare il braccio, la voglia di prendere i gettoni tutte le sere per chiamare a casa, perché non bastava un gettone, ne servivano sette o otto”.

Di giorno era bello perché c’era il campo, c’erano i compagni, giocare nelle giovanili di una squadra professionistica era il sogno di tutti i ragazzi. Io avevo avuto quella fortuna, quindi il giorno passava bene, la sera un po’ meno perché eravamo in un convitto a Casteldebole, dove spesso c’era la nebbia e abitavamo con altri ragazzi più grandi di noi”

Saresti rimasto volentieri al Bologna dopo la prima stagione e la retrocessione?

Volevo rimanere a Bologna, sarei voluto rimanere a Bologna, perché mi trovavo bene con le persone, con i bolognesi, stavo benissimo. Non avrei mai pensato di lasciare, però, retrocedemmo in B quell’anno lì e il Bologna aveva bisogno di fare cassa e c’erano diverse offerte.

Gli anni di Genova, alla Sampdoria, sono stati i più belli della tua vita?

Eh, si! Nella sfortuna di lasciare Bologna, dov’ero cresciuto calcisticamente, sono andato a Genova e ho trovato un’altra famiglia, praticamente, tutti ragazzi giovani, un grande presidente come Mantovani, un grande direttore sportivo come Paolo Borea, una famiglia vera. Sicuramente, sono stati gli anni più belli di gioventù. Noi vivevamo in simbiosi praticamente 24 ore al giorno.

Sulla Coppa Campioni persa nel 1992 in finale contro il Barcellona

Quell’anno eravamo molto concentrati sulla Coppa dei Campioni, qualcosa di anche troppo grande, forse. Però, volevamo provare ad arrivare fino in fondo e arrivammo alla finale. Sapevamo che era l’unica chance che avremmo avuto, sapevamo che, probabilmente, dopo quella partita sarebbero cambiate tante cose.

Che tipo di esperienza è stata la Lazio?

Furono tre anni bellissimi, perché cambiai città dopo 15 anni e andai in una città totalmente diversa da Genova dove, all’inizio, era impossibile viverci per uno che arriva da Nervi, era un caos totale. Pero, dopo uno si abitua e ci vive bene. Poi, perché la Lazio stava costruendo una squadra molto forte, che voleva vincere, il presidente Cragnotti fece degli investimenti enormi per quella squadra e alla fine furono tre anni importanti, pieni di vittorie e straordinari, forse i  più belli della Lazio, insieme allo scudetto di Maestrelli. Forse ha vinto anche poco per la qualità dei giocatori che aveva.

Com’è stata la chiusura della tua carriera? Hai avuto anche un breve periodo in Inghilterra, al Leicester

Prima di iniziare a fare l’allenatore.

La sensazione era che tu non soffrivi questa fine di carriera, perché eri ansioso di cominciare una nuova carriera, quella di allenatore; è così?

Si, perché ero stanco, sinceramente. Dopo che vincemmo lo scudetto e la Coppa Italia, ero un po’ stanco Mi piaceva l’idea di iniziare presto a fare l’allenatore e mi dette la possibilità di iniziare con lui (Sven-Göran Eriksson, ndr) subito come secondo a fare esperienza. Quell’anno fu un anno un po’ particolare, perché Eriksson venne esonerato a gennaio, aveva già un accordo con l nazionale inglese per l’anno successivo e le cose non andavano benissimo, nonostante la squadra molto forte. Pensavo che Cragnotti mi potesse dare la squadra, forse un po’ esagerando, perché ero abbastanza giovane. Poi, però, venne Zoff e io andai via. Eriksson mi chiamò e mi disse che c’era il suo secondo, che allenava anche il Leicester, che gli chiese se mi avrebbe fatto piacere giocare un po’ con loro. Io non facevo niente e sono andato lì, un mese a Leicester. Fu un’esperienza abbastanza breve, perché, poi, arrivò la Fiorentina, Cecchi Gori.

E cominciò un’altra storia

Si, cominciò un’altra storia, purtroppo. Purtroppo si, perché fare il giocatore forse è meglio, è più divertente.

Hai dei rimpianti su Adriano?

