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Il Gazzettino, tennis. All’Us Open, Roberta Vinci resiste un set: un tendine, la schiena e la Kerber hanno la meglio. Quel game omaggiato per errore dal giudice di sedia

Vanni Zagnoli

Niente semifinale per Roberta Vinci, agli Us Open. La tarantina avanza nel primo set per 5-4 per subire 9 games di fila. Si arrende dunque ai vantaggi nel parziale di avvio, dopo essere stata a due punti dall’1-0. Sul 30 pari, lo scambio è lungo e guidato dalla pugliese, Angelique Kerber è brava ad aggiudicarselo, rovesciando il match. Per tre volte Vinci aveva conquistato un break, ma in ogni occasione perde subito il servizio.

Lunedì si era allenata appena un quarto d’ora e senza palla, per la tendinite alla gamba sinistra e i problemi alla schiena, perciò proprio da sinistra gioca sempre il rovescio. Sullo 5-6 e 0-40, addirittura le viene sanzionato un fallo di piede al servizio, il replay dà comunque ragione al giudice di linea.

All’inizio del secondo set, Roby concede 9 punti di seguito. Sullo 0-5 ha un sussulto e almeno porta un gioco ai vantaggi. Azzecca una volèe, confermandosi la più spettacolare del circuito nel colpo sottorete. Dal fondo è imprecisa, si arrende alla bellissima Angelica, vincitrice dell’Australian Open e semifinalista a Flushing Meadows già nel 2011: è numero 2 al mondo, può scalzare Serena Williams dal vertice. “Mi è servita molta forza d’animo – spiega la tedesca -, per chiudere il primo set”. Durato 55’, con una guerra palla su palla e bei colpi reciproci. Nelle ultime 5 edizioni, solo una volta Vinci ha mancato la qualificazione ai quarti, a 33 anni poteva bissare la finale della scorsa edizione, persa contro Flavia Pennetta, ma si arena contro la tranquillità di Kerber, nervosa solo per 9 games. Sino a ieri Vinci aveva concesso appena un set, meritava il primo, in cui è stata superiore alle previsioni, anche nel dritto. Il giudice di sedia quasi si intenerisce e alla fine declama il punteggio regalandole un game, nel secondo set, incappando in un errore inconsueto. Ora Robertina uscirà dalla top ten Wta, per attestarsi sul 15° posto. Torna in Italia per curarsi e a fine anno deciderà se continuare. Gli appassionati sperano che sia longeva quanto Francesca Schiavone, ancora in campo a 36 anni.

QUARTI. Vinci-KERBER 0-2: 5-7, 0-6. Stasera (Eurosport): S. Williams (Usa)-Halep (Romania), Konjuh (Croazia)-Pliskova (Cechia).

Maschi. Alle 18, Nishikori (Giappone)-Murray (Gran Bretagna), all’1 Del Potro (Argentina)-Wawrinka (Svizzera).

A cura di Valmore Fornaroli

Tennis. Vinci e Lorenzi agli Us Open, racchette educate e al vertice da ultratrentenni: il talento di Roberta, per la 4^ volta fra le migliori 8 in 5; l’abnegazione di Paolo, nuovo numero 1 italiano

Roberta Vinci ha 33 anni
Roberta Vinci ha 33 anni

di Valmore Fornaroli, da un’idea di Vanni Zagnoli

Vinci (nella foto) e Lorenzi, due volti del tennis italiano così simili e così diversi.
I protagonisti dell’US Open in corso sono persone normali, in campo hanno sempre un atteggiamento rispettoso nei confronti di spettatori, arbitro ed avversari; sono esplosi tardi ad alti livelli, ma resistono.

Lorenzi sarà lunedì il numero uno italiano nella classifica ATP. Sconfitto al terzo da Murray dopo aver giocato una partita a tratti eroica per la resistenza ai colpi dello scozzese e per la quantità di chilometri percorsi tra recuperi e palleggi infiniti, il romano residente a Siena a 34 anni sta giocando la sua miglior stagione nel circuito.
Non un predestinato, ha costruito e migliorato il suo tennis fino a colmare le lacune più evidenti come un servizio troppo remissivo a dimostrazione che i fuoriclasse nascono una volta ogni tanto, ma i buoni giocatori si costruscono.

Discorso differente per Roberta Vinci: anche lei personaggio attraverso i fatti e uscita alla ribalta non più giovanissima, ha un talento immenso ed  un gioco quasi da racchetta di legno; colpi di delicatezza e tattica che non si vedono ormai più oscurati da fucilate sempre più vigorose di tenniste molto atletiche.
Qualificata per i quarti per la quarta volta negli ultimi cinque anni, meritava già lo scorso anno di portare a casa lo slam USA dopo aver battuto i semifinale una Venus Williams lanciata alla conquista del Grande Slam.

Per la talentuosa Roberta un posto tra le grandi sportive d’Italia è d’obbligo.

Rivista Undici, Francesco Paolo Giordano. Flavia Pennetta e oltre: lunga rincorsa, tra delusioni e l’incessante ricerca di un equilibrio

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(v.zagn.) Francesco Paolo Giordano, classe ’89, pugliese, è un grande narratore. Ha debuttato due anni e mezzo fa a Libero, con uno stage. Ha talento, valorizzato da Fabrizio Biasin su Libero e da Giuseppe De Bellis sulle cronache italiane de Il Giornale e su Rivista Undici. Entrambi sono pugliesi e amano la bella scrittura.

Di Francesco Paolo Giordano

http://www.rivistaundici.com/2015/09/10/flavia-pennetta-e-oltre/

La vita di Flavia Pennetta è tutta in quella fuga negli spogliatoi dopo il primo set, perso 6-3 contro Maria Sharapova. «Sentivo tanto le aspettative e mi sono fatta sopraffare. Sono dovuta uscire dal campo, mi sono sfogata e ho ripreso il controllo di me stessa». Era il 18 marzo, ottavi di Indian Wells. Semplificando: c’è una vecchia e una nuova Pennetta. In quell’attimo, la vecchia Flavia era ritornata, in qualche modo: la ragazzina che urta i suoi obiettivi e li fa rompere in mille pezzi. Toccava all’altra, la nuova, decidere cosa fare di quel passato che ritornava di colpo. A 33 anni, si può, si deve. Quando la Pennetta si ripresenta contro Sharapova, non è più quella del primo set: non ha più paura, eleva il livello del suo gioco e non fallisce gli appuntamenti cruciali del match. Domina l’avversaria, la scoraggia punto dopo punto. Chiude la partita. Vince.

Spesso si è parlato di “rinascita” di Flavia Pennetta, se ne parlerà ancora ora che la brindisina è in semifinale agli Us Open, traguardo raggiunto anche nel 2013. Ha già compiuto un percorso notevole, buttando fuori Sam Stosur, che sul cemento americano si impose nel 2011, e Petra Kvitova, due volte campionessa di Wimbledon. Adesso insegue la prima finale Slam in singolare della sua carriera, e a 33 anni non è una questione scontata, quando le tue avversarie hanno dieci, persino quindici, anni meno di te. «We are old, I know – I mean, old for tennis», vecchia per il tennis,ammette Flavia. «But for life we are young». Giovane per la vita, perché in tutta la parabola di Pennetta il percorso sportivo e quello personale procedono di pari passo, molto di più rispetto alla media dei colleghi. Così la second life tennistica di Flavia si interpreta come un prolungamento di una second life privata. In mezzo alla vecchia e alla nuova Pennetta c’è una linea di confine: una corsa metaforica verso lo spogliatoio della sua vita, a rimuginare sulle paure e sulle delusioni. Prima di tornare in campo.

La vittoria nei quarti di Flushing Meadows contro Petra Kvitova.

Nel 2012, la sua carriera rischia di arenarsi, forse di concludersi, schiacciata sotto il peso di troppi punti interrogativi. Per tutto l’anno, Flavia era stata tormentata da dolori al polso destro, tanto che ad agosto fu costretta a sottoporsi a un intervento. Lontano dal campo per settimane, mesi, una lunga discesa che la trascina nelle profondità del ranking. Un numero che vale per tutti: 166. «Se non torno subito tra le prime cento, smetto», prometteva Flavia, e tutto faceva intendere che dicesse sul serio.

Dietro quell’accenno di resa, c’era molto di più del semplice timore di non competere più ad alti livelli. A un certo punto, le delusioni le piombavano addosso una dietro l’altra. Come se a lanciarle fosse una macchina spara-palline, il “drago”, come lo chiama Agassi. Nel 2007, la brindisina si reca a Bastad, per fare una sorpresa al suo fidanzato Carlos Moyá, anche lui tennista. Lo scopre con un’altra, e tanto basta per farla precipitare in uno stato catalettico. «Il pensiero mi consumava come un’erbaccia. La gente provava pietà per me e io non riuscivo a difendermi neanche da questo. Era come se avessi perso il “gusto” delle cose. Cercavo di anestetizzarmi nei confronti della vita, per non avvertire dolore. Non sentivo neanche quello fisico. Un esempio stupido: persino quando facevo la ceretta, non sentivo niente». Flavia ci rimase talmente male da perdere dieci chili. Pochi mesi dopo, nel 2008, la morte dell’amico Federico Luzzi fu un altro colpo terribile: «Era il mio fratello maggiore». Fino al 2012, l’anno dei tormenti al polso, con un altro amaro di contorno, il ritiro dal circuito della grande amica Gisela Dulko, con cui l’anno prima aveva vinto il primo Slam della sua carriera, il doppio agli Australian Open.

«CERCAVO DI ANESTETIZZARMI NEI CONFRONTI DELLA VITA, PER NON AVVERTIRE DOLORE»

A questo punto Flavia scappa. Scappa da qualcosa che la insegue, e non la gratifica. «Per Carlos mi sono allontanata dall’Italia, dalla mia famiglia, dai miei amici. La mia passione è stata lui, mi sono data totalmente, e ho perso l’equilibrio. Devo ritrovarlo. Devo ripartire da lì. Sono senza fidanzato, senza casa, senza sogni, senza progetti». Va a New York. Gli States. «Vado in America a riprendermi la mia vita». Sarà davvero il territorio della sua “rinascita”: le semifinali degli Us Open, ma anche il torneo di Indian Wells vinto nel 2014, il più importante della sua carriera. «It’s up to you, New York». In un anno Flavia passa dalle retrovie del ranking fino al numero 31. È tornata diversa: «Da giovane, vivevo le partite con troppa ansia. Adesso voglio godermi la vita e divertirmi, anche in campo». E si vede: Flavia non stecca più nei momenti decisivi. Fino a due anni prima diceva: «In campo mi sento una meteora, mentalmente reggo fino a un certo punto». Ora è proprio la forza mentale, unita al talento, a fare la differenza con le avversarie. Ha una tranquillità che prima non era in grado di abbracciare: è coinvolta, non condizionata dal gioco. Dice: «Guardo le cose da un’altra prospettiva».

2015 U.S. Open - Day 8

Oggi ha un nuovo amore, Fabio Fognini, e un nuovo coach, lo spagnolo Salva Navarro. «Dirò la verità, non avrei mai pensato di tornare ad alti livelli». Di colpo, tutto si è alleggerito, anche certi pensieri che gravitano stabilmente nelle teste degli atleti: «Ho pensato di ritirarmi tante volte durante la carriera. Arriverà un momento in cui mi fermerò, ma non so dire quando».

Tennis. La più grande impresa nella storia è di Roberta Vinci, impedisce il grande slam a Serena Williams. E’ la prima finale tutta italiana in uno dei 4 super tornei

Roberta Vinci è in finale, con Flavia Pennetta
Roberta Vinci è in finale, con Flavia Pennetta

E’ il momento più alto nella storia del tennis italiano, due azzurre in finale, in un torneo del grande slam. A Flushing Meadows accade qualcosa di impensabile, Roberta Vinci batte Serena Williams, la ferma alla penultima vittoria, impedendole di completare il grande slam.

E’ qualcosa di incredibile, per lo sport nostrano, vedere una ragazza normalissima, filiforme, superare quella montagna di muscoli, terribilmente potente al servizio fa sentire meno diversi.

Serena ha provato la paura di perdere e ha perso, lo dicono il ct della Fed. Cup Corrado Barazzutti e l’ex ct Adriano Panatta.

Serena è in evidente sovrappeso, ma proprio quella è la sua forza. A un certo punto gioca da ferma, come paralizzata.

Roberta è continua, tiene botta, risponde agli attacchi con grazia e convinzione.

Nel terzo set se la prende con il pubblico: “Un po’ anche per me, c…”. Già, ha ragione. E’ troppo facile fare il tifo per chi gioca in casa e ha battuto ogni record, escluso il grande slam della tedesca Steffi Graf.

Poi da ragazza meridionale conquista tutti, nell’intervista sul campo. Dapprima la rimanda, non se la sente, l’emozione è troppa. Occhieggia, si comporta da italiana scanzonata, fa smorfie.

Il derby di finale è stasera, dalle 21, pioggia permettendo.

Adesso ci si può dividere, tra la bellezza di Flavia Pennetta e la classe di Roberta Vinci.

 

Tennis. Abbiamo due sorelle d’Italia, Roberta Vinci e Flavia Pennetta in semifinale agli Us Open. Peccato che Serena Williams sia lanciatissima verso il grande slam.

Roberta Vinci è alla prima semifinale in uno slam
Roberta Vinci è alla prima semifinale in uno slam

Vanni Zagnoli
Due italiane in semifinale in un torneo del grande slam, non era mai successo. Entrambe sono ultratrentenni e pugliesi, Roberta Vinci ha 32 anni e mezzo, da 43^ al mondo affronta nel pomeriggio di oggi Serena Williams, che nel derby con la sorella Venus si è imposta per 6-2, 1-6, 6-3. La minore delle sorelle americane è a due successi dal grande slam, centrato nell’88 dalla tedesca Steffi Graf.

Il pronostico è impossibile, per Vinci l’impresa sarebbe anche solo portare a casa un set.

Ieri sera all’Us open è passata anche Flavia Pennetta, 33 anni, capace di battere la numero 5 del tabellone Petra Kvitova per 4-6, 6-4, 6-2.

La brindisina è numero 26 e a Flushing Meadows è alla seconda semifinale: approfitta dei 52 errori non forzati della ceca, che aveva iniziato con personalità. Dal 3 pari, nel secondo parziale, la supremazia è di Pennetta, al 4° successo in 7 incontri con la ex numero 2 del mondo. Crollata dal 2-1 e 0-30, nell’ultimo set.

Kvitova vinse Wimbledon nel 2011 e nel 2014, stavolata Flavia ha mostrato capacità di reagire, nel primo set sembrava apatica, dà spesso quella sensazione, con il suo tennis di classe, controllato.

“Ha inciso il calo finale dell’avversaria – racconta -, io ho cercato di concentrarmi al massimo nel tentativo di vincere”.

Flavia ha la possibilità di raggiungere la prima finale della carriera, in un torneo dello slam. Attende la vincitrice del confronto tra Victoria Azarenka e Halep, fermato sull’1-1. La bielorussa è avanti 2-1 nel terzo set, adesso il match è fermo per pioggia.

Flavia e Roberta hanno fatto grande il tennis italiano in questo millennio, assieme a Sara Errani e a Francesca Schiavone. La Schiavo ha vinto Roland Garros, Pennetta e Vinci probabilmente non ci riusciranno, solo perchè di mezzo c’è Serena Williams.