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Puzzolo. Il libro di Icardi è un falso problema. Serve un uomo forte a dirigere. Il vicepresidente Zanetti quanto conta? Il ds Ausilio guida una Ferrari, senza patente. Zagnoli: “Ausilio ormai è navigato. Il problema sono i procuratori”

Puzzolo con la moglie

Mauro Icardi, Inter. Sarà ancora capitano?
Mauro Icardi, Inter. Sarà ancora capitano?

Se i problemi l’Inter spera di risolverli togliendo la fascia ad Icardi, e’ il chiaro esempio di come non risolverli i problemi.

Ora l’Inter ha una società economicamente molto forte, e lo sarà ancora di più, tolti i paletti del fair play finanziario, ma al vertice dell’Inter non c’è una personalità forte, carismatica, capace di dirigere una società di questo livello.

Zanetti non si capisce se ha solo un potere rappresentativo o reale.

L’area tecnica affidata ad Ausilio che in vita sua ha sempre fatto solo il secondo, che ha dimostrato di essere bravo con i giovani, ma non ha certo l’autorevolezza per essere ascoltato da unospogliatoio di grandi giocatori.

Ausilio, non a caso, e’ il primo responsabile della gaffe sorta con il caso Icardi.

Ma come puoi andare alla presentazione del libro del tuo giocatore, quindi di fatto dando l’egida di tutto ciò della società, e non ti sei preoccupato di leggerlo così da non sapere che sarebbe stato un clamoroso autogol per le accuse contro i tuoi stessi tifosi?

Certo Icardi in queste cose e’ leggero, la sua vita privata, il,suo gossip, i social, spesso,  lo hanno portato fuori del seminato, ma tu Società, hai il dovere di vigilare, se un giocatore scrive simili cose nel suo libro, tu devi imtervenire, o perlomeno, dissociarti.

Moggi era quello che era, ma in società nessuno poteva muoversi a suo piacimento, lui controllava tutto, compreso i biglietti omaggio.

Trope volte all’Inter c’è questo senso di … assenza…, chi ha scelto De Boer? Chi mette in vendita Santon venduto a bene tre squadre, ripudiato per problemi fisici e oggi titolarissimo nell’Inter?

E la gestione del caso Brozovic vi sembra fatta bene?

Meno male che il prossimo anno arriverà il cholo Simeone e che sistemerà diverse cose.

Vanni Puzzolo

(v.zagn.) Il parere di Vanni è sempre illuminante, tantopiù di Inter. Comandano i procuratori, ormai, ovunque. Il ds Ausilio sono anni che lavora, dalla Pro Sesto a braccio destro di Marco Branca, uscito da almeno un biennio. Vorrei intervistarlo per la Gazzetta del Sud, da calabrese.

Certo che Icardi è leggero, perchè accanto ha una donna leggera, una quasi ex sexy star.

Serve gente con la testa sulle spalle, nel calcio, non gente innamorata di sè.

 

I video. Due anni di esperienze, adesso sono gli uffici stampa a seguire l’esempio. Le aziende, gli sponsor, gli amici, gli amici degli amici

Zagnoli con Pietro Leonardi, squalificato per 5 anni

Due anni di sito e, poco meno, di youtube.

Adesso gli uffici stampa fanno video di tutto, magari corti, noi siamo stati fra i primi. Coinvolgono sponsor, aziende, di tutto. Amici, amici degli amici, invitano chi vogliono loro. Reggiana, Parma, ma poi tutte le società sportive.

Il Grissinbonchannel, di Pallacanestro Reggiana.

Poi, per carità, un conto siamo noi, che saltabecchiamo fra varie squadre e passioni e persone e un conto sono le società stesse, che promuovono se stesse, coinvolgendo i proprietari dei marchi sponsorizzanti.

 

 

Gastronomia, martedì alla libreria all’Arco “I misteri della cucina reggiana”, di Stefano Andrini, già direttore di Bologna7 (Avvenire) e della Voce di Romagna. Con Lisa Bellocchi, reggiana da una vita in Rai

(v.zagn.) E’ un grande onore, per me, presentare il libro di Stefano Andrini. Da gastronomo, gastronauta, dovrei utilizzare sempre il gastroprotettore ma spesso non lo prendo.

E poi da collega, sarò al tavolo con primattori. Andrini era direttore de La Voce di Romagna, con caporedattore Francesco Zucchini, amico ravennate, e in precedenza guidava BolognaSette, l’inserto regionale di Avvenire.

Quante volte ci siamo letti, su Avvenire, io nello sport, ma puntate anche in altri settori, lui per le cronache dalla regione. Paolo Guiducci è dalla Romagna, Lorenzo Chierici è stato per Catholica e anche Italia, Edoardo Tincani ne ha raccolto l’eredità, da Reggio, per i temi religiosi.

E poi, sapete, la mia grande passione per l’erbazzone. Al punto che Elia Pagnoni, da un anno capo dello sport de Il Giornale, mi aveva soprannominato proprio così, Vanni erbazzone. “Erbaz”. Perchè lo portai in redazione, anche al direttore Mario Cervi.

E poi la raccolta di bigliettini da visita dei ristoranti, una collezione ciclopica.

E, naturalmente, la grandissima Lisa Bellocchi, reggiana, figlia d’arte, una vita a Rai Emilia Romagna, signora perbenissimo.

 

Lisa Bellocchi

 

 

Martedì 18 ottobre, alle 17.30 alla libreria All’Arco di Reggio Emilia (Via Emilia Santo Stefano, 3/D)
lo scrittore Stefano Andrini svelerà alcuni segreti della cucina dell’Emilia Romagna, mentre i giornalisti Lisa Bellocchi e Vanni Zagnoli accompagneranno il pubblico in un appassionante viaggio tra i misteri della cucina reggiana. Con un ampio capitolo dedicato a Reggio Emilia. Erbazzone, spongata, biscione sono solo alcuni dei grandi protagonisti. Ma ci sono anche molte altre sorprese come il pesce mirabilmente raccontato dalla Congrega dei Liffi, le radici e la memoria di una cucina montanara ancora in splendida forma, la tappa obbligata nel tempio della cucina reggiana, ovvero il ristorante Canossa.
Il libro è un viaggio ironico e colto fra cuochi, sindaci, comici, nonne e giornalisti, tutti insieme appassionatamente per ricordare ai lettori che l’Emilia Romagna del cibo emana fragranze uniche e inimitabili. Animato da una certezza: che Via Emilia e tagliatelle con ragù che campeggiano sulla copertina sono due facce della stessa medaglia. Entrambe lunghe e strette rappresentano l’unico punto di unità in una regione che ha diversi dialetti e diverse eccellenze alimentari che cambiano Dna nel giro di pochi chilometri. Il grande regista Pupi Avati racconta un episodio della sua infanzia che oggi sarebbe considerato politicamente scorretto: colazione con le crescentine fritte nello strutto inzuppate nel latte.

Così come fa sobbalzare la memoria di tanti l’aneddoto del comico Paolo Cevoli che a merenda “per colpa” della nonna mangiava pane, vino e zucchero. Il volume ha avuto una fortuna editoriale notevole. Cinquanta presentazioni, tremila presenze certificate, una partecipazione significativa al Salone del libro di Torino. Con un finale di stagione previsto in gennaio a Roma.

Si rinnova Sky Go, nasce Sky Go Plus

Sky Go ha rivoluzionato il modo di vivere l’intrattenimento, cambiando per sempre le abitudini di visione dei telespettatori italiani. Oggi si rinnova con un’interfaccia completamente nuova, che ne migliora la navigabilità e l’accessibilità ai contenuti, e si arricchisce di nuove funzioni, per godere dei programmi Sky in totale libertà. Nasce oggi Sky Go Plus, che offre nuove modalità di fruizione per l’intrattenimento Sky in mobilità, grazie al Download & Play, ai comandi RestartPausa e Replay sui programmi live, le funzionalità più apprezzate del My Sky da oggi disponibili anche fuori casa, e al raddoppio dei dispositivi a disposizione per ciascun account.

 

Queste novità sono parte di un’intensa roadmap tecnologica che entro fine anno coinvolgerà tutti i servizi e tutti i clienti Sky e arrivano sulla scia di un successo che, in poco più di 4 anni, ha portato Sky Go a diventare il benchmark della TV anywhere & anytime in Italia, per qualità, diffusione – conoltre 2.25 milioni di clienti attivi oggi – e immediatezza d’uso. Un punto di riferimento per gli abbonati Sky, che ogni settimana fanno registrare ascolti importanti anche in mobilità, soprattutto nei weekend e in occasione dei grandi eventi live, e che, grazie alle novità di Sky Go Plus avranno nuove possibilità per seguire i propri programmi preferiti dove, come e quando vogliono.

 

 

 

Pietro Maranzana, Chief Commercial Officer di Sky Italia, ha dichiarato“Tutte le innovazioni Sky nascono dalla volontà di dare valore al tempo libero delle persone, con le migliori tecnologie e la massima semplicità d’uso associate a tutta la qualità dei nostri contenuti. Sky Go è ormai da tempo un servizio irrinunciabile per milioni di spettatori e le nuove funzionalità di Sky Go Plus sono pensate per chi vuole vivere il proprio intrattenimento in maniera ancora più libera, senza limiti di tempo, di luogo o di connessione. Sky Go Plus è solo la prima di tante innovazioni che nelle prossime settimane arricchiranno la Sky Experience, per tutti i nostri clienti, ed è un servizio che darà un’ulteriore spinta alla fruizione in mobilità, soprattutto on demand, dei programmi Sky”.   

Sky Go Plus permette di vivere l’intrattenimento Sky come mai prima, vedendo ciò che si vuole, ovunque e nel momento esatto in cui lo si desidera e senza alcun costo di connessione. Con la funzione “Download & Play” è infatti possibile scaricare in pochi minuti i propri programmi preferiti, su tablet e PC, e guardarli anche offline. Un modo per fruire in totale libertà dei migliaia di contenuti on demand disponibili su Sky Go. Serie TV, film, programmi per bambini, documentari, grandi show diventano così proprio come un libro o una rivista: qualcosa da ricordare di mettere in valigia prima di un viaggio, da guardare in aereo o in treno, interrompendo la visione quando si vuole e riprendendola a destinazione, non importa che ci si trovi in hotel, in spiaggia, in un parco o in montagna. Gli ultimi episodi di The Walking Dead 7, Westworld, The Affair, il debutto di The Young Pope o l’ultima puntata di X Factor e Hell’s Kitchen; 007 – Spectre, il Ponte delle SpieZoolander 2 e i film in prima TV come Revenant-Revidivo, Alvin Superstar, Poli opposti, La grande bellezza- versione integrale saranno lì sempre sul proprio dispositivo, pronti per essere visti. La funzione “download” è immediatamente richiamabile cliccando sull’icona di ciascun contenuto ed è possibile gestire in ogni momento le priorità di scaricamento nella sezione “download”, facilmente accessibile dall’homepage Sky Go.

 

Accanto al Download & Play, con Sky Go Plus arrivano altre due importanti novità: raddoppiano i dispositivi abilitabili, da due a quattro, per scegliere di volta in volta lo schermo giusto su cui godere dell’offerta Sky in mobilità; e debuttano su Sky Go le funzionalità più apprezzate di My Sky – Restart, Pausa e Replay – per non perdere neanche un instante dei propri programmi preferiti. In questo modo, se si accede in mobilità ai programmi live Sky ed è da poco cominciata la gara di MotoGP, il match della propria squadra del cuore o un’edizione di Sky TG24 o di Sky Sport 24, è possibile farli ripartire dall’inizio, interrompere la diretta o rivedere un gol o un sorpasso di Valentino Rossi tutte le volte che si vuole.

 

Oltre a queste nuove funzionalità, disponibili su Sky Go Plus, la nuova release di Sky Go arricchisce l’esperienza d’uso per tutti gli utenti del servizio. Si rinnova l’interfaccia grafica su tutti i dispositivi (PC, Mac, tablet e smartphone), debutta un nuovo logo e migliorano la navigabilità e la visibilità dei contenuti, per scegliere e avere accesso in maniera ancora più semplice e immediata a tutta la qualità e la ricchezza del servizio: oltre 40 canali e migliaia di titoli on demand.

 

 

SKY GO

 

Disponibile gratuitamente per tutti i clienti Sky da almeno un anno, Sky Go è il servizio di TV in mobilità, che mette a disposizione oltre 40 canali e migliaia di titoli on demand di cinema, serie TV, documentari e programmi per bambini, tra quelli compresi nel proprio abbonamento.

sky.it/skygo

 

SKY GO PLUS

 

Sky Go Plus è disponibile gratuitamente per i clienti Sky con Multivision. Per tutti gli altri è attivabile al costo di 5€ al mese. Per i clienti extra con Sky da più di un anno e con Sky Cinema, il servizio è in promozione: se si attiva entro il 1 gennaio 2017, il servizio è gratuito fino a giugno 2017. Immediatamente attivabile su PC e dispositivi iOS e Windows (tablet e smartphone), da novembre Sky Go Plus arriverà anche sui dispositivi Android

sky.it/goplus

Ilmessaggero.it e ilgazzettino.it l’under 21. L’Italia tiene lo 0-0 in Lituania, è già fra le 12 finaliste di Polonia 2017. Andrea Conti sembra Bruno, sulla destra. Traversa finale di Morosini, debuttante

http://sport.ilmessaggero.it/calcio/under_21_qualificazioni_europei_italia_di_biagio_lituania_pareggio-2019683.html

http://sport.ilgazzettino.it/calcio/under_21_qualificazioni_europei_italia_di_biagio_lituania_pareggio-2019773.html

Il centrocampista Benassi è fra i migliori anche in Lituania

di Vanni Zagnoli
In Lituania bastava il pari, per qualificarsi per l’Europeo under 21 di Polonia, l’Italia lo centra senza fatica. Non va oltre lo 0-0 ma è molto più pericolosa dei gialloverdi, quasi sempre lontano dall’area di Cragno. Allo scadere il colpo di testa di Morosini centra la traversa, sarebbe stato il giusto premio a una prestazione comunque sufficiente.
A Kaunas è freddo, Di Biagio ostenta un bel berretto azzurro e ammette: “Speravamo di vincere. La gara non è stata esaltante ma ostica. La qualificazione è ampiamente meritata”.
Fra i giovani tifosi italiani presenti grazie al progetto Erasmus
campeggia la bandiera tricolore “Rovigo”. Cerri è in tribuna, anzichè centravanti, il numero 9 va a Rosseti, altrettanto fisico, emigrato in Svizzera, al Lugano, per essere titolare. Alberto Cerri è di proprietà della Juve, alla Spal da un mese non gioca e allora anche nell’under 21 ha perso il posto. Piacciono il movimento del romanista Ricci, non sempre utilizzato nel Sassuolo, e il regista della Lazio Cataldi, per la propulsione.
Di Francesco mette fuori da buona posizione, calcia bene da lontano ma sulla ribattuta è in fuorigioco Caldara, per questo il gol è annullato. Pregevole anche il destro di Benassi, arrivato in nottata dalla Macedonia, dopo la convocazione con l’Italia maggiore.
I lituani aspettano, ogni tanto ripartono di slancio, senza insidiare Cragno, brillante in B con il Benevento. Avevano vinto 3 delle ultime 4 gare, per cui la supremazia totale azzurrina non era scontata. Prima dell’intervallo il sinistro di Ricci fa volare il portiere Svedkauskas.
Il secondo tempo è meno intenso, Petagna subentra a Rosseti e avvicina subito il vantaggio con un tocco sporco ma sarà l’unico squillo dell’atalantino.
Il ritmo scende, Conti raggiunge il fondo, crossa per nessuno e poi meriterebbe il gol con un’azione di forza. La circolazione di palla dalla difesa è un po’ passiva, sulla cerniera baltica, e il contenimento non è sempre perfetto, come dimostrano le tre ammonizioni. L’azione finale è per iniziativa dei nuovi entrati, dalla sinistra Mazzitelli crossa per Morosini, il colpo di testa sbatte contro la traversa. E’ mancata giusto la ciliegina. L’Italia ha già fatto tanto a tenere dietro la Serbia, arrivata a un punto e onestamente più forte.

 

Assocalciatori.it, il pallone racconta: i 90 anni di San Siro. La Scala del calcio era di proprietà del Milan, venne costruita per volontà di Piero Pirelli, fondatore dell’azienda di pneumatici, sponsor dell’Inter dal ’95. Nel ’55 arrivò alla capienza di 100mila posti, per Italia 90 il terzo anello e le 11 torri

San Siro

http://www.assocalciatori.it/news/il-pallone-racconta-i-90-anni-di-san-siro

Scala del calcio è dire poco, lo stadio San Siro Giuseppe Meazza è davvero uno dei templi del pallone mondiale. Il mese scorso, il 19 settembre, ha festeggiato i 90 anni di storia e qui la ripercorriamo nelle tappe più significative.

La capienza attuale è di 81mila spettatori, lo colloca fra i più grandi d’Europa. È dal 1980 che è intitolato a Meazza, scomparso l’anno precedente: era stato bandiera dell’Inter, dal 1928 al ’40, ma per un biennio giocò anche nel Milan, dal ’40 al ’42, e con Silvio Piola è stato il più grande del calcio italiano eroico. Comunque viene quasi sempre chiamato San Siro per il nome del quartiere di Milano in cui sorge.

Fu costruito nel 1926, per volontà di Piero Pirelli, allora presidente del Milan e figlio di Giovanni Battista, fondatore di Pirelli: è l’azienda produttrice di pneumatici, sponsor dell’Inter dal ’95.
Il progetto era dell’architetto Ulisse Stacchini e dell’ingegnere Alberto Cugini, bastò poco più di un anno, per ultimarlo, e vi lavorarono 120 operai. Costo un milione e ottocentomila lire dell’epoca.
L’inaugurazione fu con il derby tra Milan, allora unico padrone di casa, e Inter, che in quegli anni giocava all’Arena Civica di Milano, vinsero i nerazzurri per 6-3, con prima rete di Giuseppe Santagostino.
Per quasi un decennio, sino al ’35, la proprietà fu del Milan. Finché venne comprato dal comune, che ne detiene ancora la proprietà e lo affitta annualmente a Milan e Inter: i nerazzurri giocano a San Siro dal 1947.

Inizialmente aveva 4 tribune, di cui 3 scoperte, e la capienza era di 35mila spettatori. Il collegamento delle tribune la fece poi lievitare a 55mila, nel ‘39.
La prima partita di campionato si giocò il 3 ottobre 1926, Milan-Sampierdarenese, vinsero i liguri per 2-1. Nel 1934, l’Italia ospitò i Mondiali e a San Siro si giocarono tre incontri: Svizzera-Olanda, Germania – Svezia e una semifinale, che vide prevalere l’Italia sull’Austria. Decise il contestatissimo oriundo Enrique Guaita e partita nella partita fu il confronto tra le due leggende: Matthias Sindelar per il Wunderteam, morto nel 1939 in circostanze misteriose, dopo avere rifiutato il saluto nazista, davanti a Hitler, e Pepìn Meazza.

Il massimo del pubblico potenziale venne toccato nel 1955, 100mila, dopo la costruzione del secondo anello, ma allora esistevano meno norme di sicurezza e i controlli ai cancelli erano più approssimativi. Quel secondo ampliamento fu opera dell’ingegnere Ferruccio Calzolari e dell’architetto Armando Ronca, prese il via nel 1954 e servirono 16 mesi. Il secondo anello di gradinate sovrastava le vecchie tribune e in parte le copriva, successivamente la capienza venne ridotta a 85mila posti per questioni di sicurezza.
La reinaugurazione fu il 25 aprile del 1956, con l’amichevole Italia-Brasile, 3-0 per gli azzurri, molto a sorpresa, doppietta di Virgili e autorete. All’epoca Gianni Brera era capo della redazione sportiva de Il Giorno, parlava di “immenso transatlantico”: “Con le rampe illuminate come ponti, lo stadio pareva davvero navigasse in una prodigiosa crociera”.
L’anno successivo venne dotato del moderno impianto d’illuminazione che permise le partite in notturna e fu il Milan a pagare la maggioranza delle spese, dal momento che ne aveva bisogno per giocare in coppa.

Il Meazza ha ospitato anche incontri degli Europei di calcio 1980, dei mondiali del 1990, due finali di Coppa Campioni, una di Champions League, 4 Coppa Uefa e 4 di Supercoppa Europea, ma resta memorabile la semifinale della coppa dei Campioni del 1965, 3-0 dell’Inter sul Liverpool, con gol di Corso e Peirò all’inizio, tris di Facchetti dopo un’ora. La finale di coppa Campioni del 1970 venne vinta dal Feyenoord sul Celtic, con l’arbitraggio di Concetto Lo Bello.

Altra tappa significativa fu nel 1986, con i seggiolini colorati in tutti i posti del primo anello. Il restyling finale risale alla Coppa del Mondo del 1990, con aggiunta del terzo anello, della copertura totale dell’impianto e le 11 torri cilindriche in cemento armato, marchio distintivo dell’impianto. Alla vigilia del mondiale, il Comune di Milano accantonò l’idea del nuovo stadio. L’inaugurazione avvenne con la finale di Coppa Italia, vinta dalla Juve di Zoff, sul Milan di Arrigo Sacchi.
Arriva il Mondiale e la partita inaugurale è Camerun-Argentina, andata imprevedibilmente agli africani, per 1-0, grazie a Omam-Biyik, che sconfisse i campioni in carica, capitanati da Maradona e poi sconfitti su rigore nella finale dell’Olimpico.

Nel 1994, l’Inter si aggiudicò la sua seconda Coppa Uefa, davanti a 80mila spettatori, battendo il Salisburgo, squadra austriaca, con Giampiero Marini in panchina.
Il derby più strampalato, invece, fu nel 2001, 6-0 del Milan, con la doppietta di Comandini, che poi mai sarebbe ritornato a quei livelli. Qualche mese più tardi, a finale di Champions vede il Bayern Monaco sconfiggere ai rigori il Valencia.
Nel 2012, venne effettuato l’ammodernamento per rientrare nella categoria 4 Uefa, impose la sostituzione del manto erboso con erba sintetica mista, da allora le zolle naturali sono rinforzate da fibre sintetiche, per una maggiore uniformità del campo.
L’ultimo evento è stato il 28 maggio 2016, la quarta finale di Champions League, il derby madrileno vinto dal Real ai rigori sull’Atletico Madrid. E con le ultime migliorie, effettuate proprio per l’ultimo atto della coppa più prestigiosa, lo stadio è proprio a 5 stelle.

Vanni Zagnoli

Il no di Paolo Maldini al Milan. Sbaglia perchè non ha alcuna esperienza, doveva accettare. Sulle premesse per un team non vincente non ha torto. La lettera dal suo profilo facebook

(v.zagn.)  Il no di Paolo Maldini al Milan. Sbaglia perchè non ha alcuna esperienza, doveva accettare senza esagerare nelle richieste. In effetti, arrivare dietro Mirabelli non è il massimo. Avrebbe deciso Fassone, in caso di dubbio.

Sulle premesse per un team non vincente non ha torto.

La lettera dal suo profilo facebook

“Il Milan è sempre stato per me un affare di cuore e passione, la mia storia, quella di mio padre e quella dei miei figli lo dimostrano e nessuno potrà cancellare questo nostro legame con i colori rossoneri. Proprio questo forte legame mi impone di essere attento, preciso e professionale nell’accettare l’incarico che mi è stato offerto; certo, sarebbe molto più facile seguire l’emozione della proposta e dire di si, senza pensare alle possibili conseguenze e partire a testa bassa in questa nuova avventura. Invece no, non posso, devo rispettare i valori che mi hanno accompagnato durante tutta la mia vita, devo rispettare i tanti tifosi che si sono negli anni identificati in me per passione, volontà e serietà, devo rispettare il Milan e me stesso.
Vorrei chiarire alcuni concetti ai tifosi milanisti e a parte della stampa, che ha raccolto e raccontato delle notizie che spostano la sostanza della questione sull’aspetto economico, dimenticando l’importanza che io e la mia famiglia abbiamo dato al senso di appartenenza al Milan: la retribuzione è sempre stata una conseguenza dell’accordo, mai la causa. Queste notizie, tra l’altro, sono state suggerite da fonti “anonime” attraverso canali e persone che conosco da 30 anni, che mirano a screditare la mia persona per giustificare il mancato accordo. Non sono stato certo io a rompere il nostro patto di riservatezza.
Non ho avanzato richieste economiche, ho ribadito fin dal primo incontro che la definizione del ruolo fosse la chiave basilare di una possibile collaborazione. Come potrei quantificare una proposta quando non sono stabilite con chiarezza le responsabilità? Ho fatto presente che avrei dato tutto me stesso per un progetto serio che mi avesse visto in un ruolo importante, che non avrei mai accettato per essere utilizzato come “la semplice bandiera”. Lo ribadisco: il Milan per me è una scelta di cuore.
Non ho mai chiesto un ruolo “alla Galliani”, ovvero di Amministratore Delegato con pieni poteri. So quali sono le mie virtù, ma conosco ancora meglio i miei limiti; l’area di mia competenza deve essere quella sportiva.
Mi è stato proposto il ruolo di Direttore Tecnico, prima di me è stato ingaggiato un Direttore Sportivo di fiducia dell’Amministratore Delegato, quindi, secondo l’organigramma societario che mi è stato presentato, avrei dovuto condividere qualsiasi progetto, acquisto o cessione di calciatore con il mio parigrado DS. A mia precisa domanda su cosa sarebbe successo in caso di disaccordo, mi è stato detto dal Sig. Fassone che avrebbe deciso lui. Detto questo, non credo ci fossero le premesse per un team vincente. Io ho fatto parte di Squadre che hanno fatto la storia del calcio e so che per arrivare a quei risultati ci deve essere una grandissima sinergia tra tutte le componenti societarie, investimenti importanti e ruoli ben definiti. Le ultime stagioni del Milan con il doppio Amministratore Delegato e ruoli sovrapposti dovrebbero essere d’insegnamento. Naturalmente mi sarei dovuto prendere, agli occhi dei tifosi, della stampa e della proprietà, tutta la responsabilità della parte sportiva, con la possibilità di essere escluso da ogni potere esecutivo.
Non ho mai chiesto di avere un contatto diretto con la proprietà per bypassare l’Amministratore Delegato; ho espresso la volontà di sentire dal Sig. David Han Li, Direttore Esecutivo della Sino Europe Sports, che ho incontrato solo per pochi minuti, cosa si aspettassero da me; avrei voluto ascoltare dalla sua voce quali obiettivi si fossero prefissati e quali investimenti avessero intenzione di fare. Credo che questa sia una richiesta seria che ogni professionista abbia diritto di formulare al proprio datore di lavoro, specialmente quando si ha alle spalle un passato come il mio con il club, fatto di appartenenza e di credibilità.
Spero con queste poche righe di avere chiarito la mia posizione. Rimane l’amarezza di questi giorni per un sogno che è svanito e rimangono le polemiche strumentali che non mi hanno certo fatto piacere.
Io difendo il diritto delle persone a capo di Società importanti come il Milan di poter scegliere i propri collaboratori in base ai criteri a loro più idonei, anch’io farei la stessa cosa nella loro posizione, ma ribadisco anche che i miei valori e la mia indipendenza di pensiero saranno per me sempre più importanti di qualsiasi impiego”.
Paolo Maldini

 

Tuttosport. Reggiana-AJ Fano 3-1: segna ancora Manconi, il migliore, poi Mogos e Angiulli. Brilla anche Bovo. Tra i marchigiani si salvano Bellemo e Borrelli

Nella foto Rastelli (Il Resto del Carlino), lo stacco di Trevor Trevisan, alla prima in granata

REGGIANA-ALMA JUVENTUS FANO 3-1

Marcatori: pt 20’ Manconi, 38’ Mogos; st 11’ Angiulli, 41’ Gucci (F).

REGGIANA (4-3-1-2): Perilli 6; Mogos 6.5, Rozzio 6.5, Trevisan 6.5, Giron 6.5; Calvano 6, Bovo 7, Angiulli 6.5 (33’ st Bonetto 6); Manconi 7.5 (39’ st Panizzi ng), Guidone 6, Otin Lafuente 6 (24’ st Sbaffo 6). A disp. Narduzzo, Spanò, Sabotic, Ghiringhelli, Lombardo, Nolè, Falcone, Marchi, Rizzi. All. Colucci 6.5.
FANO (4-3-1-2): Menegatti 5; Lanini 5.5, Torta 5.5, Ferrani 5, Taino 5.5; Gualdi 5, Bellemo 6, Sassaroli 5 (20’ st Gabbianelli 5.5); Borrelli 6; Gucci 6, Masini 5 (27’ st Ingretolli 5). A disp. Andrenacci, Cazzola, Di Nicola, Zigrossi, Zullo, Favo, Carotti, Schiavini. All. Cusatis 5.5.
ARBITRO: Sozza di Seregno 6.

NOTE: 6000 spettatori circa. Ammoniti: Angiulli, Gualdi per comportamento non regolamentare. Angoli: 6-2. Recupero tempo: pt 1’, st 3’.

Tuttosport, basket. Grissin Bon-Banco di Sardegna 86-80. Sassari è avanti a lungo con Odom e altri 4 in doppia cifra. Buoni sprazzi di Needham, Lesic e anche di Delroy James, ma sono decisivi Polonara e gli altri italiani

La stesura originale del commento per Tuttosport

VANNI ZAGNOLI

Vince Reggio, sotto per oltre tre quarti di gara, grazie alla difesa del secondo tempo e all’ultima frazione di Polonara (in copertina), contornato dalle triple di Della Valle e Gentile. Insomma, è sempre la Grissin Bon degli italiani.

Con Sassari resta una partita speciale, dalla bellissima finale di un anno e mezzo fa, agguantata dalla Dinamo a gara7, negli ultimi 2’, dopo l’intera serie a inseguire. I sardi sono stati anche gli unici a vincere a Reggio in regular season, la scorsa stagione, stavolta ci vanno vicini. Il PalaBigi sarà pronto tra un mese, per Cantù, intanto i biancorossi emigrano al PalaDozza, come per l’Eurochallenge del 2014, dominata.

La squadra di Pasquini, unico allenatore e gm, comanda dall’inizio, dal 5-12 di Lydeka, Polonara regala un vantaggio isolato alla Grissin. Johnson Odom ruba palla al 18enne Strautins, appena entrato, e schiaccia il 13-21: é il dominatore del primo tempo, con 6/7, per una squadra che all’intervallo vanta 12 assist contro 3. Due infrazioni di passi di fila impediscono a Reggio di pareggiare, così il Banco vola sul 26-37 con Stipcevic, approfittando dell’1/14 emiliano da tre. Alla ripresa lo strattone della Grissin, con Aradori, la verve di Della Valle e una stoppata di Cervi, ma sul +1 Sassari riprende il largo con la tripla di Sacchetti: è alla 300^ partita con il Banco, in tribuna fa sorridere il papà Romeo, allenatore del triplete sassarese, adesso a Brindisi, accanto a Matteo Boniciolli, che proverà a riportare in A la Fortitudo. Delroy James e Needham autografano l’altra fiammata, il play americano segna 9 punti nel 3° parziale ma fatica in difesa. Il Banco soffre l’atletismo della Grissin eppure ripassa con Carter.

Anche Lesic entra nel match, gli arbitri tuttavia abusano dell’antisportivo, ne fischiano 2 a De Nicolao, che così deve uscire definitivamente, nonostante abbia appunto solo quei due falli. Il nuovo metro non convince. Il finale è bellissimo, con due triple di Gentile e una di Lesic, cui risponde Odom, con due consecutive. Polonara sembra portarla dalla parte di Reggio, con anche una stoppata, ma Stipcevic con 5 punti e Savanovic resistono riportano avanti il Banco. Achille mette 4 liberi di fila per l’82-80. Johnson Odom fa 0/2 dalla lunetta e Needham cattura il rimbalzo e azzecca i personali della sicurezza.

REGGIO EMILIA-SASSARI 86-80
GRISSIN BON: Needham 12 (4-6 1-4), Della Valle 12 (2-4 2-4), Aradori 15 (3-5 1-5), James 11 (4-7 1-5), Cervi 4 (2-5); De Nicolao (0-1 da 3), S. Gentile 10 (2-3 2-3), Strautins, Polonara 12 (4-5), Lesic 9 (3-4 1-3). Allenatore: Menetti.
BANCO DI SARDEGNA: Lacey 6 (3-7 0-2), Johnson Odom 24 (4-8 4-6), Savanovic 11 (3-5 1-3), Carter 4 (2-4 0-2), Lydeka 10 (5-8); Stipcevic 10 (2-6 1-3), D’Ercole (0-1), Sacchetti 5 (1-3 da 3), Olaseni 10 (5-5). Ne Ebeling, Monaldi, Devecchi. All. Pasquini.
Arbitro: Paternicò, Baldini, Attard.
Note: parziali 13-16, 30-40, 59-55. Tiri: da 2 R 24-39, S 24-44; da 3 R 8-25, S 7-19; liberi R 14-17, S. 11-14. Rimbalzi: R 35 (12 off; Polonara 6), S 29 (9 off, 6 Olaseni). Recuperi: R 5, S 6. Perse: R 14, S 13. Assist: R 15, S 17 (6 Johnson-Odom). Spettatori: 4660.

A cura di Francesco Delendati

Ilmessaggero.it, serie B. Carpi-Pisa 1-1. Vantaggio di Lasagna, emiliani in 9 dalla mezz’ora della ripresa, l’ex Eusepi pareggia da lontano

http://sport.ilmessaggero.it/calcio/serie_b_eusepi_pareggia_lasagna_carpi_in_9_buon_punto_per_il_pisa-2003444.html

La sfida fra grintosissimi premia il Carpi, più del Pisa, nel senso che gli emiliani per l’ultimo quarto d’ora più recupero sono con 2 uomini in meno, addirittura, e allora festeggiano come avessero vinto, l’1-1. E’ l’ex Eusepi a pareggiare e Castori appunto ferma Gattuso, Ringhio da calciatore quanto il tecnico marchigiano in panchina. Anzi, entrambi se la vedono con Mihajlovic e magari Iachini come più grintosi del nostro calcio. Segna Lasagna, il bomber della quasi salvezza dei biancorossi in A. All’11’ della ripresa il cartellino rosso per Mbaye, poi la seconda ammonizione di Sabbione. I toscani segnano una volta, i due uomini in più non bastano. Viene in mente quando in serie A il Parma tenne testa al Perugia nonostante il secondo tempo con due uomini di meno. Eccezioni.

Il Pisa è quinto, il Carpi è in linea con l’obiettivo playoff. Il miracolo di un anno e mezzo fa è quasi impossibile.