Adriano fa parte di quella schiera di giocatori che potevano fare tantissimo, ma che alla fine hanno fatto poco, per colpa loro. È un peccato, perché è un bravo ragazzo e, otre ad essere un bravo ragazzo, aveva delle qualità fisiche, più che tecniche. Aveva bisogno di essere sempre in condizione, fare una vita d’atleta. Giocatori come lui hanno bisogno di essere professionisti al massimo. Purtroppo, su questo lui ha peccato un po’ ed è stato un grande dispiacere. Io, come tutto noi, facemmo a quel tempo qualsiasi cosa per dargli una mano.

Nel 2008 lo scudetto arriva a Parma, in un momento di fortissima difficoltà tua personale

Per tutta una serie di cose, dopo Liverpool e robe varie.

La società aveva già deciso di cambiare allenatore

Io non lo sapevo.

A Parma ci fu una tua gioia mentre segnava Ibrahimovic rivolta in maniera molto polemica verso la tribuna

No, no, era perché  eravamo molto sotto pressione, noi eravamo molto avanti, la Roma aveva recuperato molti punti e noi era da settimane che giocavamo senza il nostro miglior giocatore che era Ibrahimovic e, quindi, eravamo un po’ sotto pressione e trovarsi all’ultima giornata a giocarsi una partita così importante contro il Parma che stava retrocedendo  e con la Roma che aveva recuperato molto, fortunatamente decidemmo di portare Ibrahimovic in panchina e usarlo nell’ultima mezz’ora. Soprattutto per la tensione che si era creata nelle ultime settimane.

Sul successivo esonero

Dopo aver vinto lo scudetto, essere andato in finale di Coppa Italia, avevamo fatto un buon lavoro, però, le cose poi finiscono, le persone si possono dividere, ma la civiltà è importante.

Il ritorno in Italia dopo l’esperienza in Inghilterra con il Manchester City ed è subito litigio con gli arbitri

Torni in Italia per fare l’allenatore per un anno, rientri nel clima e o fai finta di niente, oppure… Però, l’Inghilterra sicuramente aiuta, perché in Inghilterra si vive la partita in un altro modo. Uno non sa mai chi è l’arbitro e non se ne preoccupa più di tanto, i giornali non scrivono sull’arbitro, le trasmissioni non parlano dell’arbitro e, quindi, nessun giocatore si preoccupa di questo. Questo sicuramente aiuta e credo che gli arbitri abbiamo un altro atteggiamento, che aiuta, perché non è vero che i giocatori in Inghilterra sono bravi e non dicono mai niente all’arbitro.

Hai la sensazione che il calcio moderno sia ben rappresentato da una figura come quella di Thohir?

Si. Io credo che se le squadre italiane avessero presidenti come Thohir, il calcio italiano potrebbe migliorare molto e tornare ai livelli di una volta. Oggi è difficile per un imprenditore italiano poter fare come ha fatto Moratti per anni, investire tanti soldi  non è una cosa semplice. Per anni il campionato italiano è stato il più bello e deve tornare ad essere il più bello.

Sei tornato all’Inter anche perché  un po’ di rugava che nell’immaginario degli interisti di questi anni fosse Mourinho il grande benefattore

Ha vinto la Coppa dei Campioni, quindi. Sicuramente, ha fatto meglio di me.

Però, tu sei quello che ha ricominciato a vincere per l’Inter

Poi, bisogna essere anche fortunati, beccare la squadra giusta al momento giusto.

Dybala è un tuo rimpianto? C’hai provato?

C’abbiamo provato, ci siamo stati dietro, però, dopo, si sa nelle trattative non è che uno riesce a prendere tutti. Però, Dybala diventerà un campione.

Kondogbia diventerà un campione?

Si, diventerà un grande.

Ti piacerebbe allenare la Nazionale come rivincita per quello che non hai avuto da giocatore in maglia azzurra? Sarebbe la rivincita perfetta

Si, si, per vincere qualcosa si. È chiaro che la Nazionale per un allenatore, dopo tanti club, può essere la cosa più bella. Poi, allenare la Nazionale Italiana credo sia bello per tutti, è un grande onore, può capitare, può non capitare, non lo so. Poi, nel calcio, magari sei libero in quel momento è capita, se no resta difficile. Vediamo quello che accadrà.

Sei così giovane

Siamo giovani, esatto.

Sky Sport. Da Natale all’Epifania un calendario ricco: boxing day, la giornata di calcio inglese, la serie B, l’Nba, Buffa e Tranquillo

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La stagione più esclusiva di sempre di Sky non si ferma nemmeno durante le feste di Natale: tra il 24 dicembre e il 6 gennaio, sui canali Sky Sport e Calcio, infatti, almeno un appuntamento live al giorno, per un totale di oltre 210 ore di eventi in diretta, tra calcio, basket, tennis e sport americani. Ma già stasera da non perdere il Monday Night di Premier League Arsenal-Manchester City (ore 20.55 su Fox Sports HD).

CALCIO – Si chiude il giorno della vigilia la 20^giornata di Serie B (che scatta domani, martedì 22 dicembre), con il posticipo Salernitana-Cagliari; squadre in campo anche il 27 dicembre per l’esclusivo Serie B Day, che scatta alle 12.30 con Latina-Pescara. Come da tradizione, a Santo Stefano il regalo arriva dalla Premier League con il Boxing Day su Fox Sports HD: 6 i match in onda solo su Sky, da Stoke City-Manchester Utd delle 13.45 a Southampton-Arsenal delle 20.45. Il calcio inglese torna in campo anche il 28 dicembre sempre su Fox Sports HD: alle 16 e alle 18.30 da non perdere il doppio appuntamento esclusivo con Diretta Gol Premier League (con anche Manchester Utd-Chelsea). La 19^giornata in Inghilterra prosegue il 29/12 con Leicester-Manchester City e il 30/12 con Sunderland-Liverpool. Il 2015 del pallone si chiude tra il 30 e il 31 dicembre con la Liga e 10 partite in diretta su Sky. Nel 2016 si riparte ancora con il calcio inglese e spagnolo: tra sabato 2 e lunedì 4 gennaio, altri 6 match di Premier e 10 di Liga (tra cui il derby di Barcellona). Nelle feste, anche “House of Football” non conosce soste: doppia puntata con Paolo Di Canio e i suoi ospiti il 28/12 e il 4/1. All’Epifania torna anche la Serie A, con gli incontri della 18^ giornata, tutta live solo su Sky, e gli approfondimenti dedicati, tra cui Sky Calcio Show, con Alessandro Bonan.

BASKETChristmas Day sotto canestro su Sky: la sera di Natale, alle 23 sul parquet della Oracle Arena di Oakland e in diretta su Sky Sport 1 HD, i campioni dell’anello 2015, i Golden State Warriors,  ospitano i Cavaliers di Cleveland, nel remake delle Finals della passata stagione. Commento di Flavio Tranquillo e Davide Pessina (studio pre partita dalle 22.30). Non solo la sfida tra Steph Curry e LeBron James, Sky ha pensato a un altro regalo davvero speciale per gli appassionati di basket: alle 21 sempre su Sky Sport 1 HD, “Buffa & Tranquillo – The Reunion”: lo storyteller e la voce del basket di Sky si riuniscono dopo più di due anni dall’ultima telecronaca insieme. Il racconto di un’amicizia che dura da una vita, cresciuta insieme con la passione per il Gioco: la pallacanestro. We Love This Game è anche un viaggio lungo almeno tre decenni di storie di NBA e dei suoi campioni. Le stelle americane sono in campo e live su Sky anche il 26, il 27, il 29 e il 31 dicembre: a festeggiare l’arrivo del 2016, infatti, il match in programma a Houston tra i Rockets e gli Warriors (all’1 su Sky Sport 2 HD). Palla a spicchi in campo per tutte le feste anche con la Serie A Beko (26 e 28 dicembre su Sky Sport) e con le Top 16 di Eurolega (il 29 e 30 dicembre su Fox Sports HD).

MOTORI – Il 2015 della moto e della F1 tutto d’un fiato. Anche per le feste di Natale, Sky Sport MotoGP HD (208) e Sky Sport F1 HD (207) regalano emozioni con tanti speciali sulla stagione dei motori appena conclusa. Il giorno della Vigilia, alle 19.30, da non perdere “Rossi racconta Rossi”: l’intervista di Guido Meda al papà di Valentino, Graziano Rossi, che spiega in un racconto privato, ironico e profondo il legame con il figlio. Per la F1, il giorno di Natale alle 21 in onda “Il film della stagione” a cura di Giovanni Bruno.

ALTRI SPORT –  Non solo calcio e basket, su Sky anche il tennis con il  Mubadala World Tennis Championship: dal 31 dicembre al 2 gennaio, in campo a Dubai alcuni fra i più forti tennisti del mondo, tra cui Nadal e Wawrinka (diretta Sky Sport 1 HD e Sky Sport 2 HD). E per entrare ancora di più nell’atmosfera natalizia, dal 27 dicembre al 3 gennaio su Fox Sports HD anche la Coppa del Mondo PDC di freccette. I match di NHL, quelli del college basketball e le partite di NFL, con il fascino del commento in lingua originale, completano un’offerta unica nel suo genere per gli appassionati degli sport americani.

CALCIOMERCATO – E dal 4 gennaio, poi, da non perdere tutte le notizie di mercato all’interno di Speciale Calciomercato con Alessandro Bonan e Gianluca Di Marzio.

Sky. “I SIGNORI DEL CALCIO”: PAOLO MALDINI: “Leonardo, Allegri, Seedorf e Barbara Berlusconi mi volevano coinvolgere. Accetto solo se posso decidere con la mia testa”.

PaoloMaldini
Paolo Maldini

Stasera alle ore 24.15 su Sky Sport 1 HD e Sky Calcio 1 HD, torna l’appuntamento con “I Signori del Calcio”. Protagonista della puntata Paolo Maldini.

L’ex  Capitano del Milan si è raccontato in una lunga intervista esclusiva realizzata da Giorgio Porrà, che verrà riproposta domenica 6 dicembre alle ore 19.45, sempre su Sky Sport 1 HD e Sky Calcio 1 HD, all’interno del programma  “L’Uomo della Domenica”. Seguono alcuni passaggi chiave dell’intervista a Maldini.

Sul rientro in società

Io ho la mia vita e sto bene così. Ma spesso mi chiamano. Mi ha chiamato Leonardo, poi Allegri, Seedorf e infine Barbara Berlusconi. Loro mi coinvolgono, ma ogni volta dico la stessa cosa: se posso ridare qualcosa a una società che mi ha dato tanto, lo faccio volentieri. Ma voglio decidere con la mia testa. E questa sembra una cosa complicata o che possa creare scompiglio.

Berlusconi

Il Presidente Berlusconi ha fatto altre scelte. L’ho visto in occasione della mia ultima partita, è da allora che non lo sento. Non mi sono mai sentito così vicino al rientro in società. So benissimo che è lui la persona che decide, e non avendolo mai sentito negli ultimi sei anni…

Il Milan di oggi

Se vuoi tornare a essere grande ci vuole un percorso, ci vogliono delle idee. Ci vuole gente che sappia di calcio e in questo momento al Milan è quello che manca. Considero Galliani un grandissimo dirigente ma probabilmente dove lui è un po’ carente è nella zona calcistica: nel decidere e nel valutare i giocatori. Lì dovrebbe essere affiancato.

E quello di ieri

Noi abbiamo vinto perché eravamo una grande squadra. C’era dietro una società con un progetto ambizioso e c’era il rispetto del ruolo. Il doppio AD non mi piace. E’ vero che sono nato nel Milan ma la cosa più importante che sono riuscito a raggiungere nella mia vita è l’indipendenza di pensiero. So benissimo che è molto più facile dire alle persone a cui vuoi bene che sono brave e belle, ma è molto più utile dire le cose come stanno. La mia posizione critica nei confronti del Milan è solamente un atto d’amore perché verso questa società provo ancora molto amore.

Mihajlovic

Non è facile arrivare in una squadra come il Milan, con un passato così glorioso. Milanello, San Siro, il Milan, pesano. Per i giocatori, per gli allenatori, per tutti. Non condividevo l’idea di prendere due esordienti in un momento delicato come quello degli anni scorsi. Trovo siano state scelte azzardate. Anche se poi Seedorf ebbe dei risultati incredibili. Però c’è bisogno di un elemento di rottura. E Mihajlovic lo è.

Il mio impegno nel calcio

Prima dell’ultima elezione mi è stato chiesto di entrare nella Fifa. È un ruolo molto politico. Da solo non lo farei. Infantino ha chiesto il mio appoggio. Vorrebbe coinvolgere diversi ex calciatori. Vedremo. Ma non mi candiderei mai da solo.

Ferrari. Il team principal Maurizio Arrivabene: “10 e lode a tutta la squadra”.

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Maurizio Arrivabene

L’intervista di Sky Sport F1 HD a Maurizio Arrivabene (Team Principal Ferrari), nel post gara del Gran Premio di Abu Dhabi.

 Se ci fosse un quarto gradino del podio, Sebastian se lo meriterebbe?

Se lo merita tutta la squadra, che durante questo anno è salita molte volte sul podio e ha risalito la china facendo dei gradini che, assicuro, non sono stati facili. La Mercedes ha meritato di vincere, noi abbiamo fatto il secondo nei costruttori e il terzo e quarto nei piloti, quindi Kimi ha passato Bottas. Complimenti a tutti.

Che voto daresti a questa squadra?

10 e lode per tutta la squadra. Veramente, lo penso sul serio. Adesso siamo una squadra.

Cosa ti aspetti dal 2016?

Ognuno deve porsi degli obiettivi, non dobbiamo porci quello di essere secondi, ovviamente. Dobbiamo porci l’obiettivo di essere davanti alle Mercedes. Siamo persone serie, dei professionisti, ed è quello che dobbiamo fare. Non è detto che ci riusciremo, ma faremo di tutto per raggiungerlo.

Sky, “SARANNO SIGNORI DEL CALCIO”. Stasera alle 24,15 c’è Berardi (Sassuolo): “Preferisco Messi a Cristiano Ronaldo”

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Domani, sabato 7 novembre, alle ore 24.15 su Sky Sport 1 HD e Sky Calcio 1 HD, nuovo appuntamento con “Saranno Signori del Calcio”; protagonista l’attaccante del Sassuolo Domenico Berardi. 

Ti hanno cercato squadre importanti

Mi fa piacere avere così tante squadre, mi lusinga. Come ho detto, io devo cercare ancora di fare bene qui a Sassuolo, questa società mi ha dato tanto e sto facendo in modo di ripagarla. Sicuramente ogni calciatore cerca di ambire a una grande squadra. Io lavoro tutti i giorni per, magari, realizzare questo sogno di poter andare a giocare in una grande squadra. A me piace un sacco il campionato spagnolo, lì si fa tanto gioco e a me piace molto giocar la palla. Quindi, il campionato che mi piace di più è quello lì.

Su Di Francesco

Mi ha insegnato tante cose, sicuramente mi ha dato molto nel lavoro. Diciamo che lui parla ai propri giocatori, mi ha sempre parlato, mi ha sempre detto le cose che andavano bene e le cose che andavano male. Per questo devo ringraziarlo molto.

Sul sogno azzurro

La maglia azzurra, per chi fa questo mestiere, diciamo che è il gradino più alto su cui si può arrivare. Se chiedi a un bambino anche lui ti risponde che il sogno è arrivare un giorno a vestire la maglia della nazionale maggiore. Sicuramente andare a un europeo è un sogno che hanno tutti i bambini e chi fa questo mestiere. Sicuramente, sarà il mio sogno, fare un giorno l’europeo.

Messi e il tridente dei sogni

Mi piacciono entrambi, Sia Messi che Ronaldo, ma mi piace di più Messi perché lui fa delle robe, dei dribbling, parte da centrocampo, palla al piede e arriva in porta e fa gol. Mi piace più lui di Cristiano Ronaldo solo per questo. Sinceramente non mi è mai balenata l’idea di andare a giocare a Barcellona. Magari andare lì, allenarmi con lui sarebbe la cosa più bella che potessi vivere, andar li e stare con Messi, fare allenamento tutti i giorni con Messi è la cosa più bella che ti può capitare nella vita. Il tridente Messi, Berardi, Neymar non è un brutto tridente e chi incontra un tridente così deve mettersi un po’ paura